martedì 31 agosto 2010

Dove va la politica italiana di Alfiero Grandi


Il quadro politico è ancora paludoso, incerto. E’ in pieno svolgimento un’azione di avvelenamento senza alcun riguardo per le conseguenze sulle istituzioni e sulla convivenza civile. Un momento le elezioni sembrano inevitabili, un altro più lontane. E’ possibile che la crisi del Governo Berlusconi si trascini più di quanto sarebbe desiderabile.
Unica certezza: la maggioranza parlamentare che sembrava inossidabile dopo il voto del 2008 è oggi in evidente crisi.
Purtroppo l’alternativa politica a questa crisi è in ritardo, attendista, sulla difensiva.
E’ ormai sepolta l’illusione politica dell’autosufficienza del Pd che ha fatto danni incalcolabili. Solo Veltroni sembra perseverare nel diabolico errore. Oggi si parla di nuovo Ulivo. E’ pur sempre un tentativo di riprendere il filo del discorso. E’ evidente che nel Pd è in corso una ricerca di un sistema di alleanze per uscire dal pantano in cui è precipitata l’Italia. Questa ricerca oggi comprende la sinistra, o almeno buona parte di essa, e l’IdV. Il ritardo nella preparazione dell’alternativa politica non è dovuto tanto alle difficoltà che pone la transizione. Anzi se ci fosse chiarezza sulla prospettiva politica di fondo anche i passaggi politici tattici intermedi, perfino le alleanze momentanee per affrontare le convulsioni della crisi, potrebbero essere affrontate.
E’ importante decidere quale schieramento e quale leadership sono necessari per l’alternativa politica, ma non bisogna dimenticare che il secondo “partito” del centro sinistra è formato dagli astenuti, dai delusi che vanno conquistati a rivotare, pena una nuova sconfitta. In questo senso destano interesse e preoccupazione le considerazioni di Asor Rosa che ha il merito di lanciare un grido di allame sulla necessità di dare credibilità allo schieramento alternativo e insieme ha messo in luce che altrimenti esiste il pericolo che si allarghi ulteriormente l’astensione.
Sarebbe un grave errore sottovalutare questo ennesimo grido di allarme, perché porterebbe diritti all’allargamento dell’astensione.
Per combattere l’astensione occorre ridare fiducia alla possibilità di cambiare.
Un’operazione di questa portata non può essere ridotta solo alla ricerca di una leadership, per quanto possa essere importante. Certo, preparare un’alternativa è anche fare questa scelta, ma richiede anche molto di più per arrivare a costruire un profilo nitido e chiaro dello schieramento alternativo, tale da offrire speranze credibili ai molteplici versanti di cittadini che prima o poi verranno chiamati a votare.
Per questo è curioso che, dopo una discussione che ha attribuito molte responsabilità - non sempre a ragione - della crisi del 2° Governo Prodi ad un programma considerato troppo ampio e generico, oggi non ci sia ancora una discussione degna di questo nome sulle poche, importanti scelte che dovrebbero caratterizzare la coalizione che avrà prima o poi il compito di sconfiggere la destra.
Si può parlare di programma, di obiettivi, di impegni. Ciò che conta è che il focus sia su questa lunghezza d’onda.
Deve essere chiaro cosa si vuole fare di diverso dalla destra al Governo. Sarebbe un errore pensare che prima si sceglie la leadership poi il programma. Il programma deve avere la leadership più coerente, ma non è detto che ci sia una sola soluzione.

Naturalmente i possibili candidati cercheranno di dimostrare di essere l’incarnazione migliore per realizzare questi obiettivi e a quel punto la contesa può essere utile. Non ha importanza chi e dove inizia questo lavoro sul programma del futuro Governo. Importa che si inizi, e presto. Siamo già in grave ritardo.
Tanti possono contribuire su aspetti più o meno ampi e importanti. Attendere è un errore.
Un primo contributo può essere concentrare l’attenzione sulla questione fiscale, che è certamente un punto chiave del futuro. Non a caso è all’origine di tante rivoluzioni in passato. E’ un presupposto del patto di cittadinanza. Provo ad avviare la rilfessione su questo punto.
La chiave deve essere l’equità nel prelievo, oggi squilibrato a favore dei più ricchi, e nella conseguente redistribuzione delle risorse a favore del lavoro e dei redditi bassi.
1)Con il preannuncio che la tassazione dei redditi provenienti dagli affitti sarà al 20% la destra ha completato la realizzazione della più grande ingiustizia italiana: il prelievo fiscale che ora favorisce ancora di più i più ricchi.
Le rendite finanziarie pagano il 12,5 % di imposte, le imprese pagano il 28 % sui profitti, solo il lavoro dipendente e le imprese individuali hanno un’imposizione con aliquote che possono arrivare fino al 43 %. In altre parole solo il lavoro paga l’Irpef (imposizione diretta) mentre le tassazioni sostitutive dell’Irpef sono molto inferiori e oggi si aggiunge il favore ai proprietari di case da dare in affitto.
Perché i redditi debbono avere diverse modalità di prelievo ? Non è più solo questione di tassare le rendite ad un livello più equo di quello attuale, come è giusto, ma di tassare tutti i redditi, da qualunque fonte provengano, con le stesse regole e modalità. Quindi l’obiettivo è di avere lo stesso sistema di tassazione per tutti i redditi, con tappe intermedie di avvicinamento, come la nota proposta di tassare le rendite finanziarie al 20 %.
2)Ritorna la proposta, sorprendentemente anche da una fonte sindacale, di aumentare il prelievo sui consumi e quantaltro per diminuirlo sui redditi. In realtà tassare i redditi o i consumi non è la stessa cosa.
Tassare di più i consumi è una classica proposta della destra, che ha sempre ignorato che malgrado le grandi differenze di reddito la grande maggioranza dei consumatori è composta dai redditi medio-bassi che sarebbero i primi a subire l’aggravio. Nella migliore delle ipotesi sarebbe una partita di giro. In realtà una tassazione spostata sui consumi finirebbe con il gravare di più proprio sui redditi medio-bassi sia pure con modalità meno percepibili, nascoste alla maggioranza dei cittadini. Inoltre l’aumento della tassazione indiretta come Iva, ecc. avrebbe il risultato immediato di aumentare i prezzi, che già dimostrano qualche segnale preoccupante.
3)Patrimoniale, successioni, ecc. fanno parte di una classica discussione sulla tassazione. Tassare chi ha di più, tanto più in una fase di crisi come oggi, è un modo per recuperare risorse sia per aiutare la ripresa che per sostenere le aree sociali più deboli.
La lotta all’evasione, condotta con coerenza ed equità, è un’altra importante fonte di risorse per realizzare questi obiettivi. Il Governo Berlusconi prima ha dato il messaggio del “tana libera tutti” con lo scudo fiscale per i capitali illegalmente portati all’estero e con lo smantellamento delle norme create dal centro sinistra, ora all’opposto approva misure che in qualche caso rasentano l’incostituzionalità come rendere esecutivi i decreti ingiuntivi prima del termine del primo grado di giudizio.
4)Il cosiddetto federalismo nella migliore delle ipotesi è una truffa ai danni di Regioni ed Enti locali, ma in realtà diventa il cavallo di troia per fare passare un meccanismo di costi fissi al posto dell’impegno a garantire i diritti previsti dalla Costituzione, a partire dalla salute, dall’assistenza. Chi non ci riuscirà si arrangi. Attenzione: sono in gioco diritti fondamentali dei cittadini. Se viene distrutto il principio che ci sono diritti indisonibili e ognuno si arrangia il risultato può essere devastante, con l’abbandono a sé stesse di intere aree del Mezzogiorno.
5) C’è poi il capitolo della tassazione di livello europeo, per armonizzare i sistemi di prelievo o almeno per evitare la concorrenza intraeuropea, e internazionale, come la Tobin tax, che è tutto da aprire.
Rifondare il patto fiscale richiede misure di fondo. Nessun massimalismo, si può procedere con gradualità e tenendo conto dei legami economici internazionali. Ciò che conta è sapere dove si vuole arrivare, diminuendo il prelievo sui redditi più bassi, aiutando chi ha un carico familiare e perfino aiutandolo ad averlo. A questo proposito c’è una leggenda metropolitana riguardante il cosiddetto quoziente familiare. E’ una misura che in realtà aumenta le disuguaglianze perché favorisce i reddditi più alti e per di più discrimina il 2° coniuge che lavora. Un discorso è stabilire un’adeguata detrazione per carichi familiari legata al reddito, altro è stabilire un meccanismo che premia i redditi più alti.
Sono solo alcuni appunti e tuttavia la questione fiscale è il primo dei pilastri per avere equità a partire dal prelievo e base per una nuova politica economica, con l’obiettivo di ridurre la forbice sociale e sostenere le aree sociali più deboli e la ripresa qualificata dell’economia italiana.

Alfiero Grandi

venerdì 27 agosto 2010

La Metropilitana linea 1 sino a Rivoli

Buongiorno. Sono Antonio Saitta, primo firmatario dell'appello per il
prolungamento della linea 1 della metropolitana dalla stazione di
Fermi fino a Rivoli.
Innanzitutto, ti ringrazio di cuore per esserti collegato al nostro
sito www.metrorivoli.net e per aver sottoscritto il nostro appello.
Il nostro caso è unico in Italia. Gli enti locali hanno già fatto la
loro parte, risparmiando fondi di denaro da impiegare nella
realizzazione dell'opera. Manca solo il contributo dello Stato che,
senza alcuna spiegazione, continua a non arrivare!
Per questo ho pensato di chiederti un piccolissimo favore. In
allegato, troverai un modulo di raccolta firme. C'è lo spazio per 14
adesioni. Chi di noi non conosce 14 persone che hanno a cuore lo
sviluppo della zona in cui abitiamo? La metropolitana infatti cambierà
la vita di tutti i cittadini della zona ovest, migliorandone la
qualità, riducendo i tempi di spostamento e tutelando l'ambiente.
Cosa aspetti allora?
Presto organizzeremo un evento per discutere del progetto e per
raccogliere i moduli.
Grazie per la disponibilità e la responsabilità dimostrata fino ad ora!
E ricorda: non pensare a quello che il tuo Paese può fare per te, ma
a quello che puoi fare tu per il tuo Paese!
(J.F.Kennedy)

UN RAPPORTO DELL'ISS RILEVA LO STATO DI SALUTE DEGLI ITALIANI


Quasi sette italiani su dieci (il 67,5%) dichiara di sentirsi bene o molto bene rispetto allo stato di salute, contro il 65,7 del 2008 e il 64,7 del 2007. Sono i dati del rapporto Passi dell'Istituto Superiore di Sanita' sullo stato di salute degli italiani.
Nel sistema di sorveglianza Passi la qualita' della vita in relazione alla salute, viene valutata col metodo dei "giorni in salute" (Healthy Days), che si basa su quattro domande: lo stato di salute autoriferito, il numero di giorni nell'ultimo mese in cui l'intervistato non si e' sentito bene per motivi fisici, il numero di giorni in cui non si e' sentito bene per motivi mentali e/o psicologici e il numero di giorni in cui ha avuto limitazioni nelle attivita' abituali. Il risultato dello studio 2009 e' che addirittura l'83% degli intervistati riferiscono di non aver avuto giorni di limitazioni per cattiva salute fisica o psicologica, mentre si sono fermati da 1 a 13 giorni il 13,7%, e il 3,3% oltre i 14 giorni. Il 67% degli intervistati ha giudicato in modo positivo il proprio stato di salute, riferendo di sentirsi bene o molto bene. Il 29% ha riferito di sentirsi discretamente e solo il 4% ha risposto in modo negativo (male/molto male). In particolare, si dichiarano piu' soddisfatti della propria salute i giovani nella fascia 18-34 anni, gli uomini, le persone con un livello di istruzione piu' alto, le persone senza difficolta' economiche, le persone senza patologie croniche severe.
Analizzando con una tecnica statistica (regressione logistica) l'effetto di ogni singolo fattore in presenza di tutti gli altri, si osserva che la percezione positiva dello stato di salute e' associata in maniera statisticamente significativa con tutte le caratteristiche considerate: classe di eta', sesso, istruzione, difficolta' economiche e presenza di patologie croniche severe. La regione che "si sente meglio" e' la provincia autonoma di Bolzano (79%), maglia nera alla Calabria (56%). COmplessivamente, nell'ultimo mese gli intervistati hanno avuto in media 5 giorni "non in salute", circa 3 per motivi fisici e altrettanti per motivi psicologici.
I giorni non in salute sono piu' frequenti nelle donne, nelle persone piu' anziane e in quelle con livello di istruzione basso. Ancora piu' frequenti lo sono tra chi riferisce di avere molte difficolta' economiche e chi e' affetto da malattie croniche severe. In conclusione, si legge nel rapporto, circa sette persone su dieci dichiarano di essere in buona salute, ma sia la percezione dello stato di salute che lo stato funzionale peggiora nelle donne, nelle persone in eta' piu' avanzata, in quelle meno istruite, per raggiungere il livello piu' basso nelle persone con molte difficolta' economiche e in quelle affette da patologie croniche gravi.
Fonte www.sanitas.it

Ecologisti del Piemonte * martedì 31 agosto * 3° incontro regionale

I promotori degli Ecologisti del Piemonte si incontrano a Torino al Caffè Basaglia,
via Mantova 34, dalle ore 17,30 alle ore 23,30 di martedì 31 agosto.

Argomenti in discussione:

1) bozza dell’ appello-programma che diventerà il manifesto di adesione o di sostegno agli Ecologisti del Piemonte; il documento descrive in sintesi il progetto degli Ecologisti su cui avviare una approfondita discussione, se possibile con incontri provincia per provincia, nelle prossime settimane.Verrà diffusa una prima bozza alla riunione per avviare la discussione; ai partecipanti agli incontri precedenti verrà spedita 2-3 giorni prima dell’incontro. Contributi possono essere pubblicati su www.eco-piemonte.blogspot.com , su FBK e altri siti.

2) iniziative regionali per il solare contro il nucleare, fra cui la proposta di una giornata regionale unitaria e l’organizzazione della presenza e distribuzione volantino ai concerti di Ligabue del 16 -17 settembre.

3) azioni nei comuni coinvolti sul decreto del “federalismo demaniale”.

4) portale-blog degli Ecologisti: definizione della struttura e dei criteri di responsabilità per il funzionamento; serve trovare urgentemente alcuni competenti per dialogare tecnicamente con un software già disponibile.

5) festa regionale, videospot e iniziative di autofinanziamento (fra le ipotesi i Mercatini Ecologisti dell’Usato).

6) una sede multifunzione ( ecoHub ) in Piemonte e altri punti liberi di discussione proponibili per un programma delle cose che si dovrebbero fare entro fine anno.

Prevista un ora circa di discussione per ogni argomento..portarsi da mangiare, se necessario, non prevedendo soste prolungate di cena. Ognuno inviti a discrezione nuovi interessati.

giovedì 26 agosto 2010

NUCLEARE, QUELLO CHE I CITTADINI NON DEVONO SAPERE / anche la Francia ha i suoi ''peccati nucleari''


L’IRSN (Istituto di radioprotezione e di Sicurezza Nucleare), ente francese il cui folgorante motto è “l’unica ambizione dell’IRSN è portare avanti la causa della sicurezza nucleare”, fornisce dati sulla contaminazione radioattiva in generale, e in particolare sui rilievi radiologici aerei (la quantità di polveri radioattive presenti nell’aria). Fornisce dati, dicevo, ma non tutti i dati. La scrematura tra ciò che l’Istituto conosce e ciò che pubblica è ampia. Soprattutto, l’ente non è obbligato a pubblicare tutti i dati, nemmeno su richiesta dei cittadini.
Come fare allora ad accedere ai dati rilevati (soprattutto dopo che i recenti incendi in Russia hanno risollevato le polveri radioattive del disastro di Chernobyl e dei test atomici riportandole nell’aria anche in Europa)? Non resta che appellarsi al tribunale, per ottenere che il giudice - magari sulla base del diritto del cittadino ad essere informato - costringa l’IRSN a pubblicare i dati. Ovvero: ci si appella al tribunale per ottenere che il giudice nomini un esperto che abbia accesso ai dati dell’IRSN.
È quello che ha tentato di fare l’AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti), nella persona del Presidente, Paolo Scampa, tramite l’avvocato Emmanuel Ludot, presso il Tribunale Amministrativo di Parigi. Il quale - giudice Sylvia Mille - ha respinto la richiesta (pare che ciò avvenga sistematicamente, senza eccezioni), per il seguente motivo: non vi sono in atto controversie legali nell’ambito delle quali tali informazioni potrebbero giovare al procedimento (sentenza del 16 agosto 2010, n° 1015026/11-7, allegata - in lingua francese). Cioè: non perché sia vietato dalla legge; non perché non sia opportuno; e nemmeno per difetto di competenza. Ma poiché non c’è nessuna causa in corso sull’argomento, i dati “non servono”. Tuttavia, è ovvio che - prima di decidere se sporgere una eventuale denuncia e preparare un’azione legale - bisognerebbe conoscere i dati. Se no cosa si contesta? La reticenza dell’IRSN, a quanto pare, secondo il Tribunale di Parigi, non è una azione legalmente perseguibile. La conclusione è che in Francia i cittadini non hanno nessuna possibilità di conoscere i dati di cui l’ente pubblico IRSN è a conoscenza (e raccoglie con i loro soldi).
Ricapitolando: i dati esistono e sono noti all’IRSN; l’IRSN non vuole pubblicarli e nessuno lo costringe a farlo. Non mettiamo in discussione né la prassi dell’Istituto né quella del giudice. Semplicemente ci domandiamo: perché si preferisce nascondere questi dati? Perché l’IRSN non li pubblica spontaneamente? Perché il giudice (almeno su richiesta) non costringe l’Istituto alla diffusione delle informazioni? Cioè, infine: che cos’è che i cittadini francesi non devono sapere?
Non è che uno voglia pensare sempre male. Però certe volte sembra non esserci proprio alternativa.

Paolo Calabrò wwww.unonotizie.it

mercoledì 25 agosto 2010

Coordinamento Ambientalista Rifiuti Piemonte

…dalla materia si trae energia, ma l’energia… non produce materia!
…verso Rifiuti Zero…

Trasmetto l’Ordine del Giorno dell’Incontro di lavoro di Sabato 11 Settembre 2010
presso Pro Natura, via Pastrengo 13, Torino - ore 15,00 – 18,00

1) aggiornamento circa le varie attività svolte o in predicato
Comunicazioni brevi

LA PROPOSTA STRATEGICA DEL CARP
MANIFESTO:

CAMPAGNA DI ADESIONE E SOSTEGNO DI ALMENO 1.000 PERSONE.
SI EVOLVE…

Dopo aver ben spiegato il MANIFESTO, chiesta l’adesione formale, la disponibilità, il sostegno di un consenso convinto e partecipato,
FORNIREMO AI FIRMATARI UN PRESTAMPATO DI PROTESTA DA INVIARE, A PROVINCIA E/O COMUNE COME PRIMO GESTO PARTECIPATIVO. (trovate allegato la versione prova per Torino)


a) Aggiornamento iniziative di contrasto inceneritore del novarese - Tomei
b) Aggiornamenti dal vercellese - Andorno
c) Interventi nelle scuole - Luisa
d) Nuovo esposto - Laura
e) NUOVA MANIFESTAZIONE CONTRO PPGR - Cavallari
Calendario iniziative - Incontro con nuovo Assessore Regionale


il Portavoce – P.C. Cavallari
torino@pro-natura.it

V.A.S. Piemonte "Le Ragioni dell'Ecologismo oggi" Invito

martedì 24 agosto 2010

Una lista comune nazionale per tutte le informazioni/comunicazioni riguardanti il nucleare di Lino Balza




Avevo proposto di utilizzare una lista comune nazionale per tutte le informazioni/comunicazioni riguardanti il nucleare, informazioni che altrimenti si disperdono –sconosciute ai più- in un gran numero di liste/reti specialistiche o generalistiche. Avevo proposto di utilizzare una lista esistente: No Centrali. Per iscriversi: nocentrali-subscribe@liste.comodino.org
Ebbene, ci sono state molte adesioni e nessun contrario. Però noto che, nella pratica, è mancato l’utilizzo di tale lista per le comunicazioni sulle iniziative antinucleari, che sono copiose e senz’altro più numerose di quelle che giungono alla conoscenza di ciascuno di noi. Perciò risultano disperse.
Disperse perché non tutti siamo contemporaneamente nelle liste (e blog) ad esempio forum ambientalista… ecologia… hyperlink… gruppo cinque terre… eco-piemonte… indirizzario no scorie pm… scanziamolescorie… sortirdunucleaire… medicina democratica… oltreilnucleare… gaianews… no centrali… legambientetrani… eccetera eccetera.
Così non tutti ad esempio conosciamo (e dunque non interagiamo con) l’esistenza e le proposte …del Comitato promotore regionale pugliese no al nucleare… del Coordinamento nazionale antinucleare salute ambiente energia… del Coordinamento ecologisti del Piemonte… del Coordinamento dei comitati antinucleari del Piemonte… dell’Organizzazione lucano ambientalista… del Comitato nazionale sì rinnovabili no nucleare… del Comitato lombardo energia felice… del Coordinamento nazionale energia felice… del Comitato antinucleare di Legnago e basso veronese… del Comitato per il no al nucleare della Toscana… del Comitato antinucleare di Alessandria… eccetera eccetera, e relativi blog.
Così non tutti ad esempio siamo stati informati della possibilità di partecipare… alla manifestazione nazionale del prossimo autunno… al 2° campeggio antinucleare a Porto Cesareo (Lecce) dal 24 al 28 agosto, ricco di iniziative in corso e appuntamenti per l’autunno… al 3° incontro regionale degli Ecologisti del Piemonte, a Torino il 31 agosto, con tanto di progetto pro solare e incontri provincia per provincia… alla manifestazione dell’8 agosto a Torino al concerto degli U2… alla raccolta di firme sulla legge di iniziativa popolare depositata in Cassazione… alla raccolta fondi per il ricorso al Consiglio di stato… alla carovana e alla manifestazione a Venezia il 4 settembre… al no nucleare day a Milano del 26 giugno… all’assemblea dei comitati piemontesi del 16 luglio… eccetera eccetera.
Parimenti non tutti siamo stati informati su notizie o iniziative che andrebbero invece socializzate, ad esempio… sul dibattito per il prolungamento della vita delle centrali… su dibattito su federalismo demaniale e nucleare… sulla sede multifunzioni (ecohub)… sui portali blog in allestimento… sui rifiuti radioattivi in viaggio dalla Francia al sud Italia… sui ricorsi contro i depositi di scorie… sulla tattica comunicativa “che non può essere quella dei movimenti per l’acqua pubblica”… sull’invito a “riportare il nucleare al mito della realtà”… sul referendum di Di Pietro… eccetera eccetera.
Va da sé che ai più sono sfuggiti interventi significativi, ad esempio…di Vincenzo Miliucci… Massimo Marino… Katia Lumachi… Alfonso Navarra… Mario Agostinelli… Marco Giustini… Antonio Bruno… Michele Boato… Marco Boato… Mauro Chessa… Fabrizio Rossi… eccetera eccetera.Speriamo che non sfugga anche questo messaggio.

Lino Balza Via Dante 86 15100 Alessandria
Tel. 3470182679 – 013143650 linobalzamedicinadem@libero.it

Centrale a Biomasse a Predosa-Dal COMITATO VIVERE A PREDOSA (AL)












Scrivo per segnalare alla associazione VAS il progetto (devastante) di
costruire una centrale a biomasse a Predosa, di notevole potenza, senza alcuna
garanzia nè vantaggi per la collettività.
L’impianto è -come maggiore azionista- di CAVANNA (grosso centro di lavorazione legnami di Rocca Grimalda). Il progetto è curato dall’Ing RAVA e Figlio (mega conflitto di interessi).
L’impianto viene costruito in un’area di piano regolatore adibita ad area industriale; tuttavia nel piano regolatore è chiaramente indicato che le attività sono SUBORDINATE alla costruzione di raccordo ferroviario e di strada: entrambe per ora non esistono, ma i lavori sono cominciati lo stesso. Si specifica che lo stesso impianto era stato proposto nei comuni di Rocca Grimalda e Casalcermelli, che hanno rifiutato.
Va segnalato che l’impianto dovrebbe sorgere nelle immediate vicinanze dell’area Parco dell’Orba
LAVORAZIONI: produzione di energia esclusivamente da legno non lavorato; potenza prevista 5,8 megavatt; totale legna bruciata in un anno 16000 tonnellate, di cui 9 provenienti dallo stesso Cavanna, gli altri “raccolti” in giro. Prevista movimentazione almeno con 650 viaggi-camion/anno. Va sottolineato come a Predosa non esista la circonvallazione (pur se promessa da oltre 10 anni) ed i camion devono passare attraverso strade strettissime del paese, tanto che vi è il divieto (regolarmente eluso) di circolazione per mezzi pesanti di oltre 10 m. di lunghezza. Nel progetto è specificato che la produzione di energia elettrica sarà inferiore alla soglia che richiede per legge la valutazione di impatto ambientale (soglia= 1, sul progetto risulta 0,99). Ciò è un evidente controsenso, perché il rendimento in tal modo sarebbe del 13%, cioè del tutto inadeguato. Pare quindi un trucco per evitare l’obbligo della valutazione da parte della Regione. La proprietà sostiene che il resto dell’energia verrà impiegata per fare acqua calda e teleriscaldamento, non si sa bene a beneficio di chi.

PROCEDURE Tenendo all’oscuro i cittadini ed il consiglio comunale si è già svolta una conferenza provinciale dei servizi alla fine di giugno, che ha sostanzialmente espresso parere favorevole, pur riservandosi di rivalutare il tutto entro 60 giorni; la ASL ha fatto obiezioni di carattere marginale (volumetria dei bagni, etc.); nessuna considerazione sull’impatto sulla salute dei cittadini: si specifica che le emissioni di CO2 vengono definite nel progetto semplicemente “ a norma”, senza specificarne l’entità. Inoltre l’impianto prevede solo due camini (principale e di sicurezza) mentre non prevede camino per l’impianto di essiccazione (indispensabile, visto che il forno non può bruciare legna verde). Nella suddetta conferenza dei servizi il Comune di Predosa era ASSENTE.

SITUAZIONE POLITICA Nonostante fosse il 16 agosto, si è tenuto un Consiglio Comunale straordinario (richiesto dall’opposizione) con ampia partecipazione di cittadini (perplessi).
L’opposizione ha richiesto di riconvocare la conferenza dei servizi per esprimere parere negativo su qualsiasi impianto preveda la combustione, visto tra l’altro la strettissima vicinanza con il centro abitato. Tale proposta è stata respinta dalla maggioranza e dal sindaco Sardi con voto palese, che si sono quindi di fatto espressi a favore dell’impianto, se pur con qualche formale richiesta (senza senso, come un organo terzo pagato dalla stessa azienda che vigili sulla reale entità di ciò che brucia e sulle quantità). L’opposizione ha richiesto che formalmente venga comunque effettuata la valutazione di impatto ambientale; la maggioranza non ha accettato.
Abbiamo quindi costituito il comitato VIVERE A PREDOSA e scritto immediatamente una lettera al dipartimento provinciale, ove si richiede di riconsiderare l’autorizzazione alla luce dei nuovi dati emersi. Nei prossimi giorni verrà indetta una assemblea popolare per discutere il da farsi e verrà lanciata una petizione con raccolta di firme. Va valutata l’indicazione ad esposto alla Procura della Repubblica, visto il non rispetto del piano regolatore (edificare nell’area era subordinato alla presenza di raccordo ferroviario, che non c’è, ed inoltre dovrebbero esserci vincoli ambientali legati alla estrema vicinanza dell’area Parco dell’Orba).

Veltroni boccia la proposta di Bocchino: "No a sante alleanze contro Berlusconi"


Niente "sante alleanze" contro Berlusconi: le uniche "credibili", "prima e dopo le elezioni", sono quelle "fondate sulla reale convergenza programmatica e politica". Parola di Walter Veltroni, che affida al Corriere della Sera una lunga lettera al "suo" Paese in cui analizza l'"autunno" che l'Italia sta vivendo e indica la necessità di "uscire dall'incubo dell'immobilità". Niente "alleanze col diavolo pur di...", dunque.
Per l'ex leader del Partito democratico è "giusto semmai che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l'emergenza finanziaria e sociale e di riformare la legge elettorale dando forma, per esempio attraverso i collegi uninominali e le primarie per legge, a un moderno e maturo bipolarismo. Perché poi, alle elezioni prodotte dal dissolvimento della destra, si presenti uno schieramento alternativo capace di assicurare all'Italia quella stagione di vera innovazione riformista che questo nostro Paese non ha mai conosciuto".
Veltroni ricorda come due anni fa "quasi quattordici milioni di italiani" fecero una croce sul simbolo che conteneva il suo nome come candidato alla presidenza del Consiglio, raggiungendo "il risultato elettorale più importante della storia del riformismo italiano". L'ex segretario del Pd ricorda anche di essere stato "tra i pochi", poi, a farsi "da parte davvero". Questa, sottolinea, è "la più folle e orrenda estate politica" che si ricordi e tutto "senza una parola di autocritica. Chi ha vinto le elezioni e ne provoca altre neanche a metà delle legislatura vorrà almeno dichiarare il proprio fallimento politico?".
"Il rischio - aggiunge - è che si faccia strada, anche in Occidente, quella suggestione di 'democrazia autoritaria' che è già realtà" nei sistemi russo o cinese. La strada per "i veri democratici" è "quella di una repubblica forte e decidente" che "comporta profonde e coraggiose innovazioni, nei regolamenti delle Camere, nell'equilibrio dei poteri tra governo e Parlamento, nelle leggi elettorali, nella riduzione dell'abnorme peso della politica, nella soppressione di istituzioni non essenziali". Occorre "ingaggiare una lotta senza quartiere alla criminalità", perché "non basta" arrestare i latitanti dal momento che "la mafia è politica, è finanza".
L'Italia "ha bisogno di politica alta, ispirata ai bisogni della nazione": "Parri, De Gasperi, Moro, Ciampi, Prodi e altri hanno dimostrato che si può stare a Palazzo Chigi per servire gli italiani. Bene o male, ma servire gli italiani. Non se stessi". "Spero che si concluda rapidamente l'era Berlusconi", conclude, ma "non per mettere la pietra al collo al bipolarismo". "Se saremo tanto cinici da pensare che il declino di Berlusconi possa aprire la strada a un nuovo partitismo senza partiti e alla sottrazione ai cittadini del potere di decidere il governo, finiremo con l'allungare l agonia del berlusconismo e l'autunno italiano".
Fonte Ansa

lunedì 23 agosto 2010

Elezioni in Australia: testa a testa con possibile salvezza verde per i laburisti di Andrea Mollica (Giornalettismo.com)


Le elezioni anticipate australiane appaiono molto equilibrate. La sfida tra l’attuale Julia Gillard Elezioni in Australia: testa a testa con possibile salvezza verde per i laburistiprimo ministro, Julia Gillard, ed il leader dell’opposizione Tony Abbott sarà decisa da un minimo scarto. Un esito aspettato, dopo la drammatica defenestrazione di Kevin Rudd, il primo ministro laburista che aveva vinto nel 2007 ponendo fine al lungo regno conservatore di John Howard.
SITUAZIONE DI STALLO - Il Labor ha giocato tutte le sue carte sulla prima donna che ricopre il ruolo di primo ministro nella storia australiana. L’improvviso calo di popolarità di Rudd ha spinto il partito ad un putsch che all’inizio sembrava aver pagato, ma le contraddizioni del cambio di leader in corso sono comunque emerse durante la campagna elettorale. Le elezioni, che si sarebbero dovute svolgere entro marzo 2011, sono state anticipate dalla Gillard per sfruttare la sua popolarità, sicuramente superiore rispetto al leader conservatore Abbott. La campagna elettorale si è però concentrata sulle difficoltà del governo laburista, e attualmente la Coalition, l’alleanza tra il partito liberale e quello nazionale, ha superato gli avversari nei sondaggi, ma il piccolo vantaggio potrebbe non bastare.
CAMERA IN BILICO – Nel sistema australiano, ispirato al modello Westminster, il primo ministro è eletto dalla Camera, dato che il Senato compartecipa alla legislazione ma non ha poteri sul bilancio. In questo momento il Labour controlla 83 seggi, 7 in più rispetto alla soglia minima per avere una maggioranza alla House. L’Australia adotta l’Alternative Vote, il sistema elettorale richiesto dai Liberaldemocratici britannici per entrare al governo con Cameron. Ci sono 150 collegi uninominali, e l’elettore può votare ogni candidato indicando con un numero la propria preferenza. Il primo che supera il 50%, col primo o il secondo o terzo voto, viene eletto deputato.
SALVEZZA VERDE – In questo momento il primo voto per la Camera vede il vantaggio della Coalition conservatrice. I laburisti della Gillard recuperano fortemente nel secondo voto, tanto da strappare un minimo vantaggio nella maggior parte dei sondaggi, grazie all’appoggio dell’elettorato ecologista. In questo momento i Verdi sono il partito che avrebbe il maggior incremento rispetto al 2007, tanto da riuscire a vincere un seggio alla Camera in un’elezione generale, cosa mai successa prima d’ora. I temi ambientali, costati la poltrona a Rudd, potrebbero far perdere voti ai laburisti ma salvare il loro governo grazie al sistema elettorale del Voto Alternativo. Secondo il blog “The Poll Bludger”, ospitato dall’influente sito “Crickey”, il Labor australiano, favorito anche dal recente ridisegno dei collegi, dovrebbe conquistare 79 seggi, una maggioranza minima ma comunque sufficiente per governare, mentre al Senato sarà probabilmente necessaria un’alleanza coi Verdi.
Fonte http://www.giornalettismo.com di Andrea Mollica

mercoledì 11 agosto 2010

Germania: già in difficoltà il governo giallo-nero Spd e Verdi in testa nei sondaggi di Massimo Marino

A un anno dalle elezioni politiche che hanno visto il successo della coalizione CDU/CSU (democristiani) - FDP ( liberali conservatori ) ed il crollo dell’ SPD (socialdemocratici) è sempre più precario il governo nero-giallo tedesco dilaniato da aspri conflitti interni. I Liberali hanno spinto davvero per una sterzata liberista, proponendo tagli alle tasse nel bel mezzo della crisi e una riforma che toccherebbe il sistema sanitario, bloccati dalla resistenza della CDU e dalla ostilità di più dell’80% degli elettori.
La coalizione ha mostrato una scarsa coesione interna, con continue liti tra i vari esponenti del governo scontentando un po’ tutti: gli elettori moderati, attirati dalla Merkel centrista della precedente grosse-koalition; ma anche quelli pro-business, delusi dall’incapacità del liberale Guido Westerwelle di portare a casa le cosiddette riforme.
Il risultato è una popolarità bassissima per l’esecutivo (36%), con il leader della FDP che non fa che far parlare di sè con uscite provocatorie e roboanti, che molti associano allo stile Berlusconi, fuori dagli schemi della politica tedesca, ancora legata ad uno stile compassato; atteggiamento che, a differenza dell’ Italia, lo ha relegato agli ultimi posti della graduatoria ed al tracollo del suo partito nei sondaggi. Certo alle elezioni mancano ancora tre anni, e tutto può cambiare molto velocemente.
Anche l’Afghanistan crea problemi. La Germania e' oggi il terzo piu' grande contributore di truppe straniere in Afghanistan dopo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, con circa 4.500 soldati dispiegati nel nord.
Nel settembre 2009 il bombardamento perpetrato dai caccia Usa a Kunduz, dietro l'ordine del comandante tedesco, contro due autocisterne rubate da un gruppo di ribelli provoco' l'indignazione della Germania. Novantuno persone, giunte nei pressi delle autocisterne per tentare di portare via un po' di carburante , persero la vita nel raid. Il ministro della Difesa di allora rassegno' le proprie dimissioni, il comandante delle forze armate venne invitato a lasciare il proprio posto dopo le pressioni del nuovo ministro Karl-Theodor zu Guttenberg, che defini' il raid ''inappropriato militarmente''.
L’indignazione ha portato all' indennizzo di 430 mila dollari offerti dalla Germania alle 86 famiglie delle vittime del raid. ''Ogni famiglia ha ricevuto 5 mila dollari. Questa somma non e' un risarcimento legale ma costituisce un aiuto dal punto di vista umanitario'', ha spiegato il ministero della Difesa in una nota diffusa da Berlino mentre in molti si chiedono che ci stanno a fare i soldati tedeschi nel paese straniero.
Ma l’ultimo terreno di scontro nella maggioranza infuria sul tempo di estensione di vita delle attuali centrali nucleari funzionanti, uno dei punti centrali dell'alleanza di centrodestra imposto dai liberali dopo l'esaurirsi della Grosse Koalition SPD - CDU/CSU che aveva confermato la graduale fuoriuscita della Germania dal nucleare, imposta precedetemente dai Verdi. Al centro della bufera c'è il ministro democristiano all'ambiente Norbert Röttgen che ha proposto una proroga di "soli" 8 anni per le centrali nucleari arrivate ormai a "fine vita" ma contro questa ipotesi si è scagliato il suo gruppo parlamentare dell'Unione Cristiano Democratica, insieme al ministro dell'economia e ai Lander del sud amministrati da ferree maggioranze conservatrici e preda della forte influenza degli industriali del settore, che chiedono che la durata di vita operativa delle vecchie centrali sia estesa, in media, per altri 14 anni.
Lo scontro porta acqua all’opposizione ed in particolare ai Verdi. Mentre il predecessore di Röttgen, l'ex ministro dell'ambiente tedesco Sigmar Gabriel affonda il coltello nella piaga nucleare del governo nero-giallo ribattezzato ironicamente "Ape Maya", la leader dei Grünen tedeschi, Claudia Roth, annuncia un « autunno molto caldo» per la coalizione Ape Maya, se proverà davvero ad estendere la durata di vita delle centrali nucleari per 14 anni: «Se seminano vento atomico, allora raccoglieranno la tempesta di un popolo. Saranno decine di migliaia a scendere nelle strade in segno di protesta e milioni di elettori voteranno contro questa follia nel 2011 alle elezioni nazionali».
Un sondaggio Ard-Deutschlandtrend, riportato anche dallo Spiegel , dà ragione clamorosamente ai Grünen : se si votasse oggi Spd e Verdi avrebbero per la prima volta la maggioranza dal 2002, con il 48% dei voti, e grazie al successo dei Verdi, avrebbero la maggioranza parlamentare senza neanche i voti della Linke.
I socialdemocratici sarebbero ormai al 31% (ben lontani dal minimo storico del 23,5% del settembre 2009), più o meno come la Cdu/Csu della canceliera Angela Merckel in picchiata di consensi, ma soprattutto i Verdi attualmente stabili attorno al 12% ( elezioni europee e federali del 2009) raggiungerebbero addirittura il 17%, proprio grazie all'avversione degli elettori tedeschi al rilancio del nucleare rosicchiando consensi a sinistra, fra i socialdemocreatici e perfino nei moderati e negli astensionisti . I Verdi non vogliono mollare: hanno annunciato che si rivolgeranno alla Corte Costituzionale se il governo tenterà di bypassare il Bundesrat per far passare le nuove norme sulla proroga delle centrali nucleari. Al Bundesrat il centro-destra non ha più la maggioranza e il governo della Merckel non riuscirebbe a passare quelle forche caudine. Inoltre i Grünen hanno fatto i conti in tasca alla bolletta nucleare e hanno scoperto che i consumatori tedeschi nel 2010 pagheranno un miliardo di euro in più. Il vicepresidente dei Verdi al Bundestag, Bärbel Höhn, ha spiegato su Deutschlandfunk che gli aumenti fatti dalle imprese energetiche sono ingiustificati e che i prezzi all' European Energy Exchange di Lipsia sono in relatà addirittura calati del 40% negli ultimi due anni: “ I consumatori e le utenze con consumi più bassi dovrebbero avere bollette inferiori “ e i costi delll'energia rinnovabile non centrano nulla. Ingrid Nestle, portavoce per le questioni energetiche dei Verdi in parlamento, ha detto che giganti energetici come la RWE abusano dell'argomento delle energie rinnovabili per mungere i loro clienti. Il colosso energetico tedesco ha annunciato un aumento delle bollette elettriche del 7,3% per circa due milioni di famiglie indicandone la causa nei costi più elevati in parte legati allo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili. « Ma in realtà - spiega la Nestle - le oscillazioni di prezzo servono solo a rendere più redditizia la produzione di elettricità delle centrali nucleari. L'attenzione sull'energia nucleare sta anche bloccando l'espansione delle energie rinnovabili ».
Fra i pochi commentatori che confrontano la situazione tedesca con quella italiana (Spiegel compreso) emergono tre riflessioni:
La prima è che il sistema proporzionale (che consideriamo il vero sistema della democrazia) con la soglia di sbarramento funziona, nel senso che riflette davvero le modifiche dell’orientamento degli elettori (anche in Germania ci sono almeno una decina di forze minori che però vengono contenute di volta in volta dal quorum).
La seconda è che non ci sono paragoni fra la socialdemocrazia tedesca ed il nostrano PD. Mentre in Germania si discute di sussidi alla disoccupazione, di diverse visioni del sistema sanitario, del modello energetico (nucleare o rinnovabili) e su questo gli elettori di volta in volta scelgono, in Italia si discute dell’appeal di Bersani, dell’orecchino e della vocazione poetica di Vendola, della supposta simpatia di Chiamparino nelle aree più moderate e nessuno si azzarda a spiegare se c’è e quale è la reale differenza programmatica fra i nostri tre e nell’eventuale confronto con il centro-destra di Berlusconi e Bossi. Con la conseguenza che in Germania l’orientamento degli elettori cambia drasticamente mentre in Italia la debacle del governo non sembra avvantaggiare per nulla quello che una volta si chiamava centro-sinistra ma al massimo un nuovo pasticcio centrista basato sul difficile connubio fra Fini, Casini, Rutelli, e qualche pezzetto di poteri forti che gli possano dare credito.
La terza è la costatazione dell’ anomalia italiana, di cui abbiamo più volte indicato le cause nella mancanza di progetti e di leaderchip realmente alternative che producono il successo di formazioni dai contenuti indefiniti o populisti come le formazioni di Di Pietro e di Grillo o dell’ennesimo gruppo neocentrista in formazione e l’assenza invece, in un panorama di permanente frammentazione, di una forza ecologista autonoma, radicale e autorevole.
L’eventuale ultreriore avanzata dei Verdi tedeschi è significativa: dopo la Francia si tratterebbe del secondo più grande paese europeo, insieme ad altri minori, dove gli Ecologisti diventerebbero stabilmente la terza forza politica, un nuovo terzo polo condizionante le politiche declinanti di conservatori e socialdemocratici, indicando un nuovo scenario possibile per l’intera l’Europa.

lunedì 9 agosto 2010

Fiorello Cortiana -Gli Ecologisti pensieri per le vacanze

L’anno politico che si va concludendo ha evidenziato dei tratti disarmanti per la salute della democrazia italiana. L’opposizione, nella forza che ritiene di averne la leadership e nelle sue componenti culturali e sociali, è implosa in una afasia che rivela tutti i limiti e le costrizioni della consociazione. I partiti, tutti, si sono rivelati delle giustificazioni simboliche per cordate di interessi che si contendono le risorse normative, finanziarie, economiche e di indirizzo, proprie dei diversi livelli istituzionali. Tant’è che,a fronte dei risparmi necessari, dettati dalla recessione internazionale e dai parametri europei, non si procede attraverso la riorganizzazione dell’architettura istituzionale e della macchina amministrativa , ma per negoziazioni tra i singoli dipartimenti. Così l’istruzione e la ricerca diventano un costo e non un investimento, i parchi, i loro milioni di turisti, la loro funzione di equilibrio naturale e di bene nazionale, vedono dimezzati i loro già magri bilanci. In luogo di un nuovo urbanesimo per le città italiane, inserite nelle reti internazionali, il federalismo si declina per“piccole patrie”, che riproducono e moltiplicano le strutture amministrative proprie dello Stato Nazionale, altroché l’eliminazione delle Provincie, la creazione delle aree metropolitane, la verifica delle comunità montane ad essere tali ecc. Questa logica di assalto e contesa alla “greppia pubblica” ha aperto la strada ad una corruzione che pervade tutto il Paese ma ha prestato il fianco ad una penetrazione della malavita organizzata che non conosce limitazioni regionali. “Liberi tutti!”, innanzitutto dai doveri di un’etica pubblica. Ma senza questa lo Stato repubblicano è poco più che una foglia di fico. In un contesto di profonda ridefinizione dei mercati e dei protagonisti internazionali è presente una rete di imprese italiane che hanno saputo legittimarsi sui mercati della globalizzazione,puntando sulla qualità dell’innovazione e su sé stesse. La vicenda della FIAT da Termini a Pomigliano, fino a Mirafiori, rivela la necessità di un patto sociale alto e capace di coniugare i diritti alla qualità della produzione, senza questo è normale la delocalizzazione in ambiti del globo che offrono condizioni per restare competitivi. Quella della più grande industria italiana è una condizione emblematica e rivelatrice, le immagini televisive ci mostrano tavoli dove ci sono i rappresentanti di grandi industrie, legate ad azionisti spesso costituiti da istituti finanziari, rappresentanze sindacali del lavoro dipendente e dei pensionati. Dove sono i milioni di Partite Iva dell’Innovazione e della Conoscenza, che producono valore e non hanno prospettive previdenziali né welfare per l’apprendimento continuo? Ancora una volta la FIAT costituisce il segno della capacità dell’Italia di restare a pieno titolo nel G8, cioè di tener il passo, con l’ampliamento dei mercati e dei competitori. L’Italia ce la può fare solo puntando sulla qualità di sistema, quindi del prodotto, pena divenire contendibile e scalabile da altri protagonisti internazionali, a partire da quelli europei, pensiamo ad un mercato altamente tecnologico come quello dell’industria militare.

Qualità dell’ambiente, qualità dei servizi, qualità amministrativa, qualità delle infrastrutture, è un sistema territoriale qualitativo a costituire il retroterra per la competizione internazionale ed i relativi distretti virtuali della globalizzazione. In un paese che ha fatto del talento creativo una delle sue ragioni di successo,la mancanza di una politica capace di fare incontrare creatività e credito affida le potenzialità delle generazioni che si affacciano al mondo adulto,fuori dall’assistenzialismo,ai percorsi individuali all’estero senza alcuna modalità che consenta loro di tornare arricchiti in Italia che non sia la nostalgia. L’Agenzia Nazionale dell’Innovazione cosa fa? A cosa serve? Attraverso quale processo di relazione con le domande e le opportunità dei mercati e la definizione dell’offerta nel sistema della formazione vengono definite le sue funzioni, la sua organizzazione e le sue modalità di azione? Si rivelano un’assenza ed una necessità della politica come processo di definizione di indirizzi comuni, basato su valori condivisi e capace di proporre la politica pubblica, le sue norme e le sue istituzioni, come un ambito che fa riferimento agli interessi generali di queste e delle future generazioni. In un passaggio così drammatico come quello di questo millennio, con le grandi opportunità del multilateralismo, delle innovazioni scientifiche e tecnologiche che mettono in rete le differenze del mondo,la loro potenzialità generativa nella condivisione e le reazioni tribali dell’integralismo, di tutto i cittadini italiano hanno bisogno meno che di essere spettatori intimoriti e sconcertati del cambiamento. Il processo globale in atto, rispetto al quale si definirà la soggettività politica dell’Europa e il peso dei diversi stati che la compongono, richiede all’intero sistema sociale di una nazione di essere una comunità protagonista. Cosa stanno facendo gli Stati Uniti con la Presidenza Obama se non questo? Dal Welfare, all’innovazione tecnologica ed energetica, dalle regole per Wall Street, all’Afghanistan, nella terra dell’”ognuno per sé, ad ognuno il suo Dio” la nuova frontiera è costituita dalla costruzione di una comunità che partecipa alla sfida internazionale e a quella con sé stessa. La politica deve tornare ad essere un riferimento per gli italiani, capace di muovere ragioni ed emozioni, non può generare indifferenza e astensionismo o, al contrario, scambio e mercimonio. La sfida è qui: dopo le ideologie la post-politica non può costituire una deriva ineluttabile, e la Costituzione, i suoi equilibri e i suoi poteri, un impedimento. I suoi valori, confermati nel/dal Trattato Costituzionale Europeo, invece di essere un fondamento comune per un patriottismo costituzionale diventano dei riferimenti per la simulazione formale, buoni a coprire le necessità contingenti di chi ha il consenso elettorale, quale che sia la modalità e la norma attraverso il quale è stato ottenuto. Il contrasto tra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Camera trova qui il suo fondamento. Fini è figlio di un partito popolare che ha saputo evitare la deriva anti istituzionale di chi è relegato nella riserva nostalgica ed ha aperto un percorso democratico con il forte passaggio simbolico di Fiuggi. Questo gli ha consentito di disporsi con spregiudicata coerenza alle sollecitazioni dei tempi non più riconducibili negli alvei ideologici del ‘900. Berlusconi è figlio della spregiudicatezza e dell’intuizione imprenditoriale improvvisamente orfana dell’interlocuzione con il sistema dei partiti della Prima Repubblica, delle sue permeabilità e dei suoi vizi. Egli è il prodotto più probabile della crisi della stagione della politica italiana del secondo dopoguerra e delle conseguenze sulle istituzioni democratiche, non ne costituisce la causa. Da qui occorre partire, come può la politica non essere una funzione di interessi particolari? Come possono costituire un bene comune partecipato le istituzioni e la macchina amministrativa? Come possiamo essere cittadini e non telespettatori saltuariamente sondati? Dopo le ideologie, i loro partiti/vestali, le loro liturgie e ritualità, come costruire delle forme di partecipazione informata a processi di definizione di indirizzi ed aspirazioni comuni? Come avere classi dirigenti che devono la loro autorevolezza ad una reputazione fondata sulla credibilità e sulla capacità di senso e non solo sulla potenza economica. Queste sono le questioni che resteranno aperte dopo la stagione di Berlusconi, non una presunta eredità politica da contendersi.

serene vacanze

Fiorello

domenica 8 agosto 2010

Parchi divertimento e centri commerciali sotto il Castello del Masino-Ivrea (TO) (allarme FAI)



Sono Ilaria Borletti Buitoni, presidente del FAI, una fondazione che da trentacinque anni si occupa di tutela e di valorizzazione del paesaggio italiano e di quei beni d’arte che ci vengono affidati.Su Mediapolis c’è un progetto gigantesco che interessa un’area di circa 500.000 metri quadrati, l’area sottostante al Castello di Masino, un progetto faraonico che prevede la costruzione, presso il Comune di Albiano d'Ivrea in Canavese, di parchi di divertimento, centri commerciali, posti per fare degli spettacoli, un outlet, una specie di città artificiale.. con un impatto ambientale enorme, contro il quale il FAI si è opposto fin dall’inizio... non solo riteniamo che un bene prezioso, raro, importante come il Castello di Masino vada tutelato anche per il paesaggio intorno, ma perché un progetto di questo genere in questa zona, avrebbe grandi problemi di natura idrogeologica. C’è un rischio per le esondazioni della Dora Baltea, c’è una predominanza di terreni agricoli che lascerebbero il passo a questo gigantesco progetto.
Non ci pare dai dati acquisiti che ci sia necessità di aumentare la capacità commerciale di quel territorio. Un impatto violentissimo che rovinerebbe definitivamente questa valle molto bella, incorniciata dalle Alpi. Sia il FAI che Legambiente che molte associazioni come il WWF, come Italia Nostra, come l’Associazione Pro Natura si siano alleate per opporsi, sia con il ricorso del 2008 che con quello del 2009, al Tar del Piemonte e con una campagna di sensibilizzazione. Chi sono i promotori di questo progetto non è chiaro, non esiste trasparenza sui soggetti coinvolti, si rifanno tutti a delle società con sedi in Paesi in cui non vengono rilasciati dati su chi sono i reali proprietari ... non c’è nessuna idea di qual è la capacità finanziaria del gruppo promotore... la Regione Piemonte questo progetto lo sostiene... l’appello è ai cittadini perché spingano le istituzioni a opporsi a questo progetto. Noi abbiamo due ricorsi al Tar, però credo che solo le istituzioni potranno bloccarlo, interpretando finalmente lo sviluppo come una strada possibile, non solo a svantaggio del paesaggio."


(dal blog di Beppe Grillo)

Pd, Chiamparino invita a un Nuovo Lingotto, le opinioni divergono



Fonte Apcom
La proposta di Sergio Chiamparino di lanciare un nuovo Lingotto, ossia un'iniziativa per parlare al paese della proposta politica del Pd, come fece Walter Veltroni al suo esordio da leader, divide le varie anime del partito. Se infatti Enrico Letta stoppa sul nascere la proposta annunciando la convocazione dell'assemblea nazionale ai primi di ottobre, il veltroniano Giorgio Tonini la sposa in pieno ricordando che allora il partito raggiunse il massimo del consenso grazie alla linea della vocazione maggioritaria.
Al Pd serve "un nuovo Lingotto" perchè "allora avevamo una consistenza onorevole ed è stato il momento in cui si avvertiva, più forte, l'eco del tentativo di tirare su la schiena", dice il sindaco di Torino che si è candidato alla leadership del partito e ricorda che "il Lingotto è stato un momento d'oro, l'unico in cui abbiamo parlato al partito e al paese contemporaneamente, dopodichè è stato un calando".
Enrico Letta liquida la propostaannunciando la convocazione dell'assemblea nazionale l'8 e il 9 ottobre per discutere di "fisco, welfare, immigrazione. Voteremo un documento con cui il Pd andrà nel paese durante l'autunno per convincere gli italiani delle proprie ragioni e costruire alleanze forti che battano Berlusconi in Parlamento e nel paese".
Altro tema che alimenta la discussione tra le varie componenti del Pd è quella della leadership, dopo la candidatura di Nichi Vendola a guidare la coalizione di centrosinistra. Se Debora Serracchiani suggerisce di candidare alle primarie una personalità proveniente del partito, il vicesegretario Letta ricorda che "il candidato premier del Pd è il segretario Pier Luigi Bersani", precisando anche che "le primarie non sono state convocate, ne discuteremo quando sarà il momento".

sabato 7 agosto 2010

Governo, Vendola,stampa estera tifa:Italia pronta per premier gay



Fonte Apcom











Per qualcuno "é quello che fa sognare". Per altri "è carismatico ma non può unire tutto il centrosinistra, meglio Chiamparino". Per molti "è l'unico che possa battere Berlusconi, ma c'è un'impossibilità metafisica che i dirigenti del Pd possano accorgersene". Per i corrispondenti dall'estero in Italia Nichi Vendola può essere un jolly nelle mani del centrosinistra. Ammesso che superi le ostilità interne. Poi, certo, la partita contro Berlusconi non sarà affatto facile e nessuno scommette sulla vittoia. Ma l'Italia è pronta per un premier gay? Su questo in pochi hanno dubbi: sì, il Paese è più avanti della "casta politica" e ben oltre gli schematismi nei quali si vorrebbe rinchiudere il mondo cattolico.
Anzi, osserva con una punta di ironia Sabina Castelfranco di Cbs News, "avremo prima un premier gay che un premier donna". Vendola, spiega, "potrebbe essere un valido candidato, ottenere voti, in Puglia è andato bene e si è dato da fare a livello nazionale, non è un deputato di quelli che non si sa chi siano...". E poi "altrimenti chi altro ha il Pd, non hanno nessuno...". Insomma, sì, sottolinea Salvatore Aloise de 'Le Monde' "perlomeno per una certa parte del Pd Vendola è quello che fa sognare, fa sperare, che può toccare il cuore, funziona, va al di là dello schematismo laici-cattolici. Lui fa pensare che la sinistra possa dire ancora la sua, gli altri è come se avessero già fatto un accordo preventivo con i moderati, con Casini". "Poi - continua Aloise - che possa vincere, è un'altra cosa, anzi la vedo dura ma almeno sarebbe una sfida. Paradossalmente in tutti questi giorni si parla della fine del centrodestra eppure l'impressione è che questa cosa non rappresenti qualcosa di utile per la sinistra".
Miguel Mora Diaz de 'El Pais' non ha dubbi sul fatto che "Vendola possa essere l'unico candidato della sinistra in grado di battere Berlusconi, ma, come abbiamo scritto, c'è una specie di impossibilità metafisica che i dirigenti del Partito democratico possano rendersi conto che il loro momento politico è finito e aprano il partito a volti nuovi e idee nuove, a uomini politici meno identificati con la 'casta' di quelli ora alla guida del partito". "Sarà molto dura", dunque, che Vendola possa arrivare ad essere il leader del centrosinistra. Il problema non sta nel fatto che sarebbe il primo premier dichiaratamente gay perchè "il paese è pronto, lui non è certo il demonio per i cattolici, è stato discepolo di un santo (monsignor Tonino Bello, ndr), sa come dialogare con i cattolici ben più di Casini e Rutelli e rappresenta valori che per la Chiesa sono più accettabili di quelli di Berlusconi" .
I problemi sono tutti interni al Pd. Massimo D'Alema ha già espresso il suo veto. "Bisognerebbe chiedersi - continua Mora Diaz - se D'Alema lavora per il trionfo della sinistra in Italia o per Berlusconi, per chi tifa e quale governo gli piacerebbe. Insomma mi pare che non si sia imparato niente dalla figuraccia in Puglia". Per il corrispondente de 'El Pais' "le elezioni ci saranno, in primavera, ma la battaglia sarà non tra Pd e Pdl ma tra Pdl e il terzo polo, il Partito democratico rischia di diventare la terza forza nel Paese".