domenica 24 luglio 2016

C'eravamo arrivati prima NOI

All'ultima riunione del PD alla Leopolda,- eccetto la componente di sinistra, il vice ministro dell'economia, Enrico Morando si è presentato sul palco con questa scritta sotto il leggio. Ma noi ci siamo già arrivati da molti anni prima ( 2010) Bene si vede che le buone idee si diffondono. Il nostro concetto è per una politica di proposta, che dia spazio ad idee e competenze, che riconosca il merito al di là delle cordate di amici o di Lobby di potere. Solo così l'Italia sarà bene governata e tornerà con forza a farsi valere in Europa e nel Mondo.WTorinoVivaW

C'eravamo arrivati prima NOI

All'ultima riunione del PD - lìala di sinistra il vice ministro dell'economia, Enrico Morando si è presentato sul palco con questa scritta sotto il leggio. Ma noi ci siamo già arrivati da molti anni prima ( 2010) Bene si vede che le buone idee si diffondono. Il nostro concetto è per una politica di proposta, che dia spazio ad idee e competenze, che riconosca il merito al di là delle cordate di amici o di Lobby di potere. Solo così l'Italia sarà bene governata e tornerà con forza a farsi valere in Europa e nel Mondo.WTorinoVivaW

giovedì 14 luglio 2016

L'elenco degli amici e delle amiche di TorinoViva che entrano nelle amministrazioni aumenta : Cervetti a Moncalieri e Grassi a Cambiano

L'ultima tornata elettorale per le elezioni in molti Comuni della nostra Regione ha portato una ventata di nomine e di eletti di assoluto prestigio per la nostra Associazione. Come noto Torino Viva, pur nella sua distanza dai partiti politici propone progetti ed idee e cerca persone oneste che le sappiano fare proprie nell'interesse della collettività. E così dopo Mimmo Carretta e Maria Grazia Grippo entrambi eletti al Consiglio Comunale di Torino nelle file del PD, Aurora Grassi medico endocrinologo dell'Ospedale Mauriziano di Torino è stata nominata Assessore e Vice Sindaco nella Giunta di Cambiano. Un'altra splendida notizia poi è la nomina ad Assessore all'Ambiente del Comune di Moncalieri di Barbara Ingrid Cervetti nel gruppo dei Moderati. Barbara era giunta settima alle elezioni di Torino. Complimenti a tutti e buon lavoro!

mercoledì 13 luglio 2016

NASCE QUI JAZZ SU CRONACA QUI

QUI JAZZ il nuovo spazio informativo sulla musica jazz.Dal mese di Agosto, tutti i Giovedì su Cronaca Qui una nuova rubrica Jazz a cura del Consorzio Piemonte Jazz, di cui la nostra Associazione è socia fondativa.2.200 battute con foto per raccontare il territorio in chiave jazz. Concerti,recensioni,eventi e news. Non perdetevi il primo numero GIOVEDI 4 AGOSTO: tutto sulla VIA DEL JAZZ e sul prossimo Avigliana Jazz Festival.

sabato 9 luglio 2016

Torino Viva è Viva se lo vorremmo noi, tutti insieme

Amiche ed amici l'altra sera in una calda serata di Luglio ci siamo trovati a parlare con una quindicina di noi della nostra Associazione e delle sue potenzialità e futuro. Sono emerse dopo gli interventi di Saini,Carena,Lombardo,Pesani,Di Gregorio e dell'amico di Scelta Civica Iannuzzi 3 possibili prospettive che molto sinteticamente riassumo diventare la corrente di un Partito Nazionale (PD/Scelta Civica/PSI/ Moderati&NCD se.....) apportando le molte competenze e conoscenze all'interno di questo ed identificandosi in un leader nazionale, anche non maggioritario nel partito, ma comunque facente parte della segreteria nazionale di quel partito. Questo potrebbe voler dire entrare nella politica che conta e richiede una presenza ed una partecipazione costante creare delle micro commissioni di lavoro al nostro interno identificando alcuni responsabili e non più di 3-4 temi di grande impatto sull'opinione pubblica e nella società Vantiamo esperti qualificati tra i temi in cui scegliere anziani e servizio saniatario- ecologia della vita e prevenzione-benessere animale e mutua per animali da compagnia-palestre della salute-la comunicazione di quartiere dalla radio alle webtv- alimentazione e salute... rimanere come siamo con una persona che si occupi di pr, aggiorni il blog e mandi le comunicazioni via mail e wa/sms, aggiorni i ns social ( siamo sia su tw che fb) Quest'ultima figura è comunque necessaria identificarla se vogliamo essere presenti ed informati. Un generale sconforto ha suscitato il risultato elettorale sia per quanto concerne i Moderati che per quanto riguarda l'esito del ballottaggio. Dobbiamo pertanto rimarcare sempre più la nostra indipendenza e la ricchezza culturale e di esperienza che ci contraddistingue. Non dobbiamo farci trovare impreparati alla prossima scadenza elettorale avendo consolidato una base CERTA di consensi e seguito. La Campagna elettorale per le Regionali è già iniziata e forse ci sarà da votare prima per le Nazionali. Di certo dovremo prendere una posizione chiara e visibile su Italicum e soprattutto sul Referendum Costituzionale di Ottobre/Novembre p.v. .

giovedì 7 luglio 2016

LA NUOVA EUROPA PROPOSTA DA PARTITO SOCIALISTA ITALIANO

Carissime,carissimi, il manifesto che sottoponiamo alla tua attenzione ha il significato di rilanciare la questione 'Europa' in una stagione così difficile. Il rischio che l'Unione si trascini in un'agonia costante non ci sfugge. Affatto. Da qui l'esigenza di prendere una posizione netta, inequivocabile. Questo il senso. Confidiamo nella vostra solidarietà. Vi chiediamo perciò di aderire al manifesto 'La nuova Europa'. Riccardo Nencini Gianluca Susta Benedetto Della Vedova Pia Locatelli Oreste Pastorelli Enrico Buemi Fausto Guilherme Longo LA NUOVA EUROPA I governi degli stati membri, per salvare l'Unione Europea, hanno il dovere di guidare l'opinione pubblica a un rinnovato atto di fiducia sulle prospettive dell'unità europea, sposando lo spirito dei padri fondatori e puntando decisi la frontiera di un profondo cambiamento. A pretendere credibilmente questo cambiamento non può essere chi critica l'Europa che c'è, per indebolirla e disgregarla, ma chi difende l'Europa che c'è, per rafforzarne l'integrazione e migliorarne la capacità di r isposta politica. La democrazia europea deve dunque reagire alla secessione del Regno Unito dall'Unione con un senso di serietà e maturità diverso da quello che il sistema politico britannico ha mostrato prima e dopo la vittoria del Leave. La responsabilità nel governo delle conseguenze del voto - non solo rispetto al negoziato con Londra - è un banco di prova decisivo per la tenuta delle istituzioni comuni e per la loro legittimazione politica. Il progetto della cooperazione europea nacque in un contesto storico indelebilmente segnato dal coraggio e dal sacrificio di cui diede prova la democrazia britannica quando, coraggiosamente, chiese ai propri cittadini di sacrificarsi per liberare l'Europa tutta dal nazismo. Dovremmo oggi essere capaci di un'analoga libertà e lungimiranza, fuori da calcoli di immediato interesse elettorale o economico. Ed è solo in questo spirito che l'Unione Europea potrà trovare l'energia necessaria al proprio rilancio. Questo significa, da un lato, non assecondare tendenze demagogiche, come invece si è fatto nel Regno Unito nel momento stesso in cui si è deciso di convocare un referendum sulla permanenza nell'Unione, e dall'altro non considerare insuperabili le regole che la lunga crisi economica e le mutate condizioni internazionali hanno trasformato in strumenti obsoleti, inutili e perfino controproducenti. I limiti della costruzione europea, a partire dalla persistente inefficienza dell'attuale metodo intergovernativo nel governo delle emergenze politiche ed economiche, di cui proprio la Brexit ha rappresentato un esempio eclatante, rappresentano un utile pretesto per le forze populiste. Per le forze europeiste rappresentano invece una ragione di impegno e di sfida per il futuro. Del resto, il tema su cui è più urgente un accordo tra gli Stati - quello del governo dei flussi migratori - è tale da far coincidere l'espressione della volontà politica con l'instaurazione di nuove procedure a partire dal superamento del Trattato di Dublino. Si tratta infatti di un tipico stato d'eccezione in cui è la politica a determinare la sovranità. Solo una più marcata sovranità dell'Unione potrà infatti contrastare le antistoriche derive sovraniste che sgorgano dai rinascenti nazionalismi. Un discorso simile vale per il governo dell'Unione monetaria, che proprio dotandosi di nuovi strumenti e di nuove prassi operative ha neutralizzato la crisi del debito sovrano, che pochi anni fa minacciava la tenuta dell'eurozona. È ora richiesta un'analoga capacità di adeguamento ai nuovi rischi che incombono sull'economia europea, dalle tensioni sul sistema bancario e sulla tutela dei risparmi al deterioramento dei sistemi di welfare e di contrasto alla povertà. La pedissequa applicazione di trattati concepiti e stipulati in un'altra "era politica" non garantisce oggi né la coesione, né la convergenza europea verso più solide prospettive di crescita. Paradossalmente suggerisce l'idea, diffusa proprio dalle forze populiste, che dall'indisciplina finanziaria e da politiche monetarie e di bilancio accomodanti possa miracolosamente venire una soluzione ai problemi degli stati, come l'Italia, più duramente colpiti dalla crisi economica in termini occupazionali e di caduta dei redditi e del prodotto interno. Solo in questo quadro di cambiamenti profondi e coerenti con una logica di migliore integrazione sarà credibile l'applicazione di un piano per la crescita, sarà più facile la revisione delle regole più discutibili imposte al sistema del credito, sarà infine possibile usare lo strumento finanziario per incentivare l'innovazione scientifica e tecnologica. Va insomma superata la tendenza ad affidare obiettivi di incremento del potenziale di crescita e di equità sociale alla mera autoregolazione del mercato. Le disuguaglianze prodotte nell'ultimo decennio sono la migliore testimonianza del ruolo che la politica deve recuperare. Al contrario, se non si accetta la sfida a un profondo cambiamento, se non si accetta la sfida al rilancio di un sistema di valori di uguaglianza e libertà che hanno costruito l'Europa moderna, il destino del continente si perderà nel pericoloso intreccio di ostilità protezioniste e nazionaliste. Su questi temi è auspicabile che convergano le grandi famiglie politiche europee - socialisti, popolari, liberaldemocratici e ambientalisti - che insieme devono fronteggiare la sfida dei movimenti antieuropeisti senza cedere a tentazioni opportunistiche ed avendo invece quella capacità di visione di cui nel 1957 fu espressione proprio il Trattato di Roma. Ieri le fondamenta dell'Unione; oggi l'apertura di una fase costituente per rilanciare il progetto di un'Europa federale. Riccardo Nencini Benedetto Della Vedova Pia Locatelli Gianluca Susta Oreste Pastorelli Enrico Buemi Fausto Guilherme Longo per aderire: lanuovaeuropa@partitosocialista.it www.partitosocialista.it Per inviare notizie e appuntamenti, scrivere a: redazione@partitosocialista.it Per cancellarsi:

domenica 3 luglio 2016

TORINOVIVA PER RILANCIARE LA NOSTRA AZIONE IN GRUPPO

Care amiche ed amici terminate come sapete le Elezioni in Torino e provincia, anche per espressa richiesta di molti di voi e di nuovi amici, ho pensato di organizzare una cena presso la bocciofila dell'amico Simone Leandro. Lì parleremo di tutto e del nostro futuro e delle nuove idee. A breve ci saranno altre scadenze elettorali e vorrei ci facessimo trovare pronti. Non mancate, abbiamo temi importanti da discutere insieme. Giovedì 7 Luglio alle ore 19.30. SEGUITECI SU TWITTER https://twitter.com/WTorinoViva e FACEBOOK https://www.facebook.com/profile.php?id=100009567937271&fref=ts

Il discorso di insediamento della sindaca Appendino Pubblicato il: 30 giugno 2016 In: In Comune da TorinoClick

Signore e Signori Consiglieri, Vorrei anzitutto ringraziare gli uffici del Tribunale, tutte le autorità civili e militari presenti, le istituzioni locali e gli Uffici Comunali. Prima di iniziare mi preme ricordare le vittime dell’attentato di Istanbul di pochi giorni fa: troppe volte in questo Consiglio ci è capitato di affrontare questi tristi momenti che sono purtroppo sempre più frequenti. La violenza non è mai giustificabile e non può essere tollerata in nessuna forma. Ciascuno di noi è stato scelto dai torinesi per sedere in quest’aula e rappresentare la nostra amata Torino, custodendo, governando e migliorando l’eredità di coloro che ci hanno preceduto. Non sono di rito i ringraziamenti agli amministratori che hanno ricoperto i ruoli e gli incarichi che ora sono affidati per i prossimi cinque anni a noi. Nella figura del mio predecessore, Piero Fassino, desidero riassumere un sentito grazie a ciascuno. Questo è il luogo del confronto e dell’incontro; questo è il luogo nel quale dialogheremo, portando nei dibattiti che ci saranno la nostra passione e le nostre idee e, insieme, decideremo per il bene di Torino. Il monito inscritto nella tela del soffitto di quest’aula ci ricorda che nessuno è detentore della verità assoluta, ma solo nel consiglio, inteso come metodo costante di confronto, si può ambire alla vera sapienza. Viviamo un momento storico di forti tensioni sociali e politiche, assistendo ad un aumento della distanza tra governanti e governati, ma anche tra popoli che pensavamo ormai uniti. Quell’Unione Europea, che avrebbe dovuto essere un ponte tra differenti anime, per costituire un modello di unità nella diversità si interroga ora, a pochi giorni dal referendum del Regno Unito, su quale sia il proprio destino e quali le risposte rimaste inevase. Il trionfo delle democrazie occidentali al quale abbiamo assistito dopo la seconda guerra mondiale e, ancora di più, dopo il crollo dei regimi socialisti dell’89, sembra ora arenato, messo nell’incapacità di arginare crescenti estremismi ed una insofferenza fatta ormai cifra dell’azione politica. Occorre una nuova concezione della Politica, come più volte ho affermato in questi mesi, nella quale le componenti del servizio, della partecipazione e dell’ascolto siano i pilastri di un rinnovato edificio sociale. Ciascuno di noi non può, infatti, considerarsi privo di responsabilità per ciò che accade anche a migliaia di chilometri di distanza dalla città nella quale viviamo. In un mondo globalizzato le idee e gli esempi viaggiano così veloci da diventare quasi istantaneamente motori del cambiamento, tanto positivo quanto negativo. Noi tutti siamo chiamati a diventare Persone, uniche nella propria identità, responsabili nei confronti del Prossimo e attivi operatori di una solidarietà che prescinda dalle paure ataviche, iscritte nella millenaria storia della nostra evoluzione biologica. Sappiamo bene, infatti, che il mantenimento delle norme che ci siamo dati per garantire la convivenza civile è necessario e tutti coloro che partecipano al patto sociale sono portatori di diritti e soggetti ai doveri. Ma sappiamo anche che solo in una società armoniosa e strutturalmente solidale si può avere una reale sicurezza. Le risorse naturali, sebbene finite, sono in grado di accogliere la vita di ogni essere vivente, consentendo loro nel breve spazio della propria esistenza di contribuire in modo unico ed irripetibile alla storia. Tutto ciò non è però possibile se si costruiscono muri di diffidenza e di paura, si abbattono ponti costruiti con difficoltà in tanti anni di lavoro e, soprattutto, si tradisce la fiducia che era stata riposta nell’Altro. Come amministratori di una Città noi abbiamo il dovere di ripartire proprio dalla fiducia che i torinesi hanno avuto in noi e, con un lavoro che sarà collegiale con ciascuno di voi che sederà in quest’aula, al di la delle parti politiche, dimostrare che il Prossimo non è nostro nemico, che non siamo in pericolo se usciamo da noi stessi per andare ad incontrarlo. “Nessun uomo è un’isola”, scriveva John Donne e ora, in questo dilagare di egoismo e particolarismo, queste parole devono risuonare come un forte monito a ricordare la nostra profonda natura umana. Siamo ripartiti dalle periferie di Torino e abbiamo annunciato che entro il mese di Ottobre presenteremo un protocollo per il rilancio e la riqualificazione di tutti i quartieri della nostra Città. E’ più complesso invece ripartire dalle periferie esistenziali, quelle nelle quali ciascuno di noi può scivolare o si può rifugiare nei momenti di smarrimento. Il nostro dovere di Amministratori sarà rimettere al centro ogni torinese, in particolare i più fragili, per far sentir loro che la Città, la loro Città, gli è vicino. Non abbiamo l’illusione di poter cambiare la realtà con un delibera, di risolvere una volta per sempre la povertà oppure la solitudine, ma abbiamo il dovere di dedicare ogni nostra energia affinché ciascuno si senta parte di questa Comunità Urbana. È indispensabile coinvolgere in questo grande progetto tutte le istituzioni, quelle locali come le circoscrizioni, la Città Metropolitana e la Regione, e quelle nazionali ed Europee, l’Università e il Politecnico, ma anche tutti i soggetti della società torinese, come le realtà religiose, in primo luogo l’Arcidiocesi, ma anche le comunità Islamiche, le Chiese Ortodosse e i credenti di ogni fede. Le associazioni, di qualsivoglia tipologia, rappresentano inoltre i corpi intermedi che rendono una Città viva e dialogante, mediando le istanze e svolgendo un indispensabile ruolo di rappresentanza. Le imprese, dalle micro alle grandi, passando per le medie e gli artigiani, che sono chiamate ad affrontare la sfida delle nuove tecnologie e dell’innovazione, costituiscono la struttura portante della nostra comunità urbana e Torino, ne siamo certi, dovrà rafforzare e proseguire la propria grande tradizione produttiva e manifatturiera che qui in più di un secolo ha messo solide radici. La Città si offre come partner istituzionale per tutti coloro che favoriranno l’insediamento di imprese provenienti da paesi Europei o extra europei. La sfida sarà, infatti, fare sistema per rendere il nostro territorio più attrattivo ed ognuno dovrà contribuire per questo comune obiettivo. Le città sono, inoltre, ormai fabbriche del sapere organizzato, nelle quali ogni parte concorre, come in un mosaico disegnato con cura, a dare supporto e energia a tutti coloro che interagiscono in modo armonioso. Torino ha anche un immenso patrimonio di cultura e di creatività, che abbiamo ereditato e che è dovere per tutti coloro che amano la nostra Città rafforzare e promuovere. Il ridisegno del welfare, al quale cercheremo di dedicare ogni risorsa che riusciremo a reperire riorganizzando la struttura amministrativa della Città, dovrà ripartire proprio dalle persone, mettendo al centro i loro bisogni e cercando di dare a ciascuno la possibilità di realizzare i propri progetti e i propri sogni. Coloro che lavorano per la Città devono essere orgogliosi di ciò che ogni giorno fanno ed essere messi nelle condizioni di dare a tutti noi una Torino più efficiente e semplice. Una delle prime delibere che questo Consiglio dovrà esaminare sarà, come di prassi, la delibera quadro sull’organizzazione degli Uffici. In quel testo si troverà chiaramente esposto il nostro progetto di tagliare almeno del 30% i costi degli staff della Giunta e dei Dirigenti fiduciari. Mi auguro che ci possa essere da parte di ogni consigliere comunale una piena partecipazione a questa scelta. Come abbiamo detto nei mesi passati queste risorse saranno immediatamente usate per un fondo per aiutare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro. Non si tratta della soluzione di questo grande problema per la nostra città, ma di un segnale: nessuno di noi è insensibile alla tristezza e alla rassegnazione che si legge negli occhi di un giovane che non studia e non lavora, un pezzo di futuro abbandonato. Avremo modo nelle prossime sedute del Consiglio di dibattere le linee di mandato per il governo di Torino fino al 2021, auspico che quello sia il primo banco di prova per inaugurare una stagione di dialogo franco e di confronto nell’interesse unico ed esclusivo di Torino. Nel passati cinque anni ero seduta nei banchi dell’opposizione poco sotto il quadro che raffigura Gianfrancesco Bellezia, grande sindaco di Torino dell’inizio del XVII secolo. Durante la pestilenza del 1630, a soli 28 anni, sentì su di sé la responsabilità di una città e rimase a Torino, a rischio della propria stessa vita, per coordinare quel poco di struttura sanitaria che in quell’epoca esisteva e soprattutto dimostrare che le Istituzioni sono più grandi della nostra natura umana. A quel modello di servizio cercherò di ispirare il mio mandato, garantendovi fin d’ora che ogni mia energia sarà spesa per Torino. Abbiamo, tutti insieme, l’occasione di cambiare la Storia. Adriano Olivetti scriveva “Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande.” A tutti noi un augurio di buon lavoro. Grazie. Chiara Appendino, Sindaca di Torino