venerdì 16 aprile 2010

«Il Novecento è finito La sinistra si svegli» Intervista a Daniel Cohn-Bendit

All’indomani delle recenti elezioni regionali francesi lei ha ribadito un tema su cui sta riflettendo da tempo, quello della fine dei vecchi partiti novecenteschi. Ci può spiegare di che si tratta?
E’ la forma tradizionale di organizzazione dei partiti, così come si è andata definendo nel corso del Novecento, che penso debba essere messa in discussione oggi. Allo stesso modo è un parte del bagaglio ideologico della sinistra, ma anche della destra, che deve essere rivisto: in particolare tutto ciò che è legato all’idea che basti la semplice crescita economica per risolvere ogni problema di redistribuzione della ricchezza e di uguaglianza sociale. Credo che in questo nuovo millennio non si possano più affrontare le cose in questi termini, del resto le nuove povertà e le nuove esclusioni che crescono proprio nei paesi più ricchi e sviluppati sono lì a dimostrarlo.
In quest’ottica, quale percorso auspica per la sinistra?
C’è bisogno che tutta la sinistra si interroghi in modo nuovo, al di là delle diverse sensibilità che esprime attualmente: dai socialdemocratici alla sinistra radicale fino a ciò che io definisco come una nuova posizione politica emergente, vale a dire quella incarnata dall’ecologia. Si dirà che l’ecologia non rappresenta più una novità dell’ultima ora, eppure credo che continui a sfidare l’identità più “tradizionalista” delle sinistre, le loro storie e le loro forme di presenza e azione nella società, il loro stesso modo di fare politica. Ecco, intanto si potrebbe ripartire da questa sfida che mi sembra molto interessante e, potenzialmente, prolifica.
Lei ha detto che i partiti sono morti e che la forma di aggregazione a cui pensa è quella della cooperativa: ma cosa rappresenta una coop in politica?
Parlare di “cooperativa” riguardo alla politica significa un po’ tornare a una parte del nostro patrimonio politico, quella rappresentata dalle pratiche e dall’idea dell’autogestione. Io ne parlo per indicare la ricerca di forme di cooperazione politica che sappiano sottrarsi alla solita “macchina della politica” gerarchizzata e sempre pronta a strumentalizzare la disponibilità e la passione dei militanti. Penso a una “cooperativa politica” dove ciascuno conta per quello che fa, e ogni elettore può far pesare il suo voto, senza che su tutto questo si produca la solita formazione di stati maggiori e di funzionari. Se oggi c’è qualcosa di nuovo che si sta mettendo in moto nella società, non si deve fare l’errore di affidare all’ennesimo “nuovo” partito questa dinamica: si deve immaginare una forma nuova che rispetti la pluralità e, al contempo, la singolarità delle sue componenti.
In “Che fare?” ha scritto che solo questa “nuova politica” potrà cogliere appieno le trasformazioni avvenute nella sfera produttiva e il diffondersi di quel capitalismo cognitivo che sfrutta ogni forma di relazione umana e di sapere. In quale modo potrà avvenire?
Diciamo che la società cognitiva in cui siamo immersi ci consente di immaginare anche nuove forme per l’organizzazione politica, per esempio utilizzando la rete, dove gli scambi sono immediati e privi di “gerarchia”. In questa prospettiva, di una società più libera e aperta, possiamo immaginare che proprio il nuovo ruolo assunto dal sapere ci indirizzi verso il superamento delle fondamenta stesse del capitalismo.
Oggi in Europa non ci si misura solo con la crisi delle sinistre, ma con una potente ventata di destra, se non una vera e propria Rivoluzione Conservatrice che accompagna e interpreta una ristrutturazione economica e sociale. L’ultimo paese da cui è venuto un tale segnale è l’Ungheria dove si è votato nel weekend. Cosa ne pensa?
Intanto, proprio in Ungheria si è assistito alla spettacolare crescita dell’estrema destra razzista e antisemita e della nuova destra neoliberale, al crollo della socialdemocrazia locale, proveniente daggli ambienti postcomunisti, ma anche dall’affermazione, ed è la prima volta in un paese dell’Est, di una forza ecologista di sinistra che ha raccolto circa il sette per cento dei consensi. Quindi anche qui si misurano più o meno le stesse tendenze che vediamo all’opera in Italia o in Francia o in altri paesi più ricchi e organizzati. L’ecologia politica emerge come la migliore risposta alla deriva autoritaria neoliberale, quando non apertamente venata di fascismo, che si sta sviluppando nelle nostre società. Di fonte alle inquietudini sorte nell’ambito delle società globalizzate le due ipostesi sono in campo: personalmente considero l’ecologia la vera alternativa alle spinte reazionarie.
Quindi, come uscire dalla crisi sociale e politica contrastando le spinte regressive e razziste che emergono un po’ ovunque in Europa?
Bisogna mettere la società davanti alle proprie responsabilità. Alla crisi legata alla globalizzazione e alle forme di funzionamento del capitalismo, si può rispondere con l’individualismo generalizzato - in Italia avete un’ottima formula, quella di qualunquismo, per descrivere questa tendenza - incarnato ad esempio dalla figura di Silvio Berlusconi, oppure con la costruzione di una nuova solidarietà. E’ questo il vero tema che fa da sfondo al dibattito che si è aperto nella sinistra europea: un altro modo di fare e vivere la politica e un’innovazione potente nel linguaggio come nelle proposte può cercare di far pendere le nostre società verso lo spazio di una nuova solidarietà, piuttosto che in quello dell’individualismo dove crescono le nuove destre e il razzismo.
Ci sono delle nuove parole d’ordine per spiegare tutto ciò alle persone?
Non è con le parole d’ordine che si possono convincere le persone, ma con una nuova credibilità nel proprio comportamento politico. E soprattutto con una nuova politica.
Guido Caldiron da Liberazione.it

in data:13/04/2010

3 commenti:

  1. Cari Amici,
    ho letto con attenzione l'articolo con l'intervista all'amico Cohn Bendit. Non si può che condividere, ma resta una linea molto teorica e che non so davvero come possa plasmarsi in questo nostro controverso Paese, che ancora doveva dirimere le enormi diversità di pensiero sulla gestione del bene pubblico, e mi riferisco alle lontane origini ante unità d'Italia; Paese che oggi si trova inserito nell'Unione Europea, arrancando per evitare sanzioni su limiti imposti dalla stessa UE in ogni materia: dalla diminuzione di sinistri stradali, al maggior virtuosismo del bilancio finanziario, continuando a collezionare richiami. Alle ultime votazioni, poi, tra schede bianche, nulle, voti di protesta e assentesismo, ho sentito dire che siamo arrivati alla paurosa aliquota del 70 per cento degli aventi diritto al voto!
    Se avete un'idea di come si possano intercettare questi "non voti" sono ben contento di offrire tutta la mia collaborazione.
    Colgo l'occasione per sottoporvi la situazione economica di Torino W
    Vostro tesoriere, Ezio

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  2. Cari di TO W

    ho letto con molto interesse l'ultima intervista di Cohn Bendit e la proposta di abolire i partiti e costituire cooperative politiche (e non)
    vedi
    http://www.liberazione.it/news-file/-Il-Novecento---finito-La-sinistra-si-svegli-.htm

    Pensavo anche a noi.
    Martedi' scorso sono uscito dalla riunione con la sensazione che eravamo arrivati ad un'impasse e che necessitava una svolta e una via d'uscita,. pena la fine di un bel sogno.
    Perche' non pensare, come dice Cohn Bendit, ad una “cooperativa” rispetto anche a Torino Viva, nel senso di forme di cooperazione politica che sappiano sottrarsi alla solita “macchina della politica” gerarchizzata e sempre pronta a strumentalizzare la disponibilità e la passione dei militanti, a forme di cooperazione con altri schieramenti al di fuori degli schemi di trattative tra un partito ed un'altro?
    Abbiamo la necessia' di uscire e proporre al mondo alcune idee e soluzioni. La cooperazione puo' essere un'idea coagulativa.
    Penso che l'idea di fondo da seguire sia una nuova solidarieta', capace di aggregare componenti cattoliche, comuniste, operaie, ecologiste: la mia proposta e' insomma di andare verso una proposta referendaria aggregante e cooperativa contro le forme di discriminazione sociale, cioe' contro il precariato a vita, verso una maggiore sicurezza abitativa, verso un lavoro, anche con nuovi mestieri ecologici, in grado di rappresentare meglio l'ecologia della vita che vorremmo iniziare a diffondere, garantendo per iniziare sicurezze stabili su cui costruire una prospettiva ed un percorso per il futuro.
    Definire meglio la proposta, raccogliere firme e lanciarci in una campagna che risvegli l'attenzione dei media sono i passi successivi per far parlare di noi e creare com,unicazione e dinteresse nella popolazione.
    Significano per noi investire tempo per la campagna referendaria. Bernardo ha avuto una buona idea.
    Ciao Ennio

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  3. Non v'è dubbio che occorra un generale ripensamento alla forma ed alla struttura partitica di oggi, Saper tornare fra la gente non vuol solo dire :"le feste in piazza, i festival con braciole e musiche" ma certo andare per quartieri, raccogliere i bisogni, i suggerimenti, Occorre saper governare i problemi locali perchè sono lo specchio di analoghe situazioni nazionali. Iniziamo nel dare una speranza ai giovani ed ai meno giovani di trovare un lavoro e di potersi costruire una vita, una famiglia. L'Ecologia può essere uno strumento per dare nuovi posti di lavoro stabili. Ma tutti devono contribuire ad esempio riducendo finalmente tutti i privilegi di cui gode la classe politica e l'alta dirigenza della società partecipate.Non è qualunqyuismo politico è un modo per trovare soldi freschi per lo stato, da reinvestire subito in occupazione.

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