sabato 12 dicembre 2009

UN'ALTRA ITALIA E’ POSSIBILE


Appello del Gruppo delle Cinque Terre

1 L’Italia vive l’anomalia di un nuovo Medioevo.
Più che in altri paesi, è visibile in Italia l’emergenza ecologica, il degrado sociale e la crisi di fondamentali valori etici; permangono aree vaste di ignoranza, incapacità, ingiustizia. Meno facilmente che altri paesi, l’Italia quindi può affrontare la conversione ecologica delle attività economiche, il risanamento ambientale e morale del paese, la partecipazione diretta delle persone alla attività sociale ed una effettiva realizzazione di una sana cultura dei diritti e dei doveri che dovrebbero regolare ed ispirare la vita sociale collettiva.

2 Sia in Europa che nel resto del pianeta, vi è una tripla crisi :a) economica e finanziaria (causata da un modello di crescita superato) b) ambientale conseguente, c) socio-culturale. Tre grandi crisi che non trovano più risposte adeguate dal sistema della politica: non dai partiti socialdemocratici in crisi dappertutto e neppure dall’egoismo sociale e dall’indifferenza ambientale dei vari partiti conservatori.
Solo un modello sociale e produttivo eco-orientato ed eco-sostenibile, che all’idea di una crescita senza limiti sostituisca un idea di sobrietà, che non escluda anche l’utilità di avere aree di decrescita virtuosa e felice, può essere in grado di affrontare le difficoltà del presente.

3 Però si sta affermando sia in Europa che altrove una nuova cultura trasversale, al di sopra dei tradizionali schieramenti politici, che rivendica il diritto-dovere ad una relazione armonica tra uomo e natura, tra esseri umani, tra uomo e donna, e all’interno dell’uomo tra vita e coscienza.
Un numero progressivamente crescente di uomini e donne del pianeta si riconosce in una condivisione ed alleanza di valori, di pratiche e attività per l’affermazione di ciò che si riconosce come valido e irrinunciabile per garantire la propria sopravvivenza e la propria felicità.

Questo movimento è la forza determinante che sta alla base della vittoria di Obama negli USA, spinge ed alimenta la rivoluzione della Green Economy, permette l’ affermazione di formazioni tendenzialmente trasversali come Europe Ecologie in Francia, anima la moltitudine di movimenti culturali sociali e politici attivi su temi specifici e vive nello sforzo quotidiano di ognuno per una vita felice.
E’ l’antidoto, unico oggi, all’intossicazione della politica e all’avvelenamento del pianeta, della società e delle coscienze; ha abbandonato le ideologie del secolo scorso e si sta diffondendo dappertutto.
I movimenti ambientalisti, i movimenti dei diritti civili, i movimenti di giustizia sociale, i movimenti di autonomia culturale si stanno intrecciando e tendono ad ampliare quel minimo denominatore comune che li rende vicini gli uni agli altri.
Il termine ecologisti è al momento il più idoneo a rappresentare questa varietà di esperienze, che vanno oltre lo storico ambientalismo e che hanno però un minimo comune denominatore.

4 In Italia stiamo invece assistendo ancora ad una semplificazione culturale che rende simili ed al contempo pessime le diverse aree politiche, tutte globalmente incapaci di affrontare le crisi del nuovo tempo: si tratta di una crisi globale del sistema e di esaurimento delle culture che lo hanno ispirato e formato.
Non è possibile affrontare e risolvere l’anomalia italiana senza alcune riforme prioritarie che rendano possibile:

a) un nuovo Mercato del lavoro, un Welfare e una fiscalità basati su equità e trasparenza.
b) una Giustizia efficace ed efficiente che garantisca tutti e non discrimini nessuno.
c) il ridimensionamento della Casta e dei suoi costi, la riforma dell’amministrazione pubblica
(con la riduzione dei centri decisionali di spesa) e la liberazione
dell’informazione dal sistema partitico invece delle attuali spartizioni e lottizzazioni.
d) una guerra aperta e totale alla Corruzione e alle Mafie e insieme la difesa e la realizzazione
dei valori costituzionali.
e) Il recupero della legalità e la realizzazione dello stato di diritto sono la precondizione per
l’altra grande trasformazione urgente e necessaria: la conversione ecologica dell’economia
e della società, la trasformazione delle fonti energetiche e l’adeguamento eco-orientato
dello Stato.

Insieme vanno proposte alcune radicali innovazioni nella direzione di una società eco-orientata:

a) un programma nazionale per la mobilità nelle città che preveda di andare verso la gratuità dei trasporti pubblici, nuovi piccoli mezzi privati non inquinanti (risciò), sviluppo di metrò sotterranei estesi in tutte le città medio-grandi

b) norme radicali che prevedano solo edificazioni ecoprogettate, fornite di area esterna adeguata ed area di coltivazione famigliare, posti auto solo sotterranei (numero predeternminato) . Grattacieli solo in sostituzione quando è il caso, di edificazioni orizzontali, che vanno sostituite da verde urbano.






c) sostituzione dei grandi progetti inutili (Tav, Ponte di Messina,..) con grandi progetti ecocompatibili e necessari (efficienza e modernizzazione ferroviaria,antisismica, edilizia scolastica, estensione banda larga..)
d) nuove forme di educazione sanitaria, sessuale, civica, nelle scuole di ogni ordine e grado


5 La crisi della sinistra è a tutti evidente: ininfluente quando governa, divisa comunque in vari
frammenti invece che unita in un unico partito; perfino nelle sue forme più moderate è incapace di aggregare forze ed anzi contribuisce alla prevalente autodistruzione.

La crisi della destra è pari a quella della sinistra e si manifesta nella illusione della politica della forza, nella cecità rispetto i diversi problemi e nel suo affidarsi a figure carismatiche ed alla esaltazione di paure e insicurezza.
Entrambi gli schieramenti politici, sia la destra che la sinistra, non esprimono più i propri valori originari e sono ridotti a testimoni privi di anima, irresponsabili o complici del disfacimento attuale,che sopravvivono come pure cordate di potere a livello nazionale e locale

Allo stesso tempo ne i movimenti di protesta ne i partiti-scatoloni malati di populismo riescono ad esprimere strategie e riferimenti culturali concreti e stabili nel tempo.
L’egocentrismo e l’arroccamento di ognuno su linguaggi, convincimenti e preclusioni personali mantengono la frammentazione culturale, sociale e politica e producono la vanificazione di ogni speranza di cambiamento.

6 Noi sosteniamo che è necessario un ecologismo politico di nuovo tipo, estraneo a schemi destra-sinistra, più radicale e meno istituzionale, non estremista, con una vocazione aggregante e maggioritaria, con una forte accentuazione del federalismo e del radicamento sociale, con la riscoperta di lotte e azioni esemplari ed insieme ad una ripresa del dibattito culturale e dell’analisi scientifica dei problemi e delle soluzioni. Per condurre una contestazione sistematica delle attività economiche dannose, dei comportamenti istituzionali fraudolenti e di tutte le forme delinquenziali di illegalità.

7 Il percorso, le tappe, le strutture per la rigenerazione, rifondazione, riunificazione di tutti gli ecologisti e dei tanti altri che si collocano con disagio nel campo riformista e in quello della tutela sociale, richiedono la costruzione di un fronte ampio, costituito da persone di diverse provenienze, ma anche da energie nuove e fresche all’impegno politico.
Occorre che si imponga un processo di solve et coagula per far decollare un nuovo movimento politico che innovi la forma di partito dotandola di base sociale e radicamento nei valori e nelle necessità dei vari territori.
Necessita la convergenza di una moltitudine di persone e gruppi che sulla base di denominatori comuni sappiano condividere linguaggi ed esperienze diverse rendendo possibile anche un recupero della memoria di decenni di impegno. Occorre operare nei vari settori per rigenerare, rifondare e riunire, un compito politico, culturale, di comunicazione.

8 Gli Ecologisti devono recuperare nel proprio nuovo progetto, la vocazione fallita del riformismo moderato e le aspettative sociali degli strati deboli e marginalizzati dalla crisi (che erano una volta il terreno della sinistra); un progetto quindi di ecologismo politico riformatore e sociale, ma, come indicano anche altre esperienze europee (dalla Francia alla Germania ad altre), possibile solo se costruito su un solido cuore ecologista.

I nuovi ecologisti devono quindi candidarsi alla centralità politica per la rinascita del paese per costruire e promuovere una sana cultura della sobrietà e dell’onestà, della salute e della convivenza civile. L’aggregazione di questa area deve rivolgersi a tutti senza discriminare a priori nessuno.

9 Crediamo che le basi fondanti di un nuovo movimento politico e culturale siano:
1) Il Federalismo su base regionale, con nuove regole improntate all’autonomia, al decentramento ed alla partecipazione orizzontale di tutti i soggetti.
2) La triplice possibilità di federazione delle persone nel territorio (I), di movimenti e gruppi politici e culturali(II) e di realtà economiche sostenibili ed eco-orientate (III)
3) Una radicale critica al finanziamento pubblico dei partiti ed il liberarsi gradualmente da esso attraverso nuove strutture e pratiche di autofinanziamento.

10 Il nuovo movimento politico-culturale deve estendersi con la creazione di Centri polivalenti radicati e diffusi nel territorio come HUB, e Innovation Center, punti di incontro di attività di ricerca, culturali, sociali, economiche e politiche, casa delle associazioni e dei movimenti, luogo di interazione delle realtà del territorio e fattore di presenza attiva nel tessuto socio-culturale del paese.

11 Suo strumento portante deve essere un uso innovativo della Rete con la costruzione di portali







nazionali e regionali multifunzione tramite i quali informarsi, aderire e partecipare anche direttamente ai processi decisionali

12 Chiediamo l’avvio immediato di questo processo alle tante forze che ne possono e vogliono fare parte e in particolare:
1) A tutti gli ecologisti ed in particolare ai verdi che nel loro ultimo congresso hanno scelto, in maggioranza, di avviare il proprio superamento nella direzione di una nuova fase costituente che porti alla costruzione di una casa comune di tutti gli ecologisti.
2) ai partecipanti dei Meetup, i gruppi civici 5 stelle promossi da Beppe Grillo ed a Grillo stesso, che hanno sviluppato una straordinaria denuncia della degenerazione del sistema politico-sociale e riconoscono la necessità di una società eco-orientata.

3) A tutti i vari gruppi presenti in varie zone del paese come Per il Bene Comune, il movimento per la decrescita e gli altri che hanno sempre denunciato sia il degrado del territorio che le degenerazioni della Casta .

4) al Movimento Stop al consumo del territorio che nell’ultimo anno ha promosso numerose azioni e denuncie contro la distruzione del territorio ed esaltato i risultati di Amministratori e Comuni “virtuosi” che mostrano la possibilità di una diversa funzione degli Enti locali nella gestione delle proprie comunità.

5) a quella parte viva di uomini e donne ancora impegnate nei partiti tradizionali come il PD i vari gruppi della sinistra o l’ Italia dei Valori, ed anche in altre forze politiche, ma che sentono disattese le proprie istanze democratiche, riformatrici ed ecologiche in una pratica politica e burocratica non soddisfacente ai fini di una reale trasformazione.

6) al mondo della Rete, i centinaia di Blog e siti web che contribuiscono alla informazione ed alla diffusione della iniziativa e della cultura ecologista e democratica sulla Rete.

7) alle associazioni ambientaliste, animaliste, di consumatori e alle tante associazioni di ambito locali o nazionali, impegnate nel volontariato sia sociale che culturale, che necessitano di un nuovo grande movimento che ne esalti obiettivi, proposte e iniziative.

8) Agli imprenditori ed ai lavoratori delle attività oneste e delle attività ecologiche ed equosolidali spesso soffocati dalle logiche corruttive in cui impegno, capacità e merito sono vanificate.

9) Ai settori delle buone pratiche, i singoli ed i gruppi attivi nel campo del biologico, delle medicine naturali, del consumo critico, del benessere e delle discipline olistiche.

10) alla moltitudine di persone che si sentono cittadini del Pianeta, che auspicano, sognano e richiedono un’ Italia migliore, che scelgono in base a sentimenti e mature responsabilità invece che a convenienze contingenti; a uomini e donne desiderosi di vivere in un paese più moderno e giusto, senza corruzione, inquinamento e ingiustizie, un paese che garantisca il diritto e la possibilità di una vita più dignitosa e felice.

P.S. I promotori di questo appello, riunitisi nel Gruppo delle Cinque Terre, preoccupati della frammentazione politica ed organizzativa dell’ecologismo italiano, sollecitano tutti i potenziali protagonisti di questo processo di cambiamento ad impegnarsi nei prossimi mesi, per avviare una nuova fase più positiva iniziando direttamente a costruire un'altra Italia possibile. Non l’ennesima alleanza o cartello elettorale ne un nuovo partitino ma i primi passi di un nuovo autentico processo costituente e rinnovatore.

Chiediamo a tutti l’adesione a questo appello indicando il proprio Cognome, Nome, Regione, ( città, indirizzo, email eventuali resteranno riservate). Le adesioni verranno raccolte attraverso i blog e i siti che si renderanno disponibili a sostenere questo appello, poi attraverso il portale del GCT di imminente apertura
Chiediamo anche un contributo economico affinché questo appello e le adesioni raccolte possano essere pubblicate e pubblicizzate fra un mese sui diversi organi di informazione nazionali.

Il Gruppo delle Cinque Terre continuerà ad operare per favorire il processo di aggregazione di tutti gli ecologisti italiani e per la costruzione di un'altra Italia possibile.

www.gruppocinqueterre.it www.ecologisti.info

mercoledì 9 dicembre 2009

Italiani sempre più attenti all’ambiente: tre su quattro scelgono contenitori riciclati


Italiani sempre più attenti e consapevoli in tema di riciclo dei rifiuti, con il 71% della popolazione, in pratica due italiani su tre, che afferma di fare regolarmente la raccolta differenziata. In un contesto in cui sempre più le aziende, i cittadini, le istituzioni sono impegnate per una concreta realizzazione dello sviluppo sostenibile, è questo il quadro che emerge dai risultati della ricerca “Gli italiani e i materiali riciclati” presentata nei giorni scorsi nell’ambito del convegno “Alimentare il riciclo” organizzato da Assobibe e Mineracqua, con l’adesione di Conai e Aiipa a Roma.
Analizzando l’atteggiamento verso il settore specifico del riciclo del Pet, il 73% della popolazione, ovvero tre italiani su quattro, preferirebbe acquistare bevande in bottiglie di plastica riciclata. I consumatori, infatti, non sembrano avere dubbi sui vantaggi e sulle qualità di questi contenitori. Le bottiglie in Pet riciclato vengono infatti percepite come resistenti dal 76% della popolazione, igieniche dal 68% , mentre il 62% dà la priorità alle caratteristiche di sostenibilità del prodotto.
Ed è proprio l’igiene la caratteristica più motivante al momento di dover scegliere il prodotto (l’84% di chi pensa che siano igieniche propende all’acquisto), seguita da sostenibilità (83%) e resistenza (78%). Si evidenzia inoltre che oltre il 50% di chi pensa che non siano igieniche, resistenti o ecologiche propende comunque per l’acquisto.
Fra i diversi tipi di benefici attesi dal riciclo del Pet, il 90% ritiene siano soprattutto di tipo ambientale, l’89% crede possano essere di natura economica e l’82% di tipo sociale. Complessivamente, il 57% della popolazione pensa che i benefici di questa pratica siano superiori ai costi, a fronte di un 23% che è convinto del contrario e un 20% che non ha un’opinione in merito.
Un focus particolare della ricerca viene dedicato al riciclo come modalità di gestione dei rifiuti da imballaggi (il 70% proviene dal comparto alimentare) e sulla base del regolamento CE 282/2008 anche in Italia verrà introdotto l’uso del Pet riciclato nel settore alimentare. Una pratica che comporterebbe una serie di vantaggi economici e ambientali, in linea con la sensibilità del consumatore italiano. Oltre ai benefici del riciclo di materiale, ogni chilogrammo di Pet, secondo la ricerca, permette di risparmiare 1,7 kg di petrolio equivalente con emissioni di CO2 pari a circa il 60% in meno rispetto al Pet vergine derivato dal petrolio.
COORDINAMENTO AMBIENTALISTA RIFIUTI PIEMONTE

Segreteria presso Pro Natura Torino, via Pastrengo 13 – 10128 Torino

Tel. 011/5096618 – Fax 011/503155 – e-mail: pronto@arpnet.it

sabato 5 dicembre 2009

TorinoViva, buona la prima di Michela Damasco



Buon successo di pubblico per la presentazione del movimento culturale e politico TorinoViva, che si è svolta lo scorso 25 novembre. La sala del cinema King Kong, in via Po 21, era piena di persone di tutte le età, che hanno ascoltato proposte e idee dei fondatori e partecipato attivamente al dibattito che ne è seguito.
Con l’obiettivo di ascoltare davvero i problemi della città e dei cittadini e offrire soluzioni concrete, perché oggi l’apparato politico pare basarsi su un sistema etico in cui spesso i problemi più gravi sono assenti, i soci fondatori del movimento e i membri del direttivo hanno esposto le loro considerazioni alla platea, focalizzando l’attenzione su alcuni aspetti anche legati alle loro diverse professionalità.Ha aperto la presentazione-dibattito Emanuela Rampi, funzionario della Regione Piemonte presso il settore Affari internazionali, che ha fondato TorinoViva assieme a Giorgio Diaferia, presidente dell’Associazione: «Le scelte per la nostra città non sempre ci appartengono e spesso le sentiamo non dico “aliene”, ma “lontane”, e non sempre di buon senso. È vero che eleggiamo persone nelle istituzioni perché ci rappresentino, ma è altrettanto vero che in questi ultimi anni abbiamo delegato troppo, e io personalmente sento un po’ di scollamento tra chi amministra e noi cittadini. Vivere la città è anche partecipare alle scelte che per questa vengono fatte». Ricordando i capisaldi di TorinoViva, rappresentati da due “E”, Ecologia della vita e Etica della politica, la Rampi ha parlato di una serie di problemi a Torino, legati sia alle scelte fatte, sia a quelle da fare. Introduzione calzante a un video proiettato in sala, girato per le strade della città, dove viene dato spazio ai cittadini, ai problemi che vivono quotidianamente e alle soluzioni che propongono.L’incontro è poi proseguito con l’intervento dei membri del direttivo, che a turno si sono presentanti e hanno affrontato questioni differenti. Luisella Zanino, pediatra e omeopata, ha parlato della necessità di misurare anche il Fil, oltre al Pil, cioè la Felicità Interna Lorda, perché «l’80% delle malattie deriva dallo stress, a causa di un ambiente ostile», e ci occupiamo troppo poco di questo aspetto, così come dei bambini, che non hanno spazi per la socialità, mentre si dovrebbe pensare a scuole ecocompatibili e spazi di condivisione.
Bernardo Ruggeri, docente al Politecnico ed ex presidente dell’Amiat, si è concentrato sulle questioni carattere ambientale, ricordando il dramma di Basse di Stura: «La discarica doveva chiudere nel 2001. Per chi fa politica le parole date devono avere un senso e un peso. Dobbiamo lavorare per l’oggi guardando al domani, dando una spinta sulla vicenda della raccolta differenziata e su un sistema di uso e riciclaggio industriale dei rifiuti».Ennio Cadum, epidemiologo dell’Arpa, che conosce molto bene la città per via dei suoi studi e ha analizzato i problemi di salute di vaste fasce della popolazione, non solo ha affrontato i problemi dell’inquinamento, ma anche il tema del razzismo: «Il punto è che certe dichiarazioni fatte in modo indegno sono indice di un basso livello culturale e purtroppo sono molto comuni».Razzismo da una parte e spesso incapacità, da parte delle Forze dell’ordine, di trattare gli stranieri che entrano in Italia per sopravvivere e lavorare da quelli che arrivano per delinquere. Ezio Borghesio conosce bene ciò di cui parla, dato che è Vigile urbano, ora distaccato al Tribunale dei Minori, e per anni ha vissuto in Corso Giulio Cesare, piena Porta Palazzo: ha raccontato la sua esperienza negativa, e non per la presenza di molti extracomunitari: «Siamo l’unico Stato al mondo con sette divise che fanno lo stesso lavoro e non collaborano: chi indossa la divisa ha colpa perché non capisce la differenza tra gli stranieri che arrivano qui. Un moderno amministratore di una grande città deve voler ogni giorno puntare al bene della sua gente, dei suoi bimbi e dei suoi anziani, attraverso la tutela dell’ambiente e la sicurezza delle nostre strade».Prima di passare a domande e considerazioni dei presenti in sala, ha preso la parola il presidente e fondatore dell’Associazione, Giorgio Diaferia, medico di famiglia, fisiatra e agopuntore, docente universitario, giornalista e conduttore in tv locali: «TorinoViva non nasce per fare l’elenco delle cose che non vanno in città: in quello sono capaci tutti. Il nostro vuole essere un movimento che ascolti e cerchi di risolvere i problemi della nostra città, che è bella, anche se certe spese dovrebbero essere fatte in altro modo, per aiutare tutti, a cominciare dai giovani». Il senso del video proiettato in avvio di presentazione era proprio questo: «La gente mi chiedeva se poteva esprimere il suo punto di vista, perché fondamentale ascoltarla: le persone non ne possono più, ormai pensano che sia impossibile parlare, sono sfiduciati, non credono più né nei politici di destra, né di sinistra». In un contesto del genere, l’obiettivo di TorinoViva suona tanto “normale”, quanto impegnativo, visto il contesto in cui s’inserisce: «Cerchiamo di ascoltare la gente e di trovare soluzioni con le risorse a disposizione, utilizzando però una scala di priorità diversa: non per il tornaconto personale di alcuni, ma per il bene di tutti». Proprio come fa un medico di famiglia, che «deve ascoltare e risolvere il più possibile i problemi dei propri pazienti». Il punto di partenza di TorinoViva sono le difficoltà pratiche, quotidiane, dei cittadini, che riguardano ambiente, salute, qualità della vita seguendo modelli di sostenibilità ambientale ed economica, sicurezza delle strade, sviluppo collettivo, oltre a un’etica della politica per cui i piedi devono stare per terra, ancorati alle problematiche del territorio e alle questioni che preoccupano i cittadini.Ecco perché, in un momento storico in cui la disaffezione per i partiti e la perdita di fiducia caratterizzano sempre più persone, questo nuovo movimento si presenta come cantiere aperto a tutti, per scrivere un programma insieme e poi passare a una proposta politica concreta. Qualche idea TorinoViva ce l’ha già, come ad esempio i Vigili di colore che, come ha spiegato Diaferia, «forse potrebbero aiutare a capire meglio le problematiche degli stranieri che si trasferiscono a Torino».
Adesso è il momento delle idee dei cittadini che, a giudicare dalla buona risposta del pubblico e dagli spunti interessanti che sono emersi fin dal primo incontro, non mancano. Le buone premesse, insomma, sembrano esserci tutte.

Per info presidenza@torinoviva.it