lunedì 15 febbraio 2010

No Nuke di Luigi de Magistris



L'approvazione del decreto legge sul nucleare da parte del Cdm inchioderà, soprattutto al cospetto delle future generazioni, questo esecutivo al palo della colpa. Il ritorno al nucleare non solo è una scelta sbagliata, trattandosi di una fonte energetica vecchia, pericolosa e costosissima, ma è anche una scelta compiuta sulla testa della popolazione. In modo antidemocratico, ignorando il referendum del 1987, è stata ratificata nelle stanze del potere e imposta ai cittadini e alle cittadine senza tenere conto del loro punto di vista critico, che si accompagna a quello delle amministrazioni regionali (centrodestra compreso). Con il decreto si fissano i criteri per la costruzione di centrali nucleari, ma ci si guarda bene dall'indicare i luoghi dove esse verranno installate, magari con la protezione militare. Se ne riparlerà dopo le elezioni regionali, ad urne chiuse e a voti incassati, perchè al Governo non sfugge che il ritorno all'energia dell'atomo non è sostenuto dalla popolazione. Una contrarietà che non scalfisce l'esecutivo, lanciato a tamburo battente verso la conquista atomica e pronto perciò anche a bruciare la sentenza della Corte Costituzionale, chiamata a decidere sull'ammissibilità delle leggi che hanno vietato il nucleare in 11 Regioni e che quindi si pongono in contrasto col potere centrale.
Nell'epoca delle fonti alternative e della lotta contro l'inquinamento climatico si sceglie di rivolgere lo sguardo al passato, compiendo una torsione anacronistica e insana, che sarà pagata a caro prezzo. I rischi per la salute provocati dalle radiazioni sono noti, così come noti sono i costi elevati. Il nucleare significa infatti ammodernare impianti vecchi per nuove sedi, smaltimento di ulteriori scorie radioattive (quando ancora non ci siamo liberati di quelle prodotte fino ad oggi, per le quali infatti continuiamo a pagare, come dimostra la bolletta Enel), dipendenza energetica da fonti esauribili come l'uranio 235 ed un alto costo elettrico. Non si può avere fiducia anche rispetto alle rassicurazioni del Governo, lo stesso che si è impegnato con imprese come la Epr-Areva o lal Ap-1000, le quali non fabbricano impianti di quarta generazione (a cui l'esecutivo afferma di puntare) bensì di terza. Così come poco valgono gli sconti fiscali previsti dal decreto per le Regioni che accoglieranno le centrali (ricatto infame della salute umana e ambientale) e la promessa di partecipazione e trasparenza. Il solito ricatto di politici e prenditori di soldi pubblici. Il denaro lo prendono loro e quel poco di lavoro lo controllano per affidarlo ad amici ed amici degli amici. Immaginate quanto sviluppo, quanto lavoro e che diversa qualita' della vita si potrebbero avere se si attuasse una diversa politica energetica. La partita del ritorno nucleare è giocata sotto il peso lobbistico di alcuni soggetti imprenditoriali: la fetta economica più grande della torta atomica sarà infatti mangiata dai privati, cioè industrie e lobby che sfrutteranno la possibilità concessa da un Governo molto sensibile a soddisfare i loro appetiti. "Appoggiamo e siamo pronti" ha detto Emma Marcegaglia: la prova evidente a sostegno del fronte critico che si è aperto verso questa decisione e che avrà nel referendum un momento importante per dire NO.

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