lunedì 14 settembre 2009

Iniziamo cambiando i nostri stili di vita. di Vincenzo Reda


In questo periodo, è politicamente scorretto suggerire che diventare più verdi possa comportare correzioni anche minime al nostro stile di vita, ma affrontiamo la realtà. Jimmy Carter aveva ragione. Non moriremo mica se abbassiamo il riscaldamento e indossiamo un maglione. L'efficienza è una droga miracolosa, ma il risparmio è ancora meglio: una Prius consuma meno benzina, ma una Prius parcheggiata in garage mentre tu ti sposti in bici non ne consuma affatto. Anche le più efficienti fra le asciugatrici consumano più energia dello stendino dei panni.
Fare di più con meno è un ottimo inizio, ma per arrivare all'obbiettivo dell'80% di emissioni in meno il mondo industrializzato potrebbe, occasionalmente, dover fare di meno con meno. Forse dovremo disattivare qualche cornice digitale, sostituire in alcuni casi il viaggio d'affari con la teleconferenza, e andarci piano con i condizionatori. Se questa è una verità scomoda, è meno scomoda delle migliaia di miliardi di dollari che costano i nuovi reattori, della dipendenza perpetua da petro-stati ostili o di un pianeta in affanno.

Dopo tutto, i paesi in via di sviluppo hanno il diritto di crescere. I loro cittadini sono comprensibilmente smaniosi di mangiare più carne, guidare più automobili e vivere in case più belle. Non sembra equo che il mondo industrializzato dica: fate quello che diciamo, non quello che abbiamo fatto in passato. Ma se i paesi in via di sviluppo seguiranno, per giungere alla prosperità, la strada dello spreco già percorsa dai paesi industrializzati, la terra che tutti condividiamo non reggerà. Perciò dobbiamo cambiare modo di comportarci. A quel punto potremo almeno dire: fate quello che facciamo, non quello che abbiamo fatto in passato.

(Traduzione di Fabio Galimberti)Conclusione dell’articolo di Michael Grunwald “I sette falsi miti sulle energie rinnovabili”, pubblicato sul Solo 24 Ore del 6 settembre scorso.

venerdì 11 settembre 2009

Crocetta svegliati ! di Giorgio Diaferia


Domenica pomeriggio passeggio da corso Rosselli a corso Vittorio Emanuele percorrendo all'andata il corso Re Umberto ed al ritorno la via Sacchi. Non ci posso credere, non un bar aperto, una sola generosa Cremeria la 42 che serve gelati e bibite.Devo arrivare sino da Platti in corso Vittorio per trovare un altro bar e poi il deserto ricomincia sino alla piazza Solferino, compresa. Via Sacchi invece vanta un negozio di "cineserie" sempre aperto, anche nei giorni festivi ed estivi, per il resto è una serrata generale da corso Vittorio a corso Rosselli e più. Non parliamo poi del corso Galileo Ferraris o Duca degli Abruzzi, la pace dei sensi!. Alcuni segni di vita si possono forse trovare nel corso De Gasperi, ma pochi, e non sempre. Sarà perchè è domenica. Provo a ripassare sul corso Re Umberto il sabato pomeriggio verso le 18, l'unico presidio è rappresentato da una altra Cremeria e da un tabaccaio, che a volte però ho già trovato chiuso(quando gioca il Toro in casa). Luoghi di intrattenimento un cinema-teatro spesso per non dire sempre chiuso e che fa solo teatro per conto dello Stabile, i film dovrebbero venire proiettati ma non accade.Poi c'è un cinema di prima visione, ora anche dotato del 3D e...........stop.E' davvero sconsolante e lo è ancora di più l'indagine che sto conducendo sull'accesso a casa dei soggetti portatori di handicap nel semiquartiere Crocetta.Porte che ti si chiudono addosso, ascensori inesistenti o che si fermano al mezzopiano superiore o inferiore, scalinate di accesso una volta che si sia miracolosamente entrati nel portone. Per non parlare poi dei negozi, tutti dotati di gradino e porta che per motivi di sicurezza ti si richiude addosso.L'indagine andrà avanti su tutta la città soffermandosi anche sugli attraversamenti pedonali, ce ne fosse qualcuno con la suoneria per ipovedenti o ciechi.Segnalateci un disagio o un problema
torinoviva@gmail.com

Il difensore civico degli animali , qualche prima considerazione di Marzio Panichi veterinario


Che dire del magnifico “canile rifugio” la cui costruzione ci è costata un sacco di soldi e pur tuttavia d'estate i cani morivano di caldo perchè mancavano le piante per fare ombra! Anche la gestione non è stata sempre felice. L'abbiamo letto sui giornali cittadini ed abbiamo visto che la gestione della Cooperativa sociale non ha funzionato bene fino in fondo!
Che dire poi dei cani ergastolanizzati a Moncalieri ed a Torino perché mordaci e non “affidabili”? Bisognerebbe farli valutare da Medici Veterinari Comportamentalisti e provare a ricondizionarli attraverso percorsi riabilitativi che il “Regolamento comunale per il benessere…” prevederebbe, cosi come la recente Ordinanza Martini sull’incolumità pubblica !
Voglio ricordare l’Ordinanza del 16 Luglio 2009 , sempre della Martini, che ti detta “misure per garantire la tutela e il benessere degli animali…”imponendo l’obbligo di mettere mano al portafoglio per sterilizzare i cani entro 60 giorni dall’ingresso in canile!
Sarebbe importante fare dei corsi abilitanti di “cani e padroni buoni cittadini” che , una volta patentati, potranno costituire esempi pratici di comportamenti virtuosi per tutti quei padroni di cani che invece non lo sono e nel contempo serviranno per convincere gli indifferenti alla valorizzazione dei cani come “utili amici dell'uomo”, specialmente quando si trova ad essere solo in una società indifferente , o vecchio, od ammalato di depressione.
Peraltro credo che ci siano ancora oggi troppi cani clandestini non iscritti all’anagrafe canina, che sarebbe da incentivare e completare attraverso campagne di persuasione a non abbandonare i cani e ad acquisirli solo se si è poi in grado di gestirli. Per le tanto spiacevoli deiezioni canine,bisognerebbe approntare dei “cessetti” per cani nelle aree attrezzate di sgambamento ( almeno qualcuno in via sperimentale) ed anche in qualche giardino pubblico o altra zona sterrata non percorribile a piedi ( ex sedi di binari tramviari per es. o controviali ecc.). I cani non emettono solo feci ma anche “pipi”ed è per queste che molti condominii si delimitano con zolfo od altro e molti negozi mettono bottiglie di acqua sugli stipiti. Allora forse bisognerà sperimentare anche qualche “vespasiano” per cani

domenica 6 settembre 2009

Quando Torino decide di mostrarsi............così di Vincenzo Reda



È un pomeriggio dei primi giorni di un settembre ancora troppo caldo; è un sabato pomeriggio di un giorno che segue un venerdì ventoso che ha ripulito l’atmosfera: e Torino si dona al meglio di sé.
La luce è abbacinante e la temperatura quasi ideale: quando Torino decide di mostrarsi così, diventa una città dalla bellezza disarmante.
Allora decidi di scendere la via Po, quella retta barocca che unisce il culo medievale di Palazzo Madama alla facciata neoclassica della Gran Madre, imitazione malriuscita del Pantheon, costruita per festeggiare il ritorno di un Savoia, dopo la fastidiosa parentesi napoleonica.
Tenendo la nobile mano sinistra - i reali la vollero coperta senza soluzione di continuità dal Palazzo al Fiume, per passeggiare al riparo dalla pioggia e dal sole - scendi la via fino alla bellissima piazza Vittorio Veneto.
Ti siedi nell’angolo nord-ovest della piazza, all’ombra degli ombrelloni dello storico Bar Elena di dove puoi rilassare lo sguardo con i verdi di una collina più bella di quella fiorentina - più selvaggia, più varia, più grande e con l’anfiteatro delle Alpi in fronte, che i fiorentini nemmeno si sognano - e sorseggiare un buon bianco fresco, parlando del più e del meno (tanto meno e poco più, di questi tempi) con un amico.
E qui ti ferisce lo spettacolo indecoroso di orrendi gazebo, gonfiabili, aree allestite per intrattenere genti di periferia con calcetto, calciobalilla, palchi da cui si berciano decibel insopportabili.
Questa volta è il turno di Dahlia Tv, ma questi spazi stupendi li concedono a cani e porci, dopo tutta la fatica fatta per liberarli dalle auto in sosta…
E ti rovinano il pomeriggio, ti oltraggiano la piazza, ti offendono le architetture barocche, i verdi della collina; e perfino della Gran Madre par di sentire i lamenti, se non le imprecazioni.
Il buon architetto Dondona, inventore dell’arredo urbano, si starà per l’ennesima volta rivoltando nella tomba….
Ecco l’esempio di quel che dico non doversi concedere nelle piazze e nelle vie storiche della città: metteteli nelle periferie - oltretutto il “target”, cui queste iniziative promozionali di basso marketing si rivolgono, è proprio quello tipico dei ragazzotti di periferia, senza con questo voler discriminare nessuno.
Lì avrebbero assai più successo, servirebbero a riqualificare territori abbandonati e degradati, lascerebbero libere le architetture barocche delle vie e delle piazze centrali alla fruizione colta dei turisti e dei cittadini desiderosi di passeggiare all’ombra della storia e dell’arte, invece che sotto le grinfie del marketing e della volgarità.
Commentando ad alta voce tutto questo, col mio amico, da un tavolo vicino due persone, perfettamente sconosciute, annuivano dicendo: “Firmeremmo anche noi qualsiasi petizione in proposito!”. Come a dire che i cittadini non hanno perso del tutto il sano buon senso. Quantomeno, non tutti i cittadini…
E allora, diamogli una mano!
Da lunedì 14 settembre inzierà la raccolta firme, scrivici per aderire
torinoviva@gmail.com

Influenza suina le cose da farsi di Giorgio Diaferia (foto di V.Reda)


Lavarsi le mani, evitare gli assembramenti pubblici, lavare bene frutta e verdura che va comunque consumata . E poi ? Ricordarsi che il primo gradino della sanità pubblica è il proprio medico di famiglia che tuttavia spesso non ha un ambulatorio organizzato per poter accogliere decina di persone contemporaneamente, e molto spesso non ha l'assistenza di una infermiera ma solo di una impiegata. Il medico dovrà effettuare tutte le vaccinazioni, quella per l'influenza stagionale e quella per la nuova influenza. Occorre però ricordare che, salvo modifiche del virus, al momento non avvenute, di Influenza si parla, quindi febbre, segni di raffreddore, male ai muscoli, possibili disturbi tipo nausea e vomito con diarrea. Ovviamente un'attenzione particolare sarà da dedicare alle persone anziane ed a quelle affette da pluripatologie tra cui malattie cardiocircolatorie e respiratorie.Sarannno vaccinate migliaia di persone negli studi dei medici di base, a cominciare da operatori sanitari, donne in gravidanza e diabetici.Potrebbe quindi essere molto utile attrezzare a tal scopo anche quelli delle ASL della specialistica o fornire per la fase della vaccinazione un'infermiera della ASL di appartenenza che aiuti ed affianchi il medico di famiglia nel periodo "caldo" Distribuzione di mascherine per gli operatori sanitari presso le ASL di appartenenza unitamente a guanti monouso e misuratori della temperatura auricolare, sarebbe molto utile per circoscrivere già alcuni soggetti a rischio e limitare il contagio che potrà anche avvenire negli studi medici oltre che nei Pronto Soccorsi. Perciò stiamo lontani dai Pronto Soccorso degli Ospedali e rechiamoci solo in casi gravi e magari su consiglio dei medici di guardia medica o di famiglia.L'Influenza è una malattia che si cura a casa proprio con il riposo, pochi farmaci essenziali per febbre e sintomi.In caso di persistenza della febbre o in presenza di soggetti a rischio è utile interpellare il proprio medico di famiglia. E' inutile sottoporre al tampone per il test diagnostico tutti i soggetti sospetti di aver contratto la malattia.I farmaci antivirali andranno usati con attenzione e solo nei casi accertati e gravi. La paura potrebbe fare più danni del virus. Usiamo il cervello e stiamo tranquilli

sabato 5 settembre 2009

"Da L'Ambiente n°4 2009" di Bernardo Ruggeri Direttore Scientifico



Il nucleare italiano è partito: si è costituita la joint venture
paritaria Edf-Enel, dal nome programmatico “Sviluppo Nucleare
Italia srl”; essa avrà il compito di fare studi di fattibilità,
trovare siti, curare gli aspetti normativi e legislativi per
la realizzazione di 4 centrali da 1600 MW; costo cadauna:
4,5 miliardi di euro; tempi di costruzione: avvio 2013 con inizio
produzione nel 2018. Dimenticavo, l’obiettivo è quello di
aprire fin dall’inizio il capitale ad altri soci arrivando a una
quota del 49% viste le ingenti risorse economiche necessarie:
2,81 milioni di € per MW, ad oggi. In questo Argomento
ci occuperemo del costo dell’energia nucleare, in quanto
si tratta di una variabile “non controllabile”; Governo e
Confindustria ripetono ossessivamente che il nucleare farà
abbassare la bolletta e che le rinnovabili costano troppo.
Andiamo con ordine ed analizziamo alcuni fatti. Nel 2008
la cifra presentata dall’Amministratore Delegato dell’Enel
Fabio Conti come costo di una centrale da 1600 MW era
di 3,2-3,5 miliardi. L’hayatollah del nucleare, inaugurando il
cantiere di Mochovce in Slovacchia, dove Enel completerà
due unità di progettazione sovietica anni ’70 per 880 MW
totali alla modica cifra (preventiva) di 2,8 miliardi di euro, ha
viceversa ribadito che le centrali da costruire in Italia costeranno
4,5 miliardi l’una, per un totale di 18 miliardi di euro.
L’inflazione “nucleare” viaggia intorno al 30% annua, si vedrà
a fine costruzione, se fine vi sarà.
La clausola di assunzione dei rischi di varia natura (ritardi e
costi aggiuntivi) nella fase della costruzione di una centrale
nucleare, visto quello accaduto nel cantiere finlandese di
Olkiluoto, ultima centrale nucleare quasi ultimata in Europa,
che sta cumulando gravi costi e ritardi (1,5 miliardi di extracosti
e un contenzioso aperto tra committenti e costruttori su
chi dovrà farsi carico di questo onere), ha spaventato fortemente
i francesi di AREVA. Infatti è emblematica la vicenda
dell’Ontario dove il Governo di quel paese ha bandito una
gara per la sostituzione di due vecchi reattori nucleari; ebbene
la gara si è chiusa per eccesso di costo. Per la sostituzione
dei due reattori, il governo aveva previsto un costo di
quasi 7 miliardi di dollari (poco meno di quelli previsti dall’AD
dell’Enel). Hanno presentato offerte l’AECL canadese e la
francese AREVA, la prima per 26 miliardi ed i secondi per
23,6 miliardi di dollari. Considerando che le due proposte
prevedevano due tipologie diverse, unità da 1200 MW i canadesi
e 1600 MW i francesi, i costi di costruzione diventano
10,8 milioni di $ per MW la proposta canadese e 7,4 milioni
di $ la francese e considerando un cambio favorevole euro/
dollaro, si arriva a 7,5 e 5,1 milioni di euro per MW installato.
Per quanto attiene il costo di produzione uno studio del MIT
del 2003 lo valutava variabile in un range 7.7 - 9.1 cent$/
kWh, uno studio del Keystone (sponsorizzato da 11 organizzazioni
coinvolte nella componentistica nucleare) ampliava
la forchetta a 8.3 - 11.1 cent$/kWh. Nel caso dell’Ontario il
costo del kWh salirebbe a oltre 16 centesimi di dollaro con
la proposta francese ed includendo i rischi di ritardo; la proposta
canadese fa schizzare il costo del kWh prodotto a 24
centesimi circa, il triplo di quanto il DOE (dipartimento americano
dell’energia) valuta i costi per l’eolico.
Con parole semplici (Tom Burke, Reset n°110 ,2008): quanto
costa una centrale nucleare? Esistono soltanto due risposte
oneste. La prima: non sappiamo. La seconda: ve lo diremo
a costruzione ultimata.
Uno sguardo al mondo fuori dal nucleare: l’Europa ha registrato
nel 2008 risultati molto interessanti. L’eolico si è posizionato
al primo posto (35%) in termini di potenza netta
elettrica installata, seguito dalle centrali a gas (29%) e dal
fotovoltaico (19%).
La cosa più interessante è il fatto che l’eolico si posiziona
al secondo posto con il 45%, dopo il gas al 68% ed il fotovoltaico
al terzo posto con il 7%. Nello steso periodo di tempo
le centrali nucleari, quelle a carbone e ad olio combustibile,
presentano un saldo negativo. Cosa succede in Italia? Le
“Statistiche sulle fonti rinnovabili in Italia, 2008”, pubblicate
dal GSE (Gestore Servizi Elettrici), forniscono un quadro della
situazione attuale, evidenziando gli sviluppi occorsi negli ultimi
anni. Nel solo 2008 sono stati installati 1.010 MW eolici, circa
300 MW fotovoltaici, 400.000 metri quadrati di solare termico,
complessivamente la potenza installata rinnovabile è aumentata
in un anno del 7%, l’equivalente di un centrale nucleare
da 1600 MW, il tutto in un solo anno e senza tanti traumi sociali.
Si tratta di risultati tali da posizionarci finalmente ai primi
posti in Europa e nel Mondo. Uno sguardo ai costi: nell’eolico
sono stati investiti 1,8 miliardi di Euro, mentre 1,2 miliardi €
sono stati destinati al finanziamento degli impianti fotovoltaici
e 0,4 miliardi € agli impianti termici. Agli investimenti sul solare
e sull’eolico effettuati nel 2008 - 3,4 miliardi € - vanno aggiunti
quelli relativi alle biomasse, ai biocarburanti, alla geotermia a
bassa ed alta entalpia e al mini idroelettrico.
La domanda che si pone è: esisterà mai un luogo in cui
dibattere seriamente e democraticamente nel nostro paese,
in cui poter valutare non ideologicamente e con spirito
laico le scelte energetiche che ci accingiamo a compiere
per noi e le generazioni future?

venerdì 4 settembre 2009

Per una nuova politica culturale di Vincenzo Reda

Occorre ritornare a una politica culturale che incoraggi e aiuti a riqualificare aree prestigiose del territorio urbano, oggi abbandonate a una movida selvaggia e senza scopo.Aree come il Quadrilatero e i Murazzi possono costituire, con semplici interventi basati a ridare slancio alle associazioni artistiche e culturali, la chiave di volta di una politica di questo tipo.
Non è molto difficile, né eccessivamente costoso, dare vita a iniziative come rassegne, concorsi, piccoli premi che abbiano come fine la diffusione di arte e cultura sul territorio. Lo stesso livello, sia come prodotti sia come servizi, di molti locali pubblici di queste aree molto frequentate è basso perché frutto spesse volte di improvvisazione e scarsa preparazione professionale. Indire un grande concorso, o una grande rassegna tra locali, che miri al controllo e alla crescita del loro livello medio, non sarebbe cosa molto complessa né costosa.
Una strategia che a mio avviso sarebbe importante perseguire in campo culturale è il totale decentramento di ogni attività, fieristica o similare, che oggi vede impegnate le piazze e le vie storiche del centro: la magnifica architettura e l’urbanistica della nostra città sono un valore straordinario per le intrinseche valenze estetiche che non devono essere degradate da gazebo, tensostrutture, stand e tutto quel genere di arredi orribili che deturpano luoghi di bellezza unici al mondo. Ci sono le periferie che hanno bisogno di essere riqualificate e ridate al controllo della cittadinanza e tutte quelle attività che oggi “sporcano” il centro storico potrebbero magnificamente servire alla crescita di territori oggi abbandonati e totalmente fuori da ogni controllo.
Per quanto attiene alle grandi istituzioni museali torinesi, anche in questo caso occorre ridare slancio alle associazioni che gravano loro attorno: i musei devono aprirsi all’esterno, essere vivi, andare nelle strade e nelle scuole. Le associazioni di amici dei vari enti potrebbero costituire un mezzo molto interessante in questo senso.
Vi sono poi una serie di realtà meno conosciute, ma non certo meno valide, che andrebbero valorizzate (Museo delle antichità, Museo della scienza, ecc.).
Per quanto attiene ai teatri, lirici e di prosa, maggior attenzione ai giovani, sia come fruizione sia come offerta, opportunità, attività; e sempre con un controllo rigoroso del denaro pubblico.
La musica, che a Torino è sempre stata, in ogni suo genere, un fatto importante è oggi un territorio di totale disinteresse istituzionale: anche qui il denaro pubblico, se investito oculatamente a incoraggiare iniziative di formazione, riqualificazione e controllo di locali e territorio, potrebbe svolgere una grande funzione al servizio della cittadinanza.
La mia idea è che l’arte e la cultura debbano appropriarsi del territorio: ciò richiede molte idee, molte energie, molta passione, molta competenza ma, e questo mi pare fondamentale, non molti soldi: certo, è più facile finanziare pochi, grandi, e spesso incontrollabili, enti e istituzioni (utili soltanto a sistemare persone di fiducia o serbatoi di voti) che fare una politica di territorio. Ma è di questa che, a mio avviso, la città necessita.

Salute e Ambiente comunicazione mancante di Giorgio Diaferia

La comunicazione e l’informazione sui temi dell’ambiente e le ricadute sulla salute degli esseri viventi che i danni ambientali possono procurare sono ridivenuti di grande attualità dopo il lancio della “Green Economy” del Presidente americano Barack Obama ed il suo dichiarato impegno sulla tutela e la salvaguardia della salute degli esseri umani e dell’ambiente in cui viviamo. Il tema dell’ambiente e della medicina da molti anni sono trattati nelle reti televisive nazionali separatamente, con buon successo di pubblico. Viene tuttavia dimenticata la sintesi : “Ambiente e Salute” Salute nelle città, nelle campagne, nelle fabbriche per chi ci vive, ci lavora o anche solo è di "passaggio". I cittadini hanno, per legge, il diritto di essere informati sui rischi per la loro salute legati all'Inquinamento ed i Sindaci sono coloro che devono tutelare la Salute di tutti gli esseri viventi in città, quindi animali umani ed animali a 4 zampe.

giovedì 3 settembre 2009

Ad essere giovani in una grande città, come ci si sente? di Ezio Borghesio.

Ad essere giovani in una grande città, come ci si sente? Quali sono le problematiche più ricorrenti? Quali sono i disagi più incombenti? Quali sono le dinamiche relazionali più caratterizzanti le persone minori, i bimbi e gli adolescenti che vivono a Torino? Quali sono le risposte dei “grandi”, dai genitori agli amministratori locali? Quanto sanno i nostri ragazzi in materia di nuove droghe, di abuso e violenza sessuale, di attività predatoria di gruppo, di convivenza con il diverso, quello che arriva da lontano o che è di diverso orientamento sessuale? Quanto sanno i loro genitori e quanto riescono a parlare di questi argomenti con i loro figli?
Come vorrei che qualche personaggio del panorama politico locale si ponesse queste domande e cercasse delle risposte, non già dai vari capidipartimento, dai vicequestori, dalle figure apicali e spesso inamovibili negli anni, che reggono i fili della pubblica amministrazione, quanto invece nelle scuole, presso le comunità e gli istituti di accoglienza, presso l’istituto di pena minorile Ferrante Aporti ed ogni altro posto qualsiasi dove i ragazzi di Torino vivono, pensano e sperano.
Parlando di carcere minorile,perché a questo ci si riferisce, va detto che la presenza di italiani al suo interno rappresenta la netta minoranza, come è netta la minoranza di ragazze detenute. Questi’ultimo dato è il risultato di una reale e concreta minore inclinazione all’attività criminosa o illecita in genere del sesso femminile; mentre per quanto riguarda la popolazione straniera detenuta, il risultato di maggioranza è dato dal fatto che nell’applicazione delle “misure cautelari personali” per i minorenni (d.p.R. 448/88) ci sono principalmente tre gradi distinti: 1° le “Prescrizioni” con le quali il Giudice dice al ragazzo indagato, per esempio, che deve smettere di uscire la sera, o vieta di andare a vedere le partite di calcio, o di frequentare la “banda”, o impone di seguire un percorso con i servizi sociali sul territorio e via dicendo. Ovviamente questa soluzione implica la realtà che il minore sia identificato, abbia una famiglia al seguito, una casa, eccetera e, soprattutto, che sia alla sua prima esperienza delittuosa (rapine, furti aggravati, estorsioni); ma se è un minorenne clandestino in Italia, se non ha una famiglia, se è da solo in questa nostra parte di mondo? La 2^ gradualità della misura cautelare prevista consiste nella permanenza in casa e, anche in questo caso, ci si ritrova spesso a non poter applicare questa misura coercitiva, proprio per le caratteristiche della esistenza invita del minorenne indagato. L’ultima, la terza fattispecie di applicazione di misura cautelare, è quella della detenzione (massimo sei mesi) in regime di custodia cautelare in carcere. A questa situazione giungono italiani che hanno commesso crimini efferati, ovvero stranieri cosiddetti “non accompagnati”, che paiono dare spiraglio di aggancio per un percorso rieducativo agli osservatori del Tribunale per i minorenni (ci si riferisce al servizio sociale per i minorenni in sede, ai giudici onorari ed ai giudici togati). E’ quindi intuibile il perché la popolazione domiciliata presso il Ferrante Aporti sia in larga misura composta da stranieri.
Ma che “clima” c’è al’interno del carcere?
Un significativo aneddoto risalente ad un paio di anni fa consiste nella scelta di qualche “genio” della ristorazione collettiva interna all’istituto stesso, che una sera decise di far portare ai minorenni detenuti del formaggio. E che formaggio fu scelto? … dello stracchino? No! Dell’Asiago? No! Insomma, fu portato ai ragazzi del gorgonzola, che alcuni nordafricani vissero come formaggio deteriorato, data la nota formazione di muffe che contraddistingue il formaggio in questione, e cominciarono a gettarlo contro i muri del refettorio, con il risultato che si può ben immaginare. Si fanno attività, si insegnano anche dei mestieri che, talvolta, accompagnano anche per lungo tempo il percorso di recupero del ragazzo/uomo; ma il problema di fondo è che in una città che vuole essere centro delle celebrazioni del prossimo cento cinquantenario dell’Unità d’Italia, che vuole essere un esempio d’integrazione, eccetera, in Torino, l’istituto di pena minorile Ferrante Aporti dovrebbe essere vuoto!Ma è possibile investire nei giovani (che notoriamente non producono reddito, ne’ vanno a votare), senza “sprecare risorse”? In tutti gli incontri (moltissimi da quasi dieci anni a questa parte) che ho avuto con giovani torinesi e non, sia in sede d’interventi formativi presso le classi prime e seconde del secondo ciclo scolastico (più istituti professionali che licei), che in occasione degli interrogatori e delle audizioni presso gli uffici giudiziari minorili dove lavoro dal 1° maggio 2000, appunto, la sensazione più netta che ho avuto è stata quella di avere a che fare con “rinsecchite spugne viventi”, assetate di confronto e di sapere: ragazzi e ragazze che non sanno da cosa è composto l’hashisch, che comprano da un qualunque sconosciuto a porta palazzo o ai murazzi, ma che guardano il bugiardino del medicinale che mamma gli “propina” per il malessere in cui sono incappati. Altri che hanno concorso nell’intossicazione da sostanze psicotrope e poi nella successiva violenza sessuale di gruppo ai danni della loro compagna di classe, che tanto si vedeva che ci stava, da come era truccata e dalla minigonna che aveva…!
Ragazzi che riconoscono come valore solo il potere che deriva dal possesso di denaro, di “status simbol”, a prescindere se si deve passare da una rapina per ottenerli. Ragazzi che si sentono qualcuno non perchè vanno bene a scuola o primeggiano in qualche attività sportiva, ma perché appartengono alla temuta “band”, eccetera, in un abisso di disvalori che la società civile e democraticamente organizzata, spesso implicitamente ammette tra le sue devianze contemporanee…: in fondo i politici rubano, no? Tutti si arrangiano, quindi, che sono io? Il più fesso?
Andare bene a scuola oggi, per avere un domani contraddistinto da una buona occupazione, da una buona famiglia, agiata e prosperosa, per questi ragazzi miei ospiti, spesso sono drammaticamente solo fantasie da “la fattoria del mulino bianco”.
Ne 1999 l’allora Vicesindaco Domenico Carpanini e l’allora Comandante della polizia municipale di Torino,Vincenzo Manna, concordarono un protocollo con il Procuratore della Repubblica per i minorenni, che all’epoca era Graziana Calcagno, per l’istituzione di una SQUADRA MINORI, che fu istituita in seno alla polizia locale predetta con specifica Determina di Giunta Municipale (la n° 9905575/19 del 22 giugno 1999). Vi furono assegnati quattro sottufficiali del Corpo, che ebbero come compito prioritario quello di cercare per le strade di Torino, in orario di normale attività scolastica dell’obbligo, dei minorenni che, invece, venivano mandati agli incroci per lavare vetri delle macchine o per vendere paccottiglie varie. Fu un’attività silenziosa e metodica, che diede ottimi risultati; molti furono i ragazzi/bambini sottratti ad adulti, quasi sempre non i reali genitori, ignari in madre patria, che speculavano sulle loro giovani vite; ragazzi che vennero poi inseriti in progetti di recupero e di scolarizzazione, spesso con risultati assai positivi. Diversi furono gli adulti ad essere denunciati all’Autorità Giudiziaria ordinaria per il maltrattamento, per l’abbandono o per altri reati pesanti in danno di minorenni. L’organico iniziale fu implementato e si arrivò a sei operatori (Comunicazione n° 101 del 06/05/2003), ma, ad un certo punto (nel corso dell’anno 2007), gli addetti alla Squadra Minori vennero dapprima chiamati a svolgere il proprio servizio d’istituto presso il Comando di corso XI febbraio e non più presso la Procura per i minorenni, per poi sparire del tutto (assorbiti dal Nucleo operativo), senza che ne sia mai data ufficiale notizia e, soprattutto, senza che sia mai venuta meno la legittimità della determina predetta.
Questa è la dimostrazione di quanto sia l’interesse degli attuali vertici del Comando dei Vigili Urbani di Torino circa “il disagio minorile”.
Ma presso la Questura di Torino, quali sono le forze impegnate” quattro unità e che non hanno nemmeno solo compiti di sottrarre dal freddo e dall’inquinamento delle nostre strade i bimbi ed i ragazzini, che non hanno diritto alla salute, diritto alla vita. I Carabinieri e la Guardia di Finanza, proprio non prevedono unità lavorative specializzate in tal senso.
Tutto ciò alla faccia della CONVENZIONE INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DEL FANCIULLO, firmata a New York il 20/11/1989 e recepita dallo Stato italiano l’anno successivo.
Ma i bambini, i giovani, sono o non sono il “futuro di tutti noi adulti”? Adulti che hanno anche responsabilità di gestione delle pubbliche risorse; adulti che possono e devono prendere delle decisioni.
Quanto sinora espresso non è che un piccolo esempio d’inadeguatezza dell’amministrazione locale. Ce ne sarebbero altri, sempre riferiti agli adolescenti, ma il rischio di prolissità è in agguato!
La proposta: rendere di nuovo operativa la determina de quo ante e, viepiù, fare in modo che ci sia il contributo di tutte le principali specialità di polizia (due carabinieri, due poliziotti,due finanzieri e due vigili, anche a livello di turn over biennale, come un aggiornamento professionale), che siano applicati alla sezione specializzata di polizia giudiziaria per i minorenni e che ricevano direttive dal pubblico ministero di riferimento per tutte quelle attività delegate o d’iniziativa, comunque volte alla salvaguardia della più serena crescita psicofisica dei minorenni del distretto giudiziario di Torino (Piemonte e Valle d’Aosta).

AMBIENTE E SALUTE VOGLIAMO PARLARNE NON SOLO FRA ADDETTI AI LAVORI? di GIORGIO DIAFERIA

L’Articolo 5 del “CODICE di DEONTOLOGIA MEDICA dice : Il medico è tenuto a considerare l'ambiente nel quale l'uomo vive e lavora quale fondamentale determinante della salute dei cittadini. A tal fine il medico è tenuto a promuovere una cultura civile tesa all'utilizzo appropriato delle risorse naturali, anche allo scopo di garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente vivibile. Il medico favorisce e partecipa alle iniziative di prevenzione, di tutela della salute nei luoghi di lavoro e di promozione della salute individuale e collettiva. Anche la Costituzione Italiana cerca di adeguarsi e vi sono diverse proposte per modificare in senso ecologista l’art.9 della carta ad esempio “La Repubblica Italiana tutela l’ambiente e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni; protegge la biodiversita’ e promuove il rispetto degli animali”.Recentemente i media non fanno che parlare della centralità dell’ambiente grazie all’impegno verde dichiarato nel programma di governo dal Presidente statunitense Obama, :”prima dell’istruzione e della riforma della sanità ci dobbiamo concentrare su un grande programma per la tutela dell’Ambiente”, che è anche una grande opportunità di lavoro oltre che aggiungiamo di prevenzione primaria e di abbattimento di costi socio-sanitari enormi. Parliamo allora di questo Ambiente, della sua salvaguardia, degli aspetti economici, della tutela della salute di tutti ed in particolare delle fasce più deboli. Ma ne parliamo a chi ? La Convenzione di Aarhus (Danimarca) stipulata da 39 paesi e dall’Unione Europea il 25 giugno 1998. sancisce, a livello internazionale, il diritto all’informazione ambientale. Nodo centrale della Convenzione è che anche i cittadini abbiano il diritto a partecipare ai processi decisionali ed all’accesso alla giustizia in materia ambientale, che, insieme, ne costituiscono i pilastri. Attenzione però a non confondere i termini comunicazione ed informazione come se fossero sinonimi. L'informazione sostituisce il noto all'ignoto, il certo all'incerto, riguarda il contesto in cui i dati sono raccolti, la loro codifica in forma intellegibile ed il significato attribuito a tali dati, La comunicazione non è soltanto un processo di trasmissione di informazioni, vuol dire "far conoscere", "render noto".Dunque ognuno di noi deve avere la possibilità di intervenire nei processi decisionali avendo poi la capacità di agire per far valere il proprio diritto ad un ambiente sano. Una buona “governance” dell’Ambiente passa inevitabilmente attraverso il coinvolgimento dei cittadini che sono molto attenti ai temi ambientali e di salute pubblica e che seguono con grande interesse programmi televisivi, ed articoli dei periodici e del quotidiani aventi la salute e l’ambiente come argomento centrale. Ma quanto i giornali e le loro redazioni si occupano di ambiente ? Non per un fatto specifico legato ad una catastrofe o a qualche appello lanciato da personalità del mondo della politica o dello spettacolo. La politica ha dei tempi troppo rapidi per potersi occupare a tempo debito di Ambiente. Le ricadute di piani di abbattimento degli inquinanti, il risparmio che producono superano di gran lunga un mandato Parlamentare. E’ proprio questo che manca, il trattare i temi della sostenibilità, del controllo delle risorse e della loro esauribilità o ancora le problematiche dell’inquinamento, delle variazioni climatiche e della perdita di salute in maniera pianificate nel medio lungo periodo e affrontarli con continuità e da diverse angolazioni. Dunque i cittadini dovrebbero eleggere i propri rappresentanti anche ed in base ad un preciso impegno dei politici nei confronti delle politiche ambientali, un impegno ben verificabile nel tempo, una volta eletti. Spesso sono anche piccoli e ripetuti gesti della nostra vita quotidiana a rappresentare una tutela dell’ambiente, un esempio viene dalla possibilità di riutilizzare le materie prime contenute nei rifiuti che produciamo e spesso smaltiamo in maniera indifferenziata. Anche all’interno delle nostre case possiamo fare molto per l’ambiente non solo, come si faceva una volta, spegnendo la luce ed evitando di lasciare in stand by gli interruttori degli elettrodomestici, ma anche evitando perdite di calore, coibentando meglio per il caldo e per il fresco le nostre case, utilizzando materiali per l’edilizia non nocivi e razionalizzare il consumo di acqua. L’elenco e gli esempi sono tanti e in questo caso vengono rivolti ad un pubblico indifferenziato. Ma vi sono esempi e comportamenti che vanno riferiti invece alla classe medica tutta sia attraverso il codice deontologico, come già previsto, sia anche assegnando compiti di informazione e di comunicazione ai medici, specie a quelli di famiglia che hanno anche nelle loro mansioni un compito educativo verso i loro assistiti per aiutarli a non ammalarsi. Come ribadito dalla nostra associazione ISDE Italia:” I medici di Famiglia rappresentano la principale Agenzia Educativa per adulti, e possono svolgere un ruolo di interfaccia tra il mondo della ricerca scientifica e dei tecnici che si occupano di salute e ambiente, e la corretta e capillare diffusione delle specifiche conoscenze nei confronti della popolazione.
Il medico di famiglia è nella esclusiva posizione di poter non solo avvertire e controllare gli effetti dell'inquinamento ambientale nei suoi pazienti ma anche di essere in grado di consigliare il comportamento più’ adeguato ai pazienti stessi: infatti é soltanto tramite cambiamenti radicali di mentalità che il degrado ambientale e i suoi deleteri effetti potranno essere fermati.
Oggi quindi, di fronte ad una serie di specialisti che curano singole malattie noi vediamo come il medico di medicina generale si occupa dell'uomo nel suo complesso.
Il medico di medicina generale deve allargare ancora di più i suoi orizzonti e, comprendendo che l'obiettivo non e` il singolo uomo, ma il binomio uomo-ambiente in cui vive, si dovrebbe occupare della salute dell'ambiente per poter prevenire e curare più efficacemente le malattie dell'uomo.
Il Medico di Famiglia può intervenire a livello professionale sull'individuo e nel contesto delle attività comunitarie, ma anche come promotore di iniziative volte a stimolare politici e istituzioni e la medicina specialistica ad entrare sempre di più nel merito dei rapporti di dipendenza tra inquinamento ambientale e perdita di salute, promuovendo ad esempio specifiche sezioni di approfondimento nell’ambito di Convegni Nazionali.
Anche la formula dei crediti formativi (ECM) può essere utile per stimolare la conoscenza dei temi riferiti al rapporto Inquinamento e Salute. L’allarme sul destino delle nostre vite e delle ricadute sulla salute dei cittadini, da inquinamento diffuso resta altissimo. Occorre puntare su politiche di prevenzione primaria in cui gli stili di vita siano al primo posto ed i medici di famiglia siano messi nella condizione di fare i medici e non i burocrati.
Oltre all’etica ed al rigore dell’informazione ed alla capacità e professionalità necessarie per una corretta ed efficace comunicazione occorre anche trovare i mezzi per renderla efficace e partecipata. Forse il web e la sua interattività offre una chiave di svolta per parlare, discutere ed interagire sulle decisioni che riguardano l’ambiente. Blog, Forum, web tv e digitale terrestre, danno anche a tutte le persone una maggiore possibilità di essere informate, di poter ricevere una comunicazione meno distante ed impersonale.
I cittadini possono e dovrebbero essere informati sul modo in cui l’amministrazione pubblica, a tutti i livelli, fornisce i servizi pubblici relativi all’ambiente garantendo l’accessibilità, dei dati e del suo operato. Sarebbe interessante uno studio per conoscere quante regioni e/o province e comuni si siano adeguati al dettato della Convenzione.
E’ quindi indispensabile che di Ambiente, della sua difesa, delle opportunità di sviluppo e di lavoro che offre, del risparmio di quattrini che può comportare e del rapporto con la tutela della salute e con la Prevenzione Primaria, se ne parli in modo diffuso e non per categorie. Se le bollette del gas, della luce, saranno meno salate anche le persone più scettiche e disinteressate cominceranno a capire che si può vivere in un mondo più pulito, risparmiando dei bei soldi e vivendo meglio. I dati recenti sul livello di Inquinamento nelle città italiane è ancora una volta drammatico con sforamenti continui dei limiti di legge. E allora più tossi, più crisi asmatiche, più malattie cardio cerebro vascolari come dire più infarti ed ictus, ai cittadini il potere democratico di cambiare le cose, prima che sia troppo tardi

Ruolo della comunicazione ambientale per la prevenzione della salute di Giorgio Diaferia

I cittadini apprendono dai giornali notizie fra loro contrastanti circa lo stato di salute del nostro pianeta e l’influenza che paiono avere sulla nostra salute una serie di sostanze che penetrano nel nostro corpo perché inalate, mangiate, bevute o anche solo per contatto diretto. Cosa c’è di vero su quanto si dice sugli inceneritori o sulla nocività delle discariche abusive o autorizzate, ad esempio, ed ancora se il fumo di sigaretta fa male, il prodotto gassoso del traffico veicolare ci lascia indenni? Nelle centraline per il rilevamento degli inquinanti gassosi del traffico, vengono testate le sostanze giuste o vi è un inutile spreco di soldi pubblici? Cosa si fa per le micro polveri e le nano particelle ad esempio? Grandi esponenti del mondo della scienza affermano senza paura di smentita che gli alimenti che contengono DNA modificato sono assolutamente innocui , non possono produrre alcuna patologia ne nel breve-medio o lungo periodo, che lo smog non fa venire il cancro e che l’energia nucleare è quella giusta da inseguire perché non incrementa l’emissione di CO2 in atmosfera. Francamente non è strano essere disorientati. Sono innumerevoli le sostanze chimiche oggi immesse nell’aria, di molte non conosciamo la reale pericolosità o se la conosciamo non sappiamo molto degli effetti sommatori di quando una decina di questa nuove sostanze vengono miscelate. Ma tutte queste notizie oltre che alla gente comune, devono arrivare in modo chiaro e documentato al medico di famiglia una figura fondamentale del Servizio sanitario nazionale, punto di raccordo tra la scienza ed i cittadini, in grado di tradurre il linguaggio spesso ermetico della medicina superspecialistica o della biologia in terminologie più semplici e chiare. Molte troppe, patologie paiono oggi legate all’inquinamento ambientale, dall’incremento delle allergie, alle crescenti intolleranze alimentari vere o presunte ma con sensibile incremento ad esempio di quella da glutine. Ma aumentano anche alcuni tumori ed anche le forme asmatiche ed altre patologie respiratorie sono in aumento. Certamente aver affinato la tecnica diagnostica e le numerose campagne di screening hanno aumentato la sensibilità e la possibilità di identificazione di molte patologie con una diagnosi più precoce e spesso una terapia più efficace. Ma non è solo una lotta con moderni e sempre più sofisticati mezzi diagnostici o con farmaci sempre più mirati ed efficaci, è una lotta al saper vivere in ambienti salubri siano essi lavorativi o di vita ed a vivere secondo stili di vita che possono prevenire alcune malattie. C’è dunque molto bisogno sia di Prevenzione secondaria ma ancor più della bistrattata e spesso ignorata Prevenzione Primaria. Come sosteneva il compianto Lorenzo Tomatis “gli inquinanti non restano confinati alle industrie che li producono ma si spalmano nella società e non cambiano a seconda della latitudine”. Sul fronte della farmacologia non sono rari i casi di inefficacia di alcuni farmaci, in particolare degli antibiotici di vecchia generazione ma anche di quelli di più recente commercializzazione. Conseguenza dell’iperprescrizione? Dell’automedicazione ? si certo ma certamente anche di virus, miceti e batteri sempre più aggressivi ed “intelligenti”. Dunque occorre comunicare, informare nel modo più verificato e chiaro possibile. Si parla di nuove infezioni favorite dalla globalizzazione e certamente i cordoni sanitari che si sono resi necessari per il contenimento dell’infezione della Sars e della Influenza Aviare hanno dimostrato come sia sempre più possibile che un piccolo focolaio infettivo localizzato in una remota regione del nostro globo possa rapidamente espandersi in tutto il pianeta con danni alla salute e costi economici insostenibili. Anche il clima e le sue ormai più che evidenti variazioni in senso tropicale, è alla base di diversi disturbi anche molto seri come malattie cardio e cerebrovascolari acute, sviluppo di focolai infettivi favoriti dal caldo, patologie dermatologiche e molto altro ancora. Notizie vere, tendenziose, esagerate ? E’ certo che il settore della medicina, delle malattie della loro cura e diagnosi desta sempre molto allarme e curiosità nei cittadini. L’educazione e la comunicazione ambientale hanno una loro storia. Con la dichiarazione di Stoccolma del 1972 la comunità internazionale sancì l’importanza dell’educazione e della comunicazione ambientale. Nel trattato di Maastricht si affronta il tema dell’informazione ambientale come azione di prevenzione. Diventa così fondamentale la gestione del rischio anche sotto il profilo della comunicazione e dell’informazione. Comunicare un rischio legato ad un problema sanitario o ambientale o ad un allarme sociale non è solo la mera informazione ovvero il trasferire notizie da un soggetto a più soggetti contemporaneamente, non è solo divulgazione; la comunicazione del rischio prevede un’azione di feedback tra l’emittente ed il ricevente. Vi è poi un pericolo ancora più subdolo che è quello di non comunicare , ad esempio alla classe medica, la sospetta nocività di alcune sostanze sin quando non si sia evidenziato un rischio certo, uno stretto rapporto causa-effetto, salvo poi precipitose marce indietro e smentite o confuse azioni di intervento. E’ stato così per molte sostanze utilizzate nell’industria e nell’edilizia ed anche in altri campi. Ricordiamo tutti l’esempio dell’Amianto oggi ancora estratto e lavorato in diversi paesi del mondo nonostante tutte le evidenze scientifiche sulla sua nocività. A volte poi si tende ad enfatizzare un problema per evitare di parlare troppo di qualcos’altro che si vuole il più possibile mettere a tacere. Ben sottolineava questo aspetto il prof.Lorenzo Tomatis nel suo ultimo libro: “L’ombra del dubbio”a proposito della discussione tra nocività del fumo di sigaretta e pericolosità dell’ amianto. Forse anche oggi potremmo tentare di fare degli esempi analoghi parlando di nocività dei campi elettromagnetici generati da tralicci dell’alta tensione, parabole ed antenne per la telefonia e la comunicazione satellitare ed i telefoni cellulari . In un caso studi indipendenti avrebbero evidenziato dei rischi certi per la salute nell’altro si sospettano fortemente pericoli ma mancano ancora evidenze definitive. Intanto si pongono tralicci sopra scuole, asili nido, pensionati e case e si continuano a consumare decine di ore al mese in lunghe conversazioni al telefono cellulare, con record di consumi-acquisti dell’ Italia, in Europa. Una piccola ma già utile proposta potrebbe essere quella di consigliare l’uso dell’auricolare non solo quando ci si pone alla guida di un’autovettura, ad esempio. E che dire poi sulla presenza di una sostanza radioattiva e cancerogena come il polonio nelle sigarette o del radon presente nelle nostre case e che è noto come la seconda causa al mondo di morte per il cancro ai polmoni. Tutto tace o se ne parla poco ed in contesti ristretti, ma gli studi ci sono e molto seri e documentati. Uno dei temi poi più strombazzati negli ultimi mesi è quello della produzione di Energia da Carbone e da Fissione Nucleare. Il continuo rincaro del prezzo del barile di petrolio, ora decisamente sceso anche se le nostre industrie petrolifere paiono non essersene accorte più di tanto, alimenta queste soluzioni. Si parla di carbone “pulito” un’immagine che fa pensare a montagne bianche di carbone che emette solo un po’ di vapor d’acqua dopo la combustione e di nucleare di IV generazione immensamente meno caro, meno ingombrante e meno lungo da progettare e realizzare ma soprattutto meno inquinante grazie a scorie che vengono riutilizzate all’infinito eliminando così quasi totalmente il problema dei depositi di materiale nucleare ad uso energetico. Anche qui mezze verità? Falsità pilotate dalle industrie? Occorre fare chiarezza e non dare false illusioni o banali soluzioni simil ecologiste. Il corso Ambiente e Salute promosso da alcuni anni in Italia dalla associazione ISDE Italia, ha lo scopo precipuo di informare con documentazioni scientifiche validate, la classe medica ed in particolare i medici di famiglia, fornendo anche uno strumento di aggiornamento professionale molto apprezzato ed accreditato. Ma all’indomani del seminario di studi e attraverso i mezzi di comunicazione multimediali disponibili, sarà importante che ai cittadini arrivino dei messaggi chiari, che saranno poi ripresi e meglio spiegati dai loro medici. La missione dunque è quella di aumentare la partecipazione attiva e consapevole della popolazione senza gettare il panico con allarmi ingiustificati ma neanche tacendo. Le api scompaiono, è colpa dei pesticidi vecchi e nuovi che continuano ad essere utilizzati in larga quantità in agricoltura o di coltivazioni gm? Forse la spiegazione sta in entrambi le problematiche ma dobbiamo evitare che nel dubbio di quale delle due sia più dannosa si opti per una mera ed inefficace discussione che non porti a drastiche decisioni da parte delle autorità sanitarie. Occorre inoltre sottolineare come la Repubblica Italiana preveda la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni; protegge la biodiversita’ e promuove il rispetto degli animali”. Questo infatti è il testo della riforma costituzionale approvata dalla commissione Affari costituzionali della Camera ( 21 aprile 2004), che sancisce la tutela ambientale come principio fondamentale della Costituzione. I medici dell’ambiente intendono rafforzare la loro informazione a fianco e nell’interesse della collettività anche attraverso dibattiti in cui non solo i medici, ma i cittadini possano intervenire in modo attivo .

Ennio Cadum

Valutando la situazione attuale, si avverte la sensazione condivisa che l’apparato politico operi innanzitutto per conservare se stesso. A questo scopo corrisponde un sistema etico nel cui orizzonte sono spesso assenti i problemi più gravi. Non si vuole sostenere la tesi di un disinteresse premeditato, ma piuttosto quella di priorità inopportune e invadenti. Voglio dire che cio’ che dovrebbe rappresentare il fulcro dell’interesse della politica – la collettività con i suoi problemi da risolvere – scivola spesso su un piano secondario e perde visibilità.
Da questa diagnosi mi sembra abbia preso forma il consenso popolare e sia sorta un’intenzione di massima: applicare alla nostra realtà degli strumenti politici da un lato più umili e dall’altro più efficaci.
È emersa l’esigenza di cominciare dal basso: perché un’amministrazione, se non vuole tradire il suo mandato, è chiamata a dialogare con il cittadino nei diversi contesti sociali; per comprendere innanzitutto in quale modo egli, che lo vive, percepisce un problema concreto. Solo da questo confronto può prendere avvio un cammino risolutivo.
Un gruppo di persone animate da senso civico, quale noi siamo, non può pero’ trascurare la complessità del compito. Non è certo un’impresa da dilettanti governare una realtà come Torino, tanto più farsi carico di un cambiamento; avremo bisogno di uno staff tecnico, che da una parte sia veramente tale (e non un’appendice dell’apparato politico), e dall’altra leghi le proprie competenze specifiche alla percezione di chi abita la realtà: diversamente il complesso della cittadinanza vive il ruolo di interlocutore soltanto nella stagione elettorale.
Tutti hanno avvertito con evidenza questo distacco dalla gente, quasi la politica fosse una strana pratica riservata a pochi e incomprensibile ai più; ma abbiamo espresso l’opinione che vi sia un rimedio: partire dai problemi è il nostro primo indirizzo operativo.
Da subito la priorità va attribuita non tanto ai nomi di chi comporra’ la squadra, quanto, viceversa, ad un progetto condiviso da un gruppo paritario, dove le distinzioni dovranno approfondirsi in relazione alle competenze; come dire che, una volta operata un’analisi rigorosa e verosimile dei singoli problemi, allora il gruppo potra’ riconoscere l’autorevolezza dei possibili risolutori.
Insomma ritengo da subito opportuno e necessario lavorare al programma, appoggiando i nostri sforzi ad un’idea di politica come servizio: come se l’amministrazione potesse trasformarsi in punto di riferimento operativo del territorio, capace di un dialogo costante e ideatore di progetti comprensibili per tutti i beneficiari.
Alla base delle nostre argomentazioni, infine, cerchiamo di tenere l‘idea che il sistema dei partiti, se non altro per le realtà locali, abbia fatto il suo tempo; fin tanto che, almeno, si è disposti ad ammettere che esso poggia su una rete di relazioni di potere che spesso prescinde dalle reali emergenze e dai problemi ambientali e sanitari del territorio e delle persone. Questa idea deve essere connaturata alla stessa composizione del nostro gruppo, la cui coerenza non può certo essere intesa a partire dal sistema partitico ma che deve realizzare un buon modello di condivisione delle idee fondanti, sulle quali continuo a riproporre una riflessione.
-Per poter dare concretezza alla nostra Lista-Movimento, possiamo pensare di incontrare quante più persone possibili e nelle sedi più disparate. Il circuito delle Bocciofile, può essere un punto molto concreto e concreto per fare incontri e dibattiti, altrettanto i circoli sportivi, culturali e tutte le strutture di aggregazione sociale esistenti. In queste sedi dobbiamo andare più per ascoltare e raccogliere notizie e suggerimenti, offrendo, se possibile, un concreto e pratico aiuto. In questa chiave vedo estremamente utili gli “Sportelli” che potremmo gestire come Lista/Movimento . I temi : aiuto al cittadino in difficoltà, su mutui, pensioni di invalidità-pagamento e verifica bollette-assistenza sociale………………………Molti fra noi sono dei veri esperti in grado di dare risposte concrete.
Quello che noi faremo, dovrà essere documentato con video, giornali,sito internet e blog, foto, per questo occorre registrare un dominio con il nostro nome e su questo costruire un sito cche parli di noi e di cosa stiamo facendo, oltre che presentare il PROGRAMMA.
I temi su cui lavorare con proposte concrete di programma secondo me sono:
- urbanistica ed edilizia
-trasporti
- ospedali ed ASL
- scuole
- servizi sociali consultori-centri di assistenza…………(disabilita')
- cultura e spettacolo
- attivita' produttive ed occupazione
- sport e tempo libero
- problematiche ambientali in citta'
- giovani
- anziani
-sicurezza
Sono questi temi che competono alla amministrazione locale e che spesso si perpetrano anche in altre aree metropolitane.Se di altro vorremo parlare sarà per darne una ricaduta sul territorio.

Giorgio Diaferia

Secondo stime scientifiche recenti, più del 33% delle malattie nei bambini al di sotto dei 5 anni sono dovute a fattori legati all'ambiente. Prevenire l’esposizione a questi fattori di rischio salverebbe circa 4milioni di vite all’anno solo fra i bambini, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. L’analisi è focalizzata sulle cause ambientali delle malattie e su quanto le diverse patologie possano essere influenzate dall’ambiente. I dati mostrano come decessi, malattia e disabilità possano essere effettivamente ridotti ogni anno attraverso una politica ambientale adeguata. In quest'ottica, è evidente l'importanza che potrebbe avere un'informazione on-line accurata e approfondita sulle tematiche trattate . Anche la Sanità, deve riuscire a risolvere presto e bene il rapporto Ospedali-Territorio per migliorare a costi contenuti l’assistenza domiciliare così come quella nei nosocomi, puntando sempre più alla Prevenzione Primaria, grazie ad operazione educative nelle scuole dell’obbligo.Ritengo interessante l'esperienza dei country hospital, piccole e funzionali "Astanterie di Distretto" per la stabilizzazione di alcune tipologie di pazienti, non trattabili a domicilio ma non da ricovero in Policlinici.

Bernardo Ruggeri

Fisco ecologico
La crescente coscienza dell’opinione pubblica sulle tematiche ambientali, pone sempre più al centro del dibattito politico le leggi della natura e la finitezza delle risorse: materia ed energia. Il compito arduo è quello di trasformare le problematiche ambientali spesso vissute come disastri od impicci sulla via della crescita in opportunità ed occasioni di sviluppo. L’ostinazione a non voler riconoscere il sistema economico come sottosistema di quello ambientale e conseguentemente che la crescita del primo e` limitata dal secondo, porta certamente a disastri ambientali e quindi economici. La protezione dell’ambiente, la crescita economica, la giustizia e l’equità sociale sono interdipendenti e vanno perseguite con azioni politiche in maniera armonica avendo ben chiaro che non è possibile ottenere risultati duraturi e sostenibili sul lungo periodo per ognuna di esse, se le azioni sono perseguite in maniera scollegata l’una dalle altre.
Forse una breve rassegna delle differenze nella percezione del mondo tra le due culture puo` essere di aiuto nell’individuazione dei punti da cui partire:
i) gli economisti sono orgogliosi nel rilevare che l’economia mondiale dal dopoguerra ad oggi e` aumentata di 8-9 volte per quanto attiene la produzione di beni e servizi, portando lo standard di vita a livelli impensabili (inuna parte del Pianeta!);
ii) gli ecologisti rilevano come tale crescita basata sulla vendita di combustibili fossili a basso costo (nel senso che il prezzo all’utilizzatore non rispecchia i costi dovuti a disastri ambientali e quelli per la salute) porta alla destabilizzazione del clima; inoltre, essendo tale crescita non esportabile quantitativamente su scala mondiale, essa e` foriera di forte instabilita` sociale (guerre).
iii) gli ecologisti capiscono che tutte le attivita` vitali, comprese quelle economiche, dipendono da un intricato equilibrio tra milioni di specie che vivono in una circolarita` virtuosa tenuta assieme dalla catena alimentare, dai cicli geologici, dai grandi cicli dell’acqua, dai cicli dell’ anidride carbonica e quelli del clima.
iv) gli economisti, sono in grado di allocare in maniera adeguata risorse scarse mediante dinamiche di costi/prezzi e domanda/offerta, traducendo obiettivi in dinamiche politiche, cosa che qualsiasi sistema di pianificazione strategica centralizzato non e` in grado di fare, per contro sono piu` propensi ad un pensiero lineare che non circolare.
v) per gli ecologisti il progresso e` limitato dalla finitezza delle risorse naturali, gli economisti tendono a non vedere limiti, questi ultimi pongono al centro la crescita, mentre i primi la sostenibilita`.
Riusciranno questi due mondi a colloquiare? Parecchia strada e` ancora da percorrere per sviluppare appieno una economia-ecologica in grado di assicurare benessere duraturo e con molto meno petrolio. Molto dipende da grandi decisioni politiche strategiche in grado di porre al centro le questioni ambientali tali da essere coagulo di opportunità di sviluppo duraturo ed equamente distribuito. Tali decisioni se non coinvolgeranno le singole azioni quotidiane che ognuno di noi puo` compiere nella scelta di beni e servizi favorendo ed inducendo la selezione di prodotti e sistemi di produzione rispettosi dell’ambiente, risultano vane ed inefficaci. In altre parole e` auspicabile che le decisioni economiche siano armonizzate da principi ecologici, in maniera tale da sfruttare appieno le potenzialità e le opportunità che i meccanismi di mercato possono mettere in campo come strumenti di persuasione e diffusione di un diverso approccio nei confronti del “problema ambiente”.
Modalita` e specificita` del processo di sincronizzazione tra agire economico e cicli naturali sono difficili da definire in termini teorici: conta piu` l’agire, lo sperimentare, il valutare e riprovare. In tale contesto l’obiettivo è quello di iniziare una transizione da un sistema di tassazione delle rendite da lavoro e da impresa verso una tassazione di consumo di materia ed energia, a parità di pressione fiscale complessiva; ossia avviare un meccanismo di alleggerimento del carico fiscale dalle attività ed un inasprimento verso beni primari, segnatamente: acqua, aria e terra; in altri termini utilizzare la leva fiscale per orientare lo sviluppo economico verso la sostenibilità ambientale.
Azioni concrete che vadano in questa direzione possono e devono essere messe in campo fin da ora; pertanto riteniamo che il Partito nelle sue varie articolazioni, e dove è possibile fin da ora, debba:
• valutare tutte le forme di finanziamento pubblico (Regione, Provincia, Comune) con elementi premianti e penalizzanti che tengano conto di analisi costi/benefici ambientali: premiare progetti ed iniziative che a parità di prodotti e servizi forniti, lo facciano con meno materia e meno consumo di energia sia nella produzione che nell’uso del bene;
• introdurre delle forme di scarico fiscale graduale e progressivo da beni e servizi più rispettosi dell’ambiente e penalizzando contestualmente quelli che lo sono meno; in tale contesto appare già percorribile fin da ora un sistema di sgravio fiscale sul lavoro di quelle imprese che decidono di entrare nel meccanismo di Kyoto per il risparmio-conversione energetica e contestualmente un aggravio per le altre, incominciando con le quote di imposizione fiscale locali;
• particolare attenzione va rivolta al consumo energetico delle abitazioni (già oggetto di una normativa Comunitaria a partire dal 2006) in quanto quantificabile con precisione in termini di consumi energetici (gasolio, gas energia elettrica) ed altrettanto in termini di imposizione fiscale (IRPEF); una possibile via è quella di indurre azioni di risparmio energetico di qualsiasi tipo mediante la corrispondente riduzione delle tasse che gravano sui singoli e sui beni, con uguale aggravio verso soggetti che non attivino tali comportamenti virtuosi (ovviamente mettendo in atto una serie di azioni atte a tutelare le fasce più deboli, famiglie numerose, monoreddito ecc.);
• per quanto attiene le tariffe di beni e servizi pubblici (acqua, energia elettrica, rifiuti, parcheggi ecc.) va incrementato un sistema tariffario che di volta in volta scoraggi o incoraggi in maniera fortemente differenziata l’utilizzo del bene o del servizio (es. tariffe fortemente crescenti per l’uso dell’acqua al di sopra del quantitativo vitale);
• per quanto attiene al sistema dei trasporti vanno individuati dei meccanismi che in prospettiva permettano di passare dal bene mezzo di trasporto al bene mobilità; tale passaggio non è un processo privo di difficoltà e conflitti, è necessaria una grande capacità di adattamento e di flessibilità della società nel suo complesso, in particolare delle strutture produttive; un primo passo è quello di favorire i mezzi di trasporto a più basso impatto ambientale, ad esempio annullando la tassa di possesso e gravando quei mezzi che non lo sono.

In definitiva vanno ricercate tutte quelle forme di incentivazione fiscale in cui il singolo ne abbia un vantaggio economico immediato perché solo così è possibile generare un forte coinvolgimento sociale in grado di liberare risorse economiche verso tematiche di ricerca ed innovazione in grado di stimolare creatività imprenditoriale e partecipazione del mercato in tutte le sue accezioni, compresa l’allocazione di capitali verso imprese che decidono di giocarsi il proprio destino imprenditoriale sulle tematiche di innovazione eco-efficienti, sia su scala locale che globale, la cui richiesta di beni, processi ed impianti eco-compatibili è di giorno in giorno sempre più stringente.

Non vi e` piu` molto tempo a disposizione affinche` ecologisti ed economisti portino avanti un lavoro congiunto finalizzato al sostegno, recupero e mantenimento di quel capitale naturale, unico in grado di assicurare benessere e sostenibilita` durature. E` proprio il caso di dire che la parola d’ordine e` quella di contaminare le due culture: quella ambientale e quella economica. Con le parole di Weizsäcker: “il compito piu` difficile e` fare in modo che il mercato racconti la verita` ecologica”.

Alcuni esempi di azioni pratiche

Rifiuti
E’ necessario porre al centro dell’azione politica locale la definizione di “rifiuti zero”.
Creare un sistema premiante del tipo win-win: gli esercizi commerciali che pongono a disposizione del consumatore dei sistemi di raccolta degli imballaggi, ne guadagnano in quanto in quanto in maniera progressiva in base al materiale raccolto gli vien decurtata la “tassa rifiuti” all’utente finale vien decurtata parimenti la “tariffa rifiuti” in quanto produce meno rifiuti alla sua abitazione. Tale sistema va contestualizzato nei confronti di quegli esercenti e utenti che non attuano dei comportamenti “ecologicamente virtuosi”, ossia la diminuzione dell’imposizione comunale nei confronti dei primi va caricata sui secondi. In tal modo si genera una competizione “sui valori della sostenibilità”, e nel contempo si creano dei flussi “merceologicamente” adeguati per la crezione di imprese. L’ azienda rifiuti va destrutturata in piccole aziende distribuite sui quartieri (Municipi) in maniera da renderla più agile negli interventi, essenzialmente di formazione/informazione degli utenti. Eliminazione dei cassonetti dal suolo cittadino ed estensione del porta a porta all’intera città.
Bloccare la costruzione dell’inceneritore (inceneritori?) tecnologia obsoleta e generatrice di inquinanti permanenti. Le frazioni vanno valorizzate: la frazione organica va utilizzata per la produzione di bioalcool per autotrazione dei mezzi pubblici.

Acqua
Azzeramento dei profitti provenienti dalla distribuzione dell’acqua pubblica; ritorno alla struttura di Azienda Municipalizzata (processo di de-privatizzazione), la struttura di società per azioni è “pericolosa” perché è strutturalmente orientata al profitto (e l’acqua è un bene primario!) presta il fianco a politiche di “capitalizzazione” tendenti a far cassa. Il prezzo dell’acqua va calibrato rispetto ai costi “industriali” per la produzione dell’acqua potabile ed all’ammodernamento della rete di distribuzione che necessita di un intervento massiccio atto a recuperare l’acqua che ad oggi viene dispersa (valore enorme, intorno al 30% di quella immessa nella rete); le tariffe devono essere disincentintivanti: partendo da un minimo vitale (circa 150 litri per giorno per persona) a consumi crescenti tariffe crescenti, in maniera da premiare l’uso parsimonioso e disincentivare gli sprechi. Attraverso l’azienda è necessario favorire la creazione di “cisterne”, (con incentivi in conto capitale e/o con la leva fiscale locale) a livello condominiale per la raccolta delle acque piovane ed il loro utilizzo in usi non alimentare.

Casa
Vanno bloccate le concessioni edilizie per nuovi insediamenti; va favorite sia il recupero che le ristrutturazioni delle strutture esistenti utilizzando la leva fiscale locale ed incentivi diretti, attaverso una revisione del regolamento edilizio comunale: ogni nuova costruzione (su suolo già occupato) o ristrutturazione va autorizzata se l’edificio diventa “carbon free”. Va definito un piano casa di incentivi e scorpori fiscali per tutti gli interventi che producono un risparmio energetico sia di tipo passivo che attivo nelle abitazioni. Va creato un piano di intervento distribuito sul territorio cittadino che abbia come fine l’introduzione di elementi attivi di produzione di energia elettrica sia di tipo fotovoltaico che mini eolico sfruttando le superfici coperte già esistenti. La rete di distribuzione dell’energia elettrica va parzializzata almeno a livello di quartiere, in maniera da renderla “intelligente” e favorire lo scambio tra mini produttori e e/o singoli produttori. La gestione della rete di distribuzione va “restituita” ai cittadini, solo in questo caso è possibile attivare una incentivazione diretta e tariffaria dell’energia elettrica in grado di favorire l’uso di risorse rinnovabili. Il finanziamento per tali azioni va attinto dagli utili e dalle casse di IRIDE.

Energia e trasporti pubblici
Va immediatamente avviata una politica di trasporti che: disincentivi in maniera forte (vedi Londra) l’utilizzo del mezzo privato con una forte spinta al potenziamento del mezzo pubblico, intermini di servizi offerti ai singoli verso i grandi centri: scuole, ospedali, università, politecnico, centri di eventi fiere ecc. Va attuata una politica di trasporto pubblico che gradualmente nel tempo porti a rendere sostanzialmente gratis il mezzo pubblico (es. Hamburgo 1,30 € per 4 h) in maniera da renderlo effettivamente competitivo, insieme all’aumento delle frequenze ed all’intermodalità (ferrovia, metropolitana, bus, bicicletta). I mezzi di trasporto pubblico vanno trasformati in maniera da avere, dopo un periodo di transizione: tutti mezzi pubblici ad energia rinnovabile. L’energia elettrica va prodotta da fonti rinnovabili, va completata la trasformazione a metano dei bus e vanno alimentati dal gas di discarica di Basse di Stura, che è in grado di fornire combustibile per autotrazione almeno per i prossimi 20 anni. Mai più parcheggi in centro! I parcheggi vanno creati all’ingresso in città (di interscambio) con tariffe simboliche far favorirne l’uso massiccio. Va creato un sistema di trasporto su bici che nel tempo dovrà diventare il mezzo di trasporto più usato, creando piste ciclabili protette e sicure. Va creato un sistema pubblico di trasporto per le scuole (scuola bus) con sistema di prelievo “porta a porta” e tariffe differenziate rispetto alla distanza. Va attuata una politica di incentivazione per il rinnovo del parco taxi per arrivare alla loro trasformazione in veicoli elettrici; vanno creati dei “distributori” di energia elettrica (carica batterie) sul suolo cittadino prodotta con pannelli fotovoltaici, ad un prezzo al di sotto dei carburanti petroliferi.