sabato 2 ottobre 2010

UNA GUERRA SILENTE di Ezio Borghesio


Con questo primo di una serie di scritti Ezio Borghesio che ha svolto le mansioni di fotografo – disegnatore presso la Sezione Infortunistica della polizia municipale di Torino dal 1990 al 1996,ha rilevato numerosi incidenti stradali, di cui molti con esiti drammatici ed ha potuto consolidare in sé quanto una certa “disinvoltura” nel condurre se stessi o i veicoli in disponibilità sia ormai una consuetudine, quasi che la prudenza sia una condotta “da perdenti”… ma perdere la vita in un sinistro stradale, certo, non si può ritenere una vittoria.
Negli ultimi anni, poi, l’abuso di strumenti quali telefoni cellula lari, navigatori satellitari, avvisatori di apparecchi per la misurazione della velocità, costituiscono un sensibile incremento dei fattori di ulteriore deconcentrazione, ai quali – purtroppo – si aggiungono gli effetti derivanti dall’assunzione delle più svariate sostanze psicotrope e, comunque, in grado di limitare la propria capacità sensoriale, la più importante: l’alcool.

Il pedone

Il primo utente della strada, nella scala delle fasce di rischio, è senza dubbio il pedone: ma cosa si può fare, ogni giorno, per mettersi un minimo al riparo dai rischi della circolazione stradale, nella nostra qualità di utente appiedato?
Oltre al rispetto delle norme dettate dal codice della strada, non necessariamente note a tutti, poiché non tutti i pedoni sono patentati e non hanno, quindi, potuto assimilare le principali nozioni in materia, esistono piccoli accorgimenti, davvero alla portata di tutti, che è bene tenere presente.
Il semplice camminare sul marciapiede può comprendere dei rischi, come quello di incappare in una buca sul manto stradale. Quindi, non diamo mai per scontato che un percorso, soprattutto quando noto o abituale, perché fatto tutti i giorni, non possa nascondere delle modificazioni su cui possiamo inciampare e procurarci così una caduta a terra.
Anche l’attraversamento delle strade, sebbene effettuato sulle apposite strisce zebrate, può comportare una certa serie di rischi: ad esempio può essere difficoltoso riuscire a capire a che velocità si sta approssimando quel veicolo che scorgiamo in lontananza, poiché i moderni mezzi a motore offrono prestazioni sempre più esasperate, soprattutto in materia di accelerazione da fermo. Non è una novità che motori anche di piccola cilindrata riescano a sviluppare accelerazioni degne di potenze di gran lunga superiori. Stiamo per attraversare la strada … il semaforo per la nostra direzione è ormai giallo, ma pensiamo ai nostri impegni, l’orologio ci dice che siamo in ritardo nella forsennata tabella di marcia di tutti i giorni: e allora via, affrettiamo il passo quasi in una corsetta e ci avviamo verso la mezzeria del corso da superare. Dalla nostra destra partono i veicoli perché il semaforo è ormai diventato verde per loro. Primo fra tutti un signore su un moderno scooter (uno di quelli che con soli 125 centimetri cubi di cilindrata, sfrecciano via anche a moto con mille cc. sotto il serbatoio, almeno per le prime decine di metri) che, pur notando il pedone prossimo alla mezzeria, pensa “si fermerà lì, in mezzo alla strada, aspettando il transito delle auto, dato che ha il rosso”. Nello stesso momento il pedone che si trova in mezzo alla strada, scorge i veicoli in movimento, s’impaurisce, nota lo scooter, ma pensa che ce la farà: … invece, un secondo dopo il motociclo è già in frenata d’emergenza, poi il suo conducente striscia sull’asfalto, mentre lo scooter inclinatosi di lato si mette di traverso e falcia inesorabilmente il pedone… questa volta è andata bene: “solo” la frattura di una gamba per lui e qualche sbucciatura per il centauro, ma poteva andare molto peggio. Questo non è che un banale esempio e non si vuole assolutamente criminalizzare le due ruote, perché è abbastanza pacifico che anche i pedoni, molto spesso, non si vogliano arrendere alla limitatezza delle proprie prestazioni in materia di “scatto”, soprattutto quando l’età e qualche acciacco si fanno sentire. Né si può dimenticare quanto siano importanti i dati riferiti alle lesioni patite dai centauri stessi anche solo per la cattiva manutenzione delle strade, cittadine e non. In questo senso la città certo non si può ritenere il luogo più vivibile, ma proprio per questo ogni giorno dobbiamo tenere presente come possiamo sbagliare nel calcolare la velocità di avvicinamento di un veicolo in movimento e, anche se siamo in ritardo, arrenderci e, così, aspettare il prossimo turno di verde.
Altro momento di pericolo per il pedone è rappresentato dal trasporto pubblico collettivo: tram e bus, per capirci meglio. Molto spesso, capita di salire sui mezzi pubblici e vedere come tante persone, di ogni età, usino farsi trasportare con al seguito borse della spesa, telefonini ed altri accessori, senza attenersi all’elementare consiglio di reggersi agli appositi sostegni. Soprattutto gli studenti, con zainetti pesanti sul dorso, sono soliti poggiarsi ai mancorrenti in precario equilibrio, con il risultato che ad una frenata più brusca dell’ordinario, caracollano addosso ad altri passeggeri; oltre ai calli doloranti, può capitare, ed è capitato, che qualche anziano si trovi con una frattura ad un braccio o peggio, cadendo a sua volta sul pavimento del veicolo, riporti lesioni più gravi. Gli stessi veicoli pubblici hanno raggiunto accelerazioni e decelerazioni di grande rilievo e non è infrequente che i loro conducenti e manovratori debbano operare frenate d’emergenza, poiché è ancora molta la percorrenza di servizio che i veicoli seguono in superficie e non in sedi isolate dal restante traffico.
Anche la discesa dei pedoni, alle fermate, può comprendere una buona dose di rischio, specie laddove si scende dal mezzo pubblico, lo si sopravanza e si va ad attraversare la strada, passando davanti alla cabina di guida: manovra vietata dal codice, ma spesso eseguita imprudentemente, poiché il conducente del veicolo che sopraggiunge a fianco del mezzo pubblico e lo sorpassa, ben difficilmente scorgerà per tempo l’”ostacolo” che va a pararglisi innanzi, con l’inevitabile investimento.
Le giornate piovose implicano un aggravamento dei rischi a danno dei pedoni: tergicristalli dei veicoli di scarsa efficacia (in sede di revisione degli autoveicoli, viene controllato unicamente se il tergicristallo funziona, cioè se si muove, ma nulla viene accertato in merito alla sua capacità di pulizia del vetro parabrezza) e vetri molto spesso opacizzati da smog o approssimativi lavaggi fanno sì che la capacità di visualizzare la realtà circostante dall’interno del veicolo si riduca sensibilmente. L’umidità interna dell’abitacolo, aggiunta a sistemi di ventilazione del cruscotto non sempre in grado di garantire la perfetta asciugatura della superficie interna del vetro, molto spesso intriso di effetti del tabagismo, comportano deformazioni del campo visivo e una riduzione della velocità di avvistamento dell’ostacolo - pedone.
Le ore serali e notturne sono una ulteriore forma di incremento del rischio nella circolazione dei pedoni, nelle nostre città e anche fuori dalle stesse: per le ragioni trattate nel precedente capoverso ed anche perché molto di rado si decide di uscire di casa per una trasferta a piedi pensando a come vestirsi in base alle condizioni del tempo e del traffico che andremo ad affrontare (in materia di visibilità). Si preferisce seguire i colori della moda, a dispetto di effetti di vestiario o di loro accessori in grado di aumentare la nostra potenzialità di essere notati per le strade. Si sceglie l’attraversamento più comodo e magari non adeguatamente illuminato, invece di un percorso più lungo, ma più sicuro. Anzi, molto spesso, si attraversa la strada dove ci fa più comodo e nel modo che ci pare al momento, sicuri che i veicoli che sopraggiungono siano sempre guidati con la dovuta prudenza ed abilità, nonché dotati di sistemi di frenatura estremamente efficienti. Ma anche le strutture stesse della strada possono concorrere a rendere la camminata poco agevole o pericolosa: segnaletica orizzontale consumata, cantieri stradali per la metropolitana, il passante ferroviario, il teleriscaldamento e quant’altro, comportano di per sé una distrazione in più per tutti i conducenti ed anche per i pedoni, spesso costretti a dei veri e propri “percorsi per esercitazione militare”, che non possono che aggravare il potenziale rischio d’essere investiti dai veicoli in transito.
Altro momento di pericolo per il pedone deriva dal “passaggio di ruoli”, cioè il conducente di veicolo a motore che sospende la marcia e discende dal mezzo per entrare in un negozio, per salutare un amico o per altro legittimo motivo. E’ frequente che la persona in questa veste dimentichi completamente ed istantaneamente tutte quelle forme di elementare prudenza che sino ad un momento prima pretendeva di ottenere da chi gli si parava davanti come pedone. Un caso per tutti: quello di un signore che, disceso dalla propria auto, entrò in una pizzeria, ordinò ed ottenne la cottura di quattro pizze, indi uscì e tentò di raggiungere il proprio veicolo posteggiato dall’altra parte della strada, con la fretta di non far raffreddare il cibo… non mangiò quelle pizze… perché fu investito ed occorsero diverse settimane prima che potesse camminare agevolmente dove gli pareva.
Forse è questo il concetto da tenere presente: non possiamo camminare dove e come ci pare, specie in città, se non in zone adeguatamente protette come parchi ed isole pedonali, ove la scarsissima circolazione veicolare ammessa è prerogativa di automezzi di soccorso o di servizio.
Non dimentichiamo, poi, che nella categoria “pedoni” sono compresi tutti, anche i bambini scappati di mano alla mamma e gli anziani che deambulano con ausilii e comunque con estrema difficoltà e lentezza, ovvero in quanto affetti da qualche forma di demenza cognitiva.(continua)

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