sabato 30 novembre 2013

Oltre 170 esponenti Pd lanciano un appello al partito e all'ex sindaco: "E' il candidato giusto alla successione di Cota, per risanare una Regione investita dagli scandali e dalla paralisi amministrativa". Ma tra i firmatari manca il grosso dei renziani da Lo Spiffero

Una gravissima crisi istituzionale, senza precedenti, coinvolge la Regione Piemonte e chiede al Pd, alle sue donne e ai suoi uomini, un duplice e responsabile impegno che non può essere eluso o rinviato: determinare la fine di una legislatura ormai paralizzata e offrire ai piemontesi un programma, una leadership e una classe dirigente in grado di salvare l'ente regionale. Pur nel rispetto del principio della presunzione di innocenza, la conclusione delle indagini relative allo scandalo di “Rimborsopoli”, ci consegna un quadro insostenibile della situazione politico-amministrativa regionale. I fatti contestati dalla Magistratura, che vedono coinvolti il Presidente Roberto Cota e larga parte della sua maggioranza in Consiglio regionale (con capi di imputazione che vanno dal peculato alla truffa), si aggiungono alla decisione della Corte di Cassazione di confermare definitivamente la condanna penale di Michele Giovine, rendendo così probabile l’annullamento delle elezioni regionali del 2010 da parte del Tar. Una manifesta illegittimità istituzionale (determinata da un'illegalità gravissima, già sanzionata penalmente e in attesa del verdetto amministrativo) dunque, che si accompagna a una questione morale dai caratteri dirompenti rispetto all'opinione pubblica e al suo giudizio sulla politica e sui suoi protagonisti. La scelta del Gruppo PD in Regione di dimettersi da tutti gli incarichi istituzionali è un fatto Straordinario che dimostra la serietà ed il senso istituzionale del Nostro Partito. Le vicende giudiziarie di questi ultimi giorni, infatti, fanno seguito a tre anni e mezzo di non-governo regionale: una Giunta e una maggioranza in Consiglio regionale inadeguate e immobili, colpite da gravi scandali, azzoppate da pesanti dimissioni (quelle del "potente" manager-assessore Monferino), segnate da molteplici e inefficaci rimpasti, da riforme (soprattutto riguardo all'emergenza Sanità) annunciate con clamore e poi annullate in tutta fretta, da continue divisioni tra le forze di centrodestra. Se è a tutti evidente l’assoluta impossibilità di un ulteriore proseguimento della legislatura regionale, il Partito Democratico deve quanto prima prepararsi allo scenario che si aprirà con la chiusura anticipata della legislatura, indipendentemente dal fatto che questa avvenga in conseguenza di una decisione della giustizia amministrativa oppure di dimissioni collettive dei consiglieri regionali. Ciò significa che sin da oggi bisogna lavorare in questa prospettiva, cominciando a impostare le nostre proposte programmatiche (che devono essere chiare e in netta discontinuità con quelle del Governo Cota), a porre le basi su cui costruire le alleanze con le forze politiche che confluiranno nella coalizione guidata dal PD (intese che devono essere anch’esse chiare e programmaticamente coerenti), ma soprattutto a individuare il nostro candidato Presidente. Una figura che deve poter ridare al Piemonte la credibilità smarrita. Una personalità autorevole, dal forte profilo rinnovatore e riformista, capace di coniugare capacità amministrativa, esperienza politica a popolarità personale. Una figura, cioè, in grado di riportare il Piemonte a svolgere quel ruolo nazionale a cui la nostra Regione ha abdicato per demerito di Cota, che ci ha trasformati in un contea di confine con il Lombardo-Veneto, con i leghisti piemontesi "vassalli" dei loro colleghi di quelle regioni. Riteniamo che Sergio Chiamparino sia una delle personalità che rispondono a questo profilo. Il Pd deve quindi chiedere da subito a Chiamparino la disponibilità a un suo ritorno all’impegno politico, lasciando il pur prestigioso incarico che attualmente ricopre. L'ex sindaco di Torino, indimenticato primo cittadino delle Olimpiadi 2006 e dei consensi più alti nel voto amministrativo e nel gradimento dei cittadini non solo torinesi, ha tutte le caratteristiche necessarie per affrontare con coraggio e determinazione riformista l'emergenza Piemonte, per risanare un ente devastato dagli scandali e dalla paralisi amministrativa, per restituire fiducia ai piemontesi nei confronti della loro Regione. Auspichiamo che Sergio Chiamparino voglia accogliere questo invito, confermando la sua disponibilità a candidarsi alla prossime Elezioni Regionali, anche nel caso in cui si dovessero organizzare consultazioni primarie. Tutto ciò, però, deve avvenire in tempi rapidi. A oggi ci sono tutte le condizioni perché si possa tornare a votare la prossima primavera, in concomitanza con le europee. Il PD deve essere pronto a combattere questa battaglia e a riconquistare la Regione. Un bellissimo slogan, lanciato dalle donne italiane, "Se non ora quando?", ha segnato felicemente una recente stagione di dignità e di risveglio di una voglia di partecipazione politica collettiva. Quello stesso slogan, "Se non ora quando?", crediamo possa diventare la riflessione guida di tutto il Pd piemontese (e auspicalmente di Sergio Chiamparino) per uscire dalla gravissima emergenza istituzionale della nostra Regione.

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