lunedì 9 agosto 2010

Fiorello Cortiana -Gli Ecologisti pensieri per le vacanze

L’anno politico che si va concludendo ha evidenziato dei tratti disarmanti per la salute della democrazia italiana. L’opposizione, nella forza che ritiene di averne la leadership e nelle sue componenti culturali e sociali, è implosa in una afasia che rivela tutti i limiti e le costrizioni della consociazione. I partiti, tutti, si sono rivelati delle giustificazioni simboliche per cordate di interessi che si contendono le risorse normative, finanziarie, economiche e di indirizzo, proprie dei diversi livelli istituzionali. Tant’è che,a fronte dei risparmi necessari, dettati dalla recessione internazionale e dai parametri europei, non si procede attraverso la riorganizzazione dell’architettura istituzionale e della macchina amministrativa , ma per negoziazioni tra i singoli dipartimenti. Così l’istruzione e la ricerca diventano un costo e non un investimento, i parchi, i loro milioni di turisti, la loro funzione di equilibrio naturale e di bene nazionale, vedono dimezzati i loro già magri bilanci. In luogo di un nuovo urbanesimo per le città italiane, inserite nelle reti internazionali, il federalismo si declina per“piccole patrie”, che riproducono e moltiplicano le strutture amministrative proprie dello Stato Nazionale, altroché l’eliminazione delle Provincie, la creazione delle aree metropolitane, la verifica delle comunità montane ad essere tali ecc. Questa logica di assalto e contesa alla “greppia pubblica” ha aperto la strada ad una corruzione che pervade tutto il Paese ma ha prestato il fianco ad una penetrazione della malavita organizzata che non conosce limitazioni regionali. “Liberi tutti!”, innanzitutto dai doveri di un’etica pubblica. Ma senza questa lo Stato repubblicano è poco più che una foglia di fico. In un contesto di profonda ridefinizione dei mercati e dei protagonisti internazionali è presente una rete di imprese italiane che hanno saputo legittimarsi sui mercati della globalizzazione,puntando sulla qualità dell’innovazione e su sé stesse. La vicenda della FIAT da Termini a Pomigliano, fino a Mirafiori, rivela la necessità di un patto sociale alto e capace di coniugare i diritti alla qualità della produzione, senza questo è normale la delocalizzazione in ambiti del globo che offrono condizioni per restare competitivi. Quella della più grande industria italiana è una condizione emblematica e rivelatrice, le immagini televisive ci mostrano tavoli dove ci sono i rappresentanti di grandi industrie, legate ad azionisti spesso costituiti da istituti finanziari, rappresentanze sindacali del lavoro dipendente e dei pensionati. Dove sono i milioni di Partite Iva dell’Innovazione e della Conoscenza, che producono valore e non hanno prospettive previdenziali né welfare per l’apprendimento continuo? Ancora una volta la FIAT costituisce il segno della capacità dell’Italia di restare a pieno titolo nel G8, cioè di tener il passo, con l’ampliamento dei mercati e dei competitori. L’Italia ce la può fare solo puntando sulla qualità di sistema, quindi del prodotto, pena divenire contendibile e scalabile da altri protagonisti internazionali, a partire da quelli europei, pensiamo ad un mercato altamente tecnologico come quello dell’industria militare.

Qualità dell’ambiente, qualità dei servizi, qualità amministrativa, qualità delle infrastrutture, è un sistema territoriale qualitativo a costituire il retroterra per la competizione internazionale ed i relativi distretti virtuali della globalizzazione. In un paese che ha fatto del talento creativo una delle sue ragioni di successo,la mancanza di una politica capace di fare incontrare creatività e credito affida le potenzialità delle generazioni che si affacciano al mondo adulto,fuori dall’assistenzialismo,ai percorsi individuali all’estero senza alcuna modalità che consenta loro di tornare arricchiti in Italia che non sia la nostalgia. L’Agenzia Nazionale dell’Innovazione cosa fa? A cosa serve? Attraverso quale processo di relazione con le domande e le opportunità dei mercati e la definizione dell’offerta nel sistema della formazione vengono definite le sue funzioni, la sua organizzazione e le sue modalità di azione? Si rivelano un’assenza ed una necessità della politica come processo di definizione di indirizzi comuni, basato su valori condivisi e capace di proporre la politica pubblica, le sue norme e le sue istituzioni, come un ambito che fa riferimento agli interessi generali di queste e delle future generazioni. In un passaggio così drammatico come quello di questo millennio, con le grandi opportunità del multilateralismo, delle innovazioni scientifiche e tecnologiche che mettono in rete le differenze del mondo,la loro potenzialità generativa nella condivisione e le reazioni tribali dell’integralismo, di tutto i cittadini italiano hanno bisogno meno che di essere spettatori intimoriti e sconcertati del cambiamento. Il processo globale in atto, rispetto al quale si definirà la soggettività politica dell’Europa e il peso dei diversi stati che la compongono, richiede all’intero sistema sociale di una nazione di essere una comunità protagonista. Cosa stanno facendo gli Stati Uniti con la Presidenza Obama se non questo? Dal Welfare, all’innovazione tecnologica ed energetica, dalle regole per Wall Street, all’Afghanistan, nella terra dell’”ognuno per sé, ad ognuno il suo Dio” la nuova frontiera è costituita dalla costruzione di una comunità che partecipa alla sfida internazionale e a quella con sé stessa. La politica deve tornare ad essere un riferimento per gli italiani, capace di muovere ragioni ed emozioni, non può generare indifferenza e astensionismo o, al contrario, scambio e mercimonio. La sfida è qui: dopo le ideologie la post-politica non può costituire una deriva ineluttabile, e la Costituzione, i suoi equilibri e i suoi poteri, un impedimento. I suoi valori, confermati nel/dal Trattato Costituzionale Europeo, invece di essere un fondamento comune per un patriottismo costituzionale diventano dei riferimenti per la simulazione formale, buoni a coprire le necessità contingenti di chi ha il consenso elettorale, quale che sia la modalità e la norma attraverso il quale è stato ottenuto. Il contrasto tra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Camera trova qui il suo fondamento. Fini è figlio di un partito popolare che ha saputo evitare la deriva anti istituzionale di chi è relegato nella riserva nostalgica ed ha aperto un percorso democratico con il forte passaggio simbolico di Fiuggi. Questo gli ha consentito di disporsi con spregiudicata coerenza alle sollecitazioni dei tempi non più riconducibili negli alvei ideologici del ‘900. Berlusconi è figlio della spregiudicatezza e dell’intuizione imprenditoriale improvvisamente orfana dell’interlocuzione con il sistema dei partiti della Prima Repubblica, delle sue permeabilità e dei suoi vizi. Egli è il prodotto più probabile della crisi della stagione della politica italiana del secondo dopoguerra e delle conseguenze sulle istituzioni democratiche, non ne costituisce la causa. Da qui occorre partire, come può la politica non essere una funzione di interessi particolari? Come possono costituire un bene comune partecipato le istituzioni e la macchina amministrativa? Come possiamo essere cittadini e non telespettatori saltuariamente sondati? Dopo le ideologie, i loro partiti/vestali, le loro liturgie e ritualità, come costruire delle forme di partecipazione informata a processi di definizione di indirizzi ed aspirazioni comuni? Come avere classi dirigenti che devono la loro autorevolezza ad una reputazione fondata sulla credibilità e sulla capacità di senso e non solo sulla potenza economica. Queste sono le questioni che resteranno aperte dopo la stagione di Berlusconi, non una presunta eredità politica da contendersi.

serene vacanze

Fiorello

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