sabato 27 aprile 2013

ITALIA: LA NOTTE DELLA REPUBBLICA di Giorgio Diaferia

Tra oggi e massimo domani avremo il nuovo Governo dell'Italia targato PD/PDL/SC con a capo il vice segretario nazionale del PD Enrico Letta. Fuori i rappresentanti di SEL,M5S e Lega, qualcuno per una convinzione politica qualcun altro per opportunità in vista delle prossime, molto prossime elezioni. Il rischio è che il Cavaliere, ad un certo punto trovi la scusa per staccare la spina, magari sul conflitto di interessi o sulla legge di riforma della Giustizia e quindi la frittata è fatta. Il PD distrutto, Renzi candidato perdente e bruciato( ma il Sindaco è uomo astuto), tenuta di M5S con qualche calo(modello Friuli) un pò di ripresa di SEL e vittoria netta del PdL.Tutto questo aggravato, se non si saranno fatte entro l'Estate, quelle Riforme Costituzionali e non che da troppo tempo il Paese aspetta. Staremo a vedere ma non sarà un bel vedere per l'Italia!.

venerdì 26 aprile 2013

CHERNOBYL 27 ANNI FA DI GIORGIO DIAFERIA VAS TORINO

Sono tante, le persone che portano ancora oggi, le conseguenze di quel terribile disastro nucleare. Roberto Bertollini capo del comitato scientifico dell'OMS Europa, specifica, che pur non avendo dati certi per le difficoltà di paragonare tra di loro gli esposti, certamente si è registrato in tutta Europa un incremento di patologie tiroidee, in qualche modo riconducibili al disastro nucleare di Chernobyl. Particolarmente grave, sotto il profilo sanitario, è stata la situazione dei pompieri chiamati a spegnere l'incendio della centrale.L'associazione V.A.S. onlus intende tenere desta la memoria di quel disastro, per ribadire la sua contrarietà all'utilizzo dell'energia nucleare, per altro bocciata dal Referendum.Il trailer del film da immagini inquietanti

giovedì 18 aprile 2013

Presidente cercasi di Alfiero Grandi

Franco Marini ha una storia onorata e non meritava di essere esposto ad uno scontro inutile e perdente. Quando il Movimento 5 Stelle ha preso in prestito candidature prestigiose liberaldemocratiche e della sinistra e le ha inserite nella sua rosa di nomi per la Presidenza della Repubblica è apparso chiaro che la divisione si poteva trasferire dal suo interno allo schieramento di centrosinistra. Insistere con altre candidature del centrosinistra, per di più sottoposte al vaglio del gradimento di Berlusconi, non poteva che fare molto male alla loro immagine, per il solo fatto di essere gradite alla destra con la conseguenza di aprire ferite profonde nel centrosinistra stesso. La candidatura per la Presidenza della Repubblica ha assunto, piaccia o non piaccia, il carattere dello spartiacque tra un Governo di larghe intese, comunque costruito e imbellettato, e un Governo di cambiamento, ancorchè di minoranza, al limite con compiti limitati e con provvedimenti di legge contrattati in parlamento. La scelta di una candidatura concordata con il Pdl, è stata un errore. Il Presidente della Repubblica ha un altro significato istituzionale. Il suo compito non è modificare il corso della storia ma svolgere un ruolo attivo di presa d’atto della volontà dei cittadini elettori ed è fuori di dubbio che nelle ultime elezioni politiche è emerso un durissimo segnale di critica alla rappresentanza politica esistente. Il risultato straordinario del Movimento 5 Stelle è dovuto largamente all’insofferenza per la rappresentanza politica, per la sua incapacità di offrire soluzioni alla crisi, per il suo deterioramento etico. Di fronte ad un segnale di questa forza insistere su scelte e riti del passato significa inevitabilmente rafforzare l’ondata antipolitica, che è già abbastanza forte da bloccare il sistema politico, come è evidente. Tuttavia una via d’uscita, per quanto complicata, potrebbe esserci. Basterebbe guardare con occhi sgombri alle proposte del M5S per capire che una parte dei nomi proposti c’entrano poco con il Movimento, che infatti è andato in prestito perché non può vantare nomi altrettanto prestigiosi. Per di più dopo la rinuncia dei primi 2 candidati (Gabanelli e Strada) resta in campo una prima candidatura di grande prestigio personale e giuridico come quella di Rodotà. Non solo. Se al limite anche Rodotà non raggiungesse il quorum per essere eletto, ci sarebbero altri candidati possibili e degnissimi come Prodi e Zagrebelsky, anch’essi presenti nella rosa del M5S. In grado di offrire una buona soluzione per la Presidenza della Repubblica. Dal voto convergente su personalità come Rodotà non deriva automaticamente la possibilità di dare vita ad un Governo. Né è oggi possibile dire se potrebbe essere un Governo per alcuni obiettivi e quindi per un periodo breve. Oppure a più lunga prospettiva. Certo è che la convergenza su Rodotà potrebbe, ad esempio, portare alla conferma dell’incarico a Bersani per tentare di formare un Governo. Non è detto che Bersani ce la faccia, ma il tentativo sarebbe ancora possibile, in un clima più disteso. Se invece dovesse risultare eletto un Presidente dalla convergenza tra Pd, Pdl la possibilità di Bersani di formare un Governo sarebbe pari a zero perché ha sempre detto di non volere presiedere un Governo di larghe intese, l’unico che potrebbe sorgere da questo esito. Quindi paradossalmente un Presidente eletto con il gradimento di Berlusconi segnerebbe comunque la fine della possibilità per Bersani di formare un Governo. Mentre la convergenza su Rodotà, o su altri nomi come Prodi o Zagrebelsky, potrebbe consentire a Bersani un tentativo di formare un Governo tentando un aggancio del M5S sulla base di questo risultato, o almeno di guidare la soluzione della crisi suggerendo lui stesso un’altra candidatura. L’obiezione è nota: da parte del M5S non c’è affidabilità. Vero: non ci sono tutte le garanzie. Tuttavia va detto che Berlusconi è un campione mondiale di inaffidabilità, come dimostrano non solo la storia italiana di questi venti anni, ma anche il giudizio severissimo sul cavaliere in Europa e negli Usa che vedono il suo rientro in gioco come il fumo negli occhi. Affidarsi per l’ennesima volta ad un accordo con Berlusconi assomiglia da vicino ad una volontà suicida da parte del Pd, reduce dall’esperienza

domenica 14 aprile 2013

APPELLO AI "NOSTRI" POTENTI DI Giorgio Diaferia

Scrivo queste poche righcane-2e rivolte alla nostra classe politica ed a tutte quelle persone, donne e uomini che hanno raggiunto o raggiungeranno una posizione di potere, economico e di prestigio e forza nella società.Ricordatevi di essere semplici, umili e disponibili. Non c'è bisogno di essere scostanti e polemici quasi a ribadire il famoso "lei non sa chi sono io" In molti lo sappiamo invece e cerchiamo solo un dialogo fra persone, magari di ceto e livello sociale diverso, ma comunque persone dialoganti e non solo questuanti. Spesso siete il frutto di un voto popolare, democratico, non unti dal Signore. Un pò più difficile il mio appello a chi invece proviene da accordi e votazioni di categoria o espressione di lobby di potere .Ma ci provo.In ogni caso uno dei punti di forza del M5S, è stato quello di parlare in modo semplice e diretto alle persone; ed anche di evidenziare quanto il "potere" politico e non solo sia scollegato e lontano dalla società, autorefenziale e molto agevolato. Le persone cercano interlocutori credibili, che li ascoltino, che siano a disposizione sempre e non per il consenso ma per risolvere o tentare di risolvere problemi reali. Le storture per cui i nostri Parlamentari siano tanti così, e molto ben pagati e con tanti, troppi benefit, ma anche gli alti dirigenti dello Stato o delle Industrie private, vanno corrette, subito. Siamo poveri, indebitati, sull'orlo di una crisi economica strisciante ma che fa chiudere ogni giorno decine e decine di attività nel nostro Paese? E allora cambiamo rotta ! Riduciamo e ridistribuiamo a chi è in difficoltà davvero. Diamo una mano a chi ha perso il lavoro ancora giovane , ma non così giovane da trovarne un altro. Offriamo una possibilità ai nostri figli di crearsi una famiglia. Ma le risorse possono provenire Anche e sottolineo Anche da tagli alle varie caste che sono tante e non solo quella dei politici, ma che per certi versi sono i più noti e quindi anche i più esposti. Usiamo solo la buona volontà, il cervello,l'equità e si potranno fare grandi passi avanti. La strada tracciata dalla Presidente Boldrini è quella giusta, ma Lei sola ed il Presidente Grasso non bastano per recuperare miliardi di euro fondamentali per far ripartire l'economia del nostro Paese.Grazie per l'attenzione.

giovedì 11 aprile 2013

Nasce FederAzione Torino

Nella riunione del Tavolo Associativo che raggruppa diverse realtà di Torino, si inizia sempre più a parlare di dar vita ad un gruppo di intenti che abbia alcuni progetti condivisi per e sulla città. Da qui l'idea di creare FederAzione un'associazione senza scopo di lucro, che ha una funzione ausiliaria rispetto alle attività dei suoi aderenti, quale strumento di concertazione. Essa individua e persegue progetti di comune interesse per i suoi aderenti, con particolare riguardo al miglioramento della vivibilità e della gestione della zona urbana torinese, coordinando la loro attività per renderla più efficace.Al momento troviamo quali soggetti proponenti Alleanza per la Città,Idee per Torino, Torino per Torino,Torino Viva,Ass. radicale A.Aglietta Alietta,Adesso Torino. Sono però già in procinto di aderire anche altre associazioni. Non esiste una unità politica di intenti, vi sono anzi delle differenze interessanti ma che stanno trovando convergenza su vari progetti che si chiamano "Ultimo Miglio", Road Pricing, Città Sana, Autorità Nazionale per la Sicurezza Alimentare ecc...Il prossimo passo sarà una Riunione Pubblica per ufficializzare la nuova struttura associativa e presentare i nuovi progetti anche agli eletti in Comune, Provincia, Regione e Parlamento.

mercoledì 3 aprile 2013

Autorità Nazionale per la Sicurezza Alimentare: Torino la sede giusta

La proposta di SIA - Torino Prescindendo, per il momento, dall’obiettivo di un’Autorità Nazionale per la Sicurezza Alimentare, le motivazioni che erano all’origine della nostra iniziativa e del nostro progetto sono tutt’ora valide, anzi hanno acquisito una nuova rilevanza, alla luce delle emergenze che interessano il nostro pianeta e dei cambiamenti in atto, che coinvolgono la nostra economia e la società tutta. Riteniamo, infatti, che la questione della sicurezza alimentare debba essere declinata non solo più nei termini igienico - sanitari, ma bensì nella sua accezione più ampia di sovranità alimentare (diritto all’accesso all’acqua e al cibo per tutti), secondo modelli alimentari capaci di garantire salute e benessere, dignità, cultura e tradizioni degli individui e dei popoli, oltre che a garantire la conservazione dell’ambiente e delle risorse disponibili, anche in termini di biodiversità. Considerando che la spesa sanitaria rappresenta mediamente l’80% della spesa delle Regioni italiane, è evidente che la capacità di intervenire con l’educazione alimentare e l’informazione dei consumatori rappresenta un investimento, anziché un costo e garantisce una migliore qualità della vita. E’ evidente, poi, la preoccupazione di dover sfamare una popolazione mondiale che cresce, sapendo che il cibo è un problema per il nord del mondo (afflitto da patologie conseguenti alla scarsa qualità del cibo e a modelli alimentari sbagliati) e che spreca molto e per il sud che non ha i mezzi per soddisfare le sue necessità alimentari. E ciò comporta la scelta di un modello agricolo diverso da quello del ‘900. Per questo, anziché ricercare ulteriormente l’industrializzazione e la globalizzazione della produzione alimentare, occorre impegnarsi per sostenere la conversione all’agricoltura contadina ed eco- sostenibile, appropriata alle specificità locali. La popolazione che vive nelle città arriverà a rappresentare presto il 70% del totale e le Città hanno grandi responsabilità per disegnare uno scenario di sostenibilità complessiva. Sono, infatti, le città che mangiano, sono le città che chiedono pesca e agricoltura, sono le città che danno il lavoro nei campi e in mare. Ma le città non producono cibo. I consumatori, con le loro scelte di acquisto, sono in grado di condizionare il mercato (lo dimostra la crescita dei consumi dei prodotti biologici e di qualità, nonostante la contrazione dei consumi alimentari complessiva, in conseguenza della crisi). Ma questo porta al tentativo di conquistare la preferenza dei consumatori con messaggi ingannevoli o poco chiari: fioriscono i termini naturale, vero, genuino, del contadino, per non citare che alcune delle terminologie in uso da parte dell’industria alimentare. Occorre, quindi, fornire gli strumenti perché l’acquisto sia consapevole. Come d’altra parte, soprattutto con la scelta di prodotti alimentari a alta componente di servizio (ovvero i prodotti trasformati a medio lunga conservazione) aumentano i rischi di sofisticazioni e contaminazioni, come i recenti scandali alimentari che hanno interessato l’Europa hanno dimostrato. In un contesto di questo tipo, riteniamo necessario che Torino si colleghi al lavoro che diverse città e metropoli hanno iniziato sul tema del cibo (la piattaforma internazionale “Eating City”) e a considerare la questione alimentare come meritoria di una gestione strategica perché sia affrontata in tutte le sue valenze, a partire dai consumi istituzionali come quelli legati ad esempio alla ristorazione scolastica, collettiva e ospedaliera. Con una visione di questo tipo, il nostro Comitato si rende disponibile a divenire il momento di coordinamento dei diversi Enti e realtà di eccellenza, che già operano nella nostra Città sui temi dell’alimentazione e della sicurezza alimentare (Facoltà Universitarie, Istituto Zooprofilattico, Laboratorio Chimico della CCIAA di Torino, ARPA di La Loggia ecc.), conformemente alle disponibilità che abbiamo già raccolto e secondo un programma di iniziative di comunicazione e di informazione dei cittadini. Alla Città di Torino chiediamo l’adozione di un progetto che raccolga le linee sopra indicate, la sua partecipazione al Comitato attraverso un Assessore Delegato e l’istituzione di una nostra sede operativa presso i vostri uffici. Il Presidente Giorgio Diaferia il V.Presidente Daniele Cantore