venerdì 23 luglio 2010

Il bambino inquinato: metropoli e malattie respiratorie in età pediatrica Luisella Zanino-Giorgio Diaferia


Una recente indagine epidemiologica condotta su tutto il territorio nazionale su una numero elevato di soggetti ha dimostrato che il 6% dei bambini in età prescolare può essere definito bambino con IRR (infezioni respiratorie ricorrenti), vale a dire che presenta più di 6 infezioni respiratorie/anno o più di 1 infezione/mese nel periodo di massima esposizione che va da ottobre a febbraio e che il numero di bambini affetti da asma bronchiale negli ultimi decenni è globalmente in aumento ( in Italia si calcola che la percentuale è destinata a sorpassare la soglia del 10%: un bambino su dieci). Ricerche epidemiologiche dimostrano inoltre che l’esposizione alle particelle inquinanti modifica la suscettibilità dei bambini agli allergeni, contribuendo all’insorgere di rinite allergica e asma. L’asma, costringendo a modificare stile di vita e seguire terapie complesse e costose per lunghi periodi di tempo, influenza pesantemente la vita del bambino e della sua famiglia. Si parla di una vera e propria malattia sociale. Dato ancor più preoccupante ci viene da un’indagine OMS, su dati relativi agli ultimi anni novanta, che valuta in circa 700 all’anno i decessi di bambini di età compresa fra 0 e 4 anni, dovuti a infezioni respiratorie acute attribuibili all’esposizione a PM10. A Torino, come in tutte le grandi città europee dove si effettua il monitoraggio del PM10, il 90% delle persone, bambini compresi, sono esposte a livelli maggiori da quelli indicati dall’OMS (20 μg/m3) e addirittura il 13% vive in luoghi dove viene superato il valore massimo dei 40 μg/m3. L’albero respiratorio del bambino è più fragile e suscettibile agli agenti inquinanti sia per ragioni di immaturità immunitaria che per ragioni di immaturità funzionale e fisiologica. Immaturità ed inesperienza immunologica sono legate alla fisiologica soppressione dei meccanismi immunitari che il bambino conserva fino ai due anni di vita, ricordo sia del trattato di non aggressione immunologica stretto con la madre durante la gravidanza sia della necessità di sviluppare tolleranza verso il self, l’ambiente che lo circonda. Il dato trova conferma anche nei soggetti adulti là dove, come dimostra una recente ricerca condotta dalla società Nomisma, che riporta i dati sui valori medi di concentrazione di polveri sottili nel triennio 2006-2008 delle prime 15 città italiane per popolazione da cui si desume che, oltre a Roma (40,4), le performance peggiori sono concentrate nelle città del Nord. Questa situazione, determina gravi patologie sanitarie che, nelle 15 città italiane più popolate fa stimare all'istituto bolognese di ricerca '5.876 decessi all'anno" prodotti da elevate concentrazioni di PM10. Di questi decessi, "534 sono riferibili ai tumori maligni della laringe, della trachea, dei bronchi e dei polmoni", mentre "se si considerano gli effetti acuti relativi a malattie del sistema circolatorio e respiratorio" il numero sale a 953. Un ulteriore dato parziale riferito alle città di Milano, Roma e Bologna dimostra che sommando i costi per ricoveri ospedalieri con gli extra costi delle terapie, perdita ore di lavoro e calo della produttività si raggiungono in totale 6,4 milioni di euro solo per queste tre città. Nei bambini le patologie respiratorie risultano pertanto CAUSATE dall’inquinamento atmosferico e non solo rese più acute dai fumi cittadini. Questo è anche quanto stabilito dall’ENHIS (European Environment and Healt Information System), nel documento dal titolo “Exposure of children to air pollution in outdoor air”, pubblicato il 20 ottobre 2008. Non solo: il dato più inquietante è che anche i feti sono sensibili all’inquinamento atmosferico. L’evidence attuale dimostra che i decessi per disturbi respiratori nel periodo neonatale possono avere una relazione causale con l’inquinamento dovuto alle polveri sottili, capaci di effetti negativi sullo sviluppo funzionale del polmone durante la vita fetale. I dati riferiti agli anni 1998-2002 e pubblicati nel 2008 (Registri Tumori (AIRTUM): I tumori infantili Rapporto 2008http://www.registri-tumori.it/PDF/AIRTUM2008Infantili/E&P2S_024_art1.pdf) evidenziano come i tassi di incidenza per tutti i tumori infantili nel loro complesso sono mediamente aumentati nel nostro paese del 2% all’anno, passando da 146.9 nuovi casi all’anno (ogni milione di bambini) nel periodo 1988-92 a 176 nuovi malati nel periodo 1998-2002. Ciò significa che in media, nell’ultimo quinquennio, per ogni milione di bambini in Italia ci sono stati 30 nuovi casi in più rispetto alla media europea. La crescita è statisticamente significativa per tutti i gruppi di età e per entrambi i sessi. In particolare nei primi 12 mesi di vita l’incremento è addirittura del 3.2% annuo. Tali tassi di incidenza in Italia sono nettamente più elevati di quelli riscontrati in Germania (141 casi 1987-2004), Francia (138 casi 1990-98), Svizzera (141 casi 1995-2004). Il cambiamento percentuale annuo risulta più alto nel nostro paese che in Europa sia per tutti i tumori (+2% vs 1.1%), che per la maggior parte delle principali tipologie di tumore; addirittura per i linfomi l’incremento è del 4.6% annuo vs un incremento in Europa dello 0.9%, per le leucemie dell’ 1.6% vs un + 0.6% e così via. Un gran bel brutto primato a cui occorre porre da subito rimedio. Sono quindi necessari interventi sulla mobilità urbana ed extraurbana che riducano drasticamente la presenza del traffico veicolare nelle città, che favoriscano solo mezzi pubblici a bassissimo impatto (metropolitane) e controlli sulle emissioni dei camini e dell’industria, mentre occorre proseguire con le piste ciclabili, il bike sharing e le pedonalizzazioni non solo nei centri storici. Pedonalizzare ha da sempre favorito il commercio, migliorando nel contempo le possibilità dei rapporti interumani. Occorre aumentare e curare il verde cittadino anche ricorrendo ai così detti “Tetti Verdi”, ma anche evitare che nuovi impianti di termocombustione possano scaricare in atmosfera urbana miliardi di nano particelle inquinanti. Per questa ragione , ed anche per seri motivi di microeconomia occorre puntare sempre più sulle 4 R nel settore rifiuti e sprecare e ridurre il consumo di energia, che va sempre più prodotta come il calore e il rinfrescamento da fonti rinnovabili a bassissimo impatto ambientale. Curiamo l’ambiente, tutelando nel contempo la nostra salute ed la qualità della vita. Questo un possibile slogan per le istituzioni che ci governano, da lanciare nelle nostre aree metropolitane e tra la classe medica in particolare.

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