giovedì 23 dicembre 2010

di Emilio Soave *Densificare la Città. Avanza la" Nuova Urbanistica"


A Torino si è fatta strada la “nuova urbanistica”, con un argomento apparentemente convincente e suggestivo, ovvero “densificare la città”. Torino in questo si affianca a Milano, che, con il nuovo Piano di Governo del Territorio, intende sostituire il Piano Regolatore, ritenuto ormai strumento superato, come pure si ritiene antiquata la Legge Urbanistica Nazionale del 1942. Si propone di conseguenza un modello di città più denso e più compatto, all’interno del quale trovano spazio soprattutto “edifici a torre”, con il pretesto che così si lasciano libere aree per realizzare i servizi, difficilmente reperibili se non spingendo verso la crescita in altezza i nuovi edifici.
A Milano si intende affossare il Piano Regolatore del 1980, incrementare i volumi da costruire, favorire la crescita in altezza e soprattutto “densificare” la città, nelle zone ove più forti sono le reti di trasporto, attrarre nuova popolazione (oltre mezzo milione di abitanti in più), dare impulso all’attività edificatoria e rendere la città sempre più “competitiva” con altri sistemi urbani. In ambedue le città si propone sempre più di “costruire sul costruito”, incrementando i volumi, e riempire i temuti “vuoti urbani”. A Torino non si ha il coraggio di dire che il Piano Regolatore del 1995 è “superato”. In compenso si provvede a renderlo sempre più flessibile e aderente alle esigenze del mercato e alle richieste dei grandi operatori immobiliari, moltiplicando le “varianti parziali” (siamo felicemente giunti a quota 245!) ed i Programmi Integrati (PRIN) in variante al Piano. Si ritiene superata la dotazione di servizi prevista dalle leggi regionali e nazionali, e si pensa addirittura che alcune dotazioni di servizi (come il verde e i parchi) i cittadini dovrebbero andarseli a cercare fuori dalla città, perché al suo interno costa troppo sia realizzarli che mantenerli! Chiaramente alla base di tante scelte, nelle città come nei piccoli comuni, c’è anche la necessità di ridurre le spese (in ossequio ai patti di stabilità), soprattutto di quelle per investimento, e incrementare le entrate incamerando oneri di urbanizzazione con le concessioni edilizie (edilizia residenziale e commerciale). La finanza locale è dappertutto in crisi.Questa nuova ideologia urbanistica a Torino sta trovando la sua massima espressione in una grande Variante Strutturale al Piano Regolatore (la n. 200), che dovrebbe riguardare tutto il quadrante Nord-Est della città, in Barriera di Milano e in zona Vanchiglia-Regio Parco. Su Obiettivo Ambiente ne abbiamo già parlato più di un anno fa, allorchè fu votato dalla maggioranza del Consiglio Comunale di Torino il Documento Programmatico della Variante 200, sottoposto poi a osservazioni dei vari Enti territoriali titolati, e ad altre osservazioni nel pubblico interesse: tra queste le nostre osservazioni a nome delle Associazioni Ambientaliste, che ponevano molti dubbi e interrogativi su tale massiccia proposta di variante al Piano Regolatore, agganciata ad un’ipotesi di tracciato di Linea 2 della Metropolitana di Torino di dubbia utilità e di assai problematica finanziabilità in questi tempi di ristrettezze. La Linea 2 si aggancia a sua volta ad una proposta di interramento della storica ferrovia Torino-Ceres sotto corso Grosseto, con una pesantissima cantierizzazione ed un costo elevatissimo, e ad un’ipotesi di riorganizzazione del nodo ferroviario di Torino il cui modello di esercizio ed il relativo finanziamento dovrebbero collegarsi strettamente con la realizzazione della linea ad Alta Velocità Torino-Lione e dell’asse di corso Marche su tre livelli. C’è quindi di che dubitare sull’impianto stesso della Variante in questione.Ancor più vi è da dubitare sui meccanismi di “finanza creativa” sui quali si fonda la Variante: stiamo parlando della trasformazione di circa 1 milione di metri quadri, con la previsione di 25-30.000 nuovi abitanti che dovrebbero insediarsi nelle diverse aree di trasformazione, le quali si snoderebbero lungo il tracciato del primo segmento della Linea 2 di metropolitana, tutto “interno” alla città, salvo la generica previsione di una sua diramazione verso San Mauro e Settimo che, a nostro parere, avrebbe dovuto essere invece la scelta prioritaria. Il meccanismo “creativo” consiste nell’ipotizzare l’utilizzo di 450.000 mq. di Superficie Lorda di Pavimento che dovrebbero essere “generati” da aree di proprietà comunale o di prevedibile cessione al Comune, e che dovrebbero essere progressivamente immessi sul mercato delle nuove costruzioni nell’arco di un decennio attraverso una Società di Trasformazione Urbana (STU), di cui entrerebbero a far parte anche operatori finanziari e immobiliari, che emetterebbe delle azioni garantite da fondi immobiliari. La vendita di questi diritti edificatori di proprietà comunale da realizzarsi all’interno del territorio coinvolto dalla Variante dovrebbe poi in gran parte finanziare (per la quota di spettanza del Comune) anche la realizzazione del primo segmento di Linea 2 della Metropolitana, finanziare interventi di riqualificazione territoriale (una “strada parco” da realizzarsi sul solettone in cemento armato del tracciato ferroviario Gottardo-Sempione, e la sistemazione delle aree di superficie del Passante Ferroviario dalla Dora a corso Grosseto, il recupero del parco Sempione distrutto dai lavori del Passante, ecc. ecc.), e contribuire a ripianare una piccola parte dei vasti debiti dell’Amministrazione Comunale.Ci permettiamo di dubitare della credibilità dell’intera operazione, nell’attuale situazione del mercato finanziario e immobiliare, e di nutrire dubbi ancora più seri sull’opportunità di incrementare la capacità insediativa di questa parte di città dove esistono ancora significative aree libere e diverse piccole attività produttive e artigianali, il cui esodo verrebbe così incoraggiato. Con due provvedimenti che anticipano l’approvazione della Variante 200 (il cui iter sarà ancora lungo) vedremo partire la realizzazione di due centri commerciali e nuovi quartieri di edilizia residenziale, con edifici “a torre”, al posto di attività produttive in fase di dismissione. Essendo la popolazione di Torino sostanzialmente stazionaria da qualche anno (908.000 abitanti), non è chiaro a quale fabbisogno abitativo sarà rivolta la costruzione di nuova edilizia residenziale.Intanto i servizi, i trasporti pubblici, la riqualificazione degli spazi pubblici, del verde e del Parco Sempione distrutto dai cantieri aspetteranno invece anni prima di essere avviati. E subentreranno, qui come altrove (vedi sempre a Torino il caso di Spina 3) rilevanti problemi di bonifica nelle aree industriali dismesse. Ma intanto si sarà “densificata” la città e si saranno incamerati oneri di urbanizzazione. La Linea 2 (costo stimato, di certo dilatabile, 636 milioni di Euro) della Metropolitana, che dovrebbe sotto passare tutto il centro storico aspetterà finanziatori improbabili e fondi statali e regionali ben lontani dai nostri orizzonti.


* Pro Natura

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