Torino e la sua Area Metropolitana.Una città Europea, in salute, sicura, facile da vivere, che sappia offrire opportunità di lavoro a tutt@Una città della cultura, ecologica, pensata anche per i tempi degli anziani e delle persone in difficoltà.Città della ricerca, dello sport,con trasporti pubblici finalmente efficienti, servizi sanitari efficaci.Che valorizzi le periferie,laboratorio dell'innovazione green, capitale del cibo di qualità e sicuro e delle energie rinnovabili.
martedì 25 ottobre 2022
I medici di famiglia dicono basta a nuovi oneri burocratici da MD Digital
A sancirli sono due nuove circolari una dell'Inps e l'altra del Ministero della Salute. La prima, inerente alla procedura per l’invalidità Inps, prevede che il Mmg invii i referti su richiesta del cittadino e la seconda, riguardo alla vigilanza dei dispositivi medici, stabilisce che il medico di famiglia dovrà comunicare eventuali incidenti gravi degli strumenti. I sindacati Fismu e Smi protestano.
domenica 23 ottobre 2022
Sanità territoriale, più che case di comunità serve personale vicino al paziente. Il dibattito a FarmacistaPiù da Sanità33
Sanità territoriale, più che case di comunità serve personale vicino al paziente. Il dibattito a FarmacistaPiù
Senza medico di famiglia, infermiere del territorio e farmacista le case di comunità previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza non decolleranno. Al posto di edifici, serve personale il più vicino possibile al paziente. Il tema emerge dalle analisi dei politici di maggioranza presenti a “Farmacista più”
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domenica 16 ottobre 2022
16 Ottobre Giornata Mondiale dell'alimentazione da Ecograffi.it
Oggi si celebra la Giornata Mondiale dell’alimentazione in un momento storico in cui la siccità e quindi la perdita di migliaia di ettari di terreno coltivabile sta provocando un grave aumento delle persone che non hanno cibo per sfamarsi. ( 970 mila persone sono a rischio carestia e rischiano la vita) Il cibo è indispensabile per la nostra sopravvivenza ma dobbiamo anche ricordare che il cibo deve essere sano, provenire da produzioni sostenibili per non mettere in grave rischio la nostra salute.
Cibo sano, vita sana sono punti fondamentali della campagna mondiale di informazione sulla corretta alimentazione e sugli stili di vita, che se condotti con serietà e sin dai primi anni di vita comportano certamente una diminuzione di malattie, come ad esempio i disturbi dismetabolici anticamera di Obesità giovanile che nei paesi occidentali supera il 33% della popolazione pediatrica ed il 39 % della popolazione adulta è in sovrappeso. (BMI tra 28 e 30%) .
Consumiamo troppi zuccheri e grassi, con una introduzione eccessiva di calorie.
Obesità che facilmente vuol dire dislipidemie, malattie cardiovascolari,ictus,infarto,diabete tipo 2, malattie vascolari, tumori che si riverseranno poi sui costi della Sanità pubblica per via di accertamenti, farmaci molti dei quali potrebbero essere contenuti e molto più mirati, aumentando così l’efficacia delle cure.
Ma c’è l’altra faccia della medaglia, se da una parte del mondo si mangia tanto e male , dall’altra oltre 800 milioni di persone soffre la fame, nella nostra Euroopa quasi 39 milioni di cittadini non riescono ad alimentarsi tutti i giorni a fronte di uno spreco di cibo che supera i 300 Kg all’anno. Una vera assurdità.
L’Europa ha importato 138 milioni di tonnellate di prodotti agricoli , buttandone 153 milioni ( dato U.E.). Occorre dunque un cambiamento drastico nella ridistribuzione delle risorse, ridurre gli sprechi con spese intelligenti e produrre nel ripsetto dell’ambiente.
domenica 9 ottobre 2022
sabato 17 settembre 2022
Covid-19, milioni di morti si potevano prevenire. Ecco come secondo la Lancet Commission (Fonte DoctorNews33)
Covid-19, Oms: trend decrescente di nuovi casi a livello globale
Proteggere e promuovere la cooperazione tra paesi nella "preparedness" e nell'offerta di presidi di diagnosi e cura, combattere le diseguaglianze e porre più attenzione alla sicurezza quando si fa ricerca biologica: sono le richieste principali che la Lancet Covid 19 Commission porge ai paesi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per prevenire altre morti evitabili da Covid-19. Per i 28 redattori del documento presentato ieri al DG OMS Tedros Ghebreyesus, la gestione della pandemia è stata un fallimento. Governi lenti, e passivi nel contrasto della disinformazione sui media, hanno prestato poca attenzione ai più vulnerabili. Si sarebbero potuti evitare milioni di morti. Tra l'altro, le morti per Covid non sono state fin qui i 6,9 milioni del conteggio ufficiale ma 17,9 milioni. Presidente della commissione della rivista e del Sustainable Development Solutions Network, Jeffrey Sachs (Columbia University) evoca «un'azione collettiva che promuova la salute pubblica e lo sviluppo sostenibile, affrontando le disuguaglianze sanitarie globali e proteggendo il mondo dalle future malattie». Le nazioni del mondo devono iniziare a collaborare tra loro.
I cinque pilastri - L'OMS detta cinque "pilastri" delle future politiche anti-pandemie. Primo, imparare dagli errori di governi che non si sono coordinati sui protocolli di viaggio, sul testing, sull'approvvigionamento di mascherine etc) e dai successi di alcuni paesi: l'Est Asia, che nel 2002 era stato scottato dall'epidemia di Sars, ha adottato strategie di contenimento più efficaci, con un'incidenza di morti inferiore. Secondo, agire sul contenimento dei contagi evitando il contatto tra individui infetti e non infetti. Terzo, ridurre le disuguaglianze sanitarie dentro ogni stato membro Oms. Quarto, mettere in protezione le fasce più vulnerabili. Quinto, produrre nuovi vaccini e nuove terapie. Questo innanzi tutto a livello di ogni nazione. Ma non tutti gli stati membri Oms sono in grado di fare da soli. Nei Paesi ad alto reddito, tre persone su quattro sono state vaccinate, in quelli più poveri solo una su sette. I paesi ricchi ora devono dare di più.
Misure nazionali ed internazionali - Il "board" raccomanda di fare sempre riferimento all'OMS, che sulle malattie emergenti ha importanti poteri ispettivi e decisionali da utilizzare nei siti colpiti, nell'interesse del mondo intero. Chiede poi di stabilire sistemi coordinati di sorveglianza tra nazioni per predire il rischio di nuove ondate. «Cina, Stati Uniti, Unione Europea, India, Federazione Russa ed alter potenze regionali devono mettere da parte le rivalità geopolitiche per lavorare insieme». Altri target: arrivare ad un accordo pandemico globale e potenziare le International Health Regulations creando un sistema internazionale di sorveglianza e monitoraggio degli esiti e della trasmissione delle malattie infettive. Nel contempo, urge istituire nell'OMS un Global Health Board composto da elementi dei governi nazionali in rappresentanza di ciascuna delle regioni del globo, per supportare l'organizzazione nelle decisioni.
Il Fondo Globale per la Salute -Tra le nazioni del mondo, quelle del G20 (tra cui l'Italia) dovrebbero infine collaborare ad un piano decennale per assicurare che in tutte le regioni del mondo si producano e si distribuiscano mezzi per il controllo della pandemia. Ciò richiede uno sforzo economico: il "board" a tal proposito evoca il varo di un Global Health Fund che finanzi la produzione di dispositivi per il controllo delle malattie da virus, l'organizzazione di sistemi di risposta alle pandemie ed il rinforzo dei presìdi di medicina territoriale in paesi a reddito medio-basso. Per il Fondo, servirebbero, si calcola, 60 miliardi di dollari annui (1% del Pil dei paesi ad alto reddito). L'obiettivo è aiutare i sistemi sanitari nazionali in difficoltà non solo in relazione alle pandemie ma a tutti i temi di sanità ad esse correlati. E serve governare la ripresa post-pandemica, per un mondo più sostenibile, che non può prescindere dal rafforzamento della cooperazione multilaterale, da finanziamenti, da investimenti in biosicurezza «e dalla solidarietà internazionale con i Paesi e le persone più vulnerabili».
mercoledì 14 settembre 2022
Affari Animali di Marzio Panichi
Nel Parco del delta del Po la situazione è questa: eccessivo numero di daini che creano innumerevoli problemi ambientali. La soluzione verosimilmente sarà quella di pianificare abbattimenti e quindi sparare. Catturare e trasferire pare essere una soluzione non percorribile sia per l’alto numero sia per i costi non sostenibili. Abbattimenti massicci anziche “selettivi” sembrano purtroppo essere le uniche vie di uscita dalle situazioni di sovranumero che si sono via via create non solo nei Parchi ma anche nei territori liberi per varie specie di ungulati. Anche cervi, caprioli e stambecchi in vari distretti del territorio nazionale sono presenti in eccesso con tutte le conseguenze del caso come lo scortecciamento degli alberi, il consumo alimentare dei giovani piantini, la diffusione di infezioni ed infestioni, ecc. Per fare qualche esempio nel Parco nazionale del Gran Paradiso fu necessario applicare gli abbattimenti selettivi a causa di un’epidemia di Cheratocongiuntivite che accecava gli stambecchi i quali spesso precipitavano dai dirupi. Nel Parco della Mandria nel torinese i cervi in sovranumero portarono anche in questo caso ad abbattimenti “selettivi” non solo in tempi remoti ma anche di recente. La promulgazione di un bando (Giugno 2020) di reclutamento per “Operatori occasionali esterni” – in pratica cacciatori esperti e formati ad hoc – consentiva di poter sparare ai soggetti indicati da un Guardiaparco pagando la somma di 1000,00 euro a capo acquisendo il diritto del trofeo.Nello stesso tempo l’operatore occasionale, sempre sotto la sorveglianza dell’Ente Parco e secondo le indicazioni vincolanti del guardiaparco, aveva inoltre facoltà di abbattere, nelle stesse giornate, esemplari di specie cinghiale (Sus scrofa L.) al costo ulteriore di euro 150,00/capo, a titolo di corrispettivo forfettario, carcassa compresa. Anche il Parco delle Vallere fra i Comuni di Torino e Moncalieri ha problemi di sovranumero di cervidi e di cinghiali tanto è vero che nel 2020 il Report di attuazione del piano contenimento per il cinghiale riassume che : catturati 5 esemplari, avvistati 278 esemplari, feriti 1, abbattuti 149 dei quali 88 femmine e 62 maschi. Coinvolti 18 Operatori selezionati e 8 Guardiaparco. L’esemplificazione potrebbe divenire prolissa e noiosa perché la soluzione è sempre la stessa: il fucile dei cacciatori.
Io non ce l’ho con i cacciatori ma sono una persona ed un Veterinario che sta dalla parte degli animali finche può. Non condivido l’animalismo spinto oltre il limite delle regole igieniche e sanitarie per cui stigmatizzo i collezionisti seriali di cani e gatti in appartamento e chi se li porta a letto o lascia leccare viso e mani dei propri bambini dal cane di casa. Al pari non stimo coloro che sfoggiano cani di razza o di alta genealogia che sono costati cifre esorbitanti per essere additati come vip o che esibiscono le cure veterinarie più evolute e costose come le protesi d’anca o di ginocchio, le cataratte, i carrellini per paraplegici senza con questo voler svilire il progresso bio medico in veterinaria. Ognuno è libero di spendere i propri soldi come vuole ma mi suona insulto alle miserie umane destinare somme di denaro esorbitanti alle cure soprattutto dei Pet (cani e gatti) che sono spesso patologicamente amati a dismisura e trattati come bambini viziati dal lusso e dalla moda. Ci sono razze di cani che sono assunte negli anni a status simbol sociale ; cosi è stato nel tempo per i cani nordici (Siberian Husky) o giapponesi (Akita inu) o cinesi (Shar Pei) che hanno cavalcato la cresta dell’onda del mondo bene anche se le singole razze avrebbero richiesto condizioni di vita diverse dai salotti alla moda. I cani di Terranova, i Pastori dei Pirenei, i San Bernardo non stanno di sicuro bene in appartamenti né nell’italia meridionale o insulare.
Peraltro apprezzo le misure straordinarie adottate in Piemonte per contenere il numero dei cinghiali per i danni alle colture, l’ essere causa di incidenti stradali e vettori della Peste suina. Considero i Piani di contenimento mediante abbattimenti di massa un male necessario ed i muri anticinghiale una soluzione percorribile anche se costosa ed auspicabili sono forse le sterilizzazioni chimiche attraverso bocconi medicati. Tutto ciò fa parte dei miei personali convincimenti auspicando che i colpi di fucile siano però mirati e micidiali. Il lupo e l’orso invece mi trovano alleato nel sostenere la loro incolumità su tutto il territorio nazionale perché i danni legati alla loro presenza sono compensabili con risarcimenti agli allevatori di bestiame. Pare che il lupo costringa non solo i pastori di montagna ma anche allevatori in pianura a doversi difendere in qualche modo: cani anti lupo, recinti elettrificati, impianti di allarme luminosi o sonori per scongiurare aggressioni al loro patrimonio zootecnico; danni compensabili economicamente nel caso con rimborsi solleciti e congrui, senza tante strettoie burocratiche che finora hanno deluso i danneggiati che si lamentano anche su “Specchio dei tempi” ( vedi La Stampa 10/9/22).
Dal clima alla salute umana: le zoonosi (Fonte FNOVI)
Le zoonosi sono malattie che si trasmettono dagli animali all’uomo causate da microorganismi patogeni tra i quali annoveriamo per esempio Toxoplasmagondii, Criptosporidium spp.;Salmonella spp.; Campilobacter spp.; Rhodococcus equi, Bartonella spp., Mycobacterium marinum, Bordetella bronchiseptica, Chlamydia psittaci.
Le zoonosi sono un fenomeno naturale col quale la specie umana convive da sempre: molte di queste hanno causato vere e proprie pandemie che hanno segnato e influenzato la storia umana e dobbiamo considerare che il mondo moderno, rispetto al passato, facilita ancora di più la trasmissione di malattie infettive.
Il numero di esseri umani è in costante crescita sul Pianeta e sfiora gli 8 miliardi, di cui il 55 per cento vive nei grandi centri urbani.
Le vie di trasmissione delle zoonosi all’uomo sono molteplici e specifiche per ciascun agente zoonotico; in linea generale, la trasmissione può avvenire per contatto diretto con l’animale malato o per via indiretta, ad esempio per ingestione di alimenti contaminati dall'agente o da sue tossine, tramite l'ambiente (acqua, aria, suolo, oggetti inanimati, etc) o mediante vettori biologici (ad esempio: zanzare, flebotomi, mosche, zecche, ecc.).
I cambiamenti climatici, degli habitat e della biodiversità stanno influenzando le componenti abiotiche e biotiche degli ecosistemi, mentre i cambiamenti sociali ed economici (come l’urbanizzazione e la circolazione delle persone e merci in un mondo globalizzato) determinano lo spostamento e la diffusione di specie e malattie, comprese le zoonosi.
In questo scenario, se non si verificherà un'inversione di tendenza e, soprattutto, se non si gestirà il nostro rapporto con l'ambiente in maniera più sostenibile, le zoonosi infettive sono destinate ad aumentare come frequenza nei decenni a venire.
A causa del cambiamento climatico si assiste in Italia alla ricomparsa o recrudescenza di agenti infettivi precedentemente endemici (come per esempio il batterio responsabile della tubercolosi) e all’arrivo di nuove malattie esotiche trasmissibili, come Dengue, Chikungunya, Zika. In entrambi i casi la strategia vincente per contrastare tali condizioni è attaccarle a livello delle loro radici eziologiche, siano esse localizzate nell’ambiente personale dipendente dal comportamento o nell’ambiente generale. Privilegiare la prevenzione è il cammino preferibile da ogni punto di vista.
Considerata l’epidemiologia delle zoonosi e le complesse interazioni tra uomo, animali ed ambiente, è necessario garantire, nel controllo di tali malattie, un approccio multidisciplinare ed integrato tra il settore medico e quello veterinario.
Gli ultimi eventi legati anche alla storia recente non fanno altro che sancire la necessità di una sempre maggiore implementazione di una stretta collaborazione tra tutti gli attori della sanità anche per la lotta alle zoonosi, in un ottica di “One Health“, moderna concezione dei rapporti fra salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente.
E’ importante che questa strategia si attui concretamente con piani integrati che coinvolgano tutte le componenti pubblica e privata della sanità con azioni di contrasto che vanno dalle attività di prevenzione del fenomeno, alla diagnosi precoce e allo sviluppo di terapia innovative.
L’organizzazione di una rete di cooperazione territoriale dovrebbe pertanto rappresentare un modello di riferimento innovativo nella integrazione delle diverse attività ed esperienze dei settori della medicina umana e della medicina veterinaria per migliorare la salute e il benessere di esseri umani, animali e piante e promuovere la resilienza ambientale attraverso un approccio One Health dal carattere globale e collaborativo.
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