lunedì 30 novembre 2009

350 ppm di CO2 di Bernardo Ruggeri



Ci siamo, l’appuntamento di Copenhagen è arrivato. Dal 7 al 18 dicembre si svolgerà la 15a (!!) riunione delle parti contraenti della Convenzione sui Cambiamenti Climatici COP 15. Una scadenza che è stata vissuta con ansia a livello mondiale per la grande importanza che si attribuisce alla “seconda” fase della strategia internazionale per ridurre le emissioni di gas serra. La prima fase, iniziata nel 2005 con l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, è stata contraddistinta da una serie di limiti che ne hanno ridotto il già scarso livello di ambizione, per non parlare dei risultati, in pratica vicino allo zero. La seconda fase, vista da tutti quelli che hanno a cuore la sopravvivenza della specie umana su questo Pianeta, è considerata il banco di prova su cui costruire un impegno serio e concreto, ma è ormai certo nessun vincolo ambientale uscirà da Copenaghen. Come tanti temevano e prevedevano, sarà l’ennesimo nulla di fatto: ognuno con i propri interessi …e del riscaldamento della terra chi se ne…
Il Protocollo è stato spesso trascinato sul banco degli imputati da parte di chi preferirebbe poter continuare a fare i propri comodi. La mancata ratifica degli USA e l’assenza di obiettivi di riduzione a Cina e India, ha offerto il fianco a quanti non credono nel processo avviato. Ancora una volta dobbiamo constatare che l’economia ha fallito, infatti il Protocollo di Kyoto rappresentava con il suo meccanismo di “cap and trade” la speranza di poter far entrare in una dinamica costi-prezzi le questioni ambientali. Nonostante le tante parole di impegno spese dalle massime cariche istituzionali di singoli Paesi e di organismi internazionali, gli ostacoli all’accordo sono ancora molti. Queste tare, unite ad altri ostacoli negoziali, pesano non poco sul futuro accordo; è molto probabile che a Copenhagen non verrà decisa nessuna limitazione sulle emissioni di ossido di carbonio né tantomeno le famose sanzioni verso chi non ottempererà (a cosa ?). L’ Europa continua a crederci al piano 20/20/20 al 2020, ma le sue dinamiche riflessive interne, di cui il nostro Paese insieme alla Repubblica Ceca ne sono forti animatori, stanno minando la portata anche culturale (diciamo) degli obiettivi. Nella capitale danese ci sarà l’ennesimo inutile programma fatto di intenzioni, belle parole e tanta ipocrisia una vetrina mediatica con un seguito di attori e comparse (quanto costa in termini di CO2 la COP 15 ?) che rimanderà ad un successivo inutile appuntamento ad un anno data; ritorna in mente la storia di Achille e la tartaruga imparata sui banchi di scuola. Gli USA: hanno uno dei più bassi livelli di efficienza energetica ma alte potenzialità di fonti rinnovabili ed una solida struttura di ricerca scientifica, ciò nonostante il Senato di quel paese sta discutendo una legge che prevede una riduzione del 17% rispetto al 2005, ma solo del 4% rispetto al 1990: un’aspirina nei confronti di un malato grave; in altre parole un mix di proclami, aspettative deluse e interessi diversi, portano agli stessi risultati con presidenti diversi. E l’Italia (?) Il nostro paese? Paradossalmente deve dire grazie alla crisi: le prime stime sulle emissioni di CO2 del 2008 registrano un più 4,7% rispetto al 1990, nel 2007 eravamo ad oltre +11%; considerando poi che i consumi energetici nei primi 6 mesi del 2009 sono diminuiti del 10-12 % rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, è evidente che a fine anno registreremo un segno meno rispetto alle emissioni del’90: paradossalmente considerando che per il conteggio di Kyoto si calcola la media delle emissioni nel periodo 2008-2012, potremmo risultare anche virtuosi: la decrescita infelice, preannuncio di un nuovo colonialismo al contrario. E’ vero che uno starnuto in Cina diventa un uragano per noi, ma tantè che le rinnovabili in quel paese stanno facendo passi da gigante. Prima importatori di celle fotovoltaiche ora esportatori e leader mondiale nel settore. Ma ciò che sorprende è il numero delle installazioni esistenti e future: si prevede una potenza installata pari a 1.000 MW al 2011 grazie ad una oculata politica di incentivi fiscali sul costo di installazione (circa il 50%) e non sull’energia prodotta come da noi. E gli obiettivi al 2020 sono molto ambiziosi: 10 GW per il fotovoltaico e 100 GW per l’eolico, ambiziosi per noi ma raggiungibilissimi per loro. Sono impressionanti le dimensioni delle mega fattorie del vento programmate la più grande del mondo: 10 GW è in costruzione a Jiuquan nella provincia di Gansu. E l’industria del settore cresce a ritmi vertiginosi: nel 2004 il 75% degli aero generatori era di importazione, ora importano poco più del 15 %. La Cina ha deciso di indirizzare 221 Miliardi di $ dei sui 586 nel 2009 di stimolo per uscire dalla crisi verso il risparmio energetico e le energie alternative e ciò vorrà pure significare qualche cosa, cioè la nuova richiesta energetica per lo sviluppo del Paese la coprono (in massima parte) con le energie alternative.Alla fine di tutto non c’è da stare allegri, la situazione non è tranquillizzante: visti i presupposti è probabile che nel corso del secolo si registreranno aumenti delle temperature del Pianeta, superiori di 2,5-3,0 °C rispetto alla media dei secoli passati. Questo è una follia, come ci ricorda il 4° rapporto dell IPCC, pertanto c’è chi propone l’obbiettivo di non superare la soglia di 350 parti per milione (ppm) della concentrazione in atmosfera dell’anidride carbonica, un valore cioè inferiore all’attuale concentrazione di 390 ppm. La posizione non è sostenuta dall’ultimo arrivato, ma da James Hansen, direttore del Goddard Institute for Space Studies, lo scienziato che nel 1988, con largo anticipo, aveva sostenuto di fronte al Congresso americano di essere sicuro al 99% che si era in presenza di un riscaldamento del Pianeta; naturalmente non fu preso sul serio. La posizione va crescendo nel mondo, a parte l’adesione di Al Gore al movimento 350, il 24 ottobre scorso, in ben 181 paesi (tra cui anche il nostro) sono stati organizzati 5200 eventi per ricordare ai decisori politici che 350 è il limite oltre il quale la specie umana è a rischio e questo valore lo abbiamo già superato.
( per informazioni www.350.com ).
Bernardo Ruggeri

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