venerdì 30 dicembre 2011

RIFORME SI,FORSE,NO di Giorgio Diaferia

Questa potrebbe essere la volta buona che le tanto auspicate riforme strutturali in Italia vengano attuate. Quelle riforme contrastate dalle varie lobby o caste, che non vanno a genio nè alla destra, nè alla sinistra e che scontentano anche i grandi gruppi industriali e bancari vicini al centro.
Ma il Governo del prof.Monti deve rispondere solo al Paese e ad una maggiornaza Parlamentare che potrebbe blindarsi dietro le "sue" decisioni non condivise ma in qualche modo imposte e quindi da votarsi seppure con qualche mal di pancia. Oppure, come qualche osservatore dice, l'attuale Governo non promulgherà le riforme perchè al di fuori dei compiti dell'emergenza economica che ne hanno giustificato la nascita. Dalle liberalizzazioni, all'abolizione o riforma degli Ordini professionali, dai tagli alla Politica al calmiere sulle pensioni d'oro e sugli stipendi milionari dei manager. Lo stop ai vitalizi, ai doppi-tripli incarichi, alle pensioni baby anche per permettere a chi svolge un lavoro "usurante" di poter andare prima in pensione e con pieno diritto. L'Italia si deve dare una regolata, dobbiamo tutti capire che le regole ci sono e vanno rispettate, da tutti, anche dai ricchi e dai potenti amici dei politici. Occorre però dare l'esempio perchè se le rinunce toccheranno solo ai soliti noti, ovvero al ceto medio, non ci sarà credibilità. E poi via alla legge sul conflitto d'interessi, sulla banda larga e la diffusione libera del wi-fi; via alla riforma elettorale che permetta di votare chi vogliamo noi e non chi vorrebbero i partiti con regole certe e maggioranze dichiarate, facendo attenzione ad impedire il voto di scambio.In tanti sono a dire che l'Italia ce la può fare, ma dobbiamo finalmente maturare una coscienza civica ed Europea, senza dimenticare quella ambientale che sta divenendo anche una importante forza di traino economica per le tante opportunità di ricerca applicata e di lavoro "verde" che sa garantire.

giovedì 29 dicembre 2011

Stiamo piu’ Attenti all’Ambiente


Coordinamento del Piemonte e Circolo di Torino
Organizza al Blah Blah di Via Po n.21


Tutti i Martedì alle ore 17.30

24 Gennaio Smart City "La città Intelligente”
31 Gennaio Cibo a Km zero quale,come e perché etico?
7 Febbraio Antropos ambiente-salute e società su 4ReteTV
14 Febbraio Rifiuti solidi urbani come ridurli, come smaltirli?

Verranno proiettati corti e spezzoni di film sui temi proposti

Interviste,commenti,spunti a cura di
Antonella Frontani Antropos 4ReteTV e Capo Redattrice EcoGraffi w.j.
Giorgio Diaferia Presidente VAS Piemonte-Dir.EcoGraffi
Francesca Diaferia Responsabile Naturalis 4ReteTV

Intervengono
Gianvincenzo Fracastoro,Roberto Ronco, Massimo Guerrini,Enzo Lavolta, Stefano Bernardi,Vincenzo Reda, Roberto Cavallo,Gaetano Capizzi,Fredo Valla,Maria Caramelli,Claudio Lubatti e molti altri ancora

Ingresso Libero

info: vas.piemonte@tiscali.it
in collaborazione con BottegaEtica via C.Colombo 63 Torino
Con il patrocinio di

lunedì 5 dicembre 2011

TORINO, ARIA AVVELENATA di Giorgio Diaferia



Dicevamo 35 e più sforamenti consecutivi del livello di polveri fini (10 micron) e ultrafini a Torino, ma il dato ha superato quota 45 oltre 90 dall'inizio dell'anno. Un problema che attanaglia le grandi aree metropolitane ed in particolare quelle che si affacciano sulla Pianura Padana. La questione che ci preoccupa come ecologisti e come medici, sono le ricadute gravi e meno gravi, ma ugualmente fastidiose per la salute dei cittadini, in particolare dei bambini. Tosse, irritazioni agli occhi ed alle mucose delle vie respiratorie, riniti, ma anche cefalea, sbalzi della pressione sanguigna e maggiore incidenza di fatti acuti circolatori. Da subito occorre vietare il traffico veicolare in città, fatta eccezione per auto elettriche, pulmini elettrici. Vanno creati parcheggi di interscambio fuori città con navette, metropolitana, linee ferroviarie di superficie che portino in centro, "il Progetto Ultimo Miglio".. Altro che solo aumentare le linee blue di parcheggio o incrementare il costo del ticket dei trasporti pubblici. Questi devono ridurre il costo del biglietto o almeno aumentarne la durata permettendo di riutilizzare il ticket sulla metropolitana entro 1 ora dalla prima vidimazione. Più treni di superficie, raddoppio ed estensione della metropolitana.Pensare ad una navigazione sul PO eliminando la chiusa di piazza Vittorio. Bene piste ciclabili e aree pedonalizzate che tra l'altro favoriscono il commercio ed il turismo, con cui finanziare quanto prima.Per non parlare dei costi della sanità(farmaci-ricoveri-passaggi al pronto soccorso) che si eviterebbero con costi sociali enormi. La salute al primo posto cari politici, in attesa della maxistangata dell'UE per il superamento dei limiti di legge.........................come dire piove sempre(sigh!) sul bagnato.
A questo punto è opportuno prevedere il blocco delle auto anche se impopolare, studiato in vari modi ma per tutti!

aggiornato Torino 19.12.2011

Fonte: www.vasonlus.it

AMBIENTE:CLINI, TRA PRIORITA' RIDUZIONE PRODUZIONE CO2 INCONTRO CON ALLEANZA ECOLOGICA, 4 PROPOSTE A MINISTRO SU TEMA


(ANSA) - COSENZA, 2 DIC - Il ministro dell'ambiente Corrado Clini ha
incontrato oggi, a Cosenza, il presidente di Alleanza ecologica per
l'Italia, Diego Tommasi, che gli ha formulato quattro proposte per la
riduzione della produzione di Co2 anche in rispetto del protocollo di Kyoto.
''Alleanza ecologica - ha detto il ministro - ha posto quattro tematiche
molto concrete che peraltro si incrociano molto bene con il quadro di
riferimento e delle priorita' che ho in mente. Mi auguro di potere avere la
collaborazione di Alleanza ecologica per affrontare quelle tematiche, alcune
delle quali, peraltro, rappresentano le chiavi di soluzione per
problematiche complicate come quella dei rifiuti''.
Al ministro, Tommasi ha proposto, in primo luogo, ''la possibilita' di
emanare un decreto ministeriale per l'impiego del combustibile solido
secondario e l'adozione di una normativa tecnica di supporto per far
crescere l'impiego di tale combustibile, quindi utilizzare il Cdr/css con la
finalita' del recupero energetico da utilizzare in tutti quegli impianti che
ad oggi funzionano a carbone o ad olii pesanti''.
Tommasi ha poi proposto di ''potenziare in tutte le realta' possibili la
mobilita' sostenibile elettrica; dare il via ad un monitoraggio sulla
direttiva comunitaria per l'efficientamento energetico degli edifici
pubblici; una ipotesi di protocollo per le aree industriali per renderle
ecologicamente attrezzate''.

Fonte ANSA

martedì 29 novembre 2011

L'incontro della nostra delegazione con Francesco Rutelli: un ottimo risultato




Una collaborazione sempre più stretta e valorizzante le competenze di ciascuno dei componenti le associazioni TOW e Alleanza ECO, questo il senso dell'incontro avuto ieri con il senatore e Presidente API Francesco Rutelli. Presenti tra l'altro i consiglieri regionali Lupi,Goffi e Motta, l'on.Marco Calgaro e il consigliere comunale Alberto Musy che nel pomeriggio ha avuto un incontro con il Sindaco Fassino e Rutelli

domenica 27 novembre 2011

TorinoViva incontra il senatore Francesco Rutelli



Domani Lunedì 28 Novembre alle ore 16.30, presso la nuova sede del Coordinamento Regionale dell'API, un gruppo di iscritti e simpatizzanti delle Associazioni Torino Viva ed Alleanza Ecologica per l'Italia incontreranno per un breve scambio di idee il senatore Francesco Rutelli che insieme all'on. Gianni Vernetti inaugureranno la sede di via Peyron. Quali prospettive di ripresa per il nostro Paese, a che punto è l'organizzazione politica e territoriale del Terzo Polo, il ruolo degli ecologisti in questa coalizione, sono alcuni dei temi che verranno affrontati. Conferenza Stampa poi alle ore 17.30.

sabato 12 novembre 2011

Incredibile, leggete bene cosa c'è nel patto di stabilità....di Marco Preioni

Tra le misure previste dalla Legge di Stabilità vi cito

l'alienazione dei terreni agricoli dello Stato e la loro trasformazione in terreni edificabili
la cessione di immobili pubblici tra cui anche quelli facenti parte del nostro patrimonio artistico e culturale
sgravi fiscali ai costruttori di grandi opere

il carcere per chi si introduca o ostacoli l'accesso al cantiere della Tav in Valsusa
la privatizzazione dei servizi pubblici locali e il commissariamento delle amministrazioni pubbliche che si rifiuteranno di privatizzare aziende di rifiuti e trasporti (pensate ai comuni virtuosi le cui esperienze sono state raccontate da Report e Presa Diretta)
l'abrogazione del catalogo delle armi comuni da sparo e la liberalizzazione del commercio delle armi pericolose in Italia
A proposito di questa ultima misura leggete come si esprime il segretario di un sindacato di Polizia:

"E' scandaloso - prosegue il segretario dell'Anfp - che i lobbisti e gli affaristi del mondo delle armi approfittino del gravissimo momento di difficoltà del Paese
per tentare, con un sotterfugio, di ottenere dal Parlamento in via speditiva ciò che il Parlamento ha di recente loro negato".

Di seguito 2 link, ma basterà cercare su un motore di ricerca per approfondire.
http://www.ilcambiamento.it/crisi/ddl_stabilita.html
http://www.repubblica.it/politica/2011/11/10/news/liberalizzazione_delle_armi_cresce_la_protesta-24806847/
http://www.vita.it/news/view/114920

sabato 5 novembre 2011

NH Hotel Porte Palatine Sabato 5 Novembre -Musy-Casini

Musy fa il doroteo. “Casini” al centro Pubblicato da Lo Spiffero Sabato 05 Novembre 2011, ore 7,45 L'esponente terzopolista punta a uno scranno parlamentare e pur di ottenerlo smorza l'esprit liberale. Ma i mal di pancia si moltiplicano, dentro e fuori l'Udc Le elezioni politiche potrebbero essere a un passo e il Terzo Polo è già in fibrillazione. Nel giro di tre giorni, i due leader nazionali Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli approdano a Torino, dove saranno accolti dai propri aficionados. Oggi, alle 14,30, l’NH hotel di via Porta Palatina 19 ospiterà il convegno dal titolo “Sei mesi dal voto. Quale futuro per Torino?”, i cui si analizzeranno i primi 180 giorni di amministrazione Fassino e verranno illustrate le proposte dei centristi. Guest star della conferenza odierna è il capogruppo a Palazzo di Città Alberto Musy, unico rappresentante terzopolista sopravvissuto dalla disfatta delle urne dello scorso maggio. Lunedì 7, l’avvocato di ascendenze liberali sarà, invece, presente all’inaugurazione della nuova sede dell’Api, alle 17,30 in via Peyron 18, con il deputato Gianni Vernetti e l'ex sindaco di Roma. Per interpretare l’attivismo di Musy e la sua recentissima marcia di avvicinamento al partito scudocrociato è necessario fare un passo indietro. Dopo l'approdo in Futuro e Libertà della Scanderebech family (papà Deodato deputato e figlia Federica consigliere comunale) il principale azionista della casa terzopolista ha spalancato le proprie porte all’avvocato della Torino bene, che a questo punto non ha esitato a inserire “Udc” nella dicitura del gruppo che presiede in Sala Rossa (si racconta a seguito di una pressante richiesta di Lorenzo Cesa). Casini gli fa la corte e lui sta al gioco. Un atteggiamento, riferiscono i maligni, che testimonia come Musy abbia appreso in fretta gli schemi della politica politicante e da novello doroteo tenti di barcamenarsi tra le varie correnti terzopoliste. L'approdo di questa perigliosa navigazione è uno scranno parlamentare cui l’ex candidato sindaco ambisce senza fare troppi misteri. E l'unico a potergli offrire un minimo di garanzie è proprio l'azionista forte dell'alleanza centrista. Secondo i suoi calcoli, alle prossime elezioni l’Udc a Torino potrebbe riuscire a esprimere come minimo un deputato e un senatore. Se un posto spetta di diritto all’uscente (appena entrato) Marco Calgaro perché l’altro non potrebbe toccare proprio a lui? Con buona pace del segretario regionale e consigliere a Palazzo Lascaris, Alberto Goffi, con il quale i rapporti, tesi fin dall’inizio della campagna elettorale, sono improntati alla reciproca diffidenza politica e antipatia personale. Se le cose dovessero prendere questa piega, il pupillo di Michele Vietti dovrebbe rassegnarsi a star fermo un giro e cedere il passo all'ingombrante alleato. Ma se tra i malpancisti si annovera pure Calgaro, tutt’altro che entusiasta di questa new entry, il comportamento ondivago di Musy, però, inizia a far brontolare anche la pancia della sua stessa base: quel drappello di liberali convinti che lo ha seguito nella sua discesa in politica tanto da mettere in piedi una lista civica a sostegno della sua candidatura a sindaco. Che le strade possano presto dividersi in nome di un pragmatismo politico che ha tanto il sapore della mera ambizione personale?

venerdì 4 novembre 2011

Così non si può andare avanti di Giorgio Diaferia

Il Governo Italiano è giunto davvero al punto del non ritorno.Ora occorre decidere per il bene del paese, quello di cui nessuno sembra prendersene cura, di cosa sia meglio fare. Io credo che un "governo tecnico" guidato da una personalità super partes come il professor Mario Monti, fatto per giungere al termine della legislatura e varare quelle 3 riforme fondamentali tra cui la modifica della legge elettorale con il ritorno ad un proporzionale corretto modello tedesco, sia la soluzione più auspicabile. Quest'estate era una gara a farsi vedere i più virtuosi dei virtuosi proponendo tagli alle spese , dimezzamento dei Parlamentari, riduzione dello stipendio dei parlamentari e dei consiglieri regionali. Lotta all'evasione fiscale, cancellazione delle provincie, accorpamento dei comuni piccoli, taglio dei privilegi pensionistici dei Parlamentari, drastica riduzione delle auto blue.Intanto è esploso dentro il PD, alle prese con le possibili primarie, il caso Renzi e dei "rottamatori" Molto interessante il suo programma, ma il giovane sindaco di Firenze, che ha trovato nell'ex Sindaco di Torino Sergio Chiamparino un prezioso alleato, vorrà correre alle primarie contro il segretario Bersani o lascerà il compito al collaudatissimo Chiamparino? L'onorevole Di Pietro ha già detto che per lui se non c'è tempo di fare le primarie va bene Bersani......Tutti temono il giovane Sindaco non POST-comunista. Ma a qualcuno tra Vendola,Grillo,Bersani,Di Pietro, del Nuovo/Terzo Polo, è chiaro che il Paese è in grave agonia e che occorre agire presto e bene facendo quelle riforme strutturali più volte auspicate dal Presidente della BCE Mario Draghi?Qui occorre un Rianimatore

lunedì 31 ottobre 2011

Matteo Renzi lancia il "Wiki-Pd": ecco i suoi 100 punti per cambiare l'Italia

Una sola camera composta da non più di 500 membri; Rai 1 e Rai 2 finanziati esclusivamente con la pubblicità; abolizione dell'Irap; istituzione degli "affitti di emancipazione'" per favorire l'indipendenza dei giovani. Sono alcune delle cento "Proposte per l'Italia" lanciate al termine del "Big Bang", la convention dei rottamatori che si è chiusa domenica alla Stazione Leopolda di Firenze e che ha suscitato non poche polemiche all'interno del Pd. Da oggi le proposte sono online sul sito dell'evento e sono aperte fino a gennaio a un confronto aperto per ''un'Italia che sia di tutti noi'' che Renzi ha definito ''Wiki-Pd''. Il documento è diviso in cinque temi: riformare la politica e le istituzioni; far tornare i conti per rilanciare la crescita; green, digital, cultura e territorio; dare un futuro a tutti; per una società solida e solidale. Eccoli nel dettaglio. TEMA 1 – RIFORMARE LA POLITICA E LE ISTITUZIONI 1. Basta con il bicameralismo dei doppioni inutili. Cominciamo dalla testa. Il Parlamento, la sede della rappresentanza in cui si riflette la sovranità popolare, è oggi tra le istituzioni più denigrate e discreditate, anche perché è inefficiente. Quasi mille componenti e due camere che fanno lo stesso mestiere, entrambe titolate a dare e togliere la fiducia al Governo, con due serie di Commissioni che operano sulle stesse materie, due filiere dirigenziali, doppie letture su tutte le leggi, non hanno nessuna giustificazione. Una delle due camere va semplicemente abolita. Ne basta una sola, veramente autorevole, composta da non più di 500 persone. Al posto dell’attuale doppione serve un organo di raccordo tra lo Stato e i governi regionali e locali che possa anche proporre emendamenti a qualsiasi proposta di legge su cui la Camera elettiva si esprime in ultima istanza a maggioranza qualificata. 2. Le elezioni diano potere ai cittadini non ai segretari di partito. Per ridare autorevolezza al Parlamento bisogna innanzitutto abolire il “Porcellum”, l’attuale legge elettorale che consente la nomina dei parlamentari da parte delle segreterie dei partiti, tornando ai collegi uninominali. 3. La politica non sia la via breve per avere privilegi e una buona pensione. Aboliamo tutti i vitalizi per i Parlamentari e i Consiglieri regionali. La politica torni a essere assolvimento di un dovere civico e non una forma di assicurazione economica. Le risorse spese per i singoli Parlamentari devono essere portate alla media europea, distinguendo nettamente le indennità dalle risorse messe loro a disposizione per l’esercizio dell’incarico, che devono essere amministrate dagli uffici del Parlamento. 4. Un costo standard per le Regioni. Oggi i Consigli delle varie Regioni hanno costi sproporzionati, che variano moltissimo senza nessuna giustificazione. Non sono legati alla dimensione dei territori che i Consigli dovrebbero rappresentare e nemmeno al numero dei loro componenti. Si va dai 35 milioni di euro dell’Emilia-Romagna agli oltre 150 milioni di euro della Sicilia. I consiglieri regionali devono avere un compenso e, chiaramente distinto da questo, un budget per le attività di servizio uguali in tutte le regioni. Deve essere definito il “costo standard” per il complessivo funzionamento delle assemblee legislative regionali fissandolo ad un valore compreso tra gli 8 e i 10 euro annui per abitante. 5. Abolizione delle province. Più di 100 province non ce le possiamo permettere. Vanno abolite. Nei territori con almeno 500.000 abitanti si può eventualmente lasciare alle Regioni la facoltà di istituire enti di secondo grado per la gestione di funzioni da loro delegate. 6. L’unione fa la forza: mettiamo insieme i piccoli comuni. I comuni sono il vero pilastro dell’amministrazione tra i cittadini, ma 8100 sono troppi, e tanti tra loro troppo piccoli per gestire i servizi che dovrebbero erogare. Mantenendo salvi i presidi locali e la rappresentanza dei centri minori, dovrebbero raggiungere attraverso unioni o fusioni una dimensione minima di 5.000 abitanti. 7. I partiti organizzino la democrazia, non siano enti pubblici. Il finanziamento pubblico va abolito o drasticamente ridotto e in ogni caso commisurato al solo rimborso delle effettive spese elettorali, condizionandolo al fatto che i partiti abbiano statuti democratici, riconoscano effettivi diritti di partecipazione ai propri iscritti e selezionino i candidati alle cariche istituzionali più importanti con le primarie. Favorire il finanziamento privato sia con il 5 per mille, sia attraverso donazioni private in totale trasparenza, tracciabilità e pubblicità. 8. Azzerare i contributi alla stampa di partito. Con internet, chiunque può produrre a costo zero il suo bollettino o il suo house organ. I contributi alla stampa di partito vanno aboliti. 9.Le camere di commercio regolino il mercato, non siano imprese. Le camere di commercio dovrebbero limitarsi a tenere il registro delle imprese, garantire il mercato e non spendere soldi nella promozione, nell’acquisto e partecipazione nelle imprese, nella formazione e quant’altro non sia missione pubblica di regolazione. Inoltre bisogna portare la democrazia nella scelta dei consigli direttivi. Gli organi di governo delle camere non siano nominati dalle associazioni, ma siano eletti liberamente e direttamente dalle imprese. Anche chi non è iscritto alle associazioni ha diritto di scegliere chi governa le camere di commercio. Il tributo delle imprese sia volontario non obbligatorio. 10. Il consiglio inutile. Il CNEL, il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro è un organo di rilevanza costituzionale, propone sostanzialmente pareri agli organi costituzionali, puntualmente ignorati. Istituito nel 1948, è entrato in funzione solo dieci anni dopo, trasformandosi rapidamente in una riserva per burocrati, in primis ex leader sindacali e imprenditoriali. In mezzo secolo, le sue proposte di legge sono state appena undici (11). Di queste nessuna ha mai avuto seguito o è stata seriamente considerata. Costa venti milioni di euro l'anno. Va abolito. 11.Meno poltrone, più efficienza. Nel Paese ci sono 24.310 consiglieri d’amministrazione in aziende partecipate dal pubblico, al livello statale e locale. In tre anni bisogna dimezzare il numero dei consiglieri e la relativa spesa, sia accorpando le imprese sia privatizzandole, oltre che prevedendo un massimo di tre consiglieri per le aziende piccole e cinque per quelle grandi. 12.Gli altri costi della rappresentanza. Anche le organizzazioni degli interessi (dai sindacati alle organizzazioni imprenditoriali) devono tornare a concentrarsi sulla loro funzione più propria: difendere i diritti dei loro associati. Quindi, le agevolazioni pubbliche di cui godono vanno commisurate alle effettive funzioni di rappresentanza che svolgono. 13. Eliminiamo la classe politica corrotta. Lo strumento è una amnistia condizionata. Al rispetto di 5 punti: ammissione della colpa, indicazione di tutti i complici, restituzione del maltolto, impegno a non fare più politica. In caso di nuovo reato, la pena si somma a quella del reato oggetto dell’amnistia. 14. Razionalizzare le missioni italiane all'estero. Definire una strategia di coordinamento della presenza militare all'estero in pieno accordo (e non in competizione) con l'Europa, per essere di maggior aiuto alle popolazioni e razionalizzare il costo d'intervento. 15. Una strategia per il Mediterraneo in trasformazione. Siamo il paese europeo più vicino a una fascia di nazioni, dall’Egitto alla Libia, dalla Tunisia alla Siria, che sta vivendo un periodo tumultuoso nel quale la speranza della libertà si mescola con la paura di arretrare sul piano della libertà religiosa e della laicità dello stato. L’Italia dedichi una speciale attenzione a questi paesi aprendo sedi di istituti italiani di cultura, approfondendo gli scambi economici e culturali; offrendosi come un paese che può aiutarli nel passaggio alla democrazia. 16. Cambiare la Rai per creare concorrenza sul mercato tv e rilanciare il Servizio Pubblico. Oggi la Rai ha 15 canali, dei quali solo 8 hanno una valenza “pubblica”. Questi vanno finanziati esclusivamente attraverso il canone. Gli altri, inclusi Rai 1 e Rai 2, devono essere da subito finanziati esclusivamente con la pubblicità, con affollamenti pari a quelli delle reti private, e successivamente privatizzati. Il canone va formulato come imposta sul possesso del televisore, rivalutato su standard europei e riscosso dall’Agenzia delle Entrate. La Rai deve poter contare su risorse certe, in base ad un nuovo Contratto di Servizio con lo Stato. 17. Fuori i partiti dalla Rai. La governance della Tv pubblica dev’essere riformulata sul modello BBC (Comitato Strategico nominato dal Presidente della Repubblica che nomina i membri del Comitato Esecutivo, composto da manager, e l’Amministratore Delegato). L’obiettivo è tenere i partiti politici fuori dalla gestione della televisione pubblica. TEMA 2 - FAR TORNARE I CONTI PER RILANCIARE LA CRESCITA 18. Portare il rapporto debito/Pil al 100% in 3 anni. La crisi di fiducia nell’Italia sui mercati internazionali accresce i tassi d’interesse e il peso del debito, che si trasforma in maggiori tasse per tutti. Per alleggerire questo peso e ridare fiducia ai mercati dobbiamo riportare il rapporto tra il debito e il Pil al 100% in tre anni. Questo puo’ essere fatto attraverso: i) privatizzazione imprese pubbliche; ii) privatizzazione municipalizzate; iii) alienazione di parte del patrimonio immobiliare dello Stato (il valore di mercato degli immobili di proprietà pubblica è di 380 miliardi; di questi sono ci sono immobili liberi per un valore di 42 miliardi di euro. Questi ultimi, essendo inutilizzati, possono essere venduti subito. Sul resto si veda quello che serve effettivamente al servizio pubblico e l’eccedenza sia liberata e venduta. Creazione di un fondo immobiliare che si occupi della valorizzazione degli asset). iiii) imposta sui grandi patrimoni. Non solo questo riduce il debito, ma elimina gli spazi per il clientelismo. 19. Riformare le pensioni per avere ancora le pensioni. Sulle pensioni si può, fin da subito, parificare l'età pensionabile delle donne con quella degli uomini, instaurando una finestra anagrafica unica di 63-67 anni per accedere al pensionamento con assegno proporzionato alla speranza di vita secondo coefficienti attuariali aggiornati annualmente. Accelerare il passaggio al sistema contributivo per tutti. Eliminazione delle pensioni di anzianità nell’ambito di un patto tra le generazioni. Parte dei risparmi ottenuti andrà utilizzata per finanziare l’azzeramento dei contributi previdenziali per i giovani neo-assunti. 20. Nuove regole per evitare il cumulo delle pensioni. 21. Una rivoluzione copernicana per il fisco. Per tornare a crescere bisogna modificare il sistema degli incentivi. Oggi, il nostro Paese tassa i fattori produttivi e premia la rendita. Quel che serve è una rivoluzione copernicana del sistema fiscale che riduca la pressione sul reddito personale e sulle imprese e la accresca sugli immobili e sulle rendite finanziarie. 22. Abolizione dell’IRAP. Finanziare l’abolizione dell’imposta con il taglio dei sussidi alle imprese. 23. Uscire dal sommerso. Ridurre l’aliquota dell’IRES per le imprese che accettano procedure di accertamento rapido e maggiore trasparenza sui bilanci. Questo riduce gli incentivi ed aumenta i rischi a mantenere un’attivita’ nel sommerso. 24. Le procedure per la crisi d’impresa come leva per la competitività del sistema. Gli imprenditori corretti danno lavoro e creano ricchezza per tutti, ma rischiano in proprio. Possono vincere e possono perdere. Quando perdono, vanno incoraggiati a gestire la crisi nel migliore interesse dei creditori e dei lavoratori. Occorrono regole che premino la correttezza e la trasparenza dei comportamenti e che consentano alle imprese che ancora producono ricchezza di ristrutturarsi e tornare sul mercato, nell’interesse di tutti. L’attuale normativa pone non pochi ostacoli agli imprenditori onesti ma sfortunati, e consente talvolta comportamenti opportunistici a danno dei creditori. Occorrono procedure moderne, che proteggano l’imprenditore in crisi ma lo obblighino a mettere tutte le carte in tavola, e che consentano ai creditori di decidere rapidamente. Procedure di crisi più efficienti aumentano la competitività del paese e la sua credibilità per gli investitori, anche stranieri. 25.No ai condoni. Nessuno condono edilizio né fiscale, neppure travestito da scudo per il rimpatrio dei capitali. 26.Riformare gli ordini professionali. Bisogna abolire gli ordini professionali superflui e ricondurre i rimanenti a una funzione di regolatori del mercato e non di protezione corporativa per quanti esercitano già la professione. Bisogna arrivare all’abolizione delle tariffe minime e ulteriore riduzione dei vincoli alla pubblicità per gli studi professionali, in maniera tale che tutti abbiano la possibilità di farsi conoscere. 27.Liberalizzare i servizi pubblici locali. I servizi pubblici locali sono un monopolio d’inefficienza; bisogna liberalizzare i servizi, accorparli in poche società, abbassare i costi di gestione, ottimizzare l’uso del personale, rendere le gestioni trasparenti, allontanare la politica dalle decisioni aziendali. 28. Antitrust obbligatorio. Sarebbe importante che le funzioni dell’autorità per la concorrenza si manifestassero non solo ex post, una volta che il fenomeno di violazione della concorrenza è già manifesto e acclarato, ma anche nel momento in cui le leggi sono discusse. E’ evidente che l’impianto di alcune leggi costituisce una menomazione della concorrenza e questo lo si può osservare già nel meccanismo astratto della norma, prima ancora di osservarne gli esiti concreti. Occorre perciò che nella discussione in Parlamento delle leggi di natura economica venga richiesto obbligatoriamente un parere all’autorità sulla concorrenza, in maniera che sia evidente la sua coerenza con l’obiettivo di non creare chiusure e barriere alla libera competizione di mercato. 29. Liberalizzare le assicurazioni su infortuni e malattie. Le attività svolte dall’Inail, il monopolio pubblico che si occupa dell’assicurazione per le malattie e per gli infortuni dei lavoratori svolge una funzione tipica di qualunque società di assicurazione privata. Bisogna allora aprire all’accesso dell’attività di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro da parte di imprese private di assicurazione o di riassicurazione. 30. Ridurre il numero delle norme. Le leggi statali in Italia sono oltre 21mila. È un numero troppo elevato, doppio o triplo rispetto a quello di altri paesi: in Francia sono meno di 10mila, quelle federali in Germania meno di 5mila. Alle leggi statali vanno aggiunte le circa 25mila leggi regionali, oltre agli atti normativi di livello inferiore. Le leggi e i regolamenti sono troppi, prodotti di continuo e modificati troppo frequentemente, poco coordinati tra loro, mal scritti, interpretati in modo incerto. Si pensa che i problemi si risolvano attraverso la modifica delle norme, piuttosto che la loro applicazione puntuale. Il disegno di legge 1873 del 2009 dimostra che il contenuto essenziale del diritto del lavoro può essere concentrato in poche decine di articoli, scritti per essere distribuiti in milioni di copie a tutti i lavoratori, imprenditori e consulenti e immediatamente comprensibili. Lo stesso si può fare in tutti gli altri campi, dal fisco al diritto civile. 31. Mettere in competizione il pubblico con il pubblico. L’alternativa nella gestione di servizi non può essere solo o pubblica o privatizzata; è possibile creare una competizione fra una scuola e l’altra, fra sistema sanitario di un’area e sistema sanitario di un’altra area; tra un’università e l’altra, insomma all’interno di ciò che rimane pubblico. Quando l’offerta di un servizio pubblico specifico è al di sotto non solo della media, ma degli standard previsti per quel settore, bisogna trovare il modo di penalizzare il responsabile della struttura o addirittura la struttura nel suo complesso. Allo stesso modo, quando in uno specifico servizio, sia per il modo in cui il servizio viene condotto, sia per i risultati ottenuti, la situazione è di grande eccellenza bisognerà trovare il modo di premiare, economicamente e non solo con riconoscimenti, i responsabili e le strutture medesime. Le valutazioni siano fatte facendo partecipare e decidere i cittadini che utilizzano i servizi. 32. Una Delivery Unit sul modello UK. Valutare non basta. Bisogna istituire una “unità di risultato” presso la Presidenza del Consiglio, che sia responsabile del raggiungimento degli obiettivi strategici in materia di istruzione, sanità, trasporti e lotta alla criminalità. 33. Dirigenti a termine nelle aziende pubbliche. Nelle aziende i dirigenti a vita non esistono: ogni anno c’è un bilancio da fare, risultati da raggiungere, verifiche da realizzare. I contratti non sono mai a tempo indeterminato, vanno solitamente da tre a cinque anni e ogni conferma presuppone una verifica positiva. Nel pubblico i dirigenti, anche se falliscono, rimangono lo stesso nell’amministrazione, al massimo sono spostati e se falliscono ancora, vengono spostati ancora e girano nell’amministrazione fino alla pensione. L’incarico dirigenziale nell’amministrazione pubblica è una sfida ancora più grande rispetto a quella privata e perciò l’ambizione rispetto ai risultati deve essere maggiore. La proposta perciò è di avere contratti dirigenziali che durino cinque anni. 34.Mezzogiorno: investire solo sullo sviluppo. Ogni euro investito nel Mezzogiorno, provenga dall’Europa o dallo Stato, deve essere finalizzato allo sviluppo e non al finanziamento della spesa corrente e al mantenimento di un sistema di economia assistita quasi esclusivamente pubblica e parassitaria. 35.Superare il precariato attraverso il contratto unico a tutele progressive. Per superare il dualismo del mercato del lavoro, che vede parte dei lavoratori con tutte le garanzie e gli altri (i giovani) senza nessuna garanzia, occorre introdurre un contratto unico a tutele progressive che dia maggiori certezze ai giovani. 36.Riformare gli ammortizzatori sociali. Bisogna passare dalla cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, a indennità di disoccupazione universali, applicabili anche ai dipendenti di piccole e medie imprese e improntati al criterio del welfare to work sul modello danese. 37.I contratti aziendali contro i salari poveri. Oggi i lavoratori italiani ricevono un salario mediamente più basso rispetto a paesi a noi vicini come la Germania e la Francia. Un modo per avere salari più alti per i lavoratori italiani è quello di sostenere i contratti aziendali che possano, quando le condizioni aziendali lo permettano, crescere oltre quanto previsto dai contratti collettivi di lavoro. 38.Aliquote rosa. L’Italia ha la più bassa percentuale di occupazione femminile d’Europa. Anche il tasso di attività femminile, cioè il numero di donne che si presenta sul mercato del lavoro, è il più basso. Un’agevolazione fiscale riservata all’assunzione delle donne e per un certo congruo numero di anni può portare a riallineare in alto la parità uomo donna sul piano del lavoro. SANITA’ 39. Immediata introduzione di un patto di stabilità interno non derogabile sui parametri dei costi standard. Lo scopo è quello di uniformare la spesa sanitaria nelle diverse realtà locali. 40. Completa riorganizzazione della medicina sul territorio: radicale cambiamento del ruolo della medicina di base. Abolizione dell'attuale ruolo del medico di medicina generale. Creazione di ambulatori polispecialistici sul territorio. Consorzio dei medici di Medicina generale. 41.Far lavorare in “rete” gli ospedali per le terapie di urgenza, ad alto costo, tecnologicamente sofisticati. Ciascuno caratterizzato da una propria peculiarità. Razionalizzazione dei servizi. Occorre riservare l’ospedalizzazione dei pazienti solo nei casi in cui effettivamente sia necessaria. 42.Chiudere tutti gli ospedali con meno di 100 posti letto e che non abbiano un servizio di anestesia e rianimazione aperto 24 ore su 24. Questi dovrebbero essere ospedali per pazienti cronici a lunga degenza a bassa intensità di cure ma a basso costo. Dovrebbero essere di supporto agli Ospedali ad alta complessità e alto costo, i quali dovrebbero esclusivamente gestire la fase acuta e poi inviare a strutture con costi ridotti. Ne consegue anche la necessità di un'assistenza domiciliare efficace e ben coordinata. Nei grandi ospedali bisogna cancellare i doppioni, la moltiplicazione dei reparti ad alto costo e ad alta tecnologia creati solo per moltiplicare i ruoli direttivi. 43.Creazione di percorsi diagnostici terapeutici su base regionale. Lo scopo è stabilire procedure e comportamenti comuni rispetto ad una data patologia e in parallelo gestire e organizzare l’offerta delle diverse prestazioni sanitarie. 44. Esternalizzare, ma non per pagare di più. In via generale le esternalizzazioni aziendali servono sia per assicurare un servizio migliore rispetto a quello interno, sia per ridurre i relativi costi. Succede in sanità che l’esternalizzazione dei servizi troppo spesso si traduce non in un risparmio ma in un incremento dei costi, tanto che costa di più l’infermiera “esternalizzata” della infermiera interna. Allo stesso modo troppo spesso i beni e servizi acquistati dalle aziende sanitarie, hanno prezzi medi addirittura superiori a quelli di mercato, mentre sarebbe del tutto ovvio pensare che, dato l’ammontare delle quantità acquistate, si possano ottenere prezzi più bassi. inoltre l'esternalizzazione è troppo spesso gravata da attività professionalmente scadente. Occorre in questo caso strutturare e controllare l'iter formativo individuale RICERCA 45. Un fondo nazionale per la ricerca gestito con criteri da venture capital. Istituire un fondo nazionale per la ricerca che operi con le modalità del venture capital e sia in condizione di finanziare i progetti meritevoli al di fuori delle contingenze politiche. Il fondo sarà gestito un comitato esecutivo in carica per almeno 7 anni, costituito per 1/3 da professori impegnati nella ricerca a livello internazionale, per 1/3 da membri della comunità finanziaria esperti di project finance e venture capital, e per 1/3 della Comunità europea. 46. Incentivi fiscali per contributi alla ricerca universitaria. Detrazione dalla base imponibile del 905 di quanto donato alle università e tassazione agevolata per chi investe negli spin-off universitari. GIUSTIZIA 47. Una terapia d’urto per la giustizia civile. Oggi l’Italia è intrappolata in oltre 5 milioni di cause civili pendenti presso i tribunali. Occorre assolutamente ridurre in tempi rapidissimi lo stock di cause arretrate, oltre che stabilire norme che rendano meno premiante il ricorso alla giustizia come modalità di rinvio di un pagamento o di una qualunque obbligazione. Si crei una task force composta da magistrati in pensione e da giovani avvocati per affiancare i giudici in carica nello smaltimento in tempi veloci dell’arretrato giudiziario civile. 48. Avvocati pagati solo su preventivo. Al fine di evitare effetti discorsivi dell’applicazione delle tariffe sulla lunghezza dei processi, obbligo di stipulazione di un mandato che comprenda anche il preventivo per lo svolgimento dell’intero incarico, a prescindere dalla durata del procedimento. Ciò consentirebbe di incentivare gli avvocati ad una più rapida conclusione delle cause. 49. Entri (più spesso) la corte. Riduzione a 30 giorni della sospensione dell’attività giudiziaria (20 giorni in estate, 10 giorni nel periodo natalizio). Oggi è sospesa dal 1° agosto al 15 settembre, perciò per 45 giorni. Prevedere lo svolgimento delle udienze anche nel pomeriggio in maniera da accelerare i tempi della giustizia. 50. Accorpamento delle sezioni giudiziarie staccate. Riduzione dei costi degli uffici giudiziari mediante un’organica riforma delle circoscrizioni giudiziarie con accorpamenti delle sezioni distaccate (attualmente sono 220) mantenendo solo quelle che hanno ragione di essere quando il Tribunale circondariale è veramente lontano. 51. Entri l’informatica nel tribunale. Completamento dell’informatizzazione di tutti gli uffici giudiziari anche per il deposito di atti e per estrarre copia di atti di controparte, documenti prodotti, sentenze, con abolizione dei borbonici depositi cartacei e delle marche da bollo, con evidente risparmio di tempo di tutti gli operatori. 52.Il merito in tribunale. Valutazione dell’attività dei magistrati; stipendio in parte collegato alla produttività; maggior controllo e maggiori responsabilità in caso di errori conclamati. Avanzamento di carriera per merito e non solo per anzianità. 53. Giustizia penale nei tempi giusti. Accorciare i tempi medi delle sentenze. Ogni corte d’appello si ponga l’obiettivo di ridurre in un anno del 10 % i tempi di svolgimento medio dei processi. Modernizzazione dei tribunali che seguano le buone pratica di Torino, Trento e Bolzano. Semplificazione dei processi e riduzione dei riti (oggi se ne contano 34) con abbreviazione dei tempi per ottenere la sentenza e certezza di esecuzione della stessa. TEMA 3 - GREEN, DIGITAL, CULTURA E TERRITORIO: LE NUOVE LEVE DELLO SVILUPPO 54.Le città rinnovabili. Coinvolgere le amministrazioni cittadine nel raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, assegnando obbiettivi alle grandi aree urbane e ai comuni. Parte degli incentivi per le energie rinnovabili sarà destinata ai piani cittadini per le campagne d'introduzione delle tecnologie eco-efficienti (caldaie di nuova generazione, finestre a isolamento termico), della mobilità sostenibile e degli impianti solari e micro-eolici. 55.Incentivi rinnovabili. Annullamento degli incentivi alla produzione elettrica "inquinante" (carbone e inceneritori), e loro impiego delle rinnovabili "vere". Gli incentivi rinnovabili non saranno impiegati solo per l'installazione d'impianti: ci si concentrerà anche sulla ricerca e sulla creazione di una vera filiera industriale. Si punterà di più sulle tecnologie ancora in sviluppo, come il solare a concentrazione (in alternativa al fotovoltaico) o il vento d'alta quota. 56.Ammodernare la rete elettrica e il mercato per ridurre il costo della bolletta. Definire ed eseguire un piano d'interventi infrastrutturali e regolamentari, con budget e priorità, per ridurre i costi elettrici per le famiglie e le imprese. Le bollette saranno più chiare e leggibili, di modo che il cittadino possa scegliere il fornitore di elettricità che offra le migliori condizioni, e senza costi per il cambiamento. 57.I rifiuti da problema a risorsa. Più raccolta differenziata (imporre ai Comuni 50% entro il 2015 e 70% entro il 2020) ma non fine a se stessa: incentivare, anche attraverso la leva fiscale, il riutilizzo dei materiali differenziati, il compost, le materie per produrre nuovi oggetti. 58. Agribusiness italiano. Incentivare nuove imprese dell’agribusiness. Tutelare il prodotto agro-alimentare nel mondo, contro i falsi prodotti “italian sounding”, al fine di recuperare fette di mercato che spettano ai prodotti della nostra terra. 59.Non auto blu, ma auto verdi. Obbligare tutte le amministrazioni pubbliche ad acquistare solo auto a basso consumo via via che le attuali, a benzina o diesel, devono essere sostituite. 60. Puntare su internet. Accesso a internet veloce per tutti attraverso investimenti sulla banda larga e facendo saltare gli assurdi vincoli legislativi che ci hanno relegato agli ultimi posti della classifica di Freedom House. 61. E&Open Government. Un piano nazionale per digitalizzare i servizi pubblici e ridurre la burocrazia. Adottare un piano complessivo per digitalizzare i servizi pubblici e gestire meglio il welfare, l'educazione, la giustizia, la sanità, i trasporti, la sicurezza. L'Italia deve replicare le migliori esperienze europee nei progetti di eGovernment, per ridurre burocrazia e costi, mettendo i cittadini al centro del servizio. Per le imprese, i servizi digitali aiuteranno a ridurre le incombenze burocratiche. 62. Mai meno dell’1 %. Il Governo decida di investire l’equivalente dell’ 1 % del Pil italiano per la cultura. 63.La funzione civile del bello. Restituire ai cittadini di oggi l’arte del passato. Il patrimonio artistico diffuso nel Paese è un bene comune che ci unisce, sancito anche dall’articolo 9 della Costituzione. Concretizziamolo attraverso il recupero di una minima parte dell’evaso – basta il 4 %. 64.Defiscalizzare i contributi per la cultura. Occorre al più presto che sia defiscalizzato ogni contributo delle aziende e dei privati a favore della cultura. Al solo ruolo pubblico bisogna aggiungere anche quello privato se si vuole rigenerare la cultura italiana. 65. Autonomia ai musei. Oggi la maggior parte dei musei non ha nessuna autonomia rispetto al Ministero dei beni Culturali in fatto di dipendenti (numero, compenso, inquadramento). I musei non incassano gli introiti dei biglietti, che vanno direttamente sul bilancio pubblico nazionale, non possono differenziare i prezzi dei biglietti. Bisogna fare in modo che ciascun museo possa rappresentare un’unità economica in senso pieno: raccogliere gli introiti, pagare le spese relative alla gestione del museo, sia pure riconoscendo delle royalties al ministero dei Beni Culturali. 66.Un’agenzia internazionale per i musei italiani. Mobilitare risorse per la cultura attraverso un sistema analogo a quello istituito in Francia per i diritti internazionali dei musei. 67.Coordinare il marketing turistico. Il nostro Paese va trattato come è un “prodotto” turistico unitario. Non possiamo lasciare alle Regioni le competenze esclusive di promozione, alimentando una scoordinata frammentazione delle attività di marketing turistico. Affidare allo Stato il compito di coordinare le politiche regionali e di sviluppare le attività di comunicazione complessiva. 68. Rivisitazione delle competenze delle Soprintendenze. Oggi, nell’emergenza della conservazione del patrimonio culturale e del paesaggio, le funzioni di tutela sono totalmente esercitate dallo Stato, e risultano appesantite dall’obbligo di intervento su questioni di assoluta ordinarietà. Le Soprintendenze vanno per queste focalizzate sulle azioni più rilevanti per la tutela, lasciando l’attività ordinaria ai Comuni che garantiscano livelli organizzativi adeguati 69.Una sola voce per la cultura italiana all’estero. Fondere gli Istituti di Cultura italiana all’estero con i Centri linguistici – Dante Alighieri e altri – sul modello dei Goethe Institute tedeschi. 70.Ambasciatori per la globalizzazione. E’ sempre più necessario che le ambasciate italiane nel mondo, oltre a svolgere le funzioni diplomatiche, sempre meno essenziali da quando la comunicazione diretta tra i governi ha reso più facile il dialogo tra gli stati, assumano un ruolo di aiuto per le imprese italiane che competono sui mercati del mondo 71.Scegliere le grandi opere che servono davvero Rivedere il piano delle infrastrutture alla luce di criteri di valutazione economica. Puntare sulle (poche) grandi opere che servono e soprattutto sulle tante piccole e medie opere delle quali il Paese ha davvero bisogno. 72.Semplificazione delle norme sulle gare d’appalto. Aumento della soglia al di sotto della quale si possono indire procedure negoziate e procedure semplificate. Emanazione dell’obbligo di presentazione del DURC da parte di soggetti privati all’amministrazione interessata che dovrà acquisirlo per via telematica. Abolizione dell’arbitrato negli appalti pubblici e congruo indennizzo alla stazione appaltante in caso di ricorso immotivato. 73. Liberalizzazione del trasporto pubblico regionale. Bisogna incrementare l’offerta di mobilità ferroviaria su base locale, favorendo la liberalizzazione dei servizi. Le Ferrovie dello Stato sono infatti sempre più concentrate sul trasporto ad alta velocità mentre rimane l’esigenza di avere trasporti ferroviari locali frequenti ed efficienti. TEMA 4 - DARE UN FUTURO A TUTTI 74. Istituire gli “affitti di emancipazione”. Sul modello spagnolo, vengono istituiti gli “affitti di emancipazione” per i giovani che escono di casa. Si tratta di approntare un’offerta pubblica di “housing”, di appartamenti da dare in affitto a un prezzo ragionevole e per un tempo limitato ai giovani che cercano di uscire di casa, che vogliono sposarsi e non trovano casa, che si muovono dalla propria residenza per motivi di lavoro. 75. Consentire a tutti gli studenti universitari di finanziarsi gli studi e le tasse. Obbligo per le Università di stabilire accordi con almeno tre banche (di cui almeno una locale e almeno una nazionale) per i finanziamenti agli studi universitari, garantiti da un fondo pubblico di garanzia. 76. Premio ai laureati meritevoli da investire in formazione. I laureati con 110 e lode e la media ponderata superiore al 28,5 ricevano un bonus di 2.000 euro da investire in formazione, in Italia o all'estero, in programmi di studio riconosciuti. 77.Regolamentazione dei contratti di lavoro per gli studenti. Introduzione di un contratto di lavoro per studenti universitari o di scuole di formazione, per un massimo di 32 ore al mese, con minimo salariale e assegnazione di crediti formativi (se il lavoro è attinente al corso di studi, in base alle valutazioni delle facoltà). 78. Cominciare giovani, cominciare bene. Cominciare sin da giovani a coltivare la cultura del rischio d’impresa, mettere in pratica le idee che maggiormente appassionano, provare a creare ricchezza sin da giovani è un valore non solo materiale, ma anche etico per il nostro paese. Bisogna allora che i giovani imprenditori siano agevolati nel loro spirito di costruirsi un futuro in maniera autonoma e in una maniera tale che accresca la ricchezza del paese. La proposta è di favorire le imprese che nascono da persone fisiche con meno di 40 anni (che controllino almeno l’ 85% del capitale): la nuova società si crea e si registra con un unico atto a costo fisso di 1.000 euro e per i primi tre anni ha diritto a una gestione contabile estremamente semplificata e garantita dai Centri Servizi a un costo fisso (1.000 euro l’anno). Le persone fisiche che investono nella nuova impresa anno diritto alla defiscalizzazione parziale (50 %) dei capitali investiti. Per i primi tre anni l’impresa non ha alcun carico fiscale e per i successivi tre anni la tassazione sugli utili sarà parificata all’aliquota oggi vigente per i proventi finanziari (20 %). 79. Diritto di voto a 16 anni. Permetterebbe di immettere circa un milione di giovani elettori nel processo politico, abbassando l’età media del corpo elettorale più anziano del mondo. 80. Valutare le Università e sostenere quelle che producono le ricerche migliori. L’Italia spende per l’università e la ricerca meno dei grandi paesi con cui dobbiamo confrontarci, ma questo non è il solo problema. Il reclutamento dei ricercatori è spesso viziato da logiche familistiche e clientelari. Le risorse vengono disperse tra centri di eccellenza e strutture improduttive. Anche in questo campo si devono introdurre meccanismi competitivi. I dipartimenti universitari che reclutano male devo sapere che riceveranno sempre meno soldi pubblici. Deve essere chiaro che chi recluta ricercatori capaci di farsi apprezzare in campo internazionale ne riceverà di più. È un risultato che si può ottenere usando indicatori quantitativi sulla qualità della ricerca prodotta e il parere di esperti internazionali autorevoli e fuori dai giochi. L’obiettivo è avere una comunità scientifica meno provinciale, che esporta idee e attrarre talenti. 81. Distinguere tra università eccellenti nella ricerca e università che offrono una buona formazione. Non tutte le Università possono essere centri di eccellenza in tutti i settori. Alcune non lo sono in nessuno. Ma non tutte per questo vanno chiuse. Le risorse per la ricerca avanzata e per i corsi di dottorato, finalizzati a formare i ricercatori di domani, devono andare dove vengono spese meglio. In tanti altri casi le Università possono svolgere una funzione formativa ugualmente fondamentale. Anche questa però può e deve essere valutata, usando indicatori oggettivi, insieme ai giudizi degli studenti. 82. Abolizione del “valore legale” del titolo di studio. Introdurre nei concorsi della Pubblica Amministrazione criteri di valutazione dei titoli di studio legati all’effettiva qualità del percorso formativo dei candidati. 83. Restituire prestigio e reddito agli insegnanti capaci. Ossia rivedere radicalmente le modalità di reclutamento e di retribuzione degli insegnanti, sulla base di criteri legati alla competenza e al merito. 84. Eliminare la formazione che serve solo ai formatori. Esiste un’offerta molto ampia di corsi di formazione professionale che vivono solo per mantenere in vita le organizzazioni che organizzano i corsi senza nessun beneficio pubblico. Spostare le risorse da questo ambito in altri dove possono produrre benefici reali e aiutino il paese a riconquistare posizioni nell’economia della conoscenza. 85. Ebook per tutti. Moltissimi libri sono liberi dai diritti d’autore, in pratica lo sono tutti i classici della letteratura italiana. L’invenzione degli ebook ha eliminato i costi di stampa e di distribuzione di un libro e, nel caso specifico, non essendoci diritti d’autore, neppure questa voce di spesa è presente. I costi sono soltanto legati alla accessibilità su web dei titoli e l’organizzazione del loro downloading. Il Ministero della Pubblica Istruzione, con spesa molto contenuta, potrebbe offrire la disponibilità degli e-readers a titolo gratuito a tutti gli studenti e promuovere una diffusione simile, a basso costo, anche dei libri di testo. 86. Inglese sin da piccoli. Portare l’insegnamento dell’inglese ad almeno 5 ore settimanali in tutte le classi a partire dalla scuole elementari. È interesse del Paese che la padronanza dell’inglese sia diffusa, visto che la gran parte della letteratura scientifica, del commercio internazionale, dei prodotti multimediali parlano con quella lingua. TEMA 5 PER UNA SOCIETA’ SOLIDA E SOLIDALE 87. Introdurre il quoziente famigliare. Fa parte della realtà italiana che la famiglia sia il luogo di raccolta non solo della solidarietà ma anche dei redditi. Si ricalcolino le aliquote fiscali considerando il quoziente familiare. A parità di reddito paghi meno la famiglia con più componenti. 88. Detrazione della spesa famigliare. Dare la possibilità alle famiglie di detrarre dal calcolo del reddito imponibile totalmente (o parzialmente) alcune voci di spesa legate all’educazione, alla conduzione della casa, all’assistenza per gli anziani. Dovrebbe ogni anno essere emanata una lista delle spese specifiche che possono essere detratte in occasione della dichiarazione dei redditi. In questo modo si crea un conflitto tra chi paga il servizio e chi riceve il compenso che favorirà l’emersione di pratiche d’acquisto in nero molto diffuse in questi ambiti. 89. Una regolamentazione delle unioni civili. La legge deve assicurare pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo e assistenziale. Ciascun convivente può beneficiare dell’assicurazione sulla malattia del compagno e l’unione conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza. 90. Promuovere la natalità. Il declino delle nascite in Italia è stato in questi anni molto accentuato: nel 1975 nascevano 2,2 bambini per ogni donna e oggi siamo a 1,4, quasi un figlio in meno per ogni famiglia. L’Italia è oggi il posto dove nascono meno bambini al mondo. Occorre determinare un vantaggio per la famiglia che accoglie i figli dal secondo in poi. Per ogni nascita del secondo figlio va previsto un assegno annuale di quattro mila euro per i primi due anni. Abbattimento della base imponibile dei primi 10.000 euro di reddito derivanti dal lavoro delle mamme con figli sotto i 3 anni. 91. Adozioni internazionali. Più controlli sugli enti autorizzati, anche da parte della magistratura, e anche attraverso verifiche dell’operato di tali enti in rapporto ai costi sostenuti. Ciò al fine di ridurre gli attuali pesanti oneri economici degli adottanti. 92. Più Nidi e Asili d’infanzia. Collocare i Nidi e gli Asili d’infanzia sotto la competenza del Ministero dell’Educazione. Uniformare a livello nazionale la legislazione regionale sul rapporto metri quadri/bambini ed educatore/bambini. 93. Progetto DAVID per la sicurezza stradale. DAVID sta per Dati e analisi; Aderenza alle regole; Vita ed educazione; Ingegneria; Dopo la violenza. Partito da Firenze, DAVID è un modello di metodo esportabile ovunque: si mettono insieme i dati degli incidenti di un Comune (quanti incidenti, dove avvengono, le cause, quali controlli e dove vengono fatti, quanti e quali corsi vengono fatti nelle scuole per la formazione, quale assistenza viene fornita alle famiglie che hanno subito un lutto, qual è lo stato delle strade ecc), per creare un ‘profilo’ degli scontri e finalizzare un piano preciso di intervento. A livello mondiale gli incidenti incidono per l’1,5% sul Pil, mentre la spesa per la prevenzione continua ad essere irrisoria: DAVID ribalta la visione. 94. Adozione dello jus soli. E’ un fatto elementare, addirittura fondamentale negli Stati Uniti: chiunque nasca in Italia è Italiano. Questo risolve alla radice ogni valutazione di ordine discrezionale, ogni aspetto burocratico e sancisce il principio che la terra dove si nasce non è irrilevante, ma è fondante dell’identità. 95. Immigrazione intelligente. Occorre stabilire una politica attiva e molto dettagliata nei confronti dell’immigrazione legale. Si stabilisca un piano nel quale siano definite le competenze professionali che è più urgente per il Paese acquisire e si aprano le porte a queste competenze, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo. 96. Regolare? Permesso veloce. Coloro che hanno bisogno di un permesso di soggiorno perché hanno un lavoro regolare, spesso aspettano parecchi mesi prima di avere il permesso e devono usare un titolo di soggiorno provvisorio, il quale però non permette loro di acquisire un mutuo o di accedere a altre attività che ne stabilizzino la residenza nel nostro paese. Gli immigrati che hanno un lavoro regolare rappresentano una forza e non un pericolo per il paese. 97. Far diventare legge il 5 per mille. Il 5 per mille deve diventare legge, un diritto per contribuenti e volontariato, non più un favore. La stabilizzazione eviterebbe alle organizzazioni il quadro di incertezza regolativo ed economico. Il 5 per mille è il mattone primo di sussidiarietà reale e perciò anche fiscale. 98. Un secondo 5 per mille: tassare le transazioni finanziarie per sostenere le organizzazioni no profit. La proposta è già stata presentata dalla Commissione Europea, ed è venuto il momento di approvarla: la TTF genererebbe 55 miliardi di euro all’anno a sostegno delle attività del terzo settore e avrebbe il significato di riportare la finanza al servizio dell’economia reale e del cittadino. 99. Servizio civile obbligatorio. Un tempo di servizio agli altri coincidente con la maggiore età, della durata di 3 o 6 mesi. I contenuti ed i processi adeguati a gestirlo sono una responsabilità del terzo settore che deve inventarsi anche forme per sostenerlo e finanziarlo. 100. Sequestrare più rapidamente, gestire meglio immobili, patrimoni e aziende. Durante la fase che porta un bene immobile alla confisca definitiva (da 6 a 10 anni) bisogna consentire l’affidamento temporaneo ai soggetti sociali, in attesa della definitiva confisca. L’aggressione dei patrimoni finanziari delle mafie può avere effetti analoghi alla lotta all’evasione, essendo stimato il fatturato annuo di “mafie spa” in 150 miliardi di euro. Le aziende sotto sequestro vanno sostenute nell’impatto con il mercato, formando amministratori giudiziari specializzati, incentivando la riconversione in cooperativa di dipendenti e consentendo nella fase di start up di accedere a forme di fiscalità di vantaggio e abbattimento del costo del lavoro come quelli previsti dalla legge 407. Non sarebbero minori introiti per lo Stato poiché oggi solamente un’azienda confiscata su mille riesce a sopravvivere.

API : Lunedì 7 Novembre Rutelli inaugura la sede del Piemonte

sabato 15 ottobre 2011

Senza Moderne Politiche Ecologiche non si Governa. Anche noi siamo INDIGNATI- TORINO GIOVEDI' 10 NOVEMBRE

Assistiamo esterefatti allo sfascio del nostro Paese. Mai avremmo pensato che la politica si riducesse ad un mero teatrino nella più assoluta indifferenza dei problemi del paese, che sono enormi. Non sappiamo se mai riusciremo a sanare il"Debito Pubblico" a far ripartire l'economia asfittica dell'Italia, a dare lavoro e formazione ai tanti giovani e non più giovani senza una occupazione o senza un mestiere. Siamo indignati, per usare un termine civile perchè le tante iniziative legate alla cultura, al fare impresa, al comunicare, al formare tecnici ed operatori, al fornire conoscenze tecnologiche approfondite e a fare ricerca nel campo dell'ecologismo potrebbero dare una mano concreta al paese per Rianimarsi. Di un'altra cosa ancora vorrei si discutesse e cioè : che cosa voglia dire oggi essere innovatori in politica". Non credo sia un fatto di età, si può essere vivaci e moderni a sessantanni come non esserlo a trenta. Conta molto la provenienza e questo vale nell'area dei partiti di sinistra-centro in cui l'aver fatto parte di un partito quale PCI-PDS-DS- e ora PD conta molto sulle future carriere ed incarichi. Si deve essere sicuri del senso di appartenenza e di disponibilità a seguire il capobastone.Parliamone insieme .Stiamo organizzando un Seminario di approfondimento, di libera partecipazione che si terrà a TORINO Giovedi' 10 Novembre alle ore 18 in VIA Peyron n.18 piano rialzato, presso la sede di Alleanza Eco del Piemonte Scrivete ed iscrivetevi per partecipare e dare il vostro contributo presidente@torinoviva.it

domenica 9 ottobre 2011

Bruno Tabacci il 13 Ottobre a Torino :Il NordOvest e la Crisi Economica. Idee fra Torino e Milano per ricominciare a crescere

Idee fra Torino e Milano per ricominciare a crescere", che si terrà il prossimo Giovedi 13 ottobre alle ore 18, 30 a Torino alla Sala Antichi Macelli di Via Matteo Pescatore 18 (pochi metri da Piazza Vittorio Veneto. Parteciperanno Bruno Tabacci, Gianni Vernetti, Giacomo Portas e Alberto Musy. L'incontro sarà moderato da Giorgio Diaferia.

sabato 8 ottobre 2011

Dibattito su : AMBIENTE E SALUTE : buona la partecipazione

Si è tenuto presso la Saletta conferenze di via Dego 6 nella Circoscrizione 1 di Torino, il Dibattito promosso dalle Associazioni Torino Viva ed Alleanza Ecologica per l'Italia. Le relazioni presentate hanno posto tutte l'attenzione su progetti realizzabili in città, aventi le caratteristiche del basso impatto ambientale, di un miglioramento di servizi alle persone ed anche agli altri "animali" viventi a Torino. Il Presidente della Circoscrizione Massimo Guerrini ha presentato le criticità ambientali del quartiere , povero di verde, con una circolazione di traffico molto intensa ma straordinariamnete ricco di attrattive culturali e storiche che lo hanno reso il più Internazionale della città.Giuliano Manolino, coordinatore regionale dei Moderati, ha invece voluto soffermarsi anche come ex Sindaco sul tema dell'Inquinamento da campi elettromagnetici, alquanto subdolo e sottovalutato.Gianni Vernetti ricordando i suoi trascorsi di amministratore pubblico della città ha sottolineato l'importanza che lo sviluppo e la tutela della ambiente camminino assieme,fornendo validi strumenti urbanistici condivisi e favorenti anche l'occupazione e la competitività. Molto apprezzato l'intervento di Vincenzo Reda sullo scempio delle piazze auliche per mega manifestazioni con preziosi suggerimenti per il rilancio e la valorizzazione delle periferie e dei suoi cittadini. Dal prof. Marzio Panichi, una serie di proposte molto concrete dalla creazione di un Ospedale Veterinario Municipale, ad asilii per animali da compagnia sino alla mutua per animali rivolta ai ceti più bassi . Alberto Musy ha ripresentato alcune delle proposte del suo programma per la città, puntando su road precing per gli automobilisti provenienti da fuori città, il ridisegno della ZTL ed i collegamenti intra ed extra urbani, elettrici e con metropolitana e l'accessibilità con l'aeroporto. La Capogruppo di Alleanza civica per Torino Emanuela Rampi ha posto l'attenzione sulle iniziative per bloccare l'Ecomostro della Mole, sull'importanza di porre le politiche per la tutela delle persone anziane ed in difficoltà al centro dell'azione del Sindaco.Roberto Saini ha sottolineato l'importanza di un collegamento con navette elettriche modello Star tra p.za Caio Mario e la Palalazzina di Caccia di Stupinigi, di cui è commissario.Emiliano Mazzoli responsabile ambiente dell'UDC ha posto l'attenzione sul come il mondo del volontariato e delle ONG, possa dare una mano importante per risolvere piccoli e grandi problemi di vivibilità urbana. Infine Giorgio Diaferia, medico e giornalista, Presidente di Torino Viva e Coordinatore Regionale di Alleanza Eco,organizzatore con la consigliera Rampi della mattinata ha voluto sottolineare che "Non c'è progresso alcuno, se non si presta attenzione primaria alla salute dei cittadini" Dalla rivalorizzazione di piazze e vie cittadine grazie alla pedolnalizzazione che favorisce il commercio, all'incremento e tutela del verde pubblico con un polmone verde quale il Parco di Stupinigi a soli 10 km dal centro città, all'informazione ed educazione di cittadini, associazioni di categoria, medici di famiglia ancxhe mediante il web e le reti televisive locali,del rapporto drammatico tra perdita di salute ed inquinamento indoor ed out door, con costi socio-sanitari impossibili che incidono pesantemente sul bilancio Regionale.Nel mentre è stata lanciata la Raccolta Firme per il collegamento con navetta tra Torino e Stupinigi.

martedì 4 ottobre 2011

Comuni al voto in Piemonte 2012 Alessandria Sindaco attuale Piercarlo Fabbio Centrodestra Asti Sindaco attuale Giorgio Galvagno Centrodestra Cuneo Sindaco attuale Alberto Valmaggia Centrosinistra

venerdì 30 settembre 2011

Un ordine del giorno per l'Ecomostro di Emanuela Rampi Capo Gruppo Circoscrizione 1 di Alleanza per la Città.

Leggo in Cronaca, edizione odierna de LA STAMPA, della volontà dell'Amministrazione Comunale di ricorrere al TAR contro la sospensiva data dalla Soprintendenza alla costruzione del nuovo Palazzo in via Riberi a fianco la Mole. Come cittadina provo un forte senso di indignazione: quello che all'Amministrazione interessa è solo mantenere "la cassa" fatta e non approffittare della sospensiva per trovare delle soluzioni condivise con la cittadinanza ed accettabili sotto il profilo dell'arredo urbano. Come neo eletta alla Circoscrizione 1, la mia indignazione è ancora più grande nel leggere che la Direttrice della Divisione Urbanistica dice " ..Peccato che con questa decisione (il TAR) abbiano fatto fare una gran brutta figura al Comune....." la brutta figura la passata Amministrazione l'ha fatta con il vendere una "porzione" di città, in una zona del centro storico, vicino ad un Museo, senza preoccuparsi eccessivamente del "dopo" !! L'ha fatta nel non coinvolgere la popolazione in un Progetto di architettura ed urbanistica partecipata, che obbliga i soggetti, coinvolti in opere che vanno a modificare gli assetti delle zone di interesse storico della città, a confrontarsi con chi la vive. La dignità di cui parla nell'articolo la Direttrice non la si recupera con un ricorso al TAR ma cercando di rimediare agli errori fatti, cercando per il futuro di far sì che di urbanistica e di riqualificazione della città se ne occupino persone che abbiano oltre a competenza, senso estetico, cultura e sensibilità ambientale. Piazzale Valdo Fusi insegna!! Grazie a Specchio per aver accolto lo sfogo...................con cordialità,

sabato 24 settembre 2011

Scanderebech lascia (di nuovo) l’Udc Pubblicato Venerdì 23 Settembre 2011 da Lo Spiffero

Ennesimo cambio di casacca per il pirotecnico Deo. Dopo un contrasto con Vietti passa a Fli. Sarà il nuovo coordinatore piemontese delle esangui falangi di Fini. In Sala Rossa, anche la figlia seguirà le orme paterne Un’altra giravolta per Deodato Scanderebech. Il cursus honorum del principe dei voltagabbana, del più celebre tra i vanverologi della politica si arrichisce di una nuova casacca, quella di Futuro e Libertà. Dopo aver militato, nell’ordine, in Forza Italia, nell’Udc, nel Pdl, in ultimo, ancora nell’Udc, passa alla corte di Gianfranco Fini. Nell’esangue formazione del presidente della Camera rivestirà il ruolo di coordinatore piemontese, prendendo il posto fin qui ricoperto dal commissario Aldo Di Biagio. Anche la figlia Federica, consigliere comunale torinese, è in procinto di lasciare le schiere casiniane per seguire le orme paterne. A originare la clamorosa rottura, a quanto pare, sono state le recenti manovre di Michele Vietti e del suo fido scudiero(crociato) Alberto Goffi verso il Pdl e la maggioranza regionale, operazioni che l’avrebbero scientemente escluso. Il nuovo approdo del pirotecnico Deo gli assicurerà, alle prossime elezioni, il mantenimento del seggio parlamentare? Si vedrà. In attesa della sentenza del 4 Ottobre che dovrebbe, secondo coerenza istituzionale rimandare a casa gli attuali attori della Giunta Regionale e portare al legittimo cambio al vertice regionale. Diversamente un dissanguante ri-voto.

mercoledì 21 settembre 2011

Convegno Ambiente e Salute a Torino: Sabato 8 Ottobre all'ECOMUSEO Urbano di via Dego 6

Torna la nostra associazione con un dibattito organizzato in collaborazione con l'associazione Alleanza Ecologica per l'Italia. Il tema è di quelli a noi particolarmente cari: l'Ambiente e la Salute in città. La partecipazione è libera e ci auguriamo numerosa e ricca di spunti. -La Linea 4 tranviaria che proponiamo venga prolungata sino a Stupinigi per evitare un' affluenza automobilistica altamente impattante -L'utilizzo di luoghi e piazze delle nostre circoscrizioni periferiche per l'organizzazione di grandi manifestazioni-parate : i 150 anni dell'Unità d'Italia dovrebbero anche servire per riqualificare e valorizzare le nostre periferie, senza intasare il centro distruggendo la pavimentazione delle piazze auliche, creando disagi per i residenti. -la sostenibilità nell'edilizia e nei trasporti: dall'Ecomostro della Mole bloccato e la Skyline dei grattacieli di Torino -Le navette elettriche per il Centro città ed i parcheggi di interscambio senza nuovi parcheggi in centro Di questo e di molto altro parleremo

sabato 17 settembre 2011

Torino diventa laboratorio urbano per una “città verde” settembre 14, 2011 Comunicati Stampa

A Torino per due giorni, il 24 e 25 settembre 2011, l’area pedonale di Via Maddalene e Via San Benigno, nella zona di Regio Parco / Piazza Abba, si trasformerà in un laboratorio urbano interamente dedicato al verde. Tecnologie a basso impatto ambientale, risorse rinnovabili, riciclo e riuso, sviluppo sostenibile. La green economy è il futuro oppure è già il presente? Chi ha ragione? Difficile dirlo. Ma se di solito la verità sta nel mezzo, allora è probabile che si tratti di in una fase di transizione: da un’economia basata su un modello di sviluppo insostenibile per il pianeta a uno sostenibile, innanzitutto low carbon. La svolta “green” deve però riguardare anche i grandi centri. Abitare responsabile: verde urbano, giardini, aiuole, cortili, erbe spontanee… La città “tutta verde” è il tema della prima edizione di un festival – laboratorio ambientato nello spazio pubblico che lega tematiche ambientali e arte contemporanea. Laboratori concepiti e condotti da artisti coinvolgeranno, come primi destinatari, i bambini e loro famiglie, per stimolare un’attenzione ai temi dell’ambiente e dell’ecologia con pratiche giocose che li possano vedere coinvolti in prima persona. Ettore Favini realizzerà alcune sculture ispirate al noto Arcimboldo, con frutta e verdura di stagione; Cosimo Veneziano guiderà alla scoperta dei semi; il laboratorio Innestare (condotto da VitaminaMamma) “disseminerà” invece di piccole e inaspettate apparizioni colorate, ritagliate e incollate, gli spazi urbani spesso troppo grigi della capitale sabauda. Lo spazio espositivo WE (Via Maddalene 40/b) ospiterà il progetto speciale Artificial Dummies, installazione video-generativa di ToDo – Interaction & Media Design, in cui strane forme organiche prendono vita, si riuniscono e fluttuano, esplorando un nuovo territorio. Nel corso dell’evento alcuni negozi dell’area Regio Parco aderiranno al progetto patrocinato dal Comune di Torino “babyfriendly” esponendo l’adesivo che li qualifica come amici dei più piccoli e delle famiglie. Il progetto è di Associazione Culturale Ladiesbela, realizzato con il contributo della Regione Piemonte, la collaborazione della Circoscrizione VI, Centro Interculturale delle Donne Alma Mater, e in parternariato con Babyfriendly. Media partner dell’iniziativa à la rivista Giovani Genitori. Tutti i laboratori sono gratuiti, su prenotazione all’indirizzo e-mail lacittatuttaverde@gmail.com (tel. 347.1575205 / 339.3222298), fino al raggiungimento del limite massimo previsto dalle singole attività.

Pd, Idv e Fini, unanime la richiesta: serve un nuovo governo, Berlusconi vada al Quirinale e si dimetta Commenta da www.ansa.it

Il Pd torna a chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio, dopo la pubblicazione parziale delle trascrizioni delle intercettazioni dell'inchiesta della Procura di Bari sulle escort. "L`Italia, con i suoi gravi problemi, non si può permettere - dice in una nota Davide Zoggia, responsabile Enti locali della segreteria nazionale del Pd, alludendo a una battuta del premier citata nel fascicolo giudiziario - un esecutivo che governa a tempo perso". "Le parole sono finite. Berlusconi si rechi al Quirinale e rassegni le dimissioni", conclude Zoggia. L'Italia, con i suoi gravi problemi, non si può permettere un esecutivo che governa a tempo perso. Le parole sono finite. Berlusconi si rechi al Quirinale e rassegni le dimissioni". Lo afferma Davide Zoggia, responsabile Enti locali del Pd, parlando a nome della segreteria del partito. L’Idv: soldi dei contribuenti per le escort? - "Berlusconi deve dire agli italiani se, per far viaggiare le escort, si è avvalso dei voli di Stato pagati con i soldi dei contribuenti". E' quanto afferma il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando. "E' già abbastanza indegno - spiega - che in un momento così difficile a guidare il Paese ci sia un 'premier a tempo perso'. Sarebbe oltremisura esagerato se, a questo, si aggiungesse anche il fatto che per i suoi festini privati Berlusconi mettesse anche le mani nelle tasche dei tartassati cittadini italiani. Per questo abbiamo presentato un'interrogazione urgente alla presidenza del Consiglio dei ministri ed esigiamo una risposta nel più breve tempo possibile". "Il Paese, data la difficile congiuntura economica, ha urgentemente bisogno di un premier a tempo pieno", conclude Orlando. Fini: serve un nuovo governo - Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, auspica che "all'interno della maggioranza finiscano col prevalere il buon senso e la decisione di dare vita a un altro governo". E per il leader di Fli "un altro governo presuppone, almeno per me, un altro presidente del consiglio . "Credo che, al di là delle dichiarazioni di questo o di quello - ha spiegato a margine del suo intervento alla festa futurista di Novedrate - gli italiani abbiano capito che così non si può andare avanti, anche tanti italiani che hanno votato per il centrodestra". "Personalmente - ha proseguito - spero che anche nell'ambito della maggioranza finiscano col prevalere il buon senso e la decisione di dare vita a un altro governo che abbia maggiore credibilità internazionale, che si occupi dell'economia e faccia uscire il paese da questa crisi".Con un altro presidente del Consiglio? gli è stato chiesto. "Un altro governo presuppone, almeno per me, un altro presidente del consiglio", ha concluso Fini Immagine dell’Italia offuscata - "Io non giudico, io dico che purtroppo l'immagine dell'Italia a livello internazionale si aggrava giorno per giorno e nessuno capisce quello che sta accadendo nel nostro Paese". Lo ha detto Fini a chi gli chiedeva di commentare l'intercettazione telefonica nell'ambito dell'inchiesta della procura di Bari in cui il presidente del consiglio Silvio Berlusconi affermava di fare il premier a tempo perso. "Nessuno capisce per quale motivo il presidente del consiglio dedichi buona parte del suo tempo a questioni che non sono relative alla lotta crisi economica e al rilancio dell'economia". Vendola: si chiuda questa pagina schifosa - Spero che quanto prima si possa chiudere questa pagina schifosa, che si possa dare all'Italia una traccia di speranza, una qualche prospettiva di salvezza". Lo ha detto il leader di Sel e presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, rispondendo a chi gli chiedeva di commentare la frase riportata in alcune intercettazioni nelle quali il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe detto 'faccio il premier a tempo perso'. "Io - ha aggiunto Vendola - spero che il presidente del Consiglio sia consapevole di quanto profonda sia la critica, il disgusto e anche il rancore che cresce nel Paese nei suoi confronti". "C'é un sentimento diffuso - ha proseguito - generalizzato, di indignazione nei confronti del premier. E non é un sentimento che nasca da un inappropriato esercizio di moralismo". Per Vendola questo sentimento "nasce dalla constatazione della ipocrisia profonda di una classe dirigente che è intenta prevalentemente a occultare i propri reati, a depenalizzarli, a sabotare i processi nei quali questi reati rimbalzano". L'Udc: Berlusconi sia generoso e si dimetta - "Il presidente del Consiglio faccia subito un gesto di generosità nei confronti degli italiani e si dimetta dal suo incarico. Si difenda nel modo migliore ma spinga il suo partito a iniziare una nuova fase politica dando l'occasione di arrivare a un governo di responsabilità nazionale". Lo ha detto il segretario nazionale dell'Udc, Lorenzo Cesa, a margine di un convegno agli altipiani di Arcinazzo, località turistica tra le province di Roma e Frosinone. "La situazione è diventata davvero insostenibile - ha aggiunto Cesa - ed è necessario pensare di più agli interessi del Paese. Le forze politiche devono unirsi per affrontare le tante emergenze di cui soffre l'Italia", ha concluso il segretario dell'Udc. Rincara la dose Casini: "Per fortuna che esiste il capo dello Stato il quale da un lato svolge un'azione terza, dall'altra si assume un'azione di supplenza perche il Paese non é governato. Chi deve governare ha altre preoccupazioni. C'é un presidente del consiglio che non ha più voglia di governare, è un motivo sufficiente - ha detto Casini - perché vada a casa, non può pensare di ingessare il Paese". Romano: killeraggio contro Berlusconi - Leggere sui giornali conversazioni private totalmente prive della benché minima sfumatura riconducibile a ipotesi di reato èun esercizio che intristisce e che dà la misura del livello di barbarie raggiunto nel nostro Paese e della necessità di normare l'uso e sanzionare gli abusi inerenti la divulgazione e la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche". Lo afferma Saverio Romano del Pid. "Nonostante questa sistematica e forse scientifica opera di killeraggio politico attraverso i mezzi di comunicazione - rileva Romano - il governo Berlusconi ha tutte le carte in regole per arrivare a quel 2013 a cui tutte le forze di maggioranza devono lavorare per portare a termine quelle riforme di cui il Paese ha veramente bisogno"

martedì 13 settembre 2011

La favola delle centrali sicure, articolo di Alfiero Grandi pubblicato da radio Articolo 1, della cgil nazionale

Incidente nella centrale nucleare a Marcoule, in Francia. La centrale è a soli 257 chilometri da Torino, ci riguarda da vicino. Per ora viene escluso il rilascio di radiazioni nucleari, speriamo che sia proprio così. Naturalmente ognuno di noi si augura che non ci sia rilascio di sostanze radioattive. Purtroppo contrasta con l’ottimismo delle versione ufficiale di Areva, che gestisce la centrale che lavora anche il pericolosissimo plutonio, la prudenza della Prefettura e dei Vigili del Fuoco che precisano che fino ad ora non ci sono stati rilasci, ma evitano di dare rassicurazioni infondate. L’incidente in Francia riporta alla mente quanto ha dichiarato il Governo giapponese nei giorni scorsi e cioè che il cesio radioattivo 137 rilasciato dalla centrale di Fukushima dopo l’incidente è 168 volte quello rilasciato dalla bomba di Hiroshima. L’incidente in Francia ripropone anche per l’Italia il problema del nucleare. Certo il referendum sul nucleare del 12/13 giugno scorso ha deciso che non verranno costruite nuove centrali in Italia, ma in Europa restano molti problemi perché la centarli ci sono in molti paesi. E’ vero che la Germania ha deciso di uscire dal nucleare entro il 2022, ma il Presidente Sarkozy guida lo schieramento che in Francia non vuole sentire ragioni e vorrebbe confermare la tradizionale scelta nucleare. Per fortuna il Partito Socialista Francese ha inserito nel suo programma per le Presidenziali del 2012 il superamento del nucleare, sia pure con molta gradualità. Per la situazione politica francese è una svolta di non poco conto perché la prima volta che un grande partito si presenta con questa posizione. Il Governo italiano, che ha fatto di tutto per imbrogliare i cittadini sul nucleare, ha dovuto prendere atto del voto massiccio delle elettrici e degli elettori italiani nel referendum e quindi il nostro paese non tornerà alle centrali nucleari. Tuttavia ci sono Ministri che con le loro dichiarazioni contraddicono il risultato del referendum e quel che è peggio il Governo nel suo insieme non fa nulla per porre il superamento del nucleare a livello europeo. Dopo il referendum del giugno scorso si pongono almeno tre questioni. La prima è la gestione delle scorie radioattive (comprese le centrali dismesse) ereditate dalla precedente avventura nucleare e da quel tanto che producono tuttora la medicina e la ricerca. Il rpoblema è del tutto irrisolto. La seconda è l’esigenza di chiedere una decisione a livello europeo per escludere le centrali nucleari dal nostro continente e in questa direzione il Governo italiano dovrebbe farsi interprete della volontà dei cittadini del nostro paese espressa con il referendum. Mentre il Governo sembra essere in una totale confusione, come provano anche le dimissioni del prof. Veronesi dalla Presidenza dell’Agenzia per la sicurezza. Nell’immediato il Governo deve pretendere tutte le informazioni necessarie per fare conoscere la verità alla popolazione sull’incidente in Francia e sulle eventuali misure da adottare con tempestività. La terza è avanzare una proposta di politica energetica in Italia che, partendo dall’esclusione del nucleare, prepari un’alternativa sull’energia fondata su efficienza e risparmio e produzione da fonti rinnovabili. Con l’obiettivo di sostituire entro il 2050 l’80 % dell’energia prodotta da fonti fossili, come ha già deciso di fare la Germania. Tra qualche settimana il nostro paese dovrà decidere la conferma delle misure di risparmio energetico che consentono la detrazione fiscale al 55 % che scade a fine anno. Il Governo ha già tentato di ridurla, come ha tentato di ridurre ulteriormente gli incentivi al fotovoltaico ed è esattamente il contrario di quanto c’è bisogno. Le difficoltà finanziarie potrebbero essere l’alibi per cercare di affossare queste importanti misure.

FIRMARE PER ABROGARE IL PORCELLUM, IN ATTESA DI UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE

Pochissimi sanno che entro il 30 settembre si può andare in Comune o in circoscrizione per firmare a favore del referendum che abroga l'attuale legge elettorale, quella che consente ai capi di partito di scegliere chi mandare in Parlamento. Se vuoi essere tu a scegliere chi ti rappresenti vai a firmare! Servono almeno 500.000 firme. Pochi sanno che è in corso questa raccolta di firme, fai girare il messaggio

sabato 10 settembre 2011

Governo tecnico? meglio le elezioni di Alfiero Grandi

Il Governo ha varato la quarta versione della manovra, il risultato non è migliorato, anzi. Fino a poche settimane fa il Governo negava l’esistenza di difficoltà nel far quadrare i conti pubblici, anzi il leit motiv dei discorsi della maggioranza era che l’Italia stava meglio degli altri paesi europei e non correva alcun pericolo di tipo greco. Ora, dopo la terza e ancora più dura manovra finanziaria in pochi mesi, per 2/3 di nuove entrate fiscali, il Governo sembra soddisfatto del solo fatto che la differenza tra i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi sia più o meno di 350 punti, livello che fino a poco tempo fa era considerato una soglia impensabile e che invece comporta un aumento degli interessi da pagare sul debito del nostro paese di svariati miliardi di euro. Il Governo ha cercato disperatamente di riservare l’aumento dell’Iva per operazioni sul fisco e poi ha dovuto cedere e l’ha inserita all’ultimo nel decreto perché i numeri della manovra finanziaria non tenevano agli occhi della Bce - quindi dei mercati - che ha apertamente minacciato di smettere di acquistare i titoli pubblici italiani. Le mani nelle tasche degli italiani il Governo le ha messe, eccome. Ha cercato di evitare di non fare pagare i redditi più alti fino all’ultimo, poi ha dovuto adottare la foglia di fico che è la blanda misura che prevede un modesto contributo del 3 % sopra i 300.000 euro di reddito e per di più nulla ai redditi da capitale. Ha accettato di ridurre il taglio dell’indennità ai parlamentari che hanno altri redditi, in particolare avvocati e professionisti, di cui la maggioranza è letteralmente sovrabbondante. Il Governo ha adottato misure pesanti che in modo diretto o indiretto (attraverso l’aumento delle tasse regionali e comunali) peseranno duramente sui bilanci delle famiglie e in particolare sui redditi più bassi. Secondo i conti della Provincia di Roma almeno 3600 euro a famiglia. Quindi la manovra finanziaria è pesante quanto iniqua socialmente. Il Governo ha voluto ad ogni costo mantenere l’articolo 8 del decreto legge che fa una pesantissima incursione nel campo dei diritti dei lavoratori, al punto che ora Bonanni - dopo lo sciopero generale della Cgil - propone un patto tra i sindacati per non toccare l’articolo 18. In realtà questa proposta di Bonanni non risolve il problema di fondo che è l’indisponibilità a rivedere nei contratti aziendali le norme di legge e quanto previsto dai contratti nazionali senza previsione di deroghe. Bonanni dovrebbe avere il coraggio di dire che ha sbagliato ad accettare le posizioni di Sacconi che in questo modo sta tentando lo scasso del sistema di relazioni sindacali, che così diverranno del tutto dipendenti dalle decisioni delle aziende e che punta ad affossare l’accordo interconfederale dello scorso giugno. La Cgil ha il merito con lo sciopero generale di avere tenuto aperta la questione dell’articolo 8, costringendo tutti a fare i conti con questa norma del decreto che si dovrebbe occupare di conti pubblici, non di relazioni sindacali e di azzeramento dei diritti dei lavoratori. Sacconi tenta di distruggere quanto ha fortemente voluto quel noto estremista socialista che era il Ministro Brodolini. Perché altri lo stiano aiutando o non contrastando in questo incredibile obiettivo è (forse) un autentico mistero. Anche l’opposizione forse poteva tentare di ottenere qualcosa di più. So che è materia delicata, tuttavia se si può comprendere l’appello del Presidente della Repubblica a fare presto e possibilmente bene per alzare una diga contro la speculazione, si comprende meno perché non sia stato detto chiaro al Governo che la condizione per consentire un’approvazione celere di una manovra, già sbagliata di suo, era appunto lo stralcio dell’articolo 8, che con la manovra finanziaria non c’entra nulla ed è stato inserito lì perché in realtà il retropensiero del Governo era dall’inizio utilizzare il voto di fiducia per l’approvazione del provvedimento. Perché la confusione di posizioni nella maggioranza è tale che questo è l’unico modo per imporre la volontà del capo. Fuori da questo contesto il contenuto dell’articolo 8 difficilmente sarebbe passato. Se l’opposizione non se l’è sentita di bloccare l’approvazione della manovra con i mezzi parlamentari che ha a disposizione, anche correndo qualche rischio, e spiegando bene la ragione anche al Presidente, ora deve comunque sapere che prima o poi verrà il momento di costruire il programma di un nuovo centro sinistra e se vuole ottenere il voto dovrà impegnarsi senza ambiguità a cancellare questa norma che ha un carattere dirimente ed emblematico come poche altre. Se la cancellerà prima la Corte Costituzionale meglio, ma se non dovesse farlo per qualsiasi ragione è una scelta politica che verrà richiesta all’opposizione, senza ambiguità. Il Governo poi non ha messo nella manovra nulla per la ripresa e l’occupazione (sui fondi Fas ha solo tagliato un poco meno) e questo dà ragione a chi teme che tra pochi mesi dovremo tornarci sopra, perché i tagli selvaggi chiamano altri tagli, in una spirale che può essere lunga e drammatica. Questo Governo si è macchiato di gravissime iniquità sociali ed è incapace di pensare al futuro del paese. Se dedicasse alla ripresa il tempo delle telefonate di Berlusconi a Lavitola sarebbe già un passo avanti. Per questo occorre liberare l’Italia dalla tassa non scritta della presenza di questo Governo e di questo Presidente del Consiglio. Già così i mercati potrebbero essere più clementi con l’Italia. Si parla molto della possibilità di arrivare ad un Governo tecnico, nominato dal Presidente per finire la legislatura. Sarà, ma chi convincerà Berlusconi a mollare la presa ? Quando ha appena imposto ad Alfano di chiarire che sarà lui il candidato anche nel 2013 ? Giusta o sbagliata che sia, quella del Governo tecnico è una proposta che non regge, quindi l’opposizione deve attrezzarsi per puntare alla caduta di questo Governo e alle elezioni anticipate prima possibile. Meglio a novembre, come in Spagna. Altrimenti il lento consumarsi del nostro paese continuerà, con il serio rischio che restino ben poche energie per riprendersi. La legge elettorale è certamente un problema, ma ci si può sempre impegnare ad adottare modalità di scelta dei candidati dell’opposizione tali da ridurre il danno. Basta che i segretari rinuncino a nominare e accettino le indicazioni degli elettori. Del resto la permanenza di questo Governo è molto peggio.

lunedì 5 settembre 2011

LA MANOVRA ECONOMICA DEL GOVERNO E' INIQUA E COLPISCE I CETI PIU' DEBOLI. Dichiarazione di Rino Giuliani vicepresidente dell'Istituto Fernando Santi.

Manifestazione CgilDomani in tutto il paese, fatti salvi i servizi essenziali, vi sarà lo sciopero generale di 8 ore dei lavoratori di tutte le categorie. Lo ha promosso la CGIL contro la manovra finanziaria del governo che è iniqua perché colpisce e rende più poveri larga parte dei cittadini- impiegati, operai e pensionati- che da sempre pagano le tasse e lascia indenne una fascia sociale di ricchi la cui consolidata e praticata propensione alla evasione ed elusione tributaria in questi anni ha sempre ricevuto attestati di comprensione da parte delle forze politiche di governo. Nella manovra a tutto tondo si colloca in particolare la previsione della possibilità di licenziare attraverso modalità che sono, peraltro, anticostituzionali. La gravità della condizione del paese a fronte della inadeguatezza e della estemporaneità delle ricette che a rotazione sono state presentate e ritirate ci fa comprendere le ragioni alla base del ricorso ad un atto, quale è appunto uno sciopero generale che non si decide a cuor leggero. Lo sciopero generale di domani rappresenta uno spartiacque fra chi sostiene il diritto dei cittadini ad avere un paese che riprenda a crescere dando futuro alle nuove generazioni e dignità ai pensionati per il limitato tempo che resta loro da vivere, e quanti pensano di non mettere mano alle cause interne della crisi seguitando a ballare, come si usa dire, nel salone delle feste di prima classe di una Italia/Titanic più marcatamente caratterizzata dall'accentuazione di profonde diseguaglianze sociali esistenti, dalla libertà di licenziare, dalla contestazione dei principii della Costituzione. Il giudizio sulle soluzioni che nel merito il governo viene formulando e sulle risposte che il movimento sindacale dovrebbe dare alle stesse, collocano da qualche tempo le tre grandi confederazioni sindacali su diverse posizioni. I lavoratori italiani, tuttavia, hanno bisogno di un movimento sindacale che non divida i lavoratori nei posti di lavoro ma che faccia unità al suo interno. Il senso di responsabilità rispetto a questo obiettivo che è un valore in sé, deve prevalere rispetto al pur legittimo diritto di salvaguardia della propria storia e della propria specificità . Un paese come il nostro, a fronte della straordinarietà ed eccezionalità delle decisioni che il governo dovrà assumere, consapevole del condizionamento che le stesse determineranno, per molti anni, sulle trasformazioni economiche e sociali, non può subire una manovra che viene presa senza la consapevolezza delle lacerazioni sociali che potrebbe produrre. Le forze politiche dentro e fuori del parlamento si assumano la responsabilità delle loro scelte. Le Organizzazioni sindacali dei lavoratori per il loro ruolo di rappresentanza di interessi generali e non solo di categorie hanno il dovere di svolgere, in modo autonomo, il loro ruolo scegliendo le forme più efficaci. E' mia opinione che gli italiani nel mondo che da altre collocazioni geoeconomiche, in altri paesi vivono e subiscono il fallimento di un modello di sviluppo esasperatamente liberista, devono sentirsi partecipi della volontà del più antico e del più grande sindacato italiano di voler garantire e salvaguardare nel paese un mondo del lavoro nel quale i diritti ed i doveri abbiano pari cittadinanza, il sistema produttivo non sia soltanto il mezzo per fare profitto ma anche il tramite per dare speranza ai giovani oggi privi di prospettive e di opportunità che non siano precarie e con tutele giuridiche insufficienti. Il risultato dello sciopero generale promosso dalla CGIL deve essere un segnale forte per un cambiamento delle decisioni del governo con soluzioni fondate sulla equità redistributiva dei sacrifici. Il suo buon esito deve essere un richiamo a ritrovare insieme nel movimento sindacale la voglia di discutere insieme nei posti di lavoro ricercando insieme la promozione delle ragioni della unità e non quelle della sterile e dannosa concorrenza.