giovedì 30 giugno 2011

NIENTE PENSIONE A VITA AI POLITICI DOPO 1 LEGISLATURA

http://www.firmiamo.it/

Qualche settimana fa c'era un articoletto che spiega il Parlamento ha votato all'UNANIMITA' e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa € 1.135,00 al mese.

Inoltre la mozione è stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.

STIPENDIO Euro 19.150,00 AL MESE

STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese

PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)
RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 2.900,00 al mese


INDENNITA' DI CARICA (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00)
TUTTI ESENTASSE
+

TELEFONO CELLULARE gratis

TESSERA DEL CINEMA gratis

TESSERA TEATRO gratis

TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANAgratis

FRANCOBOLLI gratis

VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis

CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis

PISCINE E PALESTRE gratis

FS gratis

AEREO DI STATO gratis

AMBASCIATE gratis

CLINICHE gratis

ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis

ASSICURAZIONE MORTE gratis

AUTO BLU CON AUTISTA gratis

RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00). Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi ( 41 anni per il pubblico impiego !!!)

Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)

La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.

La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!

Far circolare. Si sta promuovendo un referendum per l' abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari............. queste informazioni possono essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani......

PER FAVORE CONTINUATE LA CATENA.

sabato 25 giugno 2011

LINEA 4 SINO A STUPINIGI una necessità ormai indispensabile di Giorgio Diaferia



A soli dieci chilometri da Torino, sorge la palazzina di Stupinigi, eretta nella prima metà del XVIII secolo dall'architetto Juvarra. La dimora di caccia e villeggiatura, voluta dai Savoia, è il nucleo attorno al quale si sviluppa il parco naturale. A poca distanza dalla palazzina, che oggi ospita il Museo d'arte e Ammobiliamento, si trova il Castelvecchio, antico maniero medievale in buono stato di conservazione.Per chi viene da Torino o giunge in città con la tangenziale che collega le principali vie di comunicazione autostradale, Stupinigi é raggiungibile imboccando la SP per Orbassano.E' possibile inoltrarsi all'interno dell'Area Protetta a piedi, a cavallo o in bicicletta seguendo il tracciato delle storiche rotte e sostando di tanto in tanto presso i rondò. Un ampio parcheggio per automezzi, panche, tavoli per pic-nic, attrezzature per l'allenamento dei cavalli, una fitta rete di stradine in terra battuta, consentono di visitare il Parco e di trascorrere piacevoli ore all'aperto.
Manca un collegamento diretto e veloce per Stupinigi, dove si stanno predisponendo nuovi posti ristoro, iniziative turistiche e sportive e dove non mancheranno iniziative culturali, musicali per pubblici diversi. La nostra associazione in collaborazione con l'associazione nazionale V.A.S. (VerdeAmbiente e Società),lancia quindi un appello alla Direzione di GTT affinchè predisponga al più presto il prolungamento della linea tranviaria 4, che attualmente fa capolinea in piazza Caio Mario a pochissimi kilometri dalla Palazzina stessa. Già in settimana partirà una raccolta firme e verranno predisposti incontri con i Sindaci dei comuni interessati.
Per info scrivete a www.torinoviva.it

I PRESIDIANTI NO TAV DELLA MADDALENA DI CHIOMONTE DIFENDONO LA LEGALITA’ La redazione: Ambiente Valsusa Scrivi a: info@ambientevalsusa.it

Spieghiamo perché, chiarendo una volta per tutte che non si oppongono solamente ad un’opera inutile ma anche ad una procedura autorizzativa che secondo noi non rispetta le vigenti leggi.
Altri e più complessi discorsi sono quelli sul modello di sviluppo, sull’autodeterminazione delle popolazioni, sull’evidente inutilità dell’opera, sui suoi costi economici insostenibili per il nostro Paese, sui motivi per cui grandi partiti e grossi industriali vorrebbero ristabilire il loro potere a forza di carabinieri e polizia in tenuta antisommossa.
Presto qualcuno potrebbe farsi male alla Maddalena, conosciamo i metodi imposti alle forze dell’ordine, già sperimentati al Seghino, a Venaus, alla stazione di Avigliana in occasione della protesta antinucleare. I presidianti della Maddalena sanno a cosa vanno incontro, e conoscono bene quali sono i motivi che li obbligano a presidiare. Molti cittadini però probabilmente non sanno che costoro presidiano anche la legalità. In questo senso sono persone speciali. Utilizzano la non violenza, la comunicazione, il dialogo, perfino la preghiera, eppure sono descritti come pericolosi antagonisti. A cosa si oppongono specificatamente in quel di La Maddalena?

IL CIPE ha approvato il progetto di una galleria di servizio di 6.30 metri di diametro, con occupazioni temporanee e sistemazione dei luoghi occupati a fine cantiere, ma se iniziassero i lavori si realizzerebbe una galleria di servizio di 9 metri di diametro, con occupazione permanente dei territori: quindi un’opera del tutto difforme da quella autorizzata, che non ha assolutamente le caratteristiche di “cunicolo esplorativo”.
Di conseguenza la procedura VIA sull’opera autorizzata non rispecchia la realtà dell’opera che si vorrebbe iniziare.

Inoltre lo spezzettamento del progetto da Settimo Torinese a Lyon in tre diverse parti, con diverse procedure VIA non cumulative e la suddivisione ulteriore della procedura VIA per la parte internazionale in altre due parti (cunicolo e tunnel di base anche in questo caso non considerate come somma degli impatti), peggiora la possibilità di intuire la situazione reale di impatto ambientale, compromettendo la regolarità di tutta la procedura autorizzativa.
Va anche detto che l’impatto di una galleria geognostica eventualmente sommato a quello del tunnel è ben diverso dall’impatto di un tunnel sommato ad una sua ulteriore galleria di servizio che è l’opera che in realtà realizzare.

Se si fosse voluto agire correttamente si sarebbe dovuto realizzare un’unica procedura di VIA riguardante l’intera linea ad AV/AC da Torino a Lione, o almeno complessiva su tutto il territorio italiano. Non lo hanno voluto fare, forse perché gli impatti cumulativi avrebbero obbligato a rinunciare all’opera. Per lo stesso motivo probabilmente non è mai stata considerata l’opzione zero.

In questo discorso tecnico che la nostra redazione Vi sottopone è esclusa la questione del rapporto Costi/Benefici dell’opera che volutamente non è mai stato affrontato dai proponenti in modo serio e scientifico, meno che mai sul lungo periodo o considerando i reali flussi di traffici. In sostanza, non risulta in alcun modo il beneficio di ordine sociale ed economico proveniente dalla realizzazione del cunicolo, e di conseguenza non è stato possibile per i proponenti dimostrare che il beneficio risulti superiore al valore della perdita eco sistemica provocata dalla sua realizzazione.

Dunque adesso tutti comprenderanno che l’intervento progettato da LTF e sottoposto in data 17 maggio 2010 a VIA non è un cunicolo geognostico, bensì, una vera e propria discenderia a servizio del cantiere del tunnel ed alla sicurezza della linea in progetto.

Ad ulteriore conferma dell’illogicità e carenza istruttoria che affliggono la delibera autorizzativa CIPE, si annota il numero e la portata delle prescrizioni della Regione e del CIPE stesso, che in pratica sono l’ammissione della superficialità degli studi effettuati, il che comporta una mancanza di tutela preventiva dell'interesse pubblico e ambientale, con conseguenze sociali ed economiche incalcolabili.
Non si può poi tacere l’affermazione provata da atti scritti dagli assessorati trasporti ed ambiente della Regione Piemonte secondo cui il “cunicolo esplorativo” ha anche l’utilità di consentire di sperimentare la cosiddetta “Talpa” poiché nelle montagne del massiccio d’Ambin non è mai stata utilizza neppure per le discenderie francesi. Dunque siamo ad una primordiale sperimentazione, alla faccia dei proclami sulla fattibilità dell’opera, sui tempi di cantiere, e sulla valutazione attendibile dei costi economici, tutti caricati sulla collettività, poiché anche il contributo europeo deriva da tasse pagate dai nostri cittadini.

Una delle dimostrazioni più lampanti che la progettazione è sommaria ed incompleta è che nell’asseverazione dei costi del 21 ottobre 2009, sottoscritta dal Presidente e legale rappresentante Raulin Patrice Raymond, si dichiara che il valore delle opere è pari a € 164.342.457,74, mentre nella dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, sottoscritta dall’Arch. Pietro Romani, in qualità di coordinatore e responsabile scientifico dello SIA, relativo alla Maddalena, si legge che il valore delle opere desumibile dai progetti è pari ad € 165.050.534,54. Si tratta di 700.000 Euro di differenza che chiariscono l’approssimazione dei costi, dei progetti, e dei responsabili legali di quest’opera.

L’affidamento a CMC della realizzazione del cunicolo di Maddalena “in sostituzione di altra opera definita dai progettisti “paritetica”, quale il cunicolo di Venaus definendo i lavori a Maddalena di Chiomonte una “variante tecnica”, rispetto a Venaus risulta in effetti null’altro che un escamotage per eludere l’obbligo di una nuova gara a livello europeo e contemporaneamente, a distanza di 5 anni, evitare il pagamento delle penali dovute alla CMC per la mancata realizzazione del primo cunicolo.
Abbiamo già spiegato che i due cunicoli progettati, quello di Venaus e di Maddalena hanno caratteristiche, ubicazioni, pendenze, impianti, del tutto difformi. Infatti, anche l’importo dei contratti relativi sono diversi: il “cunicolo geognostico” di Venaus costava 84.342.414,21 euro, mentre quello di Maddalena, sempre a preventivo, costerebbe il doppio: 164.342.457,74 euro. Dire che si tratta della stessa opera è tentare di prendere in giro i contribuenti italiani ed in particolare quelli valsusini che conoscono benissimo il territorio ed il valore dei propri risparmi.

Come se non bastasse abbiamo annotato che a fronte di una valutazione positiva del progetto da parte del CIPE, per La Maddalena sono presenti tali e tante prescrizioni, spesso contraddittorie tra di loro, da delegittimare nei fatti tale valutazione dei costi e le autorizzazioni del CIPE stesso. In questo senso sia la Comunità Montana che le associazioni ambientaliste hanno preparato le loro osservazioni ed i vari ricorsi legali. Se non lo avessero fatto sarebbero risultati complici di una potenziale ed enorme truffa ai danni dello Stato!
D’altra parte le stesse prescrizioni imposte dal CIPE paiono fungere, in realtà, quali necessarie integrazioni ad un progetto incompleto al fine di renderlo approvabile in una fase successiva alla presentazione stessa, con prescrizioni peraltro basate in parte su studi mai realizzati e che nel caso lo fossero abbisognerebbero di anni di indagini approfondite. Questa procedura prescrittiva da parte del CIPE rischia peraltro di delegare alla fase esecutiva attività proprie della progettazione definitiva. Insomma il progetto è e resta incompleto e la procedura autorizzativa utilizzata non rispetta la legge italiana e comunitaria.

Il CIPE tra l’altro non ha neppure tenuto conto della modifica normativa introdotta nel 2010 riguardante le norme sulle terre di scavo. Ciò è particolarmente grave dal momento che nello stesso testo delle prescrizioni si legge, senza alcun margine di dubbio, come all’interno della galleria geognostica, siano rinvenibili materiali radioattivi e/o contaminati da uranio, unitamente a smarino con possibile presenza di amianto.

Queste sono alcune sintetiche ragioni per cui riteniamo che i presidianti compiano un’azione di civile protesta, peraltro su terreni privati, con accesso da strade private, autorizzati in questo dai proprietari stessi, mentre gli amministratori pubblici che frequentano ed appoggiano i presidianti svolgono a pieno titolo il loro ruolo, lo stesso stanno facendo i proprietari delle proprietà attraverso le procedure di ricorso legale all’occupazione dei terreni.
Qualcuno, non informato sulla realtà dei fatti o interessato ad aprire il rubinetto dei finanziamenti pubblici di una futura Salerno Reggio Calabria quello che in questa nota chiariamo potrà anche non piacere, ma la realtà non si cambia con gli slogan e le denigrazioni, meno che mai facendo finta di ignorare la verità. La redazione del nostro sito non può far altro perciò, ancora una volta, che ringraziare sentitamente tutti coloro che nel segno della non violenza, della determinazione e del rispetto delle idee altrui pretende che anche le proprie siano rispettate, insieme alle leggi di questa nostra Italia.

Valle di Susa, 23 giugno 2011

sabato 18 giugno 2011

Referundum OK avanti tutta di Alfiero Grandi

Il quorum nei referendum è stato raggiunto abbondantemente. I Si al 95 % sono la maggioranza assoluta delle elettrici e degli elettori italiani. E’ una grande vittoria per il merito dei quesiti referendari (acqua bene pubblico, no al nucleare e no al legittimo impedimento) e questo risultato avrà conseguenze politiche.

Anzitutto i referendum sono tornati ad essere una via per compiere scelte politiche. Quanti hanno guardato storto alla promozione dei 4 referendum, sottolineando che il quorum era mancato da quasi 20 anni, ora dovranno ricredersi. Così i referendum, pur così diversi, hanno convissuto egregiamente. E’ stata sottovalutata la crescente divaricazione tra rappresentanti e rappresentati. All’inizio sembrava esserci rassegnazione. In realtà pian piano è cresciuta la volontà degli italiani di tornare a decidere e a questo risultato ha certamente contribuito il valore generale di quesiti referendari come quelli del 12/13 giugno. Il referendum è tornato ad essere una modalità possibile di partecipazione alle decisioni, malgrado i limiti dell’attuale legislazione che li regola. L’irruzione della volontà delle elettrici e degli elettori nella scena politica è sempre un fatto di grande rilievo. Oggi ancora di più.

A sinistra non sempre c’è stata simpatia per lo strumento referendario. Tuttavia ora è bene che ci si renda tutti conto che questo strumento di partecipazione può essere prezioso e che fortunatamente questa volta l’opposizione ha deciso – anche se talora con fatica – di appoggiare i referendum abrogativi del 12/13 giugno. Naturalmente è bene evitare il ritorno alle esagerazioni che in passato hanno logorato lo strumento referendario.

Non si può negare che l’opposizione in questa fase fatica a scegliere con chiarezza gli obiettivi. Troppe volte su punti essenziali ci sono state linee diverse, qualche volta fino alla paralisi. I referendum, infatti, aiutano a scegliere con chiarezza. E’ una novità importante che può contribuire a ristabilire un rapporto con l’elettorato, in particolare con quello più giovane. Altrimenti la convinzione di avere vinto da soli, senza i partiti, che hanno in tanti tra i giovani referendari potrebbe diventare una frattura incomponibile. Forse in questa fase politica è l’ultima possibilità di ristabilire un rapporto costruttivo.

Nei referendum c’è anche un elemento costrittivo. Quanti hanno preso l’iniziativa hanno costretto tutti a ragionare sulla base politica offerta dalla loro iniziativa e il resto dei soggetti ha dovuto collocarsi di conseguenza. In altre parole ha giocato di rimessa. Non a caso all’atto della promozione dei referendum si sono sentiti giudizi critici verso i promotori.

Senza un’iniziativa che rompesse gli indugi saremmo mai arrivati a decidere il referendum abrogativo sul nucleare ?

L’esito dei referendum ha anche conseguenze sul quadro politico. Non tanto perché ci sia un automatismo tra esito dei referendum e tenuta del Governo. Quanto perché oggettivamente gran parte dei provvedimenti legislativi oggetto di referendum sono il prodotto dell’azione del Governo. Il nucleare, ad esempio, è stato presentato come il portabandiera di una nuova era energetica in Italia. Il legittimo impedimento è stato approvato nell’interesse diretto del Presidente del Consiglio. La privatizzazione della gestione dell’acqua una scelta definita storica dal Governo. Più di così !

Difficile negare che il Governo ci ha provato e gli è andata male. Per di più il centro destra ha registrato su questi importanti argomenti una spaccatura tra chi voleva ostacolare i referendum per difendere le scelte del Governo e chi invece ha deciso autonomamente di schierarsi contro le scelte del Governo, su uno o più quesiti.

Del resto il centro sinistra da solo non arriva a oltre 27 milioni di voti.

Il centro sinistra ha obiettivamente acquisito più forza, il centro destra si è indebolito, come del resto il Presidente del Consiglio. Che da questo si arrivi direttamente alla crisi di Governo è un altro discorso.

Tanto meno da questo discende automaticamente che l’alternativa politica sia già pronta. Se la si vuole occorre prepararla.

Gli argomenti referendari sono punti politici di prima grandezza, tuttavia per quanto siano importanti un programma di Governo richiede qualcosa di più. La questione torna ad essere quindi la necessità di utilizzarne le potenzialità che si sono create per porre con forza il problema del programma politico alternativo oggi possibile.

Occorre predisporre, senza indugi, la proposta di schieramento e di linea politica da cui fare scaturire anche la scelta della leadership, in modo da mettere l’opposizione attuale in grado di rendere credibile un’alternativa politica. Per quanto importanti i referendum non bastano, ad esempio, a prefigurare risposte di politica economica e per l’occupazione che oggi sono certamente centrali.

I referendum obbligano ad andare a una nuova fase di iniziativa politica, pena il suicidio politico dell’opposizione. Del resto le elezioni amministrative e i referendum hanno reso chiaro che la disaffezione dell’elettorato dal voto è superabile a certe condizioni. Prima condizione candidature credibili. Seconda condizione un programma realmente alternativo, coraggioso, netto, superando definitivamente la rincorsa al centro che tanti danni ha fatto all’attuale opposizione politica.

La costruzione di una piattaforma politica alternativa non è più rinviabile. Del resto non a caso l’argomento principale di chi non vuole che cambi il quadro politico è che l’opposizione non è pronta, non ha una leadership e a questo proposito occorre evitare di continuare a cadere nella trappola della destra sulla presunta assenza di una candidatura forte dell’opposizione. Avere posizioni diverse, ricomposte in un programma che salda una coalizione alternativa, può essere un punto di forza non una debolezza.

Alla crisi della destra non corrisponde ancora un’alternativa credibile. Lo stato di necessità in realtà c’è già perché se le misure economiche di cui si parla diventeranno realtà le conseguenze sociali sranno pesantissime. Non può più esserci mera attesa del crollo dell’avversario politico, occorre crearne le condizioni. Ora.

venerdì 17 giugno 2011

BASTA TAGLI, ORA DIRITTI! Presidio regionale h.17.30 P.zza Castello davanti al Palazzo Regionale.


BASTA TAGLI, ORA DIRITTI!
Sussidiarietà, non scaricabarile!


PRESIDIO REGIONALE CONTRO I TAGLI AL WELFARE

TORINO – PIAZZA CASTELLO
LUNEDI 20 GIUGNO ore 17.30
(angolo via Garibaldi)

SILENT FLASH MOB alle h 18.30:
Tutte e tutti rivolti verso la sede della Giunta Regionale in silenzio ci benderemo gli occhi con un foulard o una sciarpa.

Terra Del Fuoco ha sottoscritto l'appello del Forum Terzo Settore, nell'ambito della campagna "I diritti alzano la voce" contro il disinvestimento nel campo del welfare. E Lunedì 20 giugno parteciperà al presidio straordinario di piazza Castello (Torino).

Il nostro Paese sta attraversando una grave crisi, che ha portato via posti di lavoro e risparmi, in molti casi spingendo persone e famiglie verso la povertà e l’insicurezza.
Nonostante le difficoltà molti hanno continuato a lavorare per mantenere la coesione sociale e per garantire che i problemi comuni non producessero lacerazioni sociali né condannassero molte persone ad essere marginalizzate. A fronte di questo il Governo ha continuato ad operare tagli massicci alla spesa, riducendo e talvolta azzerando le risorse per il sociale.
Nel 2008 i fondi nazionali per le politiche sociali erano oltre i 2,5 miliardi, nell’anno 2011 ammontano a soli 538 milioni di euro: un taglio dell’80%. Ciò significa riduzioni e chiusure di servizi, diritti negati ai cittadini, rischio di disoccupazione per molti lavoratori e per tante persone svantaggiate, e problemi che tornano a scaricarsi per intero sulle famiglie.

Ora è venuto il momento di dire basta. Sosteniamo la centralità della persona e crediamo nella possibilità di dare voce a ciascuno dando opportunità e garantendo diritti.
Affrontare la crisi solo “tenendo a posto i conti”, senza affrontare riforme e investire in ciò che garantisce un autentico sviluppo è suicida e condanna l’Italia al declino.

Il Terzo Settore non chiede per sé, ma per tutti i cittadini, a partire da quelli più in difficoltà esclusi dalla comunità oppure a rischio di esclusione. E, prima di chiedere, offre il suo contributo di azione volontaria, di professionalità sociale, di innovazione a fianco delle persone.
Le politiche sociali sono un investimento nel futuro del Paese, tanto più preziose quanto più esso è in difficoltà. Eppure l’Italia investe in esse meno di quanto si investa nel resto d’Europa. Anzi le considera un costo e le taglia senza criterio.
La nostra capacità di tirare la cinghia e di trovare soluzioni dignitose per assicurare diritti alle persone si sta esaurendo: senza un cambiamento si avvia la liquidazione del welfare italiano e si cancellano i tanti sforzi fatti per costruire sussidiarietà.

Governo, Regioni ed Enti Locali debbono fare ciascuno la propria parte e decidere quale futuro vogliono per il nostro Paese. Noi abbiamo fatto e faremo la nostra parte, ma non vogliamo essere presi in giro.

LUNEDI' 20 GIUGNO 2011 - TORINO, PIAZZA CASTELLO
dalle ore 17.30 alle ore 19.30 si terrà il Presidio regionale promosso da
- Forum del Terzo Settore in Piemonte
- Campagna “I Diritti Alzano la Voce”
a sostegno della Campagna di mobilitazione nazionale.

giovedì 16 giugno 2011

MA LA TAV A CHI SERVE?

carissimi,
in questo momento felice per l'esito dei referendum siamo giustamente
contenti e rilassati per il risultato ottenuto dall'azione delle
numerosissime associazioni e dalla generosità dei cittadini. Naturalmente,
congratulazioni e ringraziamenti sentiti a coloro i quali hanno contribuito
a questo risultato passando parola! :-) :-) :-)

Nondimeno le emergenze non sono finite ed è proprio in questi giorni che si
gioca una partita importantissima di democrazia, in Valsusa.

Entro la fine di giugno i proponenti della linea AV Torino-Lione vogliono
far partire i lavori alla Maddalena di Chiomonte per cominciare a intascare
i fondi dell'Unione Europea. Per inciso i fondi dell'Unione Europea,
sbandierati come "carta moneta gratis" sono fondi creati con le nostre
tasse, sono soldi nostri.

In questo stesso momento uomini e donne, anziani, giovani, sono alla
Maddalena a presidiare il territorio, a lottare per tutti, non solo per se
stessi o per la loro valle.

So che molti sono scettici sulle effettive ragioni del movimento no tav, ma
invito queste persone ad andarsi a documentare grattando un po' più in
profondità della vernice con cui viene propagandata "la Grande Opera" (da
alcuni giustamente ribattezzata "la Grande Cazzata"). Dalla parte dei
favorevoli a priori se ne sentono di tutti i colori, come il generico
sbraitare al progresso, come le "le suggestioni sul futuro...", come "e se
Cavour non avesse fatto il Fréjus dove saremmo adesso" (appunto, Cavour ha
fatto bene a fare un traforo, perché non c'era: ora c'è!), o come "saremo
tagliati fuori dall'Europa" (con una linea ferroviaria, un'autostrada e due
statali, tutte già ora nella stessa valle?), o anche "le grandi opere
producono benessere" (e se invece producessero depressione, drenando enormi
quantità di denaro e spendendolo per opere inutili, fatte da imprenditori
amici di potenti? Invece di tartassare le imprese e i cittadini di tasse,
non si potrebbe spendere meno e più oculatamente?).

Da parte di quelli acriticamente a favore dell'opera si sentono tanti
slogan, anzi, si sentono solo slogan, e non potrebbe essere altrimenti. Se
si studia la questione con meno superficialità e si considerano le cose per
come sono, i flussi di traffico prima di tutto, ad una seria analisi
trasportistica, e a una seria analisi costi-benefici quest'opera
semplicemente non sta in piedi. Invito caldamente le persone convinte che "
il trasporto ferroviario è un bene" ad approfondire la questione.

Che il trasporto su ferrovia sia un bene siamo tutti d'accordo.

Che la linea ferroviaria Torino-Lione sia utile sono d'accordo praticamente
solo quelli che ci lucrerebbero.

Uno dei primi effetti delle enormi spese per questa opera inutile sarebbe
proprio l'impossibilità di investire in treni nuovi, puliti ed efficienti
per i pendolari, quello di cui più c'è bisogno per lo sviluppo del
trasporto ferroviario.
Alcune delle ragioni contro l'opera sono esposte nel volantino allegato.
Sempre sul volantino trovate indirizzi di siti web con valanghe di
informazioni. Questo per la parte no tav. Se volete un'informazione si tav
potete anche trovarla, e vi chiedo di perdere un'ora del vostro tempo ad
analizzare le ragioni dei due schieramenti, il livello di profondità dei
ragionamenti (dati scientifici, calcoli ingegneristici, calcoli economici,
slogan) e poi di scegliere.
Non si può stare fuori da questa questione, dire "non mi riguarda, io abito
ad Ancona". Siamo tutti coinvolti, come direbbe De André. Tutti paghiamo le
tasse ed è con le nostre tasse che si intende finanziare quest'opera
inutile e devastante.

Tutta questa cosa nasce da una "piccola, banale omissione" iniziale: non è
mai stata veramente presa in considerazione la domanda "quest'opera ci
serve?". Si è cominciato a dire, tanti anni fa, che l'opera si doveva fare
e basta. Cosa sia successo in seguito lo sapete, con la grottesca
messinscena dell' "Osservatorio per il TAV" che conteneva solo persone a
favore dell'opera, i proponenti e una minoranza di sindaci.
Come si può tollerare in una democrazia, nel giugno del 2011, che ogni voce
di dissenso sia esclusa dal dibattito?
Eppure è così, avrete visto anche voi a maggio i sindaci della Valsusa a
Roma dietro le transenne, esclusi da ogni considerazione, mentre la
riunione al ministero del lavoro coinvolgeva solo persone a favore
dell'opera. Basta questo, a dare la misura di come si sta distorcendo la
democrazia in Italia, in questo stesso momento!

Invito tutti ad andare sul sito notavtorino.org e ad aderire all' "Appello
per la democrazia e il rispetto della legalità in Val di Susa" che trovate
sul sito in prima pagina. E' molto importante dimostrare la propria
presenza vicino al movimento. L'hanno già fatto in molti, cittadini e
associazioni, possono e devono farlo molti altri.

Invito chi abitasse vicino a Torino a salire alla Maddalena per far sentire
la propria vicinanza al movimento. E' un'esperienza bellissima di impegno
civile. Si parla, ci si confronta, si ascolta musica, si beve una birra in
amicizia. Si partecipa.

Qui sotto, copio e incollo la lettera aperta di una vedova a Fassino,
comparsa da pochi giorni sul web. E' un invito alla riflessione. Ma anche
all'azione.

Fate circolare questa mail, e agite.

grazie

Stefano

Liste bloccate e premio di maggioranza: al via la campagna referendaria contro il "Porcellum" di Antonella Loi

www.tiscali.it
Prossima stazione "Porcellum". Non c'è dubbio che l'intento sia quello di sfruttare la scia positiva dei referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento. "I cittadini ancora protagonisti" contro (o in aiuto) dei partiti che, giunti ad una situazione di stallo parlamentare e di governo, poche o nulle possibilità hanno di mettere mano alla contestata legge elettorale. Quella, per intenderci, tanto odiata e che lo stesso firmatario Roberto Calderoli definì "una porcata". Quattro punti nevralgici, liste bloccate, premio di maggioranza, deroghe alla soglia di sbarramento, obbligo di indicazione del candidato premier, e una serie di membri autorevoli (Sartori, Hack, Abbado, Ambrosoli, Accardo, solo per citarne alcuni) a fianco al Comitato per il Referendum sulla Legge elettorale che stamattina a Roma ha lanciato la campagna per la raccolta delle firme "Io firmo riprendiamoci il voto". Obiettivo 500mila sottoscrizioni entro settembre, "facilmente raggiungibile" è la convinzione. Insomma, ancora una volta dove non arriva la politica interviene il popolo? "Gli ultimi referendum hanno dimostrato che quando i questiti sono significativi la risposta c'è", spiega Stefano Passigli, docente di Scienza politica all'Università di Firenze e redattore dei quesiti sulla legge elettorale. Indubbio che il referendum sia uscito rafforzato "dopo molti anni di abuso", ma quello che serve per raggiungere il quorum, spiega ancora Passigli già appassionato referendario - sua l'idea di qualche anno fa del Comitato per l’astensione -, è che "i temi siano importanti e significativi".
E questo sembra proprio il caso della legge elettorale del 2005.
"Sicuramente. La legge elettorale in passato ha visto una serie di veti incrociati tra i partiti, più che legittimi, alla luce dei diversi interessi dei partiti. La nostra non è però una via antipolitica e anzi questa volta sembra che i partiti abbiano riscoperto il tema con la convinzione che il 'Porcellum' sia una pessima legge. Speriamo che ritrovino in Parlamento la via di un consenso ampio per poterla modificare. Ma se così non fosse comunque va modificata perché l'attuale legge-porcata di Calderoli non è assolutamente adatta e non raggiunge nessuno degli obiettivi che si propone, anzi è dannosa".
Il comitato chiede la modifica di quattro punti, tra cui il capitolo sulle liste bloccate che sta molto a cuore alla gente.
"Chiediamo che si torni alle preferenze. Ma molto importante è anche il punto sul premio di maggioranza che permette a forze che hanno non più del 35-40 per cento dei voti di ricevere il 55 per cento dei seggi e con questi numeri alla Camera si ha non solo il potere di eleggere il presidente della Repubblica, ma anche della Camera, del Senato e di tutte le autorità indipendenti. Cioè con il 35 per cento dei voti si arriva al controllo di una serie di istituzioni di garanzia che sono fondamentali. Non c'è quindi solo da ridare ai cittadini il loro diritto di scegliere chi vogliono eleggere ma anche mettere in sicurezza il nostro sistema istituzionale e le nostre istituzioni di garanzia rispetto ad una maggioranza che potrebbe diventare dispotica, una maggioranza parlamentare che non è maggioranza nel Paese".
Se il referendum dovesse passare, l'attuale legge verrebbe svuotata e quindi ci troveremmo davanti ad un sistema proporzionale puro. E' giusto?
"Sì, ma poi il Parlamento può intervenire e modificare il testo come vuole. Perché i sistemi proporzionale o maggioritario vanno visti nei dettagli perché un sistema può essere molto proporzionale o poco proporzionale. Il Parlamento può per esempio reintrodurre elementi di maggioritario perché nei collegi grandi sono rappresentate anche le forze piccole, nei collegi piccoli invece emergono solo i partiti maggiori, c'è cioè un effetto maggioritario che dipende dall'ampiezza dei collegi. E si arriva ad un sistema proporzionale, certo ma del resto lo è anche questo".
I tempi sono stretti, troverete l'appoggio dei partiti su questo referendum?
"Abbiamo già riscontrato molto interesse intorno a questa materia. Poi ogni partito cerca di avere una legge elettorale tagliata il più possibile sui propri interessi e questa è la ragione per cui non riescono a dialogare sulla legge elettorale. Questa volta però o trovano un punto di compromesso oppure si arriverà a una proposta referendaria che molti definiscono interessante. Ma noi cerchiamo i consensi nella popolazione e la reazione è già molto positiva".
Non vi aspettate l'appoggio dichiarato di qualche partito?
"No, piuttosto da parte di associazioni e movimenti, magari da pezzi di partito ma non ci sarà appoggio dichiarato. Se poi arrivano, tanto meglio ma nella base di molti partiti sappiamo che c'è forte appoggio".
16 giugno 2011

martedì 14 giugno 2011

TORINO VIVA SI RIUNISCEGIOVEDI' 23 Giugno alle ore 18.00 alla Sala di San Filippo Neri via Maria Vittoria n.5







Care Amiche ed amici, è con viva soddisfazione che vi invito a partecipare alla prossima riunione della Nostra Associazione che vedrà la presenza di Emanuela Rampi(www.emanuelarampi.blogspot.com) neoeletta consigliera di opposizione alla Circoscrizione 1. Questa mail viene da me inviata ad amici, simpatizzanti,conoscenti e vuole essere un moltiplicatore di consensi poichè Torino Viva è e resta un'associazione politica-culturale per la promozione dell'ecologia della politica e della vita più in generale. Noi siamo e vogliamo essere Ecologisti e non ex VERDI, ex ROSSI o solo Ambientalisti. Ma pensiamo e propuniamo anche un Socialismo reale e maturo attento ai bisogni dei giovani e dei meno giovani e delle persone in difficoltà. Presto saremo chiamati a nuove scadenze elettorali e lo potremo fare con analoghi buoni risultati, solo se ci saremo rinforzati, strutturati e tutti avremo preso coscienza della nostra piccola forza, che oggi è un pò meno "piccola". Dovremo pensare ad inserire ESPERTI nelle commissioni Circoscrizionali,( i moduli sono già pronti), occorrerà valutare tutti insieme il rapporto con Alleanza Ecologica, con API e con altre forze politiche che molto ci hanno cercato in questa fase e che continuano a cercarci. E' poi necessario aprire una finestra verso il capogruppo di Alleanza Civica l'avvocato Musy ed anche con il neoeletto Sindaco, on. Piero Fassino. Cercheremo anche di far riprendere il dialogo con i "Costituenti Ecologisti" e con il Movimento 5 Stelle ed altri . Fate girare ad amiche ed amici questa mail, è molto importante che altre ed altri tra di voi si confrontino con TOW e ci diano il loro appoggio. Partecipate con entusiasmo e con proposte concrete. A breve vorremmo organizzare un Dibattito sui Referendum, così brillantemente vinti.

L'Incontro si terrà GIOVEDI' 23 Giugno alle ore 18.00 alla

Sala di San Filippo Neri via Maria Vittoria n.5


Non Mancate e passate parola, sarà l'occasione per ripartire tutti insieme
Giorgio
www.torinoviva.it
www.torinoviva.blogspot.com

lunedì 13 giugno 2011

Quorum Raggiunto e 4 SI schiaccianti ed ora? Di Giorgio Diaferia

Una vittoria schiacciante, oltre il 57% la percentuale dei votanti ed il quorum ampiamente superato, anche senza i voti dei residenti all'estero. E' la seconda volta in poche settimane che il Governo e la sua maggioranza vengono fatti oggetto di una profonda insoddisfazione da parte dei cittadini. C'è però da domandarsi ed ora? Certo le energie rinnovabili avranno una grande ulteriore espansione ( la Borsa ha dato chiari segni in tal senso), ma dovranno essere "governate" per evitare mostruosità eoliche , megacentrali a biomasse o pannelli fotovoltaici che rubano terreno agricolo. Chi governerà tutto ciò? L'attuale maggioranza che un pò in ritardo ha dichiarato di lasciare libertà di voto, salvo consigliare vivamente di NON andare a votare; il Terzo Polo che ha spinto per l'andare a votare ma indicava 2 SI e 2 NO ed è quindi stato pesantemente battuto dai cittadini(un brutto segno per un partito che ancora non c'è) ed infine la sinistra ed il centro sinistra che ha vinto ma non sa trovare una maggioranza non litigiosa ed in grado di governare il paese ed il necessario ed urgente cambiamento.Staremo a vedere, ma il Paese ha dato segni di assoluta vitalità, occorre saperli raccogliere ed in fretta.

Comitato “TORINO – Salviamo la Mole”



www.salviamolamole.altervista.org

Buongiorno a tutti. Grazie per il vostro sostegno. Fino ad oggi abbiamo raccolto quasi 1.100 adesioni, tra il blog e i fogli di carta.

Iniziamo oggi a raccogliere le firme per la PETIZIONE AL COMUNE DI TORINO, per portare alla discussione del Consiglio comunale la questione del palazzo di via Riberi - via Gaudenzio Ferrari, e andare anche noi a discutere.
Potete leggere gli scopi della petizione sull'allegato "Petizione davanti".
Possono firmare questa petizione SOLO I RESIDENTI IN TORINO con più di 16 anni di età.

Volete aiutarci?

La difficoltà è che ci dovrete portare i fogli originali firmati. Se siete d'accordo, andate avanti nella lettura. Se non potete, fermatevi qui, e grazie lo stesso.

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Le firme necessarie sono 300, ma per sicurezza (errori vari) ne raccoglieremo 500 entro la prossima settimana.

Dobbiamo seguire questo metodo:.
· stampare su uno stesso foglio la parte anteriore e quella posteriore (vedi gli allegati)
· sulla parte posteriore raccogliere le generalità di ognuno (ovviamente uno per riga)
· possono firmare i cittadini italiani residenti a Torino che abbiano compiuto 16 anni entro il giorno 2-6-2011
· tutto (tranne la firma) deve essere scritto a stampatello leggibile. Conviene addirittura che siate voi personalmente a trascrivere i dati
· se ci sono errori o cose incomprensibili, è meglio annullare la riga e usarne un’altra
· non numerate i fogli
· potete consegnare dei fogli a conoscenti che raccolgano firme a loro volta. Spiegate loro bene le modalità di raccolta. Non è necessario che tutti i fogli siano pieni
· i fogli vanno tutti riconsegnati entro il giorno 14 giugno, alla riunione del Comitato, ore 18 all'ingresso della Mole
· se avete dei dubbi, scriveteci, piuttosto di fare poi della fatica inutile

Vi raccomandiamo soprattutto di essere molto accurati, perchè state raccogliendo le firme sotto la responsabilità anche penale dei 3 promotori.

Grazie di tutto, soprattutto della vostra attenzione e fiducia.

Torino, 4 giugno 2011
Mauro Barrera - Emanuela Zanda
coordinatori del Comitato

giovedì 2 giugno 2011

4 SI PER DIRE NO

REFERENDUM 2011 SI VOTA IL 12 E 13 GIUGNO

SI AD UN'ENERGIA PULITA
SI ALL'ACQUA PUBBLICA
SI AD UNA GIUSTIZIA EQUA

Mentre Angela Merkel ha deciso con chiarezza l’uscita, sia pure graduale, della Germania dal nucleare, in Italia il Governo ha tentato l’ennesima furbata da un lato abrogando le norme oggetto del referendum ma nello stesso tempo inserendone altre che vanno nella direzione opposta. Classica operazione gattopardesca. Per questo la Corte di Cassazione ha confermato il referendum sul nucleare. Quindi il 12/13 giugno si voterà regolarmente per i 4 referendum: acqua pubblica, nucleare, legittimo impedimento.

Il Governo è rimasto vittima delle sue stesse macchinazioni.

Da un lato voleva evitare il referendum sul nucleare ad ogni costo. Per evitare una sconfitta politica su un argomento come il nucleare, su cui pure aveva tanto puntato, e anche per evitare il quorum sul legittimo impedimento.

Dall'altro il Governo non ha resistito alla tentazione dell'imbroglio. Per questo ha inserito nel testo dell’articolo 5 della legge i 2 commi che hanno portato la Cassazione a ritenere non sincera la retromarcia del Governo.

Il Governo si era spinto fino ad una clamorosa abrogazione, con voto di fiducia, delle stesse norme che aveva fatto approvare nel 2009, sempre con voto di fiducia, con l’obiettivo di riportare il nucleare in Italia e di fare così un enorme favore alla lobby nuclearista.

La legge fatta approvare nel 2009 dal Governo aveva ignorato i risultati dei referendum del 1987, tentato di costringere le Regioni ad accettare le centrali nucleari comunque, cancellato ogni ruolo dei Comuni e delle popolazioni locali, prevista la militarizzazione dei siti prescelti per evitare sul nascere ogni forma di controllo democratico.

Il ritorno al nucleare è stato strombazzato dal Governo come una scelta storica, una svolta. Eppure anche la stragrande maggioranza dei candidati del centro destra alle regionali del 2010 ha dichiarato che nel suo territorio non voleva centrali. Dopo Fukushima il peso dei contrari è ulteriormente cresciuto, come conferma il risultato del referendum in Sardegna (60 % di votanti e oltre il 97 % di contrari al nucleare).

La cancellazione per legge del nucleare da parte dello stesso Governo che l'ha voluto ha del clamoroso. Anzitutto è stato un dispiacere per quel coracervo di interessi che già pregustava l’affare di un enorme investimento concentrato (30 miliardi di euro solo per i primi 4 reattori). Una retromarcia così non si era mai vista.

Senza dimenticare che proprio questo Governo non ha trovato di meglio che mettere in difficoltà le rinnovabili con l’incredibile decreto che aveva emanato a marzo e non sufficientemente corretto con l’ultimo. Un settore che stava andando bene e recuperando ritardi è stato messo seriamente in difficoltà con una scelta irresponsabile.

Tuttavia il Governo ha voluto fare la furbata per tenersi aperta una strada per tornare al nucleare in futuro, nella speranza di acque più calme. Errore di ottica e culturale, purtroppo le conseguenze dell’incidente in Giappone dureranno anni. Di più l’incidente di Fukushima non è ancora sotto controllo e non si può sapere oggi quale sarà il suo bilancio conclusivo.

La Cassazione ha convenuto che se da un lato le vecchie norme sul nucleare non ci sono più resta però quel coacervo di ambiguità introdotto dal Governo, a cui vanno aggiunte le dichiarazioni altisonanti fatte dal Governo, anche in sedi ufficiali, basta pensare alla conferenza stampa Berlusconi-Sarkozy.

Bene, ora si vota e le ambiguità potranno essere spazzate via. Così le elettrici e gli elettori italiani potranno finalmente chiudere con il voto il capitolo nucleare che il Governo ha tentato di reintrodurre nel nostro paese ad ogni costo.

Tuttavia l'impegno referendario non va preso sottogamba. Il risultato va conquistato. Il Governo e la lobby nuclearista hanno fatto di tutto per nascondere che ci sono i referendum. Il voto degli italiani all’estero è a questo punto un problema complesso da risolvere. Dobbiamo arrivare a tutte le elettrici e a tutti gli elettori per fare sapere che ci saranno tutti e 4 i referendum e che bisogna fare il quorum (50% più 1) per fare prevalere 4 si. Un compito che ci deve impegnare fino all’ultimo in un impegno senza risparmio.

Alfiero Grandi