martedì 19 marzo 2013

Boldrini e Grasso per una svolta politica? di Alfiero Grandi

Senza dubbio nell’elezione dei presidenti delle Camere si sono verificate 2 importanti novità. Laura Boldrini Presidente della Camera e Piero Grasso Presidente del Senato rappresentano insieme un’evidente svolta politica e una garanzia sul funzionamento delle Camere. Le novità di queste elezioni sono state tali da aprire interrogativi anche nel M5S, inducendo comportamenti differenziati nel voto. Tuttavia i passaggi più impegnativi di questa legislatura - nuovo Governo e nuovo Presidente della Repubblica - sono ancora da realizzare per garantirne un avvio effettivo. La riedizione di una maggioranza simile a quella che ha sorretto il Governo Monti nella scorsa legislatura resta un pericolo non del tutto scongiurato. Il lavorio per questo obiettivo continua. Va apprezzato che Bersani abbia escluso la possibilità di una riedizione della maggioranza che ha prodotto i provvedimenti (o non li ha prodotti come quelli per occupazione e sviluppo) che sono all’origine di tante sofferenze sociali e della dura reazione critica degli elettori verso il Pd, a cui sono mancati quasi 3 milioni e mezzo di voti e i 6 milioni che mancano a Berlusconi non bastano come consolazione. Le dichiarazioni eversive e ricattatorie di Berlusconi confermano che con questo centrodestra non si può in alcun modo costruire una qualunque forma di maggioranza politica, neppure di emergenza, perché la vera emergenza sono loro. Le dichiarazioni di Monti a favore di una maggioranza che comprenda Pd e Pdl e i comportamenti ambigui che ha ispirato in occasione del voto sulla Presidenza del Senato, indicando di votare scheda bianca, confermano che il problema non è affatto archiviato. Il Pdl vorrebbe rientrare nel gioco politico per la formazione del nuovo Governo e per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e quindi spera che la posizione di Monti riapra i giochi. E’ in questo quadro che diventa importante il comportamento del M5S, soprattutto al Senato. Verso questo Movimento ci sono atteggiamenti contraddittori. Senza dubbio è una contraddizione che M5S dichiari che la partecipazione è in cima agli obiettivi e poi il suo leader pretenda le dimissioni quelli che hanno votato Grasso, come aveva già fatto in precedenza con altri dissenzienti. M5S sostiene che ciascuno vale uno, che nessuno è sovraordinato al altri, ma questo è vero solo fino a quando Grillo non decide diversamente. Il recente statuto ultraccentrato e familistico depositato da un notaio, non depone certo a favore della credibilità del M5S. Tuttavia il M5S è anche altro, nel suo programma ci sono punti di grande interesse (accanto ad altri che lasciano qualcosa di più di un dubbio) e ha contribuito a portare alla ribalta l’esigenza di un forte rinnovamento, che è rappresentata anche da una parte dei suoi eletti. Forse è inevitabile che in un movimento di rottura coesistano aspetti diversi, contraddittori tra loro. Per questo occorre resistere alla tentazione dei settori che premono per mettere ai margini questo Movimento, con il quale occorre invece impostare un confronto e un dialogo, se necessario uno scontro, in grado di aiutarne un’evoluzione positiva. Del resto questo confronto è già iniziato, a volte senza riconoscerlo esplicitamente. E’ certamente un tentativo di dialogo con il M5S il programma in 8 punti presentato dal centrosinistra come base di lavoro per il futuro Governo, se nascerà. Prima delle elezioni un tentativo di questo tipo non è stato nemmeno immaginato, il programma elettorale del centro sinistra era senza dubbio più generico, meno incisivo. Il programma in 8 punti ha dei vuoti, ma paradossalemente questo sembra non interessare il M5S. Ha ragione Camusso a insistere per mettere nel quadro dell’azione del Governo le politiche industriali che sono qualcosa di più dei singoli punti citati nel documento. Così manca un piano per le politiche rivolte alla finanza e alle banche. Non guasterebbe qualche precisione in più sulle richieste da presentare all’Unione Europea, perché non ci si può certo limitare a restare nel quadro delineato dalla lettera di Monti che è tutta interna al fiscal compact e che anche se venisse accolto non è in grado di fornire all’Italia il propellente necessario per la ripresa economica e occupazionale. Ma sugli 8 punti ci sarà tempo di tornare se il Governo di centrosinistra riuscirà effettivamente a vedere la luce. Il successo del M5S dice con chiarezza che non è il momento delle prudenze. L’insoddisfazione degli elettori investe insieme la moralità dei comportamenti politici, la credibilità dei rappresentanti e gli esiti nefasti delle politiche di austerità. Il Pd è restato fin troppo tempo nel ruolo di fedele sostenitore delle politiche di austerità unilaterali e sbagliate del Governo Monti ed è stato fortemente penalizzato per questo dal risultato elettorale, come ora ammettono alcuni dei suoi nuovi dirigenti più interessanti. La litania che la crisi comportava sacrifici è risultata indigeribile per tanti che di quei sacrifici sono stati destinatari, con il risultato della crescita della disoccupazione, della riduzione dei salari e delle pensioni, del dilagare della povertà, dell’impoverimento del paese a partire dalla perdita di competitività. Ora va incoraggiata la presa di distanza del Pd dal periodo Monti e insieme sviluppato in tutti i modi un lavoro di confronto con il M5S per mettere in rilievo le opportunità di questa fase e la possibilità di ottenere in tempi brevi cambiamenti inimmaginabili fino a poco tempo fa. Certamente è una difficoltà che i tempi per la formazione del nuovo Governo siano abbastanza stretti, per certi versi auspicabilmente stretti per superare la fase rappresentata dal Governo Monti. Tuttavia su alcuni punti potrebbe esserci un tentativo di confluenza su testi di legge tra centrosinistra e M5S. Per farlo occorre però accettare di confrontarsi, ad esempio sulle modifiche istituzionali e dei costi della politica, e tarare di conseguenza il lavoro del nuovo Governo su un arco di tempo ragionevole per realizzare questi obiettivi. Gli 8 punti (o più ) non possono essere costruiti solo per ricevere un si o un no, d’altronde il M5S deve impegnarsi a verificarli nel merito perché la formazione del Governo è un passaggio senza il quale semplicemente il lavoro parlamentare di cui si parla non esiste, perché si scivolerebbe dritti dritti verso elezioni anticipate. Forse in questa direzione potrebbe aiutare l’uso dello stesso schema che ha portato all’elezione del Presidente del Senato anche per la Presidenza della Repubblica: Persone rispettate e rispettabili come Stefano Rodotà potrebbero trovare una convergenza larga ed importante. Perché non provarci ?

Nessun commento:

Posta un commento