giovedì 3 settembre 2009

Bernardo Ruggeri

Fisco ecologico
La crescente coscienza dell’opinione pubblica sulle tematiche ambientali, pone sempre più al centro del dibattito politico le leggi della natura e la finitezza delle risorse: materia ed energia. Il compito arduo è quello di trasformare le problematiche ambientali spesso vissute come disastri od impicci sulla via della crescita in opportunità ed occasioni di sviluppo. L’ostinazione a non voler riconoscere il sistema economico come sottosistema di quello ambientale e conseguentemente che la crescita del primo e` limitata dal secondo, porta certamente a disastri ambientali e quindi economici. La protezione dell’ambiente, la crescita economica, la giustizia e l’equità sociale sono interdipendenti e vanno perseguite con azioni politiche in maniera armonica avendo ben chiaro che non è possibile ottenere risultati duraturi e sostenibili sul lungo periodo per ognuna di esse, se le azioni sono perseguite in maniera scollegata l’una dalle altre.
Forse una breve rassegna delle differenze nella percezione del mondo tra le due culture puo` essere di aiuto nell’individuazione dei punti da cui partire:
i) gli economisti sono orgogliosi nel rilevare che l’economia mondiale dal dopoguerra ad oggi e` aumentata di 8-9 volte per quanto attiene la produzione di beni e servizi, portando lo standard di vita a livelli impensabili (inuna parte del Pianeta!);
ii) gli ecologisti rilevano come tale crescita basata sulla vendita di combustibili fossili a basso costo (nel senso che il prezzo all’utilizzatore non rispecchia i costi dovuti a disastri ambientali e quelli per la salute) porta alla destabilizzazione del clima; inoltre, essendo tale crescita non esportabile quantitativamente su scala mondiale, essa e` foriera di forte instabilita` sociale (guerre).
iii) gli ecologisti capiscono che tutte le attivita` vitali, comprese quelle economiche, dipendono da un intricato equilibrio tra milioni di specie che vivono in una circolarita` virtuosa tenuta assieme dalla catena alimentare, dai cicli geologici, dai grandi cicli dell’acqua, dai cicli dell’ anidride carbonica e quelli del clima.
iv) gli economisti, sono in grado di allocare in maniera adeguata risorse scarse mediante dinamiche di costi/prezzi e domanda/offerta, traducendo obiettivi in dinamiche politiche, cosa che qualsiasi sistema di pianificazione strategica centralizzato non e` in grado di fare, per contro sono piu` propensi ad un pensiero lineare che non circolare.
v) per gli ecologisti il progresso e` limitato dalla finitezza delle risorse naturali, gli economisti tendono a non vedere limiti, questi ultimi pongono al centro la crescita, mentre i primi la sostenibilita`.
Riusciranno questi due mondi a colloquiare? Parecchia strada e` ancora da percorrere per sviluppare appieno una economia-ecologica in grado di assicurare benessere duraturo e con molto meno petrolio. Molto dipende da grandi decisioni politiche strategiche in grado di porre al centro le questioni ambientali tali da essere coagulo di opportunità di sviluppo duraturo ed equamente distribuito. Tali decisioni se non coinvolgeranno le singole azioni quotidiane che ognuno di noi puo` compiere nella scelta di beni e servizi favorendo ed inducendo la selezione di prodotti e sistemi di produzione rispettosi dell’ambiente, risultano vane ed inefficaci. In altre parole e` auspicabile che le decisioni economiche siano armonizzate da principi ecologici, in maniera tale da sfruttare appieno le potenzialità e le opportunità che i meccanismi di mercato possono mettere in campo come strumenti di persuasione e diffusione di un diverso approccio nei confronti del “problema ambiente”.
Modalita` e specificita` del processo di sincronizzazione tra agire economico e cicli naturali sono difficili da definire in termini teorici: conta piu` l’agire, lo sperimentare, il valutare e riprovare. In tale contesto l’obiettivo è quello di iniziare una transizione da un sistema di tassazione delle rendite da lavoro e da impresa verso una tassazione di consumo di materia ed energia, a parità di pressione fiscale complessiva; ossia avviare un meccanismo di alleggerimento del carico fiscale dalle attività ed un inasprimento verso beni primari, segnatamente: acqua, aria e terra; in altri termini utilizzare la leva fiscale per orientare lo sviluppo economico verso la sostenibilità ambientale.
Azioni concrete che vadano in questa direzione possono e devono essere messe in campo fin da ora; pertanto riteniamo che il Partito nelle sue varie articolazioni, e dove è possibile fin da ora, debba:
• valutare tutte le forme di finanziamento pubblico (Regione, Provincia, Comune) con elementi premianti e penalizzanti che tengano conto di analisi costi/benefici ambientali: premiare progetti ed iniziative che a parità di prodotti e servizi forniti, lo facciano con meno materia e meno consumo di energia sia nella produzione che nell’uso del bene;
• introdurre delle forme di scarico fiscale graduale e progressivo da beni e servizi più rispettosi dell’ambiente e penalizzando contestualmente quelli che lo sono meno; in tale contesto appare già percorribile fin da ora un sistema di sgravio fiscale sul lavoro di quelle imprese che decidono di entrare nel meccanismo di Kyoto per il risparmio-conversione energetica e contestualmente un aggravio per le altre, incominciando con le quote di imposizione fiscale locali;
• particolare attenzione va rivolta al consumo energetico delle abitazioni (già oggetto di una normativa Comunitaria a partire dal 2006) in quanto quantificabile con precisione in termini di consumi energetici (gasolio, gas energia elettrica) ed altrettanto in termini di imposizione fiscale (IRPEF); una possibile via è quella di indurre azioni di risparmio energetico di qualsiasi tipo mediante la corrispondente riduzione delle tasse che gravano sui singoli e sui beni, con uguale aggravio verso soggetti che non attivino tali comportamenti virtuosi (ovviamente mettendo in atto una serie di azioni atte a tutelare le fasce più deboli, famiglie numerose, monoreddito ecc.);
• per quanto attiene le tariffe di beni e servizi pubblici (acqua, energia elettrica, rifiuti, parcheggi ecc.) va incrementato un sistema tariffario che di volta in volta scoraggi o incoraggi in maniera fortemente differenziata l’utilizzo del bene o del servizio (es. tariffe fortemente crescenti per l’uso dell’acqua al di sopra del quantitativo vitale);
• per quanto attiene al sistema dei trasporti vanno individuati dei meccanismi che in prospettiva permettano di passare dal bene mezzo di trasporto al bene mobilità; tale passaggio non è un processo privo di difficoltà e conflitti, è necessaria una grande capacità di adattamento e di flessibilità della società nel suo complesso, in particolare delle strutture produttive; un primo passo è quello di favorire i mezzi di trasporto a più basso impatto ambientale, ad esempio annullando la tassa di possesso e gravando quei mezzi che non lo sono.

In definitiva vanno ricercate tutte quelle forme di incentivazione fiscale in cui il singolo ne abbia un vantaggio economico immediato perché solo così è possibile generare un forte coinvolgimento sociale in grado di liberare risorse economiche verso tematiche di ricerca ed innovazione in grado di stimolare creatività imprenditoriale e partecipazione del mercato in tutte le sue accezioni, compresa l’allocazione di capitali verso imprese che decidono di giocarsi il proprio destino imprenditoriale sulle tematiche di innovazione eco-efficienti, sia su scala locale che globale, la cui richiesta di beni, processi ed impianti eco-compatibili è di giorno in giorno sempre più stringente.

Non vi e` piu` molto tempo a disposizione affinche` ecologisti ed economisti portino avanti un lavoro congiunto finalizzato al sostegno, recupero e mantenimento di quel capitale naturale, unico in grado di assicurare benessere e sostenibilita` durature. E` proprio il caso di dire che la parola d’ordine e` quella di contaminare le due culture: quella ambientale e quella economica. Con le parole di Weizsäcker: “il compito piu` difficile e` fare in modo che il mercato racconti la verita` ecologica”.

Alcuni esempi di azioni pratiche

Rifiuti
E’ necessario porre al centro dell’azione politica locale la definizione di “rifiuti zero”.
Creare un sistema premiante del tipo win-win: gli esercizi commerciali che pongono a disposizione del consumatore dei sistemi di raccolta degli imballaggi, ne guadagnano in quanto in quanto in maniera progressiva in base al materiale raccolto gli vien decurtata la “tassa rifiuti” all’utente finale vien decurtata parimenti la “tariffa rifiuti” in quanto produce meno rifiuti alla sua abitazione. Tale sistema va contestualizzato nei confronti di quegli esercenti e utenti che non attuano dei comportamenti “ecologicamente virtuosi”, ossia la diminuzione dell’imposizione comunale nei confronti dei primi va caricata sui secondi. In tal modo si genera una competizione “sui valori della sostenibilità”, e nel contempo si creano dei flussi “merceologicamente” adeguati per la crezione di imprese. L’ azienda rifiuti va destrutturata in piccole aziende distribuite sui quartieri (Municipi) in maniera da renderla più agile negli interventi, essenzialmente di formazione/informazione degli utenti. Eliminazione dei cassonetti dal suolo cittadino ed estensione del porta a porta all’intera città.
Bloccare la costruzione dell’inceneritore (inceneritori?) tecnologia obsoleta e generatrice di inquinanti permanenti. Le frazioni vanno valorizzate: la frazione organica va utilizzata per la produzione di bioalcool per autotrazione dei mezzi pubblici.

Acqua
Azzeramento dei profitti provenienti dalla distribuzione dell’acqua pubblica; ritorno alla struttura di Azienda Municipalizzata (processo di de-privatizzazione), la struttura di società per azioni è “pericolosa” perché è strutturalmente orientata al profitto (e l’acqua è un bene primario!) presta il fianco a politiche di “capitalizzazione” tendenti a far cassa. Il prezzo dell’acqua va calibrato rispetto ai costi “industriali” per la produzione dell’acqua potabile ed all’ammodernamento della rete di distribuzione che necessita di un intervento massiccio atto a recuperare l’acqua che ad oggi viene dispersa (valore enorme, intorno al 30% di quella immessa nella rete); le tariffe devono essere disincentintivanti: partendo da un minimo vitale (circa 150 litri per giorno per persona) a consumi crescenti tariffe crescenti, in maniera da premiare l’uso parsimonioso e disincentivare gli sprechi. Attraverso l’azienda è necessario favorire la creazione di “cisterne”, (con incentivi in conto capitale e/o con la leva fiscale locale) a livello condominiale per la raccolta delle acque piovane ed il loro utilizzo in usi non alimentare.

Casa
Vanno bloccate le concessioni edilizie per nuovi insediamenti; va favorite sia il recupero che le ristrutturazioni delle strutture esistenti utilizzando la leva fiscale locale ed incentivi diretti, attaverso una revisione del regolamento edilizio comunale: ogni nuova costruzione (su suolo già occupato) o ristrutturazione va autorizzata se l’edificio diventa “carbon free”. Va definito un piano casa di incentivi e scorpori fiscali per tutti gli interventi che producono un risparmio energetico sia di tipo passivo che attivo nelle abitazioni. Va creato un piano di intervento distribuito sul territorio cittadino che abbia come fine l’introduzione di elementi attivi di produzione di energia elettrica sia di tipo fotovoltaico che mini eolico sfruttando le superfici coperte già esistenti. La rete di distribuzione dell’energia elettrica va parzializzata almeno a livello di quartiere, in maniera da renderla “intelligente” e favorire lo scambio tra mini produttori e e/o singoli produttori. La gestione della rete di distribuzione va “restituita” ai cittadini, solo in questo caso è possibile attivare una incentivazione diretta e tariffaria dell’energia elettrica in grado di favorire l’uso di risorse rinnovabili. Il finanziamento per tali azioni va attinto dagli utili e dalle casse di IRIDE.

Energia e trasporti pubblici
Va immediatamente avviata una politica di trasporti che: disincentivi in maniera forte (vedi Londra) l’utilizzo del mezzo privato con una forte spinta al potenziamento del mezzo pubblico, intermini di servizi offerti ai singoli verso i grandi centri: scuole, ospedali, università, politecnico, centri di eventi fiere ecc. Va attuata una politica di trasporto pubblico che gradualmente nel tempo porti a rendere sostanzialmente gratis il mezzo pubblico (es. Hamburgo 1,30 € per 4 h) in maniera da renderlo effettivamente competitivo, insieme all’aumento delle frequenze ed all’intermodalità (ferrovia, metropolitana, bus, bicicletta). I mezzi di trasporto pubblico vanno trasformati in maniera da avere, dopo un periodo di transizione: tutti mezzi pubblici ad energia rinnovabile. L’energia elettrica va prodotta da fonti rinnovabili, va completata la trasformazione a metano dei bus e vanno alimentati dal gas di discarica di Basse di Stura, che è in grado di fornire combustibile per autotrazione almeno per i prossimi 20 anni. Mai più parcheggi in centro! I parcheggi vanno creati all’ingresso in città (di interscambio) con tariffe simboliche far favorirne l’uso massiccio. Va creato un sistema di trasporto su bici che nel tempo dovrà diventare il mezzo di trasporto più usato, creando piste ciclabili protette e sicure. Va creato un sistema pubblico di trasporto per le scuole (scuola bus) con sistema di prelievo “porta a porta” e tariffe differenziate rispetto alla distanza. Va attuata una politica di incentivazione per il rinnovo del parco taxi per arrivare alla loro trasformazione in veicoli elettrici; vanno creati dei “distributori” di energia elettrica (carica batterie) sul suolo cittadino prodotta con pannelli fotovoltaici, ad un prezzo al di sotto dei carburanti petroliferi.

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