giovedì 7 ottobre 2010

UNA GUERRA SILENTE di Ezio Borghesio 3-4


L’automobilista

E’ senz’altro la categoria di utenti della strada che vede il maggior numero di vittime, ma non perché l’autovettura sia più pericolosa in sé! I dati sono a sfavore di questi utenti solo perché, a livello mondiale, sono in maggior numero ad essere interessati.
Fin dal varo del vecchio codice della strada (testo unico del 1959) le modalità di conseguimento, di controllo, di revisione e revoca delle patenti di guida per auto e moto veicoli sono state invero poco selettive … per essere brevi e franchi, va ricordato il noto sillogismo per il quale al compimento del ventunesimo prima e diciottesimo anno di età poi, equivale al conseguimento della patente B e così via: ma questo è probabilmente il primo fatale errore, da cui discendono patentati con attitudini alla guida davvero discutibili e, quindi, pericolosi per sé e per il prossimo. Le recenti modifiche al nuovo codice della strada (patente a punti, per esempio) sembrano proprio voler porre rimedio a quella che è stata, per molti anni, una scuola di guida scarsamente formativa e poco selettiva.
A proposito, a quando la dotazione alle scuole guida di simulatori in grado di riprodurre la conduzione di veicoli anche nelle condizioni estreme? Speriamo prestissimo, dato il continuo progresso tecnologico.
Per quanto riguarda le automobili moderne in sé, esse prevedono qualità di sicurezza attiva e passiva davvero all’avanguardia e sistemi quali gli air bags, l’abs, le cinture di sicurezza e le strutture stesse dei telai automobilistici attuali molto spesso salvano vite umane.
Ma quali sono i principali fattori di rischio nel condurre le autovetture?
Cominciamo con l’enunciare qualche tipico comportamento dei giorni nostri, sicuramente deteriore alla salvaguardia dell’incolumità propria ed altrui. L’alimentazione è una delle principali cause di diminuzione della propria attività di controllo e prevenzione e, con il termine alimentazione, va inteso tutto ciò che introduciamo nel nostro organismo per scopi nutrizionali, di svago, di terapia e quant’altro.
Soprattutto le sostanze alcoliche, come già accennato, ed allucinogene, siano esse di origine sintetica o naturale, non cambia, sono in grado di deformare irrimediabilmente la percezione della realtà circostante vista dall’autista. Velocità folli e manovre sconclusionate, molto spesso finiscono sulle cronache dei giornali. Ma non è solo in questi malcostumi che si insinua il pericolo; infatti anche il semplice ascolto della musica a volumi molto elevati, pone l’automobilista in grave difetto nel percepire segnalazioni esterne al suo veicolo, come sirene di mezzi di soccorso o avvisatori acustici in genere; lo stesso uso del telefonino, ancorché illegale se non accompagnato da adeguati sistemi ausiliari (vivavoce e simili) e quanto meno inopportuno, se avviene contestualmente alla condotta attiva di veicoli. Al riguardo, come non stigmatizzare l’attuale eccezione del divieto riservata a conducenti di veicoli di trasporto pubblico collettivo, Forze dell’ordine, eccetera, quasi si trattasse di alieni dotati di superpoteri. La capacità di concentrazione, di avvistamento, di ascolto dei rumori della strada, non può essere quella ottimale, quella che si ha senza fare uso di tali apparecchi, appunto. Ma ci sono altri sistemi di annientamento della più vigile condotta di automezzi: accessori, quali riproduttori di compact disc, che spesso implicano che una mano dell'autista si scosti dal volante per compiere degli inserimenti e delle manovre tutt'altro che semplici e sbrigative, comunque in grado di diminuire la capacità di controllo dell'automezzo. Sistemi come i navigatori satellitari sono senz'altro utili ad evitare perdite di tempo nel cercare il nostro giusto itinerario, ma si rivelano molto spesso capaci di sottrarre alla nostra vista, per qualche prezioso istante, la strada che stiamo percorrendo con tutte le forme di rischio che abbiamo visto questo può comprendere.
Ma la stessa regolazione della distanza del sedile dal volante, della sua altezza (in quegli autoveicoli dotati di tale sistema), può ridurre la capacità di guida, la propria reattività all’imprevisto. Non solo, spesso capita di vedere a bordo di autoveicoli scene da brivido: mentre si guida, si parla animosamente con il vicino trasportato, anche gesticolando; si usa il telefonino, ci si accende una sigaretta e si regola il volume dell’autoradio… tanto l’auto va avanti da sé e la strada è diritta, ovvero la si conosce perfettamente. Mentre si guida ci occupa di sistemare il “pupo”, spesso pure non adeguatamente allocato negli appositi seggiolini protettivi e via dicendo, come se il parabrezza davanti a sé, fosse un grande schermo cinematografico, dal quale ci possiamo distrarre anche per qualche istante senza implicazioni.
L’incidente, da quello lieve a quello grave, ha la capacità di accadere in pochissimi istanti e senza troppi preavvisi, anzi: il più delle volte il solito tragitto, le solite fermate ai soliti semafori, pongono in essere degli automatismi nella condotta di veicoli che, per ciò stesso, rendono meno attenta e prudente la guida dei nostri veicoli.
Va poi anche menzionata la tendenza delle case costruttrici di porre in commercio veicoli in grado di raggiungere velocità altissime, oltre che illegali, soprattutto non proporzionate alla massa del veicolo, alla sua capacità di arrestare la marcia in emergenza: automobili il cui prezzo d’acquisto non è necessariamente riservato a pochi eletti, sono in grado di sviluppare accelerazioni e velocità più adatte ad una competizione sportiva che al normale traffico sia cittadino che extraurbano.
Esiste, poi, una subcultura ricorrente, soprattutto nei giovanissimi: chi sa andare forte, chi sa far provare i brividi ai suoi amici trasportati, assume quasi le connotazioni di un leader, di un eroe. Forse perché la trasgressione, da sempre, esercita sull'immaturità un forte fascino; forse perché il valore della vita, primo fra tutti, è inflazionato dai fatti che angosciano tutto il pianeta e che qui non richiamiamo volontariamente; la certezza della gravità del problema in esame è data dai numeri di giovani vite recise ogni fine settimana.
Comunque, ci pare quanto mai opportuno ricordare che, specie con i moderni veicoli dotati di poggiatesta ed air bags, il semplice corretto uso dei sistemi di ritenuta (cinture di sicurezza) può davvero salvarci da lesioni anche gravissime. Non solo opportuno, ma deontologicamente obbligatorio è il ricordare quanto nessuno di noi abbia il diritto di decidere sull’integrità altrui, specie dei nostri piccoli figli: non teniamoli in braccio, né sui sedili anteriori, né in quelli posteriori; i bimbi devono essere alloggiati nei loro seggiolini e necessariamente essere assicurati nelle posizioni più adeguate alla loro tutela (ad esempio il centro del sedile posteriore) ed i bambini devono essere saldamente trattenuti dalle cinture del seggiolino (controllare che l’acessorio riporti gli estremi di omologazione europea). Se il bambino piange, perché non vuole stare da solo, cerchiamo di avere la dovuta pazienza… fermiamo un attimo la nostra marcia, cerchiamo di distrarlo con qualche gioco, diamogli qualche trastullo, ma siamo irremovibili sul suo alloggiamento all’interno dell’abitacolo.
Centauri (su ciclomotori e motocicli)

Non è a caso che abbiniamo le due diverse categorie di veicoli: infatti, se per ciclomotore s’intende un veicolo mosso da motore con cilindrata inferiore ai 49.9 centimetri cubici ed in grado di sviluppare una velocità non superiore a 45 chilometri orari, allora tutti comprendiamo quanti pochi ciclomotori circolino per le nostre strade, dato che un normale moderno scooter “cinquanta”, cui siano tolte le cosiddette “strozzature” e modificato lo scarico, diventa in grado di raggiungere gli 80 / 90 chilometri orari! Ovviamente queste prestazioni sono illegali e, se accertate dagli organi di polizia, possono anche dare seguito alla confisca del veicolo.
Ma oltre a questa basilare considerazione, va detto che i motoveicoli siano essi ciclomotori o motocicli hanno oggi prestazioni davvero di prim’ordine. Accelerazioni, come già detto, a dir poco brucianti e velocità massime che possono anche superare i 300 chilometri orari (ovviamente ci si riferisce a motocicli di grossa cilindrata); di contro, strade che troppo frequentemente nascondono vere e proprie insidie per chi è alla guida di questi veicoli. Insidie tipo i margini delle carreggiate, sempre invase da quel pericoloso “pietrischetto”, questo è il suo nome tecnico: sabbiolina derivante da cantieri stradali o dai periodi invernali o dalla normale frammentazione di cocci più grandi, comunque, in grado di far perdere l’aderenza al suolo del pneumatico anteriore, in caso di “piega” nelle curve, ovvero in caso di frenata d’emergenza. Ma le strade non favoriscono i centauri, anche con altre circostanze: un tombino stradale molto infossato - e ce ne sono parecchi nelle nostre città - è in grado di far compiere pericolosissime evoluzioni alla ciclistica del motoveicolo e, specie se in due sopra, può dar luogo a pericolose sbandate; a modificazioni della traiettoria di marcia o verso il margine (guard-rail, platani, eccetera) o verso la parte di carreggiata riservata all'opposto senso di marcia, con le più che intuibili gravi conseguenze.
Dagli altri automobilisti, poi, il centauro è quasi sempre vissuto come un arrogante, un bruto che s’infila e ti sorpassa ovunque, sia a sinistra che a destra … in autostrada, specialmente, non è inusuale vedere automobilisti che, stando “incollati” sulla corsia di sorpasso, non permettendo di essere sopravanzati da chi proviene su due ruote e a maggior velocità. Chi è in moto è sempre uno che ha torto, perché per antonomasia è uno che va forte. Ma chi la moto la vive per “quello che è” e non per un vettore per ridurre il tempo di percorrenza “da casello a casello”, sa quanto difficile e rischioso sia andare su due ruote motorizzate. In nessun modo la strada protegge e garantisce questa categoria di fruitori. La legge gli dice di indossare il casco - e ci mancherebbe! - ma nulla dispone in materia di alberi, pali, tubi ed altre strutture stabili verticali ai margini delle strade, nulla dice in merito alla pulizia delle medesime, né prevede sanzioni per gli enti proprietari della strada che non si prendono cura di rimuovere foglie in autunno o altre insidie dalle loro pertinenze. La cognizione comune è che nessuno è obbligato ad andare in moto e, quindi, chi ci va lo fa a suo rischio e pericolo. Questo potrebbe non essere giusto, specie se si considera che oltre al normale “uso per diporto” della moto, oggi, specie nelle grandi aree metropolitane, l’uso delle due ruote motorizzate è quasi obbligatorio per ragioni di mobilità; inoltre, non appare di minore importanza anche il fattore inquinamento, ridotto nel caso dei motocicli proprio per la minor quantità di sostanze tossiche emesse (piccole cilindrate).
Ma come può un motociclista garantirsi un minimo circa la propria integrità? Oltre al corretto uso di caschi omologati, uno dei prioritari consigli in tal senso va speso sui pneumatici in dotazione: purtroppo, spesso si sentono alcuni utenti della strada vantare il fatto che i propri automezzi abbiano ancora le ruote “originali” dopo anni ed anni dall’immatricolazione; qualche volta cadono in questa errata forma di orgoglio anche i centauri e qui l’errore può costare caro. Infatti, al di là del logoramento dinamico (dovuto al rotolamento sulla strada), il pneumatico, essendo formato essenzialmente da gomma, con il passare del tempo vede degradarsi le qualità di morbidezza ed aderenza al suolo. Una copertura vecchia di qualche anno può facilmente scivolare sull’asfalto anche solo in fase di “piega”, in curva, con il risultato di rovinose cadute. Certo convincere che è meglio cambiare le gomme ancor quando il battistrada è in piena efficienza può sembrare arduo, ma se solo si vuole tenere conto dell’importanza di fattori quali l’attrito al suolo, il cosiddetto grip, la dinamica della marcia del motoveicolo, la distribuzione dei pesi e delle forze durante l’andatura, probabilmente si capisce autonomamente quanto i pneumatici di un motoveicolo devono necessariamente essere sempre efficienti al cento per cento.
E questo è un fatto: ma non è il solo che se scrupolosamente osservato può risparmiarci dolorose ed onerose cadute a terra; ad esempio, la distribuzione dei pesi è un altro fatto molto importante. Infatti, assai spesso si possono vedere ciclomotori, progettati e nati per il trasporto di una sola persona con un peso di non oltre i settanta/ottanta chilogrammi e ad una velocità sotto i 45 chilometri orari, che vengono impiegati in situazioni estreme, quali velocità molto più elevate e trasporto di un secondo passeggero. Sono fatti illegali, ma soprattutto sono circostanze in grado di pregiudicare notevolmente la stabilità del motoveicolo, la sua aderenza all’asfalto, soprattutto in materia di assorbimento di depressioni della strada, non dimenticando, poi, l’efficienza dell’impianto frenante, che per gli stessi motivi appena citati, può risultare fatalmente sotto-dimensionato in caso di mancato rispetto delle regole d’uso del ciclomotore.
Ma anche il motociclo incorre negli stessi rischi, specie quando viene usato come mezzo di trasporto per raggiungere le località vacanziere, magari con un passeggero al seguito. Circostanze come borse laterali, bauletti posteriori ed altre appendici eccedenti l’originale sagoma del motoveicolo possono influire sulla stabilità del medesimo, specie a velocità medio elevate, dove fattori aerodinamici d’impatto sono più che in grado d’innescare rollii e beccheggi altamente pericolosi per l’ottimale stabilità del mezzo condotto.
Esistono poi altri casi che sono sotto gli occhi di tutti nelle nostre strade cittadine: i vari “pony express”, oppure “pronto pizza” eccetera. Sono il più delle volte ragazzi che si accontentano di lavori del genere per la loro economia, eseguiti con mezzi spesso dismessi da coetanei, che vengono attrezzati con bauletti termici posteriori, ovvero che vengono usati indossando vistose sacche atte a pubblicizzare il servizio ed a contenere i plichi in consegna. In entrambi i casi sono richieste rapide percorrenze, solitamente da compiersi nelle ore di maggior intensità di traffico. Tutti fattori che concorrono a mettere a rischio la propria incolumità … ma è proprio vero che “il fine giustifica i mezzi” ?

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