domenica 4 ottobre 2009

FIRMA L'APPELLO: NIENTE REGALI ALLE MAFIE, I BENI CONFISCATI SONO COSA NOSTRA


Iniziativa di don Luigi Ciotti presidente di Libera e Gruppo Abele
Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.
Oggi quell 'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato.
La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.
Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti "cosa nostra"
don Luigi Ciotti
presidente di Libera e Gruppo Abele


La firma può essere messa su " l'appello di Libera" (a firma Don Ciotti) per il ritiro dell'emendamento in vista dell'approdo alla Camera della Finanziaria.

sabato 3 ottobre 2009

La gestione del territorio di Vincenzo Reda


Messina come e peggio di Sarno.
Ovvero: i crimini che vengono commessi offendendo il territorio sul quale si vive vengono scontati con morte e devastazione.
Costruire in maniera dissennata sotto pendii a rischio, sopra letti di fiumi; costruire senza osservare i più elementari criteri di buonsenso, con materiali scadenti, con progettazioni incompetenti, senza alcun piano urbanistico coerente.
Tutto ciò porta a conseguenze disastrose.
Quando la Politica lascia il posto al clientelismo, alla mera speculazione elettorale, al soddisfacimento di interessi individuali, dimenticando la collettività: ecco ciò che succede.
E non a caso.
Il Territorio maltrattato si ribella: è un organismo vivente, coerente e di questo sempre più spesso ci si dimentica. E ci si dimentica che, sul lungo periodo, non si fa del male al Pianeta: è alla nostra sciagurata genia che si fa del male, quando noi uomini assumiamo comportamenti irresponsabili.
Non è del Ponte che abbiamo bisogno: con i soldi del Ponte si potrebbero realizzare opere assai più piccole e più diffuse che metterebbero ordine in situazioni territoriali drammaticamente lasciate fuori controllo o, peggio, sotto il controllo di organismi criminali la cui preoccupazione ultima è il bene della collettività e delle generazioni future.
E, purtroppo, la tragedia di Messina non sarà l’ultima.
Fino a quando l’uomo si comporterà come un parassita del Pianeta e non come un suo abitante consapevole e responsabile, dovrà subire le conseguenze che la Terra, inevitabilmente, gli riserverà: lo ripeto, e non sembri una cosa fuori di senno, la Terra è un organismo vivente i cui complessi meccanismi non siamo ancora in grado di comprendere appieno.
Ma la Natura, il Buon Dio o chi per Lui, ci hanno dotato del buonsenso: sarebbe sufficiente seguirlo.
Al solito, prevenire è assai meno dispendioso di curare, ma è molto più comodo e facile intervenire nelle situazioni di emergenza.
La gestione politica della ricostruzione delle zone colpite dal terremoto in Abruzzo lo dimostra ampiamente: il nostro “Leader” ne ha capito i ritorni elettorali e, dunque, non lesina la sua preziosa presenza in loco.
Sarà lo stesso per i posti colpiti dalla tragedia nel messinese.
E nel frattempo si annuncia l’imminente inaugurazione dei lavori per il Ponte…..