mercoledì 3 aprile 2013

Autorità Nazionale per la Sicurezza Alimentare: Torino la sede giusta

La proposta di SIA - Torino Prescindendo, per il momento, dall’obiettivo di un’Autorità Nazionale per la Sicurezza Alimentare, le motivazioni che erano all’origine della nostra iniziativa e del nostro progetto sono tutt’ora valide, anzi hanno acquisito una nuova rilevanza, alla luce delle emergenze che interessano il nostro pianeta e dei cambiamenti in atto, che coinvolgono la nostra economia e la società tutta. Riteniamo, infatti, che la questione della sicurezza alimentare debba essere declinata non solo più nei termini igienico - sanitari, ma bensì nella sua accezione più ampia di sovranità alimentare (diritto all’accesso all’acqua e al cibo per tutti), secondo modelli alimentari capaci di garantire salute e benessere, dignità, cultura e tradizioni degli individui e dei popoli, oltre che a garantire la conservazione dell’ambiente e delle risorse disponibili, anche in termini di biodiversità. Considerando che la spesa sanitaria rappresenta mediamente l’80% della spesa delle Regioni italiane, è evidente che la capacità di intervenire con l’educazione alimentare e l’informazione dei consumatori rappresenta un investimento, anziché un costo e garantisce una migliore qualità della vita. E’ evidente, poi, la preoccupazione di dover sfamare una popolazione mondiale che cresce, sapendo che il cibo è un problema per il nord del mondo (afflitto da patologie conseguenti alla scarsa qualità del cibo e a modelli alimentari sbagliati) e che spreca molto e per il sud che non ha i mezzi per soddisfare le sue necessità alimentari. E ciò comporta la scelta di un modello agricolo diverso da quello del ‘900. Per questo, anziché ricercare ulteriormente l’industrializzazione e la globalizzazione della produzione alimentare, occorre impegnarsi per sostenere la conversione all’agricoltura contadina ed eco- sostenibile, appropriata alle specificità locali. La popolazione che vive nelle città arriverà a rappresentare presto il 70% del totale e le Città hanno grandi responsabilità per disegnare uno scenario di sostenibilità complessiva. Sono, infatti, le città che mangiano, sono le città che chiedono pesca e agricoltura, sono le città che danno il lavoro nei campi e in mare. Ma le città non producono cibo. I consumatori, con le loro scelte di acquisto, sono in grado di condizionare il mercato (lo dimostra la crescita dei consumi dei prodotti biologici e di qualità, nonostante la contrazione dei consumi alimentari complessiva, in conseguenza della crisi). Ma questo porta al tentativo di conquistare la preferenza dei consumatori con messaggi ingannevoli o poco chiari: fioriscono i termini naturale, vero, genuino, del contadino, per non citare che alcune delle terminologie in uso da parte dell’industria alimentare. Occorre, quindi, fornire gli strumenti perché l’acquisto sia consapevole. Come d’altra parte, soprattutto con la scelta di prodotti alimentari a alta componente di servizio (ovvero i prodotti trasformati a medio lunga conservazione) aumentano i rischi di sofisticazioni e contaminazioni, come i recenti scandali alimentari che hanno interessato l’Europa hanno dimostrato. In un contesto di questo tipo, riteniamo necessario che Torino si colleghi al lavoro che diverse città e metropoli hanno iniziato sul tema del cibo (la piattaforma internazionale “Eating City”) e a considerare la questione alimentare come meritoria di una gestione strategica perché sia affrontata in tutte le sue valenze, a partire dai consumi istituzionali come quelli legati ad esempio alla ristorazione scolastica, collettiva e ospedaliera. Con una visione di questo tipo, il nostro Comitato si rende disponibile a divenire il momento di coordinamento dei diversi Enti e realtà di eccellenza, che già operano nella nostra Città sui temi dell’alimentazione e della sicurezza alimentare (Facoltà Universitarie, Istituto Zooprofilattico, Laboratorio Chimico della CCIAA di Torino, ARPA di La Loggia ecc.), conformemente alle disponibilità che abbiamo già raccolto e secondo un programma di iniziative di comunicazione e di informazione dei cittadini. Alla Città di Torino chiediamo l’adozione di un progetto che raccolga le linee sopra indicate, la sua partecipazione al Comitato attraverso un Assessore Delegato e l’istituzione di una nostra sede operativa presso i vostri uffici. Il Presidente Giorgio Diaferia il V.Presidente Daniele Cantore

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