lunedì 29 agosto 2011

L’alienazione mentale derivante dall’abuso di sostanze psicotrope e dall’assunzione di alcolici di Ezio Borghesio v.comm. di polizia locale di Torino


Anche io sono stato un “tossicodipendente”, quello che viene pomposamente chiamato “tabagista”, fino a quando ho smesso di fumare. Nel gennaio 1989 ero arrivato a comperare anche il terzo “pacchetto da venti sigarette” al giorno. Ne sono uscito grazie all’agopuntura ed alla mia determinazione. Di contro, non sono mai stato dipendente dall’alcol, pur non essendo astemio e gradendo assaporare un buon distillato; non mi sono mai ubriacato, perché mi ha sempre fatto paura, anzi orrore, l’idea di non essere completamente lucido, di non poter vivere con tutta la consapevolezza quello che mi può capitare: da un bacio dato ad una ragazza ad una gita in un bel paesaggio, eccetera.
Detto da chi indossa una divisa da oltre ventisette anni può sembrare scontato, ma tutti sappiamo come alcune – anche se episodiche - malsane abitudini, possano riguardare chiunque, a prescindere dal fatto che rivesta una carica istituzionale o meno.
Per redigere questa mia “tesina” a conclusione dell’interessantissimo corso di “Scienze psico-criminologiche, investigazione e security”, coordinato dal Professore MONGARDINI - che già con queste prime righe desidero sinceramente ringraziare insieme a tutti gli intervenuti ed ai Colleghi della Polizia di Stato e del Sindacato che lo hanno organizzato - ho scelto l’argomento “L’alienazione mentale derivante dall’abuso di sostanze psicotrope e dall’assunzione di alcolici”, perché ritengo che, come si è visto con il recentissimo caso della ragazza di Torino morta dopo aver inalato lo spray per pulire la tastiera del suo pc, ancora una volta si sia alzato il velo su persone, tossicodipendenti o meno, che usano sostanze devastanti solo per un momento di evasione dal quotidiano, per una fuga. E non sto scrivendo di un ragazzino di qualche favela di Rio de Janeiro, cresciuto per strada, sopravvissuto a brutture inimmaginabili. NO!
Sto ricordando la recentissima storia di una ragazza di Torino, che viveva in una casa, che aveva una famiglia, una scuola; una ragazza che aveva una vita con delle prospettive.
Una ragazza di sedici anni che muore a Torino dopo aver inalato dello spray per pulire la tastiera del suo computer, in un tragico tentativo di sballo. È la triste cronaca di questo ultimo scorcio di 2009, che fa emergere una realtà tanto più subdola, quanto sommersa e difficile da catalogare. Oltre ai tossicodipendenti che fanno uso di “droghe tradizionali”, esiste una percentuale non ben definita di soggetti più o meno giovani, che utilizza sostanze alternative, normalmente non classificate come psicotrope, che provocano euforia, tramite una diminuzione dell’apporto di ossigeno al cervello. Sono le cosiddette droghe da inalazione, reperibili in un qualsiasi colorificio o supermercato, ma dagli effetti devastanti.
Sono sostanze in grado di essere acquistate da tutti, minorenni compresi, del tutto liberamente e fuori da qualsiasi ipotesi di controllo.
L’elenco è lungo: spray, colle, smalti per unghie, benzina, bombolette di butano da campeggio, trielina, acqua ragia e solventi in genere, persino i gas contenuti nelle bombolette di panna montata o nei palloncini colorati.
continua.........................

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