
Torino e la sua Area Metropolitana.Una città Europea, in salute, sicura, facile da vivere, che sappia offrire opportunità di lavoro a tutt@Una città della cultura, ecologica, pensata anche per i tempi degli anziani e delle persone in difficoltà.Città della ricerca, dello sport,con trasporti pubblici finalmente efficienti, servizi sanitari efficaci.Che valorizzi le periferie,laboratorio dell'innovazione green, capitale del cibo di qualità e sicuro e delle energie rinnovabili.
mercoledì 27 febbraio 2013
16 MARZO ORE 9.30 ASSEMBLEA VAS PIEMONTE

giovedì 21 febbraio 2013
Aiuti ai paesi in difficoltà: un business per le Banchedi Alfiero Grandi
La Banca centrale europea ha reso noto che nel periodo 2011/2012 ha acquistato oltre 100 miliardi di buoni del Tesoro italiani, che si aggiungono ad altri 100 di Grecia, Portogallo e Spagna. Una cifra notevole.
La Bce ha anche reso noto che da queste operazioni ha guadagnato e quindi ha redistribuito altri 500 milioni di euro alle Banche centrali che ne sono azioniste. In altre parole gli aiuti ai paesi più in difficoltà si sono rivelati fonte di guadagni redistribuiti a tutti i paesi europei e quindi anzitutto a quelli più ricchi che hanno maggiore peso nella Bce. In sostanza è uno dei tanti rivoli di denaro che dai paesi più in difficoltà finiscono nei paesi più ricchi e solidi.
Basta pensare al credito che è più oneroso per i paesi maggiormente in difficoltà perché influenzato dal livello degli spread, generando di conseguenza una concorrenza sleale nel credito a parti invertite: i più ricchi beneficiano di tassi più bassi e quindi sono in grado di fare concorrenza più facilmente ai meno ricchi.
Basta pensare alla concorrenza sul piano fiscale. Ci sono paesi dell’Unione, che fanno parte dell’Euro, che hanno legislazioni che ricordano i paradisi fiscali o per lo meno più favorevoli. Del resto anche sul piano societario recentemente la Fiat ha deciso di fare un’operazione targata Olanda, evidentemente più favorevole di quella italiana.
Mentre sui bilanci pubblici si pretende un controllo occhiuto, quando si tratta di politiche fiscali ci sono paesi come l’Irlanda che hanno un’aliquota del 12,5 % sulle imprese e altri che fanno concorrenza su altri capitoli fiscali, al punto che ricordano i paradisi fiscali.
Inoltre è noto che in questi anni i tassi alti sui debiti dei paesi più in difficoltà hanno giustificato, come in un’altalena, tassi di interesse bassissimi, addirittura negativi su quelli dei paesi più ricchi. Nessuna solidarietà è transitata dai paesi più forti, che hanno semplicemente beneficiato dei tassi bassi, a quelli maggiormente in difficoltà, che hanno dovuto fronteggiare l’attacco speculativo a loro spese, come conferma da ultimo anche questo ristorno via Bce.
La questione del debito pubblico in Italia, come negli altri paesi più in difficoltà, è un problema di grande peso anche perché la recessione ha provocato un aumento relativo del debito pubblico sul Pil. Ormai il rapporto debito/Pil italiano è al 127 %. Un livello enorme perché si registra in presenza di un calo del Pil. Dal 2015 inoltre produrrà i suoi effetti il Fiscal Compact che rischia di provocare ulteriore recessione perché ogni anno obbligherà a ridurre il debito pubblico di un ventesimo, il cui valore sta crescendo perché il Pil sta diminuendo. Senza crescita sarà un disastro economico per l’Italia e anche con la crescita il taglio sarà comunque doloroso.
Quindi dopo le elezioni si riproporrà il problema di fondo del debito pubblico e a seconda delle soluzioni la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare.
Perché l’Unione europea considera normale prestare alle banche oltre 1.000 miliardi di euro all’1 % per 3 anni ? Consentendo così alle banche di lucrare sulla differenza tra il tasso della Bce all’1 % e i Buoni del Tesoro, i cui tassi ovviamente gravano sugli Stati. In altre parole i singoli Stati trasferiscono quattrini alle banche.
Perché la Bce non presta direttamente agli Stati europei maggiormente in difficoltà almeno lo stesso importo girato alle banche, allo stesso tasso dell’1 %, per coprire la parte di debito pubblico eccedente il 60 % previsto dal Fiscal Compact ?
In realtà non avere affrontato con chiarezza il nodo di fondo del debito ha creato uno squilibrio maggiore tra i paesi più ricchi e quelli più deboli con un trasferimento netto dagli uni agli altri e questa è una situazione non più sopportabile perché l’avvitamento nella crisi economica sta creando un impoverimento netto e un disagio sociale crescente e insopportabile. Naturalmente le soluzioni tecniche possono essere diverse, ciò che conta è la volontà politica.
Questo nodo di fondo è il primo problema che dovrà affrontare il nuovo Governo che uscirà dalle elezioni - in Italia e in Europa - altrimenti gli spazi di manovra del nuovo Governo saranno ridotti al lumicino.
Alfiero Grandi
mercoledì 20 febbraio 2013
MILANO AREA C : “ C sto / non C sto”: sostenitori e detrattori a confronto
lunedì 11 febbraio 2013
APPELLO PER IL JAZZ
Cari amici,
> se non vi fosse ancora
arrivata la notizia, vi ricordo che è online l’appello per il jazz e le
musiche di oggi. Collegatevi, leggete e, se condividete, firmate e
diffondete!
>
> Ecco qui di seguito un abstract del documento che
troverete in versione integrale sul sito www.xiljazz.it:
> La cultura
come settore strategico - Varie forze politiche hanno dichiarato di
voler includere lo sviluppo del settore cultura fra i punti cardine del
governo a venire. Questo documento intende ricordare loro che il jazz è
una componente fondamentale della cultura mondiale e di quella
italiana.
>
> Il secolo del jazz - Nel corso del XX Secolo e oltre,
nessun’altra espressione ha così tanto influenzato l’universo delle
arti circostanti, e se ne è fatta influenzare, dal cinema alla danza,
dalla pittura alla letteratura. Inoltre, anche in virtù della sua
indole cosmopolita, il jazz è stato praticato, seguito da tutte le
classi sociali e da tutte le razze, dimostrando nella pratica la natura
universale della musica.
>
> Jazz in Italia - Nell’ultimo trentennio
il nostro Paese ha conosciuto un’impetuosa crescita di interesse per il
jazz da parte del pubblico, non solo nei grandi centri urbani ma anche
nelle periferie più remote. Parallelamente sono cresciute generazioni
di musicisti di alto profilo anche internazionale. Questo fenomeno è
stato registrato dalle istituzioni pubbliche con atteggiamento tiepido
e sostegno del tutto inadeguato.
>
> Uno sguardo all’Europa - Nella
grande maggioranza dei Paesi europei il jazz e le musiche affini godono
di forme di finanziamento paragonabili a quelle della musica classica.
Gli esempi più evidenti di queste politiche culturali vengono dalla
Francia, dall’Olanda, dalla penisola scandinava. Il paragone con questi
Paesi evidenzia l’assoluta arretratezza della situazione italiana.
>
>
Alcune modeste proposte… - I firmatari di questo documento richiedono
che vengano adottati alcuni provvedimenti in grado di favorire una
migliore conoscenza di questa musica sul territorio nazionale e all’
estero e migliori condizioni per i musicisti e gli organizzatori del
settore.
>
>
> www.xiljazz.it
>
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