domenica 27 giugno 2010

Contro, il ritorno del Nucleare in Italia


NUCLEARE TRA MITO E REALTA'
Di: Bernardo Ruggeri Prof. Associato Politecnico di Torino in Chimica Ambientale
Direttivo TOW

Ormai è prassi leggere ed ascoltare che l'energia nucleare è il futuro e che può risolvere i problemi dovuti ai combustibili fossili: alti prezzi, inquinamento, emissioni di gas clima alteranti. Segue la consueta annotazione sull'Italia che ha rinunciato stoltamente a questa opportunità e che siamo ancora in tempo per rimediare costruendo nuovi reattori.
Al di là dei discorsi fatti nei talk show e sui giornali in cui ci si guarda bene dal fornire dati quantitativi affidabili, per capire meglio l’impatto dell’energia nucleare sul sistema paese sarebbe utile esaminare e mettere a confronto qualche caso concreto di sistemi energetici in paesi che utilizzano o non utilizzano il nucleare. Per iniziare un ragionamento serio (non esauribile nello spazio di un Argomento) scevro da paraocchi ideologici, non c'è di meglio che mettere a confronto la denuclearizzata Italia con la nuclearizzatissima Francia . Questi due paesi hanno un numero di abitanti simile, la Francia ha un clima più rigido e dunque utilizzerà più energia di un italiano per il riscaldamento domestico. La Francia non è il paese con più reattori nucleari, primato che spetta agli USA, ma sicuramente è quello che copre la maggior quota di fabbisogno energetico con energia atomica; è costellata di impianti nucleari: 19 siti con un totale di 58 reattori per una capacità di 63 GWe e non vi sono significativi piani di crescita, piuttosto al momento EDF (equivalente della nostra ENEL) sta progettando di rimpiazzare nel prossimo decennio alcuni impianti obsoleti con nuove installazioni per mantenere la capacità.
Qualche dato comparativo tra Francia e Italia, i dati sono tratti da EuroStat, la banca dati statistica dell’UE riferiti all’anno 2005 (*). Punti deboli dei due sistemi: per l’Italia il maggiore consumo di gas, petrolio e carbone ai fini termoelettrici: gas 26.402 (Mtep milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) contro 6.291; petrolio 9.642 contro 1.653; carbone10.001 contro 6.402. Per la Francia i maggiori consumi di petrolio nel settore dei trasporti e dei riscaldamenti domestici: trasporti 48.225 contro 42.251; riscaldamento domestico 18.203 contro 9.002. Non ci sorprende il fatto che la Francia grazie al nucleare consumi meno combustibile fossile per produrre energia elettrica, potrà stupire però che nonostante il nucleare la Francia consumi più petrolio della vicina Italia, situazione aggravata dal fatto che la produzione nazionale di idrocarburi è molto inferiore a quella dell’Italia. In prospettiva il divario tra i consumi petroliferi di Francia e Italia tenderà a crescere in quanto quest’ultima sta riducendo velocemente l’utilizzo di petrolio per fini termoelettrici e domestici in favore del meno inquinante metano. Per il carbone ci si aspetterebbe una totale assenza dallo scenario francese nell’ambito termoelettrico, grazie all’atomo, ma evidentemente non è così, una quota seppur piccola è presente; e non mancano gli usi industriali, in particolare nei cementifici. In totale, nonostante il nucleare, il consumo francese di carbone è poco inferiore a quello italiano e c’è la possibilità che aumenti grazie al fatto che la Francia è la meno colpita dal protocollo di Kyoto e potrebbe permettersi di sostituire il petrolio col carbone in alcuni usi industriali. Sul lato del gas è ben evidente il vantaggio francese grazie all’atomo ma a voler ben interpretare i dati potremmo dire che questo vantaggio si potrebbe ridurre rapidamente; si noti infatti come gli ipertrofici consumi francesi di gasolio per autotrazione sono aggravati dal fatto che per la minore penetrazione del gas negli usi domestici, molti cittadini utilizzano ancora l’antieconomico gasolio da riscaldamento, non vedendo probabilmente l’ora di passare al più economico metano.
Questa situazione in Italia è stata disinnescata per tempo grazie alla combinazione di progressiva metanizzazione urbana e l’abolizione del superbollo ai diesel, ciò non ha permesso ai combustibili per uso domestico di entrare in competizione con quelli da autotrazione, cosa che sta accadendo ora in Francia, con l’aggravante che sui mercati europei c’è carenza di gasolio raffinato localmente. Per questo i francesi dovranno in qualche modo aumentare le importazioni di gas. In Italia d’altra parte, dopo il boom della produzione termoelettrica da metano e la temuta scarsità di gas vi è stato un vistoso azzeramento delle nuove autorizzazioni di centrali a gas, dunque il fattore più rilevante nella crescita dei consumi è stato disinnescato, non è pensabile un ulteriore sensibile crescita dei consumi se non dopo aver realizzato nuove infrastrutture pipeline e/o rigasificatori e stoccaggi. Nei prossimi anni presumibilmente, mentre in attesa di infrastrutture il consumo di gas italiano crescerà lentamente il divario con la Francia si attenuerà. Da un esame della situazione della produzione elettrica emergono le sostanziali differenze tra Francia, paese dotato di un surplus di energia elettrica e Italia, paese importatore. D’altra parte l’abbondanza di energia elettrica, ha rallentato in Francia, più che nella già ritardataria Italia, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, in particolare la più competitiva elettricità eolica che pure sarebbe disponibile sulla costa Atlantica, cosa che avrà un suo peso relativamente agli obbiettivi di produzione da fonti rinnovabili recentemente stabiliti in sede UE. L’insieme dei fattori citati sembra determinare un vantaggio competitivo del sistema paese Francia: uno dei minori prezzi del kWh nella UE-15: 121,1 €/MWh contro 232,9 €/MWh; quest’ultima oltre ad essere tra le più care, sconta anche un maggior carico fiscale sull’energia elettrica: del 40% circa contro il 30% francese. La situazione degli altri paesi Germania, Belgio, Regno Unito, pur avendo buone quote di nucleare hanno comunque prezzi sopra la media europea, mentre altri come la Grecia, pur non avendone affatto hanno prezzi sotto la media. Da un confronto di questo genere sembra emergere che il nucleare può abbassare i prezzi dell’energia elettrica sotto le medie europee solamente se è presente in percentuali molto alte come nel caso della Francia. A che prezzo? Forse i cittadini francesi potrebbero pagare il vero prezzo del KWh sotto forma di costi militari nelle tasse? Un indicazione si ricava dal livello di spesa militare: 2,6% del PIL in Francia contro il nostro 1,8% e 1,5% delle Germania? In ultimo, a proposito di indipendenza dai paesi produttori di petrolio: 38,5 mld di € spesi dall’Italia contro i 37,5 mld spesi dalla Francia per l’importazione di prodotti petroliferi. Una riflessione su tali dati è d’obbligo.
(*) http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page?_pageid=0,1136239,0_45571447&_dad=portal&_schema=PORTAL)

sabato 26 giugno 2010

VENERDI’ 9 LUGLIO ore 17,30 - 23 CAFFE’ BASAGLIA via Mantova 34 Torino


UNA CASA COMUNE PER LA COSTITUENTE DEGLI ECOLOGISTI PIEMONTESI ?

Cara amica, caro amico
non vogliamo proporti una riflessione intorno allo stato del nostro paese, per convincerti che c’è bisogno di ecologia (dell’ambiente, dell’economia, della politica, delle relazioni personali, dell’educazione, del lavoro…), probabilmente ne sei consapevoli quanto noi.
Questa consapevolezza è poi accentuata da due semplici inoppugnabili considerazioni :

- In Europa ed ormai anche in molte altre parti del pianeta il bisogno di ecologia ha trovato importanti, popolari ed efficaci forme di rappresentanza politica che stanno cambiando il modo di leggere la realtà e le priorità, politiche, programmatiche ed esistenziali. Finché si è trattato di fuochi di paglia è stato semplice minimizzare gli exploit elettorali dei partiti ecologisti sotto la voce “voto di protesta”, ma da almeno tre anni le cose hanno preso una piega nuova. Ormai è chiaro che in tutta Europa il bisogno di ecologia è diventata una delle priorità di molte persone e di gruppi sociali consistenti, tutti convinti che quella ecologica sia la lettura giusta per costruire la società del futuro.

- In Italia il diffuso disagio sociale e politico cerca sfogo, ora nelle liste civiche, ora in movimenti come quello di Grillo, ora rifugiandosi nell’astensionismo e nella negazione della partecipazione diretta alla vita politica a favore, magari, di un intenso impegno di volontariato sociale. In questi anni si è venuto creando un mondo – qualcuno lo definisce arcipelago – ricco di partecipazione, di esperienze importanti, e capace di aggregare i cittadini attivi intorno a battaglie e campagne di facile presa, a volte di momentaneo successo. Non ha alcuna forma di rappresentanza politica, se non episodica e casuale, e rischia di disperdere forze e potenzialità che potrebbero davvero essere ben finalizzate al cambiamento ecologico del nostro paese. In Italia il partito dei Verdi - naturale storico candidato a rappresentare il bisogno di ecologia - è morto per errori propri, di assuefazione al sistema politico e per azioni volute dall’esterno. Nel mentre il paese va sempre più in direzione opposta a quella da noi sperata.
Da molto tempo andiamo dicendo in tutte le sedi che anche in Italia occorre lavorare alla costruzione di un polo unitario che assuma l’ecologia, in senso ampio ben al di là dell’ambientalismo, come centro del suo agire, del suo organizzarsi, del suo programmare l’attività politica e culturale, intrecciandola con le tante aspirazioni al rinnovamento che puntualmente sono andate deluse in questi anni.

Noi, firmatari di questa lettera, crediamo che si debba partire dal basso – diremmo dal “territorio”, se non fosse che non riusciamo neanche più a vederlo coperto com’è di cemento e asfalto – chiamando a raccolta le tante belle esperienze che possono davvero costituire il motore per cambiare la politica e con questa il paese. Ti proponiamo di partire dalla nostra regione e ti invitiamo a un seminario di discussione, decisione e organizzazione che prepari il terreno per quello che insieme saremo capaci di costruire. L’incontro non è un’assemblea pubblica anche se è aperto; sono stati invitate circa 100 persone di circa 100 diversi gruppi, comitati, organizzazioni da tutto il Piemonte.

A questa lettera di invito seguirà, a ridosso dell’incontro, l’invio di un documento più ampio. Nel caso non tutti possano intervenire e parlare, data l’importanza storica dell’appuntamento, che cercheremo di registrare, è prevista la possibilità di proseguire l’incontro e renderlo operativo in una seconda parte entro la metà di luglio.
Ti aspettiamo….
Torino Viva, appoggia l'iniziativa e sarà presente con propri rappresentanti e relatrici.

venerdì 25 giugno 2010

Lettera agli amici di Massimo Marino

cari amici
rispondo alla decina di Email "riservati" ricevuti a riguardo di un appello, di cui Bonelli aveva fatto vago accenno a Renato ad Amelia, di cui ci viene data notizia.
Come tutti sanno il GCT nel suo piccolo ha sostenuto ed è forse stato anche un pò determinante negli esiti del congresso dei Verdi (720 delle1100 adesioni ad " Il coraggio di osare" sono state raccolte da noi o attraverso i nostri blog e bacheche)
Marco Boato ha partecipato e dato il suo contributo ai primi 2 incontri nazionali nei quali è nato il GCT a Puin a partire dal 26 agosto 2009 ( mi sembra anche con una buona soddisfazione).Con Bonelli, su sua richiesta, ci sono stati a Roma, a parte gli altri, almeno 3 lunghi incontri da Maurizio Di Gregorio, nei quali abbiamo fatto tutto il possibile per allargare il fronte che lavora per la Costituente con alcuni grillini, pcb, rete cittadini e altri impegnati in esperienze civiche e locali ( alcune persone davvero preziose, giovani e pulite, con gli inevitabili entusiasmi e qualche positiva ingenuità che è difficile trovare in chi ha qualche anno in più). Tutti d’accordo o almeno interessati come noi alla ipotesi di una VERA Costituente di tutti gli ecologisti.Tutto discusso in lunghi e bei confronti sempre nella massima correttezza e trasparenza. Poi, nei Verdi in particolare, non è successo nulla e ognuno si è rinchiuso nei suoi nidi rassicuranti...
Abbiamo rifiutato, anche con difficoltà e sofferenza perché si trattava anche di amici, la proposta che alcuni di loro e Gabriele ( che speriamo di ritrovare al più presto vicino a noi ), ci hanno fatto, di promuovere NOI l'avvio del processo, cosa che di fatto sarebbe apparsa contro o in concorrenza con i Verdi, cosa che non faremo MAI.Abbiamo proposto in modo ARTICOLATO e PRECISO a Bonelli e Boato ipotesi di aggregazione provvisoria, almeno in alcune regioni, per bypassare la difficile scadenza elettorale delle regionali che tutti valutavamo come un probabile disastro.
La risposta è stata da Marco un sostanziale silenzio, in alcuni frangenti quasi delle scuse molto formali (oltre ad un EMail in cui ci si chiedeva di smentire che stavamo lavorando per conto di Grillo), da Angelo la "dimenticanza" di invitarci all'incontro detto degli "Stati generali" , mentre le altre proposte, ad esempio su come gestire le divisioni in Piemonte sono state tutte ignorate e per certi versi contrastate; in Piemonte è stato nominato un "commissario", l’unica cosa che non si poteva fare, scelta che ha portato in poco più di 2 mesi a radere al suolo tutto quel poco che si era costruito ed a riaprire una situazione di conflitto fra i pochi giapponesi che si contendevano le spoglie del cadavere. In conseguenza di queste geniali scelte i verdi in Piemonte, dopo qualche tentativo di risuscitare il deceduto, mi sembra si siano dissolti insieme alla loro già residua credibilità e nessuno ne vuole più neanche sentire parlare, mentre il piccolo GCT si era già rintanato nell’ombra e sui blog per sopravvivere alla disfatta di altri.
Il GCT non firmerà MAI un appello che direttamente o in modo artefatto
nasca solo come iniziativa di quello che chiamate "gruppo dirigente dei verdi",
perchè sarebbe la pietra tombale dell'ecologismo in Italia per i prossimi 5
anni. Vogliamo processi veri, puliti, trasparenti, partecipati ma anche , se
possibile, intelligenti ed efficaci. Proprio in questa settimana il portale
del GCT sembra abbia superato negli accessi quello della Federazione dei verdi il che che vuol dire solo quanto siamo tutti drammaticamente PICCOLI ed INCAPACI
di essere all'altezza del compito che è semplicemete uno: quello di far
nascere in Italia gli Ecologisti come in altre decine di paesi del mondo e
cercare di cambiare qualcosa in questo schifo di paese; ciò può avvenire solo attraverso una aggregazione larghissima e partecipata, regione per regione, che richiede i tempi che richiede, non invenzioni e giochetti; se qualcuno ne avesse nostalgia il tempo dei tesserifici, dei cambi di fronte e di tutta questa immondizia è finito (in realtà era finito tutto molto prima e per ragioni più complesse di cui nessuno vuole discutere ) e forse anche la scomparsa di Langer è stato un “ messaggio” tragico che non si può ignorare . Per il momento tutto indica che saremo, siamo, provvisoriamente per il tempo che durerà, tutti spazzati via da Grillo, che come la tela di Penelope tesse di giorno cose utili che dovremmo capire e fare nostre, anche se, in assenza di un progetto vero le disfa di notte (vedi De Magistris, Alfano e e le tante realtà locali che si frantumano..). Ma perché, di grazia, dovremmo pretendere da lui quanto un’intera generazione, sicuramente anche sotto l’assalto dall’esterno, non è riuscita a costruire ?
Anche la nostra proposta dei Tavoli, che tiene conto delle esigenze di tutti non ha avuto ad oggi nessuna risposta, come se neppure fosse stata fatta. Un " gruppo dirigente " non può usare un tale approccio, discutibile anche sul piano dei rapporti umani, che non sono, almeno per me, questione secondaria per chi vorrebbe candidarsi ad un impegno politico ma anche etico e culturale di tale dimensione. Per quanto mi riguarda il metodo dei Tavoli insieme locali e nazionali è il punto da cui si parte, non ne vedo proposti altri da nessuno, purtroppo.
Nel primo weekend di luglio dovremo fare a Puin il 5° incontro nazionale del
GCT nel quale, fra molte altre cose, cercheremo di chiudere una prima
versione leggibile del lungo "Progetto 35 punti" a cui lavoriamo da 10 mesi
con il contributo di molti; è solo un contributo ma, leggendone altri, credo
sia fondamentale e utile a tutti. E’ un incontro al quale come sempre, più di sempre, chiediamo a tutti, nessuno escluso, di dare un contributo in piena parità.
Il 9 luglio avvieremo, sperando che aiuti altre regioni, la costruzione della Casa comune degli ecologisti del Piemonte nella direzione di una vera costituente ecologista che nasca "anche" dal basso regione per regione: 15 persone circa di 15 gruppi diversi inviteranno circa 100 persone di 100 diversi gruppi del Piemonte (si dice che siano in totale almeno 300); difficoltà, diffidenze ed anche una buona dose di disfattismo e sfiducia dilagante sono chiare a tutti; c’è l’abitudine a perdere e ad essere marginali spartendosi il nulla che è alla portata di mano; se la cosa nascerà asfittica, succube delle vecchie logiche, la fermeremo. E naturalmente anche questa iniziativa ha i suoi nemici esterni che operano per fermarla. Per quanto mi riguarda non ne farà parte solo chi deciderà di auto escludersi.
Segnalando, cosa non da poco, che sembra possibile l’ annullamento delle elezioni regionali e che si possa rivotare , forse addirittura ad ottobre.
Nel terzo week end di luglio promuoveremo, se gli altri interlocutori si
uniranno a noi alla pari, come stiamo cercando di fare a partire anche
dall'impegno di Pietro, un incontro nazionale da cui promuovere un appello
nazionale VERO e LARGO su cui si inizierà un duro lavoro dall'inizio di
agosto; se anche questo risultasse una cosa asfittica e non sufficentemente
larga,per quanto ci riguarda ci fermeremo; naturalmente il "gruppo dirigente" dei Verdi insieme a decine di altri potenziali protagonisti deve essere coinvolto e MAI, in nessun momento, devono prevalere logiche di esclusione nei confronti di
nessuno; tantomeno veti e controveti di carattere personale . Abbiamo
bisogno di tante inclusioni non di esclusioni.
" Per tutti e mai contro nessuno" è uno dei principi costitutivi su cui il GCT è nato e che, anche faticosamente, ha sempre rispettato. Se alla fine di settembre tutto risultasse ancora immerso nella palude della vecchia politica, per quanto mi riguarda proporrò lo scioglimento del GCT e mi ritirerò a scrivere romanzi che è, in realtà, quanto vorrei fare per il tempo che resta.
Non c'è in Italia un Cohn Bendit , il che non è detto che sia un male inguaribile, per cui ce ne vogliono 100. Chiedo a tutti di fare la loro parte, con grande umiltà e tolleranza e, se possibile, anche il necessario entusiasmo. Però di farla, adesso, non domani...
Invio queste note a varie persone (23) che insieme a tante altre mi sembrano indispensabili per il loro possibile contributo a questa avventura . Valutate voi la riservatezza, anche se in realtà non c'è nulla da tenere riservato più di tanto..

giovedì 24 giugno 2010

A proposito della Padania....di Giorgio Diaferia

AMBIENTE - RICERCA NOMISMA: POLVERI SOTTILI, E' ALLARME SALUTE SOPRATTUTTO AL NORD
da NUOVOCLANDESTINO

Allarme polveri sottili in Italia, soprattutto al Nord, dove le Regioni che "condividono la maggior parte del proprio territorio con l'area della Pianura Padana" mostrano "le performance peggiori, sia prendendo in esame i capoluoghi di provincia che le città più popolose". quanto si legge nella relazione di Nomisma su "green economy e innovazione, i filtri antiparticolato per la qualità dell'aria nelle aree urbane" presentata oggi in commissione Ambiente alla Camera nell'ambito della discussione congiunta di alcune risoluzioni relative all'adozione di misure sulla riduzione dell'inquinamento atmosferico.
Dai dati forniti da Nomisma emerge che è soprattutto lo scenario sanitario a preoccupare, cioè il peso delle malattie derivanti dall'inquinamento da polveri sottili. Nomisma ricorda che "elevati livelli di pm10 producono una forte riduzione della speranza di vita, rilevanti perdite di produttività economica" e "incrementi dei costi per ricoveri ospedalieri, i quali vanno a peggiorare l'efficienza del sistema sanitario nel suo complesso".
I dati di Nomisma, elaborati sulla base del Sistema informativo nazionale ambientale e sui dati di Legambiente, "evidenziano una situazione particolarmente critica in termini di concentrazioni di Pm 10 in buona parte dei capoluoghi di provincia italiani e delle principali città italiane".
Per quanto riguarda i capoluoghi "il limite previsto dalla normativa è stato superato in ben 57 capoluoghi sugli 88 considerati (il 65 per cento)".
Rispetto alle cause di morte, le concentrazioni di Pm10 produrrebbero 5.876 decessi l'anno (con concentrazioni superiori ai 20 nanogrammi per metro cubo) solo riferendosi alle grandi città (Torino, e vai...........Milano, Verona, Padova, Bologna, Roma, Palermo, Venezia, Firenze, Napoli, Bari, Genova, Messina, Catania, Trieste).
Per quanto riguarda i ricoveri ospedalieri a Milano i casi di morbosità attribuibili a Pm10 sono 398 nel 2007 per una spesa di 1,6 milioni di euro. A Bologna 138 casi per un costo di 575 mila euro e a Roma 635 con una spesa superiore ai 3 milioni di euro.
Sommando questi numeri con gli extra costi delle terapie, perdita ore di lavoro e calo della produttività si raggiungono in totale 6,4 milioni di euro solo per queste tre città. Costi, spiega Nomisma, che "dovrebbero essere tenuti in debito conto dal decisore pubblico una volta che questi si appresti ad adottare specifiche misure verso il contenimento delle emissioni in ambito urbano".
Da qui in poi, stop poichè la soluzione individuata da Nomisma è quella del filtro anti-particolato che non serve a nulla se non a ridurre a frazioni ancora più piccole le polveri PM10
Per conciliare la crescente domanda di mobilità con la salvaguardia ambientale e la tutela della salute, Nomisma individua nei filtri antiparticolato la soluzione migliore in gradi di rispondere "meglio alle esigenze di immediatezza che l'emergenza ambinetale prescrive".
Questo genere di filtri, osserva Nomisma, è in grado abbattere il 90-95 per cento delle emissioni di particolato, il 50 per cento di quelle di biossido di azoto (sistemi retrofit chiusi) "migliorando la capacità capacità di abbattimento" nel caso di filtri aperti tra il 20 e il 30 per cento nei casi di veicoli dotati di "stop and go" e di utilizzo prolungato delle marce basse.
Tuttavia, se si considera la città di Milano, spiega Nomisma, l'adeguamento (in 12-18 mesi) con filtri antiparticolato solo per gli autobus costerebbe circa 30 milioni di euro. Per dotare di filtri chiusi l'intera totalità dei vecioli diesel milanesi non commerciali sarebbero necessari invece 1,5 miliardi di euro, mentre circa 800 milioni sarebbero necessari per "retrofittare i soli veicoli commerciali" con un abbattimento del 60 per cento del Pm10.

mercoledì 23 giugno 2010

Sui Grillini a Torino

Ieri sera ho partecipato alla riunione del Movimento 5 stelle, che c'è stata in una salone della Parrocchia di via Luserna di Rorà; ci saranno state circa un centinaio di persone. Mi ha colpito: la presenza di numerosi giovani, anche di elevata scolarità; ha parlato uno dei due consiglieri regionali recentemente eletti,Davide Bono (17mila circa preferenze) che ha fatto un intervento di pochi attimi, autocelebrando il movimento 5 stelle, i vari passi dal 2005 a oggi, anche sostenendo che il blog di Beppe Grillo è tra i dieci più visitati al mondo ancora oggi. Poi ci sono stati altri interventi, e l'unisono è stata l'equidistanza=rifiuto di collegamenti ai partiti tradizionali, sia di destra che di sinistra. Non hanno fatto una parola sui Verdi, ma qualche richiamo all'attuale battaglia sull'acqua, all'ecologia e alla lotta agli sprechi, financo all'unità di valuta €. Tutti hanno parlato di democrazia partecipata, rifiutando concetti quali dirigenti politici e addetti. Hanno fatto richiami all'art 67 della Costituzione. Tutti gli interventi sono stati, di fatto, la lettura a voci diverse delle varie slides che potrai reperire all'indirizzo:

www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/torino.it

dove avrai 20 pagine di file.

Hanno parlato di una nuova moneta, il TALENTO, e del contratto formale che gli eletti del movimento presso cariche pubbliche andranno a sottoscrivere con gli elettori, compreso il limite di un doppio mandato e non di più.

Ho avuto la sensazione di un appena accennato progetto politico e c'è già stato chi ha censurato GRILLO come GURU del Movimento.

Ecologisti Uniamoci di giorgio diaferia

Il 1° Luglio dovremmo avere la sentenza definitiva del TAR sul ricorso presentato per l'annullamento del voto alle ultime elezioni regionali. Cosa può accadere? 1) Il voto viene confermato con buona pace dei ricorrenti 2) si annullano le elezioni e si torna a votare. Nel frattempo torna in carica il precedente Consiglio Regionale e la precedente Giunta per l'ordinaria amministrazione. Ma quando si tornerà a votare? Forse già a Settembre/Ottobre come, nel caso auspicherebbe la Lega ed il PdL, forse a Gennaio/Febbraio 2011 Tra le due ipotesi può cambiare molto come scelta del candidato del Centro Sinistra ed inoltre potrebbe darsi che si scelga di accorpare le Regionali con le Comunali, liberando Chiamparino per farlo correre per la Regione.Certo è che è l'ora che nasca di gran carriera la Costituente, il Coordinamento, il Tavolo, chiamatelo un pò come vi pare , di tutti coloro singoli o associati che si riconoscono nei temi dell'Ecologia, della giustizia sociale e dell'eticità della politica.Non c'è più tempo da perdere. Mezzo avvisato, mezzo salvato si diceva..............Staremo a vedere se i veti incrociati, le antipatie e le preclusioni verranno superate. Diversamente sarà di nuovo un fiasco. Maurizio, se ci sei è l'ora di battere non uno ma due fortissimi colpi!!!!!

domenica 20 giugno 2010

VOGLIAMO LA METROPOLITANA SINO A RIVOLI-Torino Viva appoggia l'iniziativa




Circa 60 anni fa esisteva un trenino che collegava p.za Statuto di Torino con Rivoli. E' stato sostituito nel tempo con i filobus, silenziosi ed ecologici, in seguito rliminati negli anni '70-'80. Ora il collegamento rapido tra Torino e Rivoli si ferma a Collegno. Un bel passo avanti anche in termini di lotta all'inquinamento e rapidità dei trasporti. Occorre fare qualcosa. Dall’ottobre 2008 il Ministero delle Infrastrutture ha ricevuto il progetto definitivo per il prolungamento della linea 1 della metropolitana da Collegno a Rivoli Cascine Vica (TO).
Il costo dell'opera, 304 milioni di euro, sarà sostenuto per 122 milioni di euro dagli Enti locali:
- Regione Piemonte 48.691.152 euro
- Provincia di Torino 13.525.320 euro
- Comune di Torino 27.050.640 euro
- Comune di Collegno 21.640.512 euro
- Comune di Rivoli 10.820.256 euro

IL GOVERNO DEVE FINANZIARE I RESTANTI 182 MILIONI DI EURO ma al CIPE la pratica continua a rimanere ferma. Nel frattempo da Roma sono state finanziate al 100% linee di metropolitana in zone d’Italia dove gli Enti locali non hanno contribuito con nessun impegno di spesa.
Su questa richiesta si è avviata una mobilitazione ed una raccolta di firme, anche con il sostegno della Provincia, da presentare al Governo affinchè si stanzino i fondi necessari e si avvii l’opera che darebbe un utile contributo nel migliorare la mobilità almeno lungo uno degli assi principal http://metrorivoli.net/ e su Facebook i che portano dalla città alla cintura.
Per la raccolta firme e scaricare i moduli: http://metrorivoli.net/

Dell'Utri ed il Movimento 5 Stelle 2 nuovi candidati a Sindaco di Torino di Giorgio Diaferia


Ho perso il conto, ma al momento ci sono almeno 6 candidati alla poltrona di Palazzo Civico. Un esponente eletto dalle possibili ma complicate elezioni primarie del PD, il presidente ATC Ardito, un esponente del Movimento 5 Stelle, Il Consigliere Regionale Dell'Utri ( non è un parente..........ricorderete),un esponente "nuovo" e forse giovane che emerga da una sorta di Lista Civica del Sindaco uscente,un esponente dell'UDC ( si era parlato di una possibile candidatura dell'on. Michele Vietti, un candidato dell'IDV ? e questo per rimanere nell'ambito dei partiti non filo Governativi. Poi ci sono i Vendoliani di Monica Cerutti, il PRC di Ferrero.
E gli Ecologisti ? al momento discutono, creano Movimenti nella speranza possiedano il dono della sintesi e di una sintesi in grado di esprimere almeno il 3% dei votanti, per poter eleggere un loro rappresentante in Consiglio. Alla prossima puntata
giorgio diaferia

La Stampa cronaca 20/06/2010 - L'INDAGINE SUL VOTO ELETTORALE Scandalo firme false: dai parenti di Giovine le prime conferme

Michele Giovine
Ammissioni davanti al pm: «Non sapevo di essere stato candidato»
ALBERTO GAINO La Stampa
TORINO

Gurro, Valle Cannobina, interno della provincia di Verbania. In altre parole: 3 ore buone d’auto da Torino. Là Michele Giovine, consigliere comunale di minoranza, e in quanto tale pubblico ufficiale, avrebbe dovuto autenticare le firme dei candidati della sua lista «Pensionati per Cota». Così prescrive la legge se si vuole fare tutto in famiglia: oltre alla lista di parenti, anche la certificazione. La Procura della Repubblica di Torino gli contesta, com’è ormai noto, di aver falsificato tanto le firme (se apposte da lui o da altri non ha importanza) quanto l’autentica. E Gurro, in punta al Piemonte, a pochi chilometri dalla Svizzera, è per la prima volta al centro di un caso giudiziario con chiare valenze politiche. Non fosse altro perché il nocciolo duro di zie e zii del sempre giovane segretario regionale del partito dei pensionati pro Cota - in precedenza erano «consumatori» per Ghigo - ha dichiarato di essersi spinto fin lassù, ma è stato smentito dagli accertamenti della polizia giudiziaria.Il procuratore aggiunto Andrea Beconi è un signore gentile ma si guarda bene dal fornire conferme alle indiscrezioni. Si limita a un laconico «abbiamo svolto accertamenti tecnici». Però non ci vuol molto a capire che, se la famiglia ha fatto quadrato da ogni angolo d’Italia, più d’un suo componente - sentito e risentito dal pm Patrizia Caputo - ha vacillato di fronte alle verifiche sulla propria trasferta in Valle Cannobina: giorno, tipo di viaggio, circostanze.
Per la verità, nemmeno a Miasino, paese nei pressi del lago d’Orta e più accessibile - dove è consigliere comunale e pubblico ufficiale Carlo Giovine, il padre di Michele - sarebbero stati avvistati i candidati dirottati per l’autenticazione della firma. Il «fai da te» del consigliere regionale al suo secondo mandato avrebbe incluso la famiglia, a condizione che nessuno si scomodasse. A eccezione di uno che, a Palazzo di Giustizia, ha persino negato di essere a conoscenza di essere stato candidato alle elezioni regionali.Alla seconda tornata di interrogatori c’è chi si è attestato sulla tesi di ripiego: «Non sono andato dove risulta che ho firmato, ma ho firmato in ogni caso, da un’altra parte». Qui interviene la consulenza grafica che smentirebbe anche il nocciolo duro della parentela candidata.Nel 2005, precedenti elezioni regionali, Michele Giovine aveva subìto un’indagine penale dello stesso genere. Fu salvato come tanti altri da una leggina ad hoc che ridusse a contravvenzione il reato - punibile sino a 5 anni di carcere - della speciale norma elettorale. Prima che la Corte Costituzionale la rielevasse al rango di «delitto», Giovine incorse nella buona sorte di vedersi cancellare il reato per prescrizione dei termini.Per un uomo politico non è il massimo vedersi assolvere così, ma di questi tempi capita che non si colga la differenza con un’assoluzione piena.

sabato 19 giugno 2010

La Redazione di EcoGraffi, web journal ambientale si presenta

video

http://ilmovimento.intodit.com/page/home

Cari tutti,
è nato il primo sito comune del Movimento dei Movimenti
Se vi iscriverete, seguendo le semplici e intuitive istruzioni del sito,
potrete contribuire alle elaborazioni teoriche che ci porteranno a operare
come Movimento dei Movimenti
Vi ricordo l'appuntamento di LUNEDì 21 GIUGNO alle ore 17:30 presso il Centro Studi Sereno Regis di via Garibaldi 13 a Torino
Come al solito siete pregati di inoltrare questo invito a chiunque pensiate
possa interessare.L'ordine del giorno è la discussione sulla Carta degli Intenti e la impostazione del Convegno di Novembre (scelta del tema, organizzazione)
Il successivo appuntamento sarà per LUNEDì 28 GIUGNO stessa ora, stesso luogo
A presto rivederci

Dario Cambiano
Centro Studi Sereno Regis
Via Garibaldi 13 Torino
www.serenoregis.org

UNA CASA COMUNE PER LA COSTITUENTE DEGLI ECOLOGISTI PIEMONTESI ? di Massimo Marino

Cara amica, caro amico
non vogliamo proporti una riflessione intorno allo stato del nostro paese, per convincerti che c’è bisogno di ecologia (dell’ambiente, dell’economia, della politica, delle relazioni personali, delle educazione, del lavoro…), probabilmente ne sei consapevole quanto noi.
Questa consapevolezza è poi accentuata da due semplici inoppugnabili considerazioni :
- In Europa ed ormai anche in molte altre parti del pianeta il bisogno di ecologia ha trovato importanti, popolari ed efficaci forme di rappresentanza politica che stanno cambiando il modo di leggere la realtà e le priorità, politiche, programmatiche ed esistenziali. Finché si è trattato di fuochi di paglia è stato semplice minimizzare gli exploit elettorali dei partiti ecologisti sotto la voce “voto di protesta”, ma da almeno tre anni le cose hanno preso una piega nuova. Ormai è chiaro che in tutta Europa il bisogno di ecologia è diventato una delle priorità di molte persone e di gruppi sociali consistenti, tutti convinti che quella ecologica sia la lettura giusta per costruire la società del futuro.
- In Italia il diffuso disagio sociale e politico cerca sfogo, ora nelle liste civiche, ora in movimenti come quello di Grillo, ora rifugiandosi nell’astensionismo e nella negazione della partecipazione diretta alla vita politica a favore, magari, di un intenso impegno di volontariato sociale. In questi anni si è venuto creando un mondo – qualcuno lo definisce arcipelago – ricco di partecipazione, di esperienze importanti, e capace di aggregare i cittadini attivi intorno a battaglie e campagne di facile presa, a volte di momentaneo successo. Non ha alcuna forma di rappresentanza politica, se non episodica e casuale, e rischia di disperdere forze e potenzialità che potrebbero davvero essere ben finalizzate al cambiamento ecologico del nostro paese. In Italia il partito dei Verdi - naturale storico candidato a rappresentare il bisogno di ecologia - è morto per errori propri di assuefazione al sistema politico e per azioni volute dall’esterno. Nel mentre il paese va sempre più in direzione opposta a quella da noi sperata.
Da molto tempo andiamo dicendo in tutte le sedi che anche in Italia occorre lavorare alla costruzione di un polo unitario che assuma l’ecologia, in senso ampio ben al di là dell’ambientalismo, come centro del suo agire, del suo organizzarsi, del suo programmare l’attività politica e culturale, intrecciandola con le tante aspirazioni ai rinnovamento che puntualmente sono andate deluse in questi anni.
Noi, firmatari di questa lettera, crediamo che si debba partire dal basso – diremmo dal “territorio”, se non fosse che non riusciamo neanche più a vederlo coperto com’è di cemento e asfalto – chiamando a raccolta le tante belle esperienze che possono davvero costituire il motore per cambiare la politica e con questa il paese. Ti proponiamo di partire dalla nostra regione e ti invitiamo a un seminario di discussione e di organizzazione che prepari il terreno per quello che insieme saremo capaci di costruire. L’incontro non è un’assemblea pubblica anche se è aperto; sono stati invitati circa 100 persone di circa 100 diversi gruppi, comitati, organizzazioni da tutto il piemonte.
A questa lettera di invito seguirà, a ridosso dell’incontro, l’invio di un documento più ampio. Nel caso non tutti possano intervenire e parlare, data l’importanza storica dell’appuntamento, che cercheremo di registrare, è prevista la possibilità di proseguire l’incontro e renderlo operativo in una seconda parte entro la metà di luglio. Ti aspettiamo….
VENERDI’ 25 GIUGNO ore 17,45 - 23 CAFFE’ BASAGLIA via Mantova 34 Torino
( senza interrompere è prevista la possibilità di spuntino verso ore 20-20,30 sul posto )
Mariano Turigliatto ( di Movimento CIVICA Piemonte ) Massimo Marino ( di GRUPPO CINQUE TERRE )
Marinella Robba ( di Pelo&Contropelo/ Eco-animali Giorgio Diaferia( di TORINO VIVA )
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lunedì 14 giugno 2010

Sintesi delle proposte presentate nell'incontro di Non grattiamo il cielo di Torino 2011 11 JUN 2010

Si è aperta una petizione sul sito (Firmiamo.it e su Facebook) per chiedere una pausa di riflessione sui due progetti di grattacielo, per ragioni innanzitutto paesaggistiche ed economiche.
Nell'incontro alla Libreria Torre di Abele di mercoledì 9 giugno il Comitato Non grattiamo il cielo ha presentato le proposte per risparmiare denaro nei progetti dei grattacieli Intesa San Paolo e Regione Piemonte oltre che per salvare il paesaggio di Torino che comunque è un bene comune.
Invece di tagliare scuola, cultura e servizi tagliamo i progetti esagerati di inutili grattacieli
Proposte per risparmiare denaro oltre che per salvare il paesaggio di Torino che comunque è un bene comune (per esempio turistico)
Regione Piemonte
Non è stato ancora firmato il contratto vero e proprio. Le stime di quali sarebbero i costi della realizzazione e di quali sarebbero i risparmi derivanti da disdettare o cedere gli attuali uffici sono tutte da fare perché quelle della Giunta precedente non sono affatto chiare
La Giunta attuale non si deve far spaventare da eventuali penali negoziabili con le ditte che han vinto l'appalto anche se fossero 10 milioni cosa volete che siano rispetto ai quali 500 milioni che si risparmiano? Intesa San Paolo
Qui lo scavo è stato fatto. (E' in corso un'inchiesta della Procura sulla sicurezza dei cantieri. Non si è ancora concluso l'iter per i pozzi sotterranei per le pompe di calore, quei pozzi rischiano di sottrarre acqua ai quartieri adiacenti.)
Prima di procedere al progetto esecutivo proponiamo una riprogettazione all'insegna del risparmio e dell'ecologia, tenendo conto che l'area dello scavo è circa tripla rispetto a quella su cui poggerebbe l'edificio.
Rinunciando agli inutili auditorium e pinacoteca, e utilizzando tutta l'area di scavo utilizzabile si può costruire (uno o meglio due edifici collegati) senza superare l'altezza dell'adiacente Palazzo della Provincia.
Noi proponiamo che Intesa San Paolo rinunci a una parte dei diritti edificatori acquisiti. Ma al limite potrebbe realizzare tutti gli uffici che aveva previsto mantenendosi sotto i 70 metri. E risparmiando quasi 200 milioni di euro.
Inoltre, nel corso dell'incontro alla Libreria Torre di Abele, Italia Nostra - sezione di Torino, ha presentato pubblicamente la “Dichiarazione di notevole interesse pubblico del paesaggio urbano di Torino” per tutelare i coni visuali verso le montagne, la collina, l’affaccio sulle vie d’acqua, i valori identitari della città di Torino. La domanda è rivolta alla Commissione Regionale che ha il compito di formulare proposte per la dichiarazione di notevole interesse pubblico di immobili e aree.Progetti sostitutivi al grattacielo Intesa-Sanpaolo di Torino Leggi
Dichiarazione di notevole interesse pubblico del paesaggio urbano di Torino Leggi
Il punto sul "Non grattare il cielo di Torino" - da Nuova Societa.it del 10.06.2010 Leggi
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Fiorello Cortiana I Beni Comuni per una cittadinanza condivisa

Il disastro nel Golfo del Messico, il sorpasso triste della guerra all’integralismo in Afghanistan sui 103 mesi di conflitto nel Viet-Nam, la profonda recessione che accompagna la ridefinizione degli equilibri e delle geografie della globalizzazione, le migrazioni generate dagli squilibri planetari, sono nodi critici venuti al pettine all'inizio di questo terzo millennio. Essi sono in gran parte figli della separazione e anche della antinomia tra sapere e sapienza, cioè tra la dimensione calcolabile e codificata del lavoro cognitivo e quella legata a pratiche ed esperienze dell'attività umana la cui efficacia era verificata nella quotidianità di comunità. Così presi dall'affanno sociale individuale, dal potere terreno del sacro e delle ideologie, gli uomini non hanno occhi per riconoscere l’ambiente naturale, la qualità sociale e una cultura dei diritti condivisa come condizioni essenziali per la vita della specie umana sulla terra. Questa carenza impedisce il riconoscimento dei beni comuni come tali. Il ripetuto richiamo del Presidente Napolitano alla coesione sociale come elemento qualificante della democrazia repubblicana richiede di riconoscere la Costituzione ed i suoi principi come un Bene Comune. Così come l’affermazione del presidente della Camera Fini a difesa del principio di legalità e dell’appello lanciato da Stefano Rodotà affinché le libertà costituzionali non siano disponibili per nessuna maggioranza. Cosa sono dunque i “beni comuni”? Sono le risorse naturali (aria, acqua, biodiversità), quelle culturali, gli alfabeti e le grammatiche, digitali e non, i linguaggi espressivi (musica, danza, teatro,fotografia, cinema, letteratura) e le loro narrazioni, le reti degli ecosistemi così come le reti digitali per la conoscenza. Così come le regole, le norme, che li riconoscono e li garantiscono nella disponibilità diffusa, di queste e delle future generazioni. Sono beni il cui accesso è aperto, senza discrezionalità discriminanti che ne pregiudicherebbero la titolarità e quindi disponibilità diffuse. Quello dei beni Comuni è un campo aperto entro il quale si ridefinisce una cultura della cittadinanza condivisa in armonia con il vivente e quindi un’etica della responsabilità. Per questo si rende necessaria una relazione interdisciplinare che interessa l’ecologia come la biologia, l’economia, come l’epistemologia, la filosofia come il diritto, l’antropologia come la sociologia. Ad un tempo si rende necessario l’incontro ed il confronto tra i diversi interessi che hanno a che fare con i beni comuni, con la loro gestione, la loro conservazione, la loro distribuzione, il loro accesso. Siano interessi imprenditoriali, degli utenti/consumatori, dei regolatori, dei garanti. Non ci sono piani separati o logiche sequenziali, un unico e convulso processo, ci chiede di adeguare i nostri strumenti interpretativi per fare i conti con questioni inedite, per la loro dimensione o per la loro natura. In questo inizio di millennio la libertà significa una partecipazione informata a questo processo, perché di fronte a questioni nuove indubbiamente sono in gioco interessi particolari ad esse legati, ma le verità precostituite che hanno accompagnato i conflitti dello scorso secolo sono palesemente senza efficacia se non esse stesse parte dei problemi da affrontare. Nel secondo dopoguerra la cultura repubblicana e il suo dispiegarsi nel conflitto sociale e nelle innovazioni legislative, anno dopo anno, generazione dopo generazione, ha costituito il comun denominatore per tutte le famiglie politiche, indipendentemente dalla narrazione ideologica di partenza. Dopo le ideologie è in crisi l’idea di politica direttamente partecipata e con essa la coesione sociale, oggi la risignificazione della politica per una politica pubblica rispondente ad interessi generali e la ridefinizione di un comun denominatore passano per il riconoscimento e la condivisione dei “beni comuni”, fisici e non, che ci circondano. C’è una straordinaria riserva di umanità presente nelle centinaia di migliaia di esperienze della sussidiarietà che chi ha la titolarità di rappresentanza politico-istituzionale sbaglierebbe a considerare come votata a logiche auto-compensative o come bacino di scambio elettorale. Per la prima volta nel nostro Paese l’aumento dell’astensionismo elettorale si sta prefigurando come separatezza dalla cosa pubblica e dalla presa di parola nel suo discorso: ciò non prospetta nulla di positivo per la qualità della democrazia e delle classi dirigenti. Eppure proprio in questa assunzione di responsabilità sussidiaria possiamo trovare risorse e approcci culturali utili alla ricostituzione di una comunità e di una cittadinanza condivise. Qui il dono agli altri di tempo o di risorse cognitive, non si configura come caritatevole cessione di quello che risulta superfluo ad una sobrietà esistenziale ed estetica. Molto più frequentemente il dono si configura come condivisione, condivisione di conoscenza e di pratiche, “know-how”. Qui in luogo dell’utilitarismo individualista funziona con efficacia il principio di equità che Salvatore Veca ben definisce: “ l’idea è che ciascun vantaggio o bene sociale primario di cittadinanza deve essere distribuito egualmente, a meno che una qualche ineguaglianza nella sua distribuzione non vada a vantaggio di chi è più svantaggiato”. Insieme al principio di libertà di partecipazione informata, quindi di accesso non discriminato alla conoscenza e all’informazione a partire dalla propria identità e dalla sua gestione digitale, l’equità contribuisce a ricostituire il patto sociale e civile. Anche tra generazioni con prospettive previdenziali e di welfare differenti e anche contrastanti. La condivisione, di conoscenza, di diritti, dei beni comuni diventa una condizione per produrre valore, sociale, economico e politico. Ecco, quindi l’importanza della qualità delle connessioni e delle relazioni. Qui l’affermazione evangelica del cardinal Martini “Ogni uomo è mio fratello” o quella di Hannah Arendt sulla “gioia di essere con l’altro” ci offrono una chiave per rivolgerci all’ “altro da sé” non verso una alterità assoluta, ma verso una reciprocità possibile. Così da guardare agli straordinari cambiamenti prodotti dall’innovazione nel mondo non come ad una minaccia da neutralizzare o da ridurre, bensì come ad un’opportunità da cogliere. Per questo beni comuni come la legalità e la partecipazione,l’informazione e l’acqua, vanno riconosciuti e garantiti agli attuali ed ai futuri cittadini con una cultura dei diritti e dei doveri adeguata, indisponibili ad essere relativizzati. La loro funzione, la loro disponibilità sono cruciali se vogliamo vivere la drammaticità dei nodi ambientali e sociali non come catastrofe ma come occasione per il cambiamento. I Beni Comuni sono al crocevia delle grandi questioni che interessano il mondo e ne costituiscono l'orizzonte da svelare, per questo devono essere presenti nell’agenda pubblica e solo la presenza e lo sviluppo di un’opinione pubblica avvertita può consentire di non derubricarli a questioni accademiche collaterali.

venerdì 11 giugno 2010

Torino 2011 il giorno dopo dell'apertura del cantiere

Innanzitutto un grazie a tutti, ai 2 consiglieri regionali che ci hanno dato ospitalità Maurizio Lupi e Andrea Stara, grazie ai partecipanti anche per il buon profilo degli interventi e per la disponibilità al confronto. Andare Oltre, questo lo slogan e la proposta da più parti emersa. Oltre i Verdi, oltre le rispettive piccole o grandi associazioni per confluire in un unico grande soggetto politico che sappia raccogliere almeno in parte quel 40% e più di persone che non vanno più a votare ed anche quella folta popolazione di "ecologisti" che oggi votano il meno peggio e che si sono dispersi tra varie forze politiche perchè senza un riferimento nazionale credibile. Ognuno deve fare un passo indietro e 2 in avanti, compreso noi di TOW che stiamo da circa 1 anno cercando di aggregare amiche ed amici sensibili ed attenti al tema delle 2 E Ecologia della vita ed Etica dei comportamenti. La prima grande scadenza resta l'elezione del nuovo Sindaco di Torino, in una data il 2011 ricca di importanti riferimenti storici per la nostra città. Dobbiamo farci trovare pronti con una proposta strutturata e credibile, ricca di progettualità ma partecipata, soprattutto dai giovani. Prossimo appuntamento Martedì 22 Giugno ore 17.30 da Maurizio Lupi in via S.Francesco d'Assisi 35